Diocesi

L’arcivescovo al Carmine di Grottaglie: “Le parrocchie sono la vita della Chiesa”

11 Dic 2023

di Silvano Trevisani

L’itinerario di incontro dell’arcivescovo Ciro Miniero con la comunità diocesana ha fatto tappa a Grottaglie. Qui ha presieduto, in una gremita chiesa della Madonna del Carmine, la concelebrazione eucaristica, con la partecipazione del parroco, don Ciro Santopietro, i viceparroci don Cosimo e don Eligio, assieme a don Adriano e don Damiano, e ai seminaristi della parrocchia.

Rivolgendogli il messaggio di ringraziamento per la presenza nella Chiesa parrocchiale, don Ciro ha detto, tra l’altro, “è bello che lei presieda questa eucarestia nello sodarsi ordinario del servizio pastorale della comunità nel giorno del Signore”. Illustrando le varie comunità presenti ha ricordato innanzi tutto, il gruppo Giullari di Dio, che anima la liturgia e che da oltre vent’anni, porta la testimonianza presentando un musical a carattere evangelizzatore. E assieme a loro i catechisti, la confraternita del Carmine, la Caritas parrocchiale, il gruppo di preghiera di Padre Pio, dell’apostolato della preghiera, e i tanti impegnati in vario modo nell’oratorio. Don Ciro si è definito “fortunato” ad essere parroco in questa comunità, “e fortunato è anche lei, eccellenza, ad esserne l’arcivescovo, il pastore”.

Nella sua omelia, monsignor Miniero ha proposto alcune riflessioni sul significato autentico del Natale, che ci proietta, nel festeggiare la venuta di Cristo in mezzo a noi, verso la sua nuova venuta trionfale. Che ci deve trovare disposti e attivi nel testimoniare nella pratica quotidiana, la nostra fede, a cominciare dai deboli e dai poveri.

Al termine della celebrazione, monsignor Miniero si è intrattenuto con la comunità parrocchiale per un momento di convivialità. E noi abbiamo approfittato per rivolgergli alcune domande.

Eccellenza, sapeva certamente che questa parrocchia è una vera e propria fucina di sacerdoti, che ha sempre avuto e continua ad avere tante vocazioni. Per essendo una piccola parrocchia ormai nel paese vecchio. Come si spiega questo fenomeno in un momento di crisi di vocazioni?

Innanzi tutto, il Signore sceglie secondo il suo cuore, ma è anche vero che lì dove c’è maggiore attenzione e maggiore cura, il Signore ha più possibilità di toccare il cuore delle persone. Le due cose poi vanno insieme e costituiscono una ricchezza per la parrocchia e per la Chiesa intera.

Anche questa parrocchia, intitolata alla Madonna del Carmine, conferma la venerazione che il popolo di Dio, anche nella nostra diocesi, riserva alla Santa Vergine.

Quella alla Vergine del Carmelo è una devozione diffusa dai padri carmelitani e che resiste nonostante che la presenza dei padri carmelitani sia ormai una presenza rara nelle nostre comunità. Ma la devozione continua ed alimenta l’attenzione verso la Vergine del Carmelo, titolare anche di tante confraternite, che è invocata soprattutto per le anime del Purgatorio, per le persone in difficoltà. Un tema molto caro a ciascuno di noi è la vita che viene dopo la morte.

Lei sta cercando il contatto con il popolo di Dio, con le parrocchie. Che idea si sta facendo dalle nostre comunità?

La vita delle parrocchie è la vita della Chiesa intera, perché la parrocchia è la prossimità della Chiesa alla gente. La parrocchia continua a restare importantissima perché è dentro la vita delle famiglie. L’idea che mano a mano vado formandomi è che le nostre comunità sono belle, vive e anche con tante iniziative. Proprio per cementare la fraternità e viverla esprimendola nei tanti impegni che ogni comunità prende, come ho visto questa mattina qui, nei confronti delle famiglie e delle persone che bussano al nostro cuore.

Stagione teatrale

Grande successo, al teatro Fusco de ‘I due papi’ con la coppia Colangeli-Rigillo

foto Martino Marzella
08 Dic 2023

Da Anthony McCarten, autore premio Oscar per Bohemian rapsody, L’ora più buia e La teoria del tutto, è arrivato il testo teatrale da cui è stato anche tratto un film per Netflix di grande successo. Rappresentato martedì 5 e mercoledì 6 dicembre nel teatro Fusco di Taranto da due colossi del teatro italiano, Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo, ‘I due papi’ è stato il terzo appuntamento con la stagione di prosa d’autore messa a punto con la collaborazione dell’amministrazione comunale e il supporto del Teatro pubblico pugliese.
Il lavoro messo in scena da Goldenart production, Viola produzioni, Altra Scena, I due della città del sole, su licenza di Muse of Fire Production LTD e in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi non voleva tediare con nessuna soporifera dissertazione teologica. Fra documenti storici, humor e dramma, lo spettacolo ha ripercorso non solo i giorni frenetici che portarono dalla rinuncia di Benedetto all’elezione di Francesco, ma anche le ‘vite parallele’ di due uomini  molto diversi, accomunati dallo stesso destino. E, soprattutto, ci ha raccontato la nascita di un’amicizia speciale e inaspettata fra due personalità fuori dall’ordinario. Il passaggio di un testimone pesante, ma anche la scoperta dell’altro, nonostante le tante differenze.
Al centro di tutto, una domanda senza tempo: “Quando si è in crisi, bisogna seguire le regole ola propria coscienza?”

Sul palco, oltre a Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo, sono saliti Anna Teresa Rossini, Ira Fronten e Alessandro Giova. Le scene imponenti, che hanno spostato la vicenda dai giardini di Castel Gandolfo fin dentro alla Cappella Sistina, portano la firma di Alessandro Chiti e hanno ricevuto il premio “Mulino Fenicio” per la migliore scenografia nel 2022. Ai costumi Vincenzo Napolitano e Alessandra Menè, disegno luci e fonica a cura di David Barittoni.

A Taranto

Fine settimana in musica (natalizia) nelle parrocchie

08 Dic 2023

di Angelo Diofano

Ecco il programma di una selezione di appuntamenti musicali nelle chiese in tema con il Natale:

Concerti di pastorali tarantine

Sabato 9 nella chiesa di San Francesco De Geronimo, al quartiere Tamburi,, alle ore 19, serata dal titolo “Christmas Concert-Natale senza confini”. Si esibiranno il Gran Complesso bandistico “Città di Crispiano” diretto dal maestro Francesco Bolognino e, con i canti gospel, il coro “Sun Singers” (I cantanti del Sole) della parrocchia San Giovanni Bosco di Taranto diretto dal maestro Roberto Ceci.

Domenica 10, alle ore 19, con i medesimi interpreti, il concerto “Christmas Concert-Natale senza confini” sarà replicato alla parrocchia San Massimiliano Kolbe, al quartiere Paolo VI.

Le due serate saranno presentate dal prof. Antonio Fornaro, studioso di tarantinità.

Parrocchia Santa Lucia

Alla parrocchia Santa Lucia (via Millo) in occasione dei festeggiamenti della Titolare, domenica 10, dopo la santa messa delle ore 10, spettacolo per i bambini con Mago Stefan.

Dopo la santa messa delle ore 18, musical su Santa Lucia, offerto da “I Giullari di Dio” della parrocchia del Carmine di Grottaglie.

Ecclesia

“Laudato sii… per la musica”, sabato a Lizzano per Marco Ferrari

In ricordo di Marco Ferrari
08 Dic 2023

di Angelo Diofano

S’intitola “Laudato sii… per la musica” la grande festa popolare in ricordo di Marco Ferrari (il 22enne lizzanese deceduto a causa di un incidente stradale, la cui esistenza è stata grande testimonianza di fede) che si terrà a Lizzano sabato 9, dalle 19.30, sul piazzale del convento San Pasquale Baylon. Il tutto si svolgerà all’interno di una sagra popolare organizzata dai Mandatari e condivisa da tante altre associazioni che subito si sono rese disponibili.

Oltre ai Mandatari si esibiranno i gruppi: TarantArneo, Jazzabanna, Terra Jonica Salentina, Pizzica Pizzica ensemble e tanti altri artisti. Non mancheranno stand enogastronmici con degustazioni grayuite di pettole, calarroste, bruschette, dolci ecc.

Infine, ci si potrà tesserare all’Aido (Associazione Italiana Donatori di Organi)

Sarà anche possibile visitare“I segni dei tempi”, la mostra di costumi, simboli immagini, scene, soggetti e idee relativi a cinquant’anni della rappresentazione della Passioni Vivente di Nostro Signore Gesù Cristo, allestita in occasione del ventesimo anniversario della costituzione di “Pietre vie”. L’esposizione si svolge nei locali dell’associazione (piazzale del convento San Pasquale Baylon) e sarà aperta al pubblico fino al 23 dicembre; le visite sono possibili gratuitamente nei giorni di sabato e di domenica dalle ore 17 alle ore 20 e negli altri giorni tramite prenotazione al 328.1546682.

Intervista esclusiva

Costanze Reuscher: l’informazione in Italia è troppo asservita al potere politico

08 Dic 2023

di Silvano Trevisani

Il suo è un volto familiare per i tanti spettatori che da anni seguono “Propaganda live”. L’accento tedesco appena evidente, la sua risata fragorosa che risuona durante le varie fasi del programma sono segni di riconoscimento inequivocabili. Stiamo parlando di Costanze Reuscher, che a Taranto ha presentato con il coautore Leoluca Orlando, il libro “Enigma Palermo”, per iniziativa di Gianni Liviano e dell’Associazione La Città che vogliamo. Conoscendo la sua esperienza di autorevole giornalista, da ormai trent’anni in Italia, le abbiamo rivolto alcune domande.

A quanto pare, Leoluca Orlando è stato, per lei, come una chiave per entrare nei problemi dell’Italia.

Assolutamente. Ho conosciuto Leoluca Orlando nel 1990 quando, da appena due giorni, aveva fondato La Rete. Era una chiave in molti sensi: era il sindaco di una grande città del Sud, assalita dal potere mafioso e molto sofferente per questo assedio che riguardava tutti gli aspetti della vita pubblica: la corruzione, l’edilizia con il “sacco di Palermo”, fino alla raffica di omicidi. Allo stesso tempo era un politico che faceva la guerra ai partiti tradizionali, a cominciare dal suo, dal momento che aveva il coraggio di opporsi ad Andreotti, di pretendere di poter cambiare qualcosa dall’interno del partito. La cosa però non gli è riuscita, ragion per cui ha fondato un nuovo movimento. Era un politico a due livelli: a livello locale, con il drammatico problema della mafia, e un livello nazionale, dove contrastava i partiti tradizionali che, proprio per il loro livello di corruzione, sarebbero stati travolti, solo pochi anni dopo, da Tangentopoli.

Quanto avremmo bisogno di un nuovo Leoluca Orlando oggi?

Tantissimo. C’è tantissimo bisogno di un novo Leoluca Orlando perché oggi abbiamo solo politici che cercano solo di vincere le elezioni per avere qualche poltrona per se stessi e per la propria corrente. Ci vorrebbe, invece, qualcuno che avesse una visione del paese, più che di se stesso. L’ultimo che avevo individuato nel mio lavoro da giornalista straniera, che deve analizzare il campo e vedere anche nuovi fenomeni, era Matteo Renzi, che però non ce l’ha fatta, perché la sua visione era a breve termine. Aveva ottime idee, ma ha legato tutto esclusivamente alla propria persona. Certamente, i leader importanti sviluppano le proprie idee attorno alla propria persona, ma lui ha esagerato e ha fallito in tutto, e ora guida un partitino che non ha nessuna rilevanza e, mi sembra di capire, nessuna visione del paese.

E la tua visione della cultura e del giornalismo italiano? Da quando sei arrivata in Italia, trent’anni fa, le cose sono migliorate o peggiorate?

È tutto molto peggiorato con l’avvento di Silvio Berlusconi. Con la sua politica ha completamente cambiato la cultura del giornalismo e tante altre culture del paese. Ma per quanro tiguarda specificamente l’informazione, ora i giornalisti sembrano essere più obbedienti al padrone. Sono pochi i giornali sopravvissuti che cercano di essere indipendenti, assolutamente di nicchia. Vedo, ad esempio, “il Manifesto” che però non ha nessuna rilevanza, o “Domani” e altre iniziative che però non incidono. Ma in sostanza vedo un grande appiattimento, anche perché il giornalismo in generale soffre una gravissima crisi. Di consegenza il giornalista fa quello che gli detta la linea del giornale, assenso i giornali tutti dipendenti da persone direttamente coinvolti nella politica e mai liberi e indipendenti. In Italia, infatti, ci sono pochissimi editori indipendenti e il giornalismo non aiuta, limitandosi a seguire il politico del giorno, si esso Lollobrigida piuttosto di Calenda, Conte piuttosto di Meloni. Racconta ciò di cui si parla ma senza una sufficiente analisi. In Europa invece si riscontra una visione molto critica delle politica in sé, si cercano nuove idee, nuove soluzioni, nuovi approcci. È proprio quello che manca in Italia.

Festeggiamenti patronali

Festa patronale a Monacizzo

08 Dic 2023

di Angelo Diofano

Monacizzo, la piccola e ricca di storia borgata sulla strada per Torricella, celebra domenica 10 i santi patroni: San Trifone e la Madonna di Loreto.

I festeggiamenti si svolgono a cura della parrocchia di San Pietro Apostolo e prevedono alle ore 17 la santa messa dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero, concelebrata dal parroco don Cosimo Lacaita. Seguirà la processione accompagnata dalla banda musicale di Sava diretta dal maestro Alessandro Pichierri. Al rientro, piccolo omaggio pirotecnico.

Alla Madonna di Loreto è legato un fatto prodigioso. Dopo la metà del 1500, nel periodo delle scorribande ottomane sulle nostre coste, le truppe musulmane fecero razzie sul versante orientale. Appresa la notizia, gli impauriti abitanti di Monacizzo si rifugiarono nel convento e si affidarono alla Beata Vergine. Gli ottomani, giunti a poca distanza dalla borgata, per improvvisi problemi visivi, persero l’orientamento e, non riuscendo più a trovare la strada, tornarono verso le loro navi. Da lì a poco avvenne la battaglia di Lepanto, in cui la poderosa flotta ottomana fu clamorosamente sconfitta.

In segno di ringraziamento, gli abitanti edificarono, alle porte del centro abitato, una cappella intitolata proprio alla Madonna di Loreto, tuttora centro di intensa devozione mariana. Fino a qualche tempo fa vi si custodiva una piccola pietra della casa della Madonna (andata smarrita) proveniente da Loreto, portata a turno dalle donne che chiedevano la grazia della maternità.

Attualmente la chiesetta è interessata da lavori di restauro concernenti anche la riapertura delle nicchie da tempo murate, che recano tracce di affreschi medievali.

Le origini di Monacizzo risalgono al X secolo, quando alcuni monaci basiliani vi fondarono un convento costruito su un altro tempio di età magnogreca dedicato alla dea Minerva. Il toponimo deriva proprio da “monacorum ospitium”, in quanto il convento ospitava monaci anziani e ammalati.

Le celebrazioni a Martina Franca

A Martina Franca, nella chiesa parrocchiale della Regina Mundi, sante messe saranno celebrate in onore della Madonna di Loreto alle ore 8.30-10-11.30-18. Nella chiesetta a Lei intitolata, invece, alle ore 19 santo rosario, breve fiaccolata e omaggio alla Beata Vergine di Loreto.

 In mattinata animerà le strade del quartiere il gruppo di sbandieratori e musici del rione San Basilio di Oria.

Intervista esclusiva

Leoluca Orlando: la politica deve recuperare la sua dimensione etica

07 Dic 2023

di Silvano Trevisani

Gianni Liviano e la sua Associazione La città che vogliamo, ci hanno portato a Taranto un protagonista molto particolare della vita politica italiana. Stiamo parlando di Leoluca Orlando, per 22 anni sindaco di Taranto, oltre che deputato ed eurodeputato, promotore del movimento politico La rete. L’occasione è stata la presentazione del libro “Enigma Palermo”, svoltasi in Concattedrale, grazie all’ospitalità di monsignor Ciro Marcello Alabrese, che ha introdotto la serata, cui era presente un folto pubblico. Dopo la presentazione di Gianni Liviano, anch’egli politico atipico e spesso controcorrente, Leoluca Orlando, assieme a Costanze Reuscher, nota giornalista tedesca, coautrice del volume, è stato intervistato dal direttore di Taranto Buonasera, Enzo Ferrari. Anche noi abbiamo colto l’occasione per rivolgere alcune domande a Leoluca Orlando.

Lei è noto per le sue battaglie contro la mafia ma anche contro un certo modo di intendere il potere politico. Crede che la sua esperienza sia ancora possibile oggi? Quale traccia ritiene di aver lasciato?

Credo che possa essere utile l’esperienza che noi palermitani abbiamo vissuto e alla quale ho partecipato, che è quella di un rivolta morale della città. Palermo è una città carica di contraddizioni. È aristocratica e popolare, antica e moderna, pulita e sporca, mafiosa e antimafiosa, rumorosa e silenziosa. Non è una città del Sud d’Italia ma del Sud del mondo, come tante città: penso a Beirut, a Medellin. Quando Palermo non sarà più una contraddizione vivente sarà morta, e io spero di morire prima.

Un enigma, insomma, come indicato dal titolo del libro.

…Un enigma che si può traslare a Taranto, Barcellona ma anche Milano. Tra le due contraddizioni citate vi è una zona grigia, quanto più è ampia questa zona grigia, nella quale sguazzano i trasformismi, tanto più grande è lo spazio per il malaffare. Lo sforzo mio e dei palermitani è stato quello di ridurre la zona grigia. Perché si può essere diversi ma non si può rinunciare a una visione, ai propri valori e paradossalmente noi l’abbiamo recuperata grazie alla mafia. È drammatico doverlo dire: la mafia ha ucciso talmente tanto che alla fine nessuno ha potuto far finta di non vedere e dire: “non ci riguarda, è un problema egli altri”. Sull’onda di questa rabbia abbiamo scoperto la parte migliore della città, che ha fatto uscire tanti allo scoperto.

Inizialmente lei era considerato un isolato.

Sì, ma ero anche considerato ateo e comunista. Non sono mai stato né l’uno né l’altro, ma quando criticavo la mafia, gli uomini di chiesa collusi con la mafia dicevano che ero ateo. E mi faceva male sentirmelo dire, quando andavo in chiesa. Poi si è scoperto che atei e comunisti allo stesso modo erano Pietro Scaglione procuratore della Repubblica, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, il pool antimafia. E poi il cardinale Pappalardo, che diceva parole di verità contro la cultura mafiosa, e poi Giovanni Paolo II quando, nel 1993, nella Vallle dei Templi, si scagliò contro la mafia. Che ha risposto uccidendo don Pino Pugliesi, un sacerdote semplice, che non conduceva crociate; che la mafia la combatteva non chiedendo l’arresto dei mafiosi ma chiedendo la scuola per i bambini. E questo semplice sacerdote ha fatto più paura ai mafiosi delle armi dei poliziotti e delle sentenze dei magistrati. La sera che fu ucciso, vedendo i due killer, disse con grande calma “me l’aspettavo”. Il suo messaggio, in cui c’è una visione diversa della vita, è dirompente.

Cos’ha significato quell’omicidio?

Da quel momento è iniziato il vero cambiamento di Palermo, la rivolta civile delle persone. Un mese dopo sono stato eletto sindaco, con il 75% dei consensi e con me, nel movimento La Rete che avevo fondato, il primo degli eletti è stato Antonino Caponnetto il capo del pool antimafia. È iniziato un cammino virtuoso della città, non per chiedere l’applicazione della legge, ma per chiedere il rispetto dei diritti: no alla pena di morte, rispetto anche dei condannati, rispetto dei diversi a partire dal movimento gay, e poi l’accoglienza dei migranti, che sono essere umani come noi. Mi provoca un po’ di disagio costatare che l’unico che dice parole chiare sui temi della convivenza e dell’accoglienza è Papa Francesco. Quando questo compito spetterebbe alla politica.

Paradossalmente intanto la mafia, che si riteneva appannaggio della Sicilia, si è allargata su territori molto più visti.

Il cambiamento di Palermo non consiste nel fatto che la mafia non c’è più. Ma la mafia è a Palermo come a New York, a Parigi, a Londra, a Milano… Ma non governa più Palermo. Per me questo processo è iniziato quando è stato ucciso Piersanti Mattarella, un cattolico democratico impegnato in politica del quale ero consigliere giuridico. Quando mi sono sposato, 52 di anni fa, era al mio matrimonio. Davanti al suo corpo, ucciso dai mafiosi, gli amici i parenti, gli uomini impegnati mi hanno detto: “non puoi consentire che Piersanti muoia la seconda volta, sei un giovane professore universitario, non hai mai incontrato i politici che lo hanno ucciso e sei un poco pazzo…”

Un poco pazzo lo era davvero!?

Sì, perché occupavo la facoltà di giurisprudenza della quale mio padre era il preside… Non ce l’ho fatta a dire di no. Da quel momento comincia la mia esperienza, carica di eccessi, carica anche di polemiche…

Tra le quali l’incomprensione con Falcone. Da cosa nasceva?

Nel libro ne parlo a lungo perché certamente questo è uno dei capitoli più sofferti. Per me Giovanni Falcone era e rimane un punto di riferimento importantissimo. C’era un bellissimo rapporto tra di noi. Io ho celebrato il suo matrimonio con Francesca un sabato sera, in gran segreto per ragioni di sicurezza. Eravamo presenti solo io, i due sposi, due testimoni che erano Caponnetto e un’amica di Francesca, e sua madre. Non c’erano fotografi, confetti o champagne. Poi con Giovanni e Francesca e mia moglie Milly siamo stati due settimane in Russia: abbiamo vissuto una condivisione molto profonda. Poi negli anni Novanta, durante il maxiprocesso, mi giunge la notizia che qualcosa non andava alla procura di Palermo. Io ho espresso le mie riserve, non certo nei confronti di Falcone ma nei confronti del procurato capo Pietro Giammanco, che era legato al gruppo di Andreotti, che bloccava le inchieste. La sofferenza di Giovanni era di non aver elementi per incriminare politici per l’omicidio di Mattarella, di non poter incriminare politici per l’omicidio di Pio Latorre e di non poter andare avanti. Ha vissuto un momento di grande sofferenza, tant’è che ha lasciato Palermo e se n’è andato a Roma.

Lei invece non accettava che si tacesse.

Io ho cercato di fare il mio dovere nell’insistere a denunciare ciò che non andava. Perché il politico per prendere posizione non deve avere le prove, deve avere la sua autonomia di giudizio. Io rivendico il mio diritto, ad esempio, di parlare bene di un condannato. Perché anche Mandela, Gandhi e prima ancora Gesù Cristo furono condannati da tribunali sebbene innocenti, ma non vorrei per questo che Marcello Dell’Utri pensi di essere Gandhi. Così rivendico il mio diritto di parlar male di un assolto. Su Andreotti, che si dice sia stato assolto – ma non lo è stato – il mio giudizio non cambia. Siamo stanchi di sentire politici che “attendono con fiducia l’esito del processo” e intanto rimangono al proprio posto. La politica dovrebbe avere la capacità di scegliere e selezionare altrimenti diamo la responsabilità di decidere ai magistrati. Io sono contrario ad affidare ai magistrati la selezione della classe dirigente di un paese, perché ognuno deve fare la propria parte. La politica deve recuperare la propria dimensione etica a prescindere dalle sentenze dei tribunali.

Ecclesia

Mons. Giuseppe Russo: “Sarà importante l’ascolto dei sacerdoti”

foto Mattia Santomarco
07 Dic 2023

“Osservavo spesso il Signore mentre tesse la storia di chi mi è attorno, mai pensando che avrebbe puntato la sua attenzione proprio su di me. E così è accaduto quando ho avuto notizia dalla Nunziatura della mia nomina a vescovo” – ha raccontato alla stampa mons. Giuseppe Russo, neo arcivescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, subito dopo l’annuncio di mons. Ciro Miniero in episcopio. Risiedendo a Santa Marta, egli ha parlato del colloquio cordiale con il Santo padre al quale ha raccontato gli anni entusiasmanti vissuti al servizio edilizia di culto e di quelli particolarmente faticosi all’Apsa ma molto formativi in termini di consapevolezza “che mi hanno quasi preparato a questa nomina episcopale”.

Un pensiero commosso è stato rivolto alla memoria del defunto arcivescovo mons. Benigno Luigi Papa il quale apprezzava molto il suo impegno quale direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali. “Un giorno – ha ricordato – mentre gli stavo porgendo della documentazione, mi chiese all’improvviso se mi sarebbe piaciuto diventare responsabile del Servizio nazionale per l’edilizia di culto nell’ambito della Cei. Ben sorpreso, risposi affermativamente ma poi passarono dei mesi e pensai che tutto fosse sfumato. Invece non fu così e ne fui molto contento”

Mons. Giuseppe Russo non ha nascosto l’emozione e tanta gratitudine a Dio in quel momento fortemente coinvolgente della nomina, aggiungendo però che è importante andare al di là di tutto, mettendo ben a fuoco il significato del nuovo incarico che lo attende, evidenziando l’importanza di quest’ultima per la comunità ecclesiale sarà inviato e per il territorio d’appartenenza. “ll vescovo – ha detto –  si fa portavoce di un progetto di vita che incrocia quelli che provengono da altre agenzie, quali il Comune, la Provincia, la prefettura, la scuola ecc. In misura maggiore dei parroci, egli è chiamato a dialogare e a fornire un contributo importante per la crescita del territorio e non solo della Chiesa. Perciò dovrò ben prepararmi all’ordinazione episcopale e poi soprattutto all’ingresso nella mia nuova diocesi”.

“Penso al compito di grande impegno che mi attende in quanto non è facile essere prete e ancor di più fare il vescovo – ha continuato –  Le responsabilità sono tante e gravose. Tutti possiamo sbagliare ma occorre cercare di non farlo. È come per i genitori, che possono avere battute a vuoto nel loro compito, ma in quel caso possono provocare disagi importanti nei propri figli e anche in coloro che gli sono attorno. Questa responsabilità si sente particolarmente per quanto riguarda il rapporto con i sacerdoti, per esempio”.

“ Il Nunzio Apostolico – ha riferito – mi ha raccomandato particolarmente, come credo faccia sempre con tutti coloro che sono eletti vescovi, una dedizione particolare nelle relazioni con i presbiteri, affinché possa conoscerli, entrare veramente in relazione con loro, comprenderne le condizioni di vita, i progetti, le aspettative ecc. Ma poi c’è ovviamente il  popolo di Dio, il laicato, da qualificare e da valorizzare sempre di più e sempre meglio, attuando quella sinodalità di cui si parla molto in questo periodo”.

“C’è da intraprendere – ha concluso – un grande lavoro in prospettiva e di ammodernamento delle strutture, sempre in funzione pastorale, ma non è un obiettivo fine a se stesso ma funzionale all’ annuncio del Vangelo e, se possibile, a far crescere la città e la diocesi”.

Ministero episcopale

Mons. Giuseppe Russo, nuovo vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti

07 Dic 2023

di Angelo Diofano

Un caloroso applauso ha accolto l’annuncio di  mons. Ciro Miniero relativo alla nomina di mons. Giuseppe Russo, 57 anni, di San Giorgio Jonico, a vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti. Succede a mons. Giovanni Ricchiuti, dimissionario per sopraggiunti limiti di età (75 anni compiuti il 15 ottobre).

La comunicazione è avvenuta a mezzogiorno di giovedì 7, vigilia della festa patronale dell’Immacolata, alla presenza del vicario generale mons. Alessandro Greco e dell’arcivescovo emerito mons. Filippo Santoro.

foto Mattia Santomarco

Con lui hanno gioito il padre, 90enne, i fratelli e tutti i sacerdoti  presenti, in particolare la folta rappresentanza di presbiteri dell’istituto secolare dei Servi della Sofferenza (fondato da mons. Pierino Galeone) cui appartiene.

Mons. Ciro Miniero ha riferito che il 21 gennaio del prossimo anno si terrà la cerimonia di consacrazione episcopale mentre l’11 febbraio ci sarà l’ingresso nella sua nuova diocesi.

In qualità di vescovo di Acquaviva delle Fonti, egli ricoprirà anche l’incarico di governatore dell’ospedale “Miulli”, quale ente ecclesiastico.

Mons. Russo è stato ordinato sacerdote il 24 giugno del ’95.

Laureato in Ingegneria civile all’Università di Pisa nel 2005, egli ha ricoperto i prestigiosi incarichi di sottosegretario per l’Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede (Apsa) e di responsabile del Servizio edilizia di culto alla segreteria generale della Cei. Inoltre ha al suo attivo esperienze di docenza al master Architettura e Arti per la Liturgia al Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo (2010-2015) mentre il 14 febbraio del 2014 ha ricevuto il titolo di Architetto onorario al Consiglio nazionale architetti, pianificatori e conservatori nella sezione “committenti”.

foto Mattia Santomarco

Nella nostra diocesi, precedentemente, è stato, fra l’altro, vicario parrocchiale agli Angeli Custodi, consulente ecclesiastico della sezione di Taranto dei giuristi cattolici, difensore del vincolo e promotore di giustizia del tribunale ecclesiastico diocesano, membro della commissione diocesana liturgica e per l’arte sacra e direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali ecclesiastici.
Dal luglio dello scorso anno, tornato in diocesi, ha ricoperto l’incarico di parroco alla San Francesco d’Assisi a Martina Franca.

Si tratta dell’ottavo vescovo tarantino, assieme a mons. Salvatore Ligorio, mons. Angelo Panzetta, don Pierino Fragnelli, mons. Pietro Palmieri, contando anche il rogazionista mons. Ottavio Vitale, il francescano minore mons. Angelo Massafra e il cardinale Fernando Filoni, originario di Manduria, già alla guida della diocesi di Volturno, attuale Gran maestro dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Natale a Taranto

Serate natalizie alla San Francesco di Paola

07 Dic 2023

di Angelo Diofano

La parrocchia di San Francesco di Paola, a Taranto, guidata da padre Alessandro Chiloiro, ha reso noto il programma delle manifestazioni natalizie che partiranno questa domenica, 10 dicembre, alle ore 10, con l’inaugurazione dell’artistico presepe nel corso della santa messa dei bambini mentre in serata, alle ore, 20 avrà luogo con il concerto del “Falanto Chorus” diretto dal maestro Nicola Luzzi.

Giovedì 21, alle ore 20.30, esibizione del coro dei bambini e dei ragazzi della scuola musicale “Tempio della musica”.

Venerdì 22, invece, si potrà ammirare il grande presepe vivente, in chiesa, a cura dei bambini del catechismo e dei loro catechisti; le visite saranno possibili dalle ore 19.30 alle ore 22. Si replicherà il 4 gennaio con gli stessi orari.

Sabato 23, alle ore 19.30, concerto di musiche natalizie del duo composto da Carmine Fanigliulo (violino) e Francesco Colonna (pianoforte).

Infine durante le feste natalizie sarà possibile ammirare anche quest’anno il grande presepe paisiellano, a cura dell’associazione “Amici del presepe”, ambientato nella Taranto del 1700.

Pittura

‘ConTatto con l’Arte’: alla San Pasquale le opere di Ciro Francesco de Amicis

07 Dic 2023

di Angelo Diofano

Nella serata di martedì 5 dicembre a Taranto nel salone della parrocchia San Pasquale Baylon ha avuto luogo terzo appuntamento con “ConTatto con l’Arte”, il nuovo progetto della Pinacoteca – Museo sant’Egidio che prevede a rotazione mensile l’esposizione di opere di artisti contemporanei. Questa volta è toccato a Ciro Francesco de Amicis ‘ll pittore dell’anima’, con due suoi dipinti che saranno esposti per tutto il mese di dicembre nella pinacoteca Sant’Egidio da Taranto.

Ciro Francesco de Amicis, ricordiamo, fu un pittore pugliese del XX secolo, nato a Grottaglie nel 1889 e morto a Taranto nel 1965 all’età di 76 anni.

L’incontro è stato introdotto dal dott. Giovangualberto Carducci e dal dott. Antonio Basile, con la partecipazione del Quartetto flauti degli studenti del conservatorio musicale ‘Paisiello’ diretto dal maestro Angelo Malerba, le cui esecuzioni hanno reso magica l’atmosfera della serata.

Sport

Gioiella Prisma Taranto in cerca del colpaccio: l’Immacolata col Piacenza

L'ultimo match al PalaMazzola - foto G. Leva
07 Dic 2023

di Paolo Arrivo

Un gruppo che cresce, che migliora e offre segnali incoraggianti. Così è stata commentata l’ultima sconfitta della Gioiella Prisma Taranto, inflitta da Modena, sabato scorso al PalaMazzola: un punto conquistato grazie al tie break, tanto prezioso perché muove la classifica. Il bicchiere è mezzo pieno. Nonostante la maledizione del quinto set, che gli ionici hanno sempre perduto in questa stagione. Non si poteva chiedere di più contro una delle squadre più forti e blasonate della Superlega Credem Banca. Di positivo c’è da sottolineare l’atteggiamento mostrato in campo dalla squadra affidata a coach Travica, successore di Vincenzo Mastrangelo. L’auspicio è di proseguire su questa strada e mettere in difficoltà Piacenza.

Taranto-Piacenza, un’altra sfida complicata

Il prossimo avversario della Prisma è una corazzata che in questa stagione sta avendo alti e bassi. Dopo la vittoria conquistata in Champions League a Lisbona, la Gas Sales Bluenergy Volley è tornata al successo anche in Superlega, ai danni di Verona.

Tra i punti di forza di Piacenza c’è la battuta. Che può mettere in seria difficoltà la ricezione avversaria. È accaduto nella partita di domenica scorsa, quando c’è stato l’esordio del figlio d’arte Manuel Zlatanov, al quale coach Anastasi ha concesso questa gioia, entrata nella storia del volley italiano: il 15enne è diventato il più giovane giocatore a esordire in Superlega. Una notizia che va sottolineata. Perché i giovani sono il miglior investimento che si possa fare – pensiamo all’esordio di un altro 15enne nella serie A di calcio, il milanista Francesco Camarda. Il match tra la Gioiella e la Gas Sales si giocherà al PalaMazzola nella serata dell’Immacolata (ore 20.30, diretta RaiSport).

Il campionato

In Superlega comanda Perugia che, a quota ventiquattro, ha una partita in più dell’inseguitrice Itas Trentino campione d’Italia. Piacenza è la terza forza del campionato. Nei bassifondi, Taranto deve guardarsi dal Catania: pur avendo vinto un incontro, il fanalino di coda Farmitalia ha due punti in meno degli ionici. La formazione allenata da Cezar Douglas Silva affronterà Monza in casa. Tra le altre partite della nona giornata del girone d’andata, a interessare maggiormente gli ionici sono le sfide che impegneranno Verona e Cisterna in casa. Rispettivamente contro Milano e Civitanova.

L’ultimo match della Gioiella Prisma contro Modena – Photogallery by Giuseppe Leva