Diocesi

Nel ricordo di padre Valeriano, celebrazione alla San Massimiliano Kolbe

15 Set 2025

di Angelo Diofano

Lunedì 15 alle ore 19, nel 25° della sua scomparsa (20 marzo 2001), una santa messa in ricordo di padre Valeriano Valeriani, frate minore conventuale, che operò a lungo alla San Massimiliano Kolbe, sarà celebrata dal parroco mons. Renato Pizzigallo nella medesima parrocchia del quartiere Paolo VI. A quanti interverranno sarà consegnata una pagellina-ricordo assieme alla medaglia della Madonna miracolosa, la stessa che il frate donava a quanti si recavano da lui.

Padre Valeriano, spiegano i parrocchiani che hanno voluto tale celebrazione, dedicò il suo ministero sacerdotale, con umiltà e devozione, agli afflitti, agli ammalati e ai poveri. Chi ebbe modo di conoscerlo racconta che giungevano anche da lontano per parlare con lui e ricevere conforto e preghiere di guarigione.

Nel 2015, in occasione della benedizione del crocifisso della nuova chiesa, l’allora parroco padre Salvatore Santomasi ottenne di intitolare a padre Valeriano la strada di collegamento fra via De Gasperi, via Boccarelli e via Togliatti e che confluisce su piazza San Massimiliano Kolbe, dove è ubicata la chiesa.

Il desiderio dei fedeli è che la testimonianza del frate rimanga viva nei cuori e continui a ispirare e guidare coloro che portano avanti il proprio servizio a Cristo e ai fratelli dentro e fuori la parrocchia.

Ecclesia

Alla professoressa Patrizia Capobianco il premio ‘Cuore di donna’ 2025

ph G. Leva
15 Set 2025

di Angelo Diofano

Venerdì sera, 12 settembre, al centro San Gaetano, in via Cava, la confraternita dell’Addolorata e San Domenico ha conferito alla prof.ssa Patrizia Capobianco, già dirigente scolastico dell’istituto ‘Archimede’ di Taranto il premio ‘Cuore di donna’, giunto alla 31ª edizione. Questa la motivazione dell’annuale prestigioso riconoscimento alla solidarietà al femminile, consegnato dal priore del sodalizio, dott. Giancarlo Speranza Roberti: “Nella sua carriera all’interno dell’istituzione scolastica, per ben 22 anni come insegnante e, per i successivi 18, come dirigente, è stata un punto di riferimento per alunni e colleghi, e la scuola lo è stato per lei. Ha cercato instancabilmente il dialogo e la partecipazione perché la scuola fosse il luogo in cui si esercitassero e promuovessero i valori della solidarietà e dell’uguaglianza, dove ogni studente, di qualunque estrazione sociale e da ovunque provenisse, fosse messo nelle condizioni di arricchire il proprio bagaglio culturale per affrontare più serenamente il proprio percorso nella società. Da professoressa prima, e da dirigente, ‘la preside’ poi, ha lasciato un segno in tutti coloro i quali hanno avuto modo di starle a fianco: lavorare con impegno, affrontare la fatica, ma sempre con la gioia di far parte con orgoglio della comunità scolastica”.

 

ph G. Leva

 

Appuntamento annuale dei festeggiamenti in onore della Beata Vergine Addolorata, la premiazione del ‘Cuore di donna’ si è svolta nell’ambito della tavola rotonda sul tema ‘Taranto, donna e lavoro’, in collaborazione del Soroptimist Club di Taranto. Dopo i saluti del priore della confraternita, Giancarlo Roberti, ci sono stati gli interventi di Rosa Maria Ladiana, presidente del Soroptimist Club di Taranto, Filippo Linzalata, del dipartimento di Scienze politiche dell’Università degli studi di Bari ‘Aldo Moro’, e di Gemma Lanzo, giornalista e socia del Soroptimist Club di Taranto, sodalizio che ha collaborato con la confraternita nell’organizzazione della serata. Le conclusioni sono state di mons. Emanuele Ferro, padre spirituale della confraternita.

I festeggiamenti continueranno lunedì 15, festa dell’Addolorata, durante la solenne celebrazione eucaristica delle ore 19 presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, con il rito di aggregazione dei nuovi confratelli e delle nuove consorelle.

Sabato 20, a mezzogiorno, si terrà il pranzo solidale al centro San Gaetano.

Domenica 21, giornata conclusiva dei festeggiamenti, alle ore 10 ci sarà il giro della banda cittadina ‘Lemma’ per le vie della città vecchia e del Borgo partendo da piazza Fontana con conclusione davanti alla chiesa di San Domenico; alle ore 11, messa sociale della confraternita; alle ore 17.30, preghiera dei secondi vespri presieduta da mons. Emanuele Ferro; alle ore 18 processione per via San Pietro Imperiale, via Duomo, piazza Castello, discesa Vasto, via Garibaldi, via De Tullio, pendio San Domenico e rientro in chiesa. Presteranno servizio le bande musicali cittadine ‘Santa Cecilia’ diretta dal m° Giuseppe Gregucci e ‘Lemma’ diretta dal m° Giuseppe Pisconti. Durante la processione, sosta nei pressi della chiesa di San Giuseppe per lo spettacolo pirotecnico della ditta Itria Firework di Martina Franca.

Nella circostanza il priore Giancarlo Speranza Roberti informa che la chiesa di San Domenico resterà aperta solo per tutta la durata dei festeggiamenti, dopo i quali sarà daccapo chiusa fino a data da destinarsi per la ripresa dei lavori di restauro.

 

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

 

ph G. Leva

Angelus

Croce, strumento di vita

ph Vatican media-Sir
15 Set 2025

di Fabio Zavattaro

Nel giorno in cui festeggia il settantesimo compleanno, ricevendo auguri da tutto il mondo – “rendo grazie al Signore e ai miei genitori e ringrazio quanti hanno avuto un ricordo nella preghiera” – papa Leone XIV, nel pomeriggio di domenica, è in San Paolo fuori le mura per presiedere la Commemorazione dei martiri e dei testimoni del XXXI secolo, assieme ai rappresentanti delle altre chiese e comunioni cristiane: la loro testimonianza, afferma il Papa, è “speranza piena d’immortalità perché il loro martirio continua a diffondere il Vangelo in un mondo segnato dall’odio, dalla violenza e dalla guerra”. Evento ecumenico che si inserisce nel cammino dell’anno giubilare, così come avvenne con Giovanni Paolo II nel tempo del Giubileo del duemila.

La mattina è angelus in piazza San Pietro, riflessione sulla festa dell’Esaltazione della Santa Croce, memoria del ritrovamento, da parte di Sant’Elena a Gerusalemme, del legno della Croce che diventa per il credente uno strumento non di morte ma di vita. Per comprendere cosa significa celebrare questa festa, il vescovo di Roma riflette sul brano del Vangelo di Giovanni, ovvero il racconto della visita notturna a Gesù del capo dei Giudei, Nicodemo. Questi, afferma Leone XIV, “cerca Dio e chiede aiuto al Maestro di Nazaret, perché in lui riconosce un profeta, un uomo che compie segni straordinari”. Gesù non solo lo accoglie ma gli rivela che “il figlio dell’uomo dev’essere innalzato, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”. Parole che Nicodemo comprenderà il Venerdì Santo, ovvero capirà che “Dio, per redimere gli uomini, si è fatto uomo ed è morto sulla croce”.

Papa Francesco, celebrando a Santa Marta il 14 settembre 2018, disse che “la croce ci insegna che nella vita c’è il fallimento e la vittoria. Dobbiamo essere capaci di tollerare le sconfitte, di portarle con pazienza, anche dei nostri peccati perché Lui ha pagato per noi”.

Bella, in proposito la riflessione che don Tonino Bello proponeva in un’omelia del tempo di Quaresima. Avendo trovato nel duomo vecchio di Molfetta un crocifisso di terracotta appoggiato, in attesa di sistemazione, su una parete della sagrestia, con un foglio in cui era scritto collocazione provvisoria, così raccontò il fatto: “penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo […] Coraggio. La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre ‘collocazione provvisoria’. Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce: ‘da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra’. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio”.

Dio ci ha salvati, afferma papa Leone, “mostrandosi a noi, offrendosi come nostro compagno, maestro, medico, amico, fino a farsi per noi «pane spezzato nell’eucaristia»”; e lo ha fatto servendosi “di uno degli strumenti di morte più crudeli che l’uomo abbia mai inventato: la croce”. Si celebra l’esaltazione della Croce perché Gesù “abbracciandola per la nostra salvezza, l’ha trasformata da mezzo di morte a strumento di vita”.

Dopo la recita della preghiera mariana, Leone XIV ha ricordato il 60mo anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi, “intuizione profetica” di papa Montini: “auspico che questa ricorrenza susciti un rinnovato impegno per l’unità, per la sinodalità e per la missione della Chiesa”. Paolo VI vedeva nel Sinodo un momento in cui i vescovi potessero ancora di più e meglio esercitare la comunione con il successore di Pietro. Sarà poi Benedetto XVI che in occasione del Sinodo dei vescovi sull’eucaristia, svoltosi in Vaticano nell’ottobre del 2005, interpretando nel suo stile l’intuizione montiniana, ha voluto che ci fosse “in conclusione dei lavori di ogni giorno lo spazio per un libero confronto tra i vescovi, con interventi e reazioni spontanee, senza previa stesura del testo”, come ricorda padre Enzo Bianchi nel libro La differenza cristiana. Ma volle anche che le proposizioni finali, cioè le proposte emerse dal confronto sinodale e destinate a essere da lui riprese per l’elaborazione di una sua esortazione post sinodale, fossero rese pubbliche integralmente subito, offrendole così alla riflessione di tutti i cristiani. Maggiore apertura, dunque, perché, scrive sempre Enzo Bianchi, “non si ha paura di far conoscere la fatica, il confronto e anche la pluralità di posizioni che esiste nel corpo episcopale e, quindi, si invita anche la chiesa nel suo complesso ad approfondire, a ricercare, a dibattere i problemi emergenti”.

Qualità della vita

Quattro giorni di riflessioni sul ‘futuro’ di Taranto con autorevoli interlocutori

13 Set 2025

È stata presentata, nella sede dell’associazione “La città che vogliamo” in via Fiume, la 30.ma edizione della manifestazione “Tre giorni di fine estate”, che quest’anno ha per tema generale: “Oltre le ferite. Taranto guarda al futuro”, volendo evidentemente rappresentare un’occasione di dibattito sul momento difficile che la città vive. La tre giorni organizzata da Gianni Liviano, che è stato eletto presidente del Consiglio comunale di Taranto dopo le recenti amministrative, attraverso la sua associazione, troverà una traccia anche nel libro da lui recentemente pubblicato dalle edizioni Cittadella “Dov’è la speranza: lettera ai giovani sulla politica”. Il realtà, la tre giorni, che si svolerà a Palazzo di città, e che taglia il nastro dei trent’anni, avrà un’anticipazione lunedì prossimo, 15 settembre, con un incontro che ha il duplice obiettivo di presentare il volume di Esposito e Carlucci “La rivoluzione del Sud” e di riflettere sulla formazione universitaria. Seguirà, infatti, il dibattito su “Speranza e Sud”, con gli interventi di interlocutori particolarmente autorevoli, come il vicepresidente della Cei monsignor Francesco Savino, i rettori Fratino (Politecnico di Bari), Bellotti (Università di Bari) e Aiello (Università del Salento), oltre al presidente di Anvur, Uricchio. La tre giorni vera e propria si svolgerà dal 17 al 19. Mercoledì 17 si affronteranno alcuni temi specifici: I giovani e la politica, Taranto guarda al futuro e la Mediterraneità. Tra gli ospiti di quest’anno monsignor Savino (vicepresidente della Cei), i neoeletti maginifici rettori delle Università di Bari, Lecce e Poliba di Bari, i giornalisti Marco Esposito (Mattino) e Davide Carlucci (Repubblica), i politici Graziano Del Rio, Paolo Ciani, Maria Elena Boschi e Marco Ruffini, il vicepresidente di Asvis Andrea Ferrazzi e il direttore generale del Comune austriaco di Linz, Neumann, il commissario alle bonifiche Antonio Felice Uricchio, gli europarlamentari Marco Tarquinio e Leoluca Orlando, il sindaco di Taranto Piero Bitetti, l’arcivescovo di Taranto monsignor Ciro Miniero, l’assessore regionale all’Università Sebastiano Leo, l’operatore umanitario Gennaro Giudetti. Al convegno è stato invitato anche Antonio De Caro che però non ha ancora confermato la sua presenza. Un programma particolarmente impegnativo quello proposto in questa edizione numero 30, sia per i temi che vengono proposti, sia per il livello degli interlocutori presenti. Politica, Chiesa, università, solidarietà, cultura si confrontano sui temi dell’attualità e del ruolo della politica nell’organizzare le risposte alle domande della società e dare corpo alla speranza in un futuro migliore, soprattutto per le giovani generazioni, che sono le più penalizzate dall’involuzione che politica e partecipazione stanno registrando, un po’ a tutti i livelli istituzionali.

A parte pubblichiamo il programma.

Lavoro

Dramma lavoro: i sindacati chiedono incontri al governo e a Bitetti e Palmisano

12 Set 2025

di Silvano Trevisani

Disoccupazione e crisi industriale mordono la città: disoccupazione altissima, ben oltre le medie nazionali, mancato utilizzo delle risorse finanziare annunciate e totale confusione sul futuro dell’Ilva

stanno creando una situazione drammatica.

Un incontro urgente in sede istituzionale “al fine di poter avviare un percorso virtuoso e partecipato sullo stato dell’arte degli investimenti previsti e sulle ricadute occupazionali” è quello che chiedono al sindaco Bitetti e al presidente della Provincia Palmisano i segretari di Cgil, Cisl e Uil, D’Arcangelo, Spinzi e Oliva.

La richiesta nasce dall’amara constatazione che, a fronte dei consueti annunci di una mole di finanziamenti che dovrebbero arrivare sul territorio, Taranto conosce una crisi senza precedenti e livelli di disoccupazione che non hanno eguali in Italia.

La storia è quella cui assistiamo da almeno quattro decenni, a partire dalla cosiddetta reindustrializzazione. Si annunciano e a volta si stanziano anche grandi finanziamenti che hanno tenore solo propagandistico, affidati a “tavoli” di diversa natura, che poi puntualmente svaniscono senza essere spesi o vengono solo utilizzati in misura insignificante. L’esempio più attuale è quello dei Giochi del Mediterraneo che, nei proclami di governo ed enti locali, dovevano cambiare il volto della città e creare occupazione, ma si sono rivelati (come del resto era anche facile prevedere) un buco nell’acqua.

Ma intanto la disoccupazione in città è un vero e proprio caso di rilevanza nazionale. Anche settori come la Difesa, per la quale sono previsti investimenti ingenti, languono nella città, a partire dall’Arsenale

I dati – scrivono i sindacai – ci dicono che la disoccupazione sul nostro territorio è al 13,5% contro il 7,7% della media nazionale (dati Istat riportati nel rendiconto sociale Inps 2023), un tasso di inattività al 49,8% mentre la media nazionale è al 33,3%. – dicono i rappresentati di Cgil Cisl Uil – I giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, i cosiddetti NEET, sono al 33,4%, e la media nazionale è al 24,1%. La fase di transizione industriale che dovrebbe avviarsi in un prossimo futuro, per nulla lontano, potrebbe aggravare una condizione già di per sé difficile”.

I sindacati non nascondono la loro preoccupazione per l’“immobilismo” che caratterizza questa fase.

La mole degli investimenti pubblici sul territorio come il CIS, il JTF e il PNRR e i fondi di coesione sociale, deve essere rivolta alla gestione di queste problematiche, oggi solo oggetto di annunci di prospettive che rischiano di essere mancate”, dicono D’Arcangelo, Spinzi e Oliva.

Da parte loro, i segretari generali di Fim Fiom Uilm, Ferdinando Uliano, Michele De Palma, Rocco Palombella, hanno inviato una lettera al Governo per un incontro urgente sulla vertenza dell’ex Ilva.

Alla luce di un quadro di sempre maggiori criticità ed incertezze relative al piano di salvataggio dell’ex Ilva, alla decarbonizzazione, al continuo rinvio del bando di gara senza alcuna spiegazione valida e preventiva e ai drammatici effetti sociali ed occupazionali” scrivono i leader metalmeccanici, si chiede “con urgenza la convocazione del tavolo permanente presso la Presidenza del Consiglio”.

Rigenerazione sociale

Esperienze di reinserimento sociale e lavorativo a Casa madre Teresa (quartiere Paolo VI)

12 Set 2025

Pubblichiamo integralmente una testimonianza dell’associazione Noi&Voi onlus (estrapolata dalla propria pagina facebook) relativamente all’esperienza di reinserimento sociale e lavorativo in corso a Casa madre Teresa, al quartiere Paolo VI.

“A giugno, grazie all’affiancamento nei percorsi educativi e acquisizione di competenza di due tutor nei confronti dei nostri ragazzi, abbiamo piantato peperoni, pomodori e melanzane nelle terrazze di Casa madre Teresa. Piccoli semi che a prima vista potevano sembrare fragili. Li abbiamo curati, giorno dopo giorno, con pazienza e attenzione. Alla fine di agosto i frutti sono arrivati, maturi e pieni di vita: il segno concreto che il tempo, la costanza e la cura possono trasformare qualcosa di piccolo in qualcosa di grande. Lo stesso accade nel percorso di reinserimento sociale e lavorativo dei ragazzi coinvolti nel circuito penale minorile. Ogni gesto, ogni impegno quotidiano, ogni nuova possibilità è come l’acqua e la luce che aiutano una pianta a crescere. Ciò che nasce dall’orto diventa così una metafora di rinascita: i frutti raccolti non sono solo verdure, ma simboli di futuro, speranza e cambiamento. Il raccolto, che attraverso un simbolico contributo può arrivare sulle vostre tavole, si trasforma in un’opportunità di autofinanziamento a supporto di nuove iniziative per i ragazzi per spingersi sempre… oltre l’ombra!
Per info e dettagli contattateci sulle nostre pagine social @noievoionlus”

Festeggiamenti patronali

Monteiasi, dove la croce parla al cuore: il libretto dedicato al Ss. Crocifisso

12 Set 2025

A Monteiasi, piccolo scrigno di fede ma anche di cultura, si cerca di non disperdere questo prezioso patrimonio anche religioso della comunità. Qui, ad esempio, il SS.mo Crocifisso non è solo un simulacro ma presenza viva cui è dedicato un libretto frutto dell’intuizione del parroco don Giovanni Nigro e della collaborazione con CulturAmic@, una fervorosa associazione culturale locale. Quest’opera provvede a consolidare il positivo connubio religioso-letterario come già nella precedente pubblicazione di successo dal titolo ‘Petali di devozione: omaggio a Maria’. Pure in questo nuovo libretto, che segnato i tradizionali festeggiamenti patronali settembrini, non siamo solamente in presenza di una raccolta di versi, ma di un vero e proprio atto d’amore: ogni poesia è frammento di cuore, ogni fotografia è squarcio di luce che attraversa la memoria collettiva dei monteiasini. Un progetto che raccoglie la nostalgia dei momenti e la trasforma in gratitudine e occasione di conversione, grazie all’impegno di CulturAmic@, sotto la supervisione dello stesso don Giovanni Nigro.
La croce, segno di morte, in Cristo è diventata quindi segno di vita. Questo è un concetto attualissimo e Monteiasi, con la sua fede che non si spegne e che ne è testimonianza viva dei nostri giorni.

Tracce

Affossando il negoziato …

Foto Reuters/Avvenire
12 Set 2025

di Emanuele Carrieri

Il proposito è evidente: alzare sempre più l’asticella, segnare una svolta alla strategia politica e militare dello stato di Israele e dare vita a un estremismo a poco a poco più radicale, a un radicalismo a mano a mano più estremista. Scacciare con minacce di morte i palestinesi dalle loro case, sparare a vista sui profughi affamati e alla ricerca di cibo, uccidere volutamente giornalisti, massacrare bambini, bombardare ospedali e scuole, ironizzare e minimizzare massacri, sostenere coloni armati che si appropriano, contro ogni logica legalitaria e rispetto di ogni principio liberale, illegalmente delle ricchezze altrui, impedire che un popolo possa proclamarsi tale e pretendere che tale metodo assuma agli occhi del mondo connotati di diritto che non potrà mai avere e non avrà mai. E poi martedì l’asticella è stata alzata, ancora una volta: preparare una trappola e agire come sicari verso chiunque, fingere di negoziare e poi uccidere i negoziatori. Il 9 settembre un raid dei caccia con la stella di David ha colpito un villino a Doha, in Qatar. Obiettivo: annientare i vertici di Hamas, radunati nell’edificio. Non ha e non capisce limiti: il diritto internazionale è un dettaglio trascurabile per il governo israeliano tenuto in ostaggio da Netanyahu, a sua volta ostaggio della paura di dover scontare tanti anni di carcere per corruzione e frode ma soprattutto degli estremisti religiosi e degli ultraortodossi, fra cui Ben Gvir e Smotrich. Trump rispetto a Netanyahu è sempre indietro di un passo – debole e pauroso più di don Abbondio il primo, deciso e impudente come Perpetua il secondo – e fino a questo momento ha accettato senza replicare la sua agenda di sterminio, arrivando a spalleggiare proposte folli come Gaza Riviera. A quel negoziato in Qatar partecipano anche gli inviati americani: gli Stati Uniti sono d’accordo con Netanyahu in tutto e per tutto ma a Doha, Casa Bianca e Trump hanno fatto una figura meschina e penosa. A Netanyahu non importa niente degli ostaggi, se no avrebbe già siglato un accordo. Le vite stesse degli israeliani sono subordinate ai suoi obiettivi: il primo è quello di restare al potere e di sfuggire alla giustizia, grazie a una guerra infinita. Alla fin fine, a conti fatti è lui il primo, il principale agente dell’antisemitismo. Il suo cinismo è illimitato: gli ostaggi vivi sono un motivo per continuare la mattanza e l’occupazione di territori, morti diventano una ragione in più per cercare di raggiungere la soluzione finale. Tutto ciò lo fa violando ogni legge internazionale e umiliando anche i paesi che in avvenire dovrebbero entrare nel Patto di Abramo, vale a dire la resa senza riserve delle monarchie arabe del Golfo e dei loro alleati. Solo gli stolti potevano supporre che quella mattanza riguardasse solamente i palestinesi: fa parte di un piano di controllo più ampio del Grande Israele, il territorio che si estende dal Nilo all’Eufrate. È quello che già aveva in testa Trump durante il primo mandato, cioè fare di Israele il gendarme della regione. Ma oggi Trump è disorientato e spiazzato: l’allievo Netanyahu ha surclassato il maestro. Ciò che è avvenuto in Qatar è già accaduto nel corso di questi ultimi due anni: contro Hamas, contro Hezbollah nel Libano, contro l’Iran, contro gli Houthi nello Yemen, in Cisgiordania, in Iraq, in Siria. Netanyahu, che ormai ha solo avversari e nemici, pretende che ci sia qualche stato pronto a ospitare centinaia di migliaia di palestinesi in fuga. Ecco il nodo centrale: cosa accade con lo sgombro di Gaza? Per i gazawi non c’è via di fuga e alternativa e l’esercito israeliano ha ripetuto che l’unica soluzione è ammassarli in campi di concentramento dove ogni tentativo di uscirne verrà punito con la morte. Poi bisognerà trovare il modo di fare accettare almeno in parte il loro esodo. La destra israeliana al potere vede, come candidati, i paesi arabi del Golfo che dovranno finanziarlo e trovare delle soluzioni. L’azione in Qatar è un ammonimento ai capi arabi su quello che potrebbe succedere se non collaborano. Questa è una logica di ricatto che Israele applica all’Europa. Dopo diciannove pacchetti di sanzioni alla Russia, nessuno ha il coraggio di esporne uno contro Israele: è chiaro che tutti sono ricattati da Israele e dagli Stati Uniti. Ecco in questo momento storico, di fronte a tutto quello che accade, è sempre più lontana la soluzione dei “due popoli due stati” perché è minata dalla riduzione del territorio, dal quarantatré per cento del 1947 al dodici per cento della Striscia di Gaza di oggi. Talvolta appare come un modo per giustificare e far guadagnare tempo al governo di Benjamin Netanyahu, alle prese con quel processo penale dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme e, in più, inseguito, come Vladimir Putin, da un ordine di cattura emanato dalla Corte penale internazionale dell’Aia. Fra poco salirà a più di centocinquanta su duecento il numero dei paesi del mondo che riconoscono la Palestina come stato e se, come dice qualcuno, la maggioranza ha sempre ragione … Nel frattempo, Netanyahu e il suo governo strepitano all’accomodamento e all’aggiustamento, e parla dell’ennesima ricompensa per Hamas. È proprio come un disco graffiato che gracchia ogni qualvolta qualcuno prenda una posizione a favore della causa palestinese, dei diritti umani e del diritto internazionale e contro i crimini ingiustificabili perpetrati dal governo israeliano. In Italia il ritornello è diverso: a sproposito vengono invocati di volta in volta, antigiudaismo, antisemitismo, antiebraismo, antisionismo, antisraelismo, …

Sport

Julio Velasco, il primo fenomeno in mezzo alle generazioni di fenomeni

12 Set 2025

di Paolo Arrivo

La loro impresa è stata la notizia di apertura delle maggiori testate online nazionali. Uno spazio strameritato per la nazionale femminile italiana di volley, che ha conquistato il Mondiale in Thailandia. Il trionfo al Maracanazinho di Bangkok è merito delle giocatrici scese in campo: da Myriam Sylla (la schiacciatrice di Palermo, nata da genitori ivoriani, è stata determinante contro la fortissima Turchia in finale) a Paola Egonu, da Ekaterina Antropova a Gaia Giovannini, da Alessia Orro alla veterana Monica De Gennaro – quest’ultima, 38 anni, ha annunciato il ritiro, scegliendo di chiudere nel momento della gloria. Senza dimenticare la capitana Anna Danesi e tutte le altre. Ma senza nulla togliere a queste giocatrici straordinarie, il vero artefice di un capolavoro mondiale, mancante da ventitré anni, ha nome Julio Velasco. Uno che ha vinto tutto con gli uomini alla guida della nazionale. Era la cosiddetta generazioni di fenomeni degli anni Novanta. Così l’allenatore dei record ha messo la sua esperienza e le sue competenze al servizio delle donne, con profitto e con immediatezza di risultati.

Julio Velasco nella leggenda

Argentino naturalizzato italiano, nato a La Plata, l’allenatore classe 1952 si è fatto conoscere con le vittorie del gruppo Panini aggiudicandosi quattro scudetti di fila, dal 1986 all’89. Successivamente ha ricoperto la carica di commissario tecnico della nazionale maschile italiana fino al 1996. Tanti i titoli vinti, tra cui due campionati mondiali e tre europei. Una nazionale tra le più forti di tutti i tempi. Della quale ha fatto parte, tra gli altri, l’attuale commissario tecnico della nazionale maschile italiana, il pugliese Fefè De Giorgi. In quegli anni si è costruito il mito di un gruppo che conosceva solamente il linguaggio della vittoria. Ancora oggi, tutti gli amanti della pallavolo lo ricordano. Omaggiare Julio Velasco è un atto doveroso. Anche in considerazione della minore visibilità di cui, di solito, gode la figura dell’allenatore rispetto al giocatore.

Dagli uomini alle donne

Lui non vuole essere definito un invincibile. E nemmeno un Maestro: si considera semplicemente un bravo allenatore, Julio Velasco. Il suo obiettivo è vincere. Ma sa anche riconoscere il valore dell’avversario, ovvero contemplare la possibilità di essere sconfitti. Si chiama cultura sportiva. Quella che cerca di trasmettere ai suoi atleti, e ai ragazzi che incontra tutto l’anno. Tuttavia, da quando ha cambiato genere, allenando le donne, non ha fatto altro che continuare a centrare la vittoria: la medaglia d’oro ai Giochi della XXXIII Olimpiade, la prima in Italia nella storia della pallavolo, e la Volleyball Nations League nel biennio 2024-25. L’ultimo Mondiale è stato la ciliegina sulla torta. L’Italia lo ha disputato con i favori del pronostico: ha superato agevolmente ogni avversario, e nelle ultime due partite, giocate al di sotto dei suoi standard, è stata capace di soffrire per portare a casa con pieno merito la vittoria.

 

Diocesi

Faggiano, celebrazioni in onore dell’Addolorata

12 Set 2025

di Angelo Diofano

“Che io non sia bruciato dalle fiamme, che io sia, o Vergine, da te difeso nel giorno del giudizio. Fa’ che io sia protetto dalla Croce, che io sia fortificato dalla morte, consolato dalla grazia. E quando il mio corpo morirà, fa’ che all’anima sia data la gloria del Paradiso”: con questi versetti tratti dallo Stabat Mater (scelti e riportati dalla confraternita del Carmine nell’apposito manifesto) a Faggiano vengono annunciati i solenni festeggiamenti religiosi in onore di Maria ss. Addolorata che si terranno domenica 14 e lunedì 15 settembre a cura della parrocchia dell’Assunta e della medesima confraternita.
“Sarà una festa molto sobria, occasione per stare tutti insieme nella letizia, per invocare il dono della pace nel mondo e per lasciarci provocare dalle parole del Vangelo e dall’esempio di Maria, sul quale l’arcivescovo mons. Ciro Miniero punta molto nel suo ministero episcopale”, spiega il parroco, don Francesco Santoro.

“Porremo inoltre l’accento sulle ‘Addolorate’ di oggi, le mamme che piangono i loro figli, le mamme di Gaza, le mamme ucraine, le mamme di Taranto, le mamme di tutte le sofferenze del mondo, le cui lacrime nessuno ascolta ma che Dio raccoglie. Sono lacrime che diventano preghiera e per noi appello alla conversione, che ci invitano a modellare la nostra vita alla croce di Cristo, ad avere un cuore di madre, capace di commuoversi, capace di raccogliere il grido dell’umanità, il grido di dolore dei figli. È un lutto che invoca presenza,scelta,profezia, speranza e pace. Viviamo purtroppo tempi funesti ma che con l’amore possiamo trasformare in gioia perché, come dice Sant’Agostino, ‘I tempi siamo noi’”

Domenica 14, Esaltazione della Croce, alle ore 18.30 ci sarà la recita del santo rosario e alle ore 19 la santa messa.

Lunedì 15, solennità della Beata Vergine Addolorata, alle ore 19 (dopo la recita del santo rosario) don Francesco celebrerà la santa messa. Seguirà la solenne processione per piazza Vittorio Veneto, via Skanderberg, via Dante, via Del Monte, via Taranto, via Skanderberg, via Leonardo da Vinci, via Verdi (con breve sosta davanti al Calvario), via Vittorio Emanuele e piazza Vittorio Veneto.
Le preghiere e i canti saranno intervallati dalle musiche eseguite dal gran complesso bandistico ‘Euterpe – Città di Pulsano’ diretto dal m° Francesco Bolognino.

Qualità della vita

Chiudono edicole e librerie, ma allora: perché tutti scriviamo?

11 Set 2025

di Silvano Trevisani

Che cultura è se le librerie continuano a chiudere e le edicole sono ormai quasi ridotte a zero? È lecito chiederselo, ancora una volta all’indomani della chiusura del punto vendita Mondadori di Manduria e della chiusura della storica edicola del centralissimo viale Matteotti a Grottaglie.

È lecito chiederselo soprattutto alla luce dei dati ufficiali relativi alla pubblicazione di libri in Italia.

Se i titoli editi regolarmente sono oltre 65.000 l’anno, a cui vanno aggiunti i libri autoprodotti, che sono forse di più, ci si attenderebbe che tale profluvio di pubblicazioni risponda alla domanda dei lettori, ma non è così: tutti scrivono quasi nessuno legge e questo vale ancor più per la poesia: 18.000 i volumi di poesie pubblicati in un anno dalle case editrici oltre a quelli, ancora più numerosi, autoprodotti. Ma la poesia non vende. Le uniche copie vendute sono quelle acquistate in occasione delle presentazioni. Una consuetudine che, per la verità, si allarga un po’ a tutte le tipologie di libri: gli autori sono costretti a vedere da sé le copie dei propri libri questo fenomeno, assieme alle vendite online, satura la fetta di mercato sempre più ridotta, appannaggio del libro.

Ricordiamo che la Puglia è fanalino di coda delle regioni italiane per il numero di lettori. Che dire di Taranto? Che ora sta vivendo la scommessa di Feltrinelli, dopo aver perduto quattro grandi librerie, come Vera libri, Ubik, Casa del libro Mandese (via D’Aquino) e Filippi. Eppure i dati ufficiali ci dicono, ad esempio, che a Taranto si pubblica una media di 307 libri all’anno, uno al giorno, domeniche escluse.

Molto peggio va per le edicole. Nel Borgo ne sono rimaste solo tre, aperte per poche ore, ma a Grottaglie, una città di 32.000 abitanti, che fino a una decina di anni fa aveva ben 13 edicole, ne sono rimaste solo due, che sono veri e propri empori.

I giornali sono una specie in via di estinzione e non potrebbe essere diversamente se, secondo analisi scientifiche approfondite, buona parte degli italiani comprendono solo testi semplicissimi di due o tre righe al massimo.

Il buon senso ci ha fatto sostenere che, con l’avvento delle tecnologie, ci si informa in maniera diversa. Ma non è così. La verità è che ci si informa molto poco. Le nuove tecnologie sono il settore mediatico più in auge, ma non per l’informazione, quanto per lo svago, l’intrattenimento, il gioco, il gossip, il pettegolezzo e, diciamolo pure: la pornografia. La “scoperta” di siti equivoci, che ha scosso l’opinione pubblica nei giorni scorsi, ha evidenziato forse solo la punto di un iceberg.

Molti milioni di utenti, soprattutto giovani e giovanissimi, utilizzano il web quasi esclusivamente per seguire gli youtuber che son divenuti i nuovi divi della comunicazione. Abili professionisti che sono in grado di fidelizzare i propri follower, in numeri impressionati, grazie a un abile utilizzo dello strumento e a pochi ma chiari contenuti. Ci dovremmo forse chiedere perché oltre due milioni di persone seguono, giornalmente, una ragazzina che si collega al mattina prendendo il caffè, andando a fare la spesa e poi tornando a casa cucinare quello che ha comprato. Una miriade di Truman show va in onda tutti i giorni seguita forse solo per colmare il vuoto, la solitudine che milioni di persone hanno dentro. Milioni soprattutto di giovani che non leggono, né giornali né libri (ma magari li scrivono) non seguono programmi televisivi, non sono assolutamente interessati a quello che accade nel mondo, quindi all’informazione. Sono interessati alle quotazioni degli spritz nei bar del centro e all’abbigliamento suggerito dai propri youtuber di riferimento. Di cui sanno tutto.

Non è colpa dei giovani, naturalmente, ma dei nostri spietati modelli consumistici comportamentali, capaci di assuefarsi a guerre e genocidi ma pronti a disperarsi di fronte al mutato umore del proprio cane. Tanto per rimanere in tema di vuoto e solitudine. S’intende: i cani, in questo, non c’entrano niente: sono animali fedeli e buoni… ma pur sempre animali. Il guaio che è nella nostra vita hanno preso il posto dei figli, degli amici, degli impegni umani e sociali, dell’informazione, insomma: sono il prolungamento del nostro individualismo. È per questo che li trattiamo come esseri umani e non più come animali.

Ma come? qualcuno dirà: siamo partiti da librerie ed edicole e siamo arrivati ai cani? Beh! E non sono tutti elementi fondamentali che descrivono come sta cambiando il mondo e che forse spiegano perché gli italiani sono sempre di meno e, secondo le statistiche, sempre più tristi e disinteressati al futuro!?

Presentazione libro

A Carosino, stasera giovedì 11 settembre, la rassegna ‘Storie libere, incontri letterari’

11 Set 2025

A Carosino, nel Palazzo ducale d’Ayala Valva, riparte questa sera, giovedì 11 settembre alle ore 20, la rassegna ‘Storie libere, incontri letterari’.

Sarà presentato il libro ‘La solitudine e le relazioni sostenibili’ di Silvia Ruggiero, psicologa, dirigente dell’Asl di Taranto e autrice impegnata nella promozione del benessere emotivo.

Il libro invita a dare un nuovo significato alla solitudine, non più solo come isolamento, ma come momento per ascoltare le nostre emozioni e capire cosa ci fa stare bene. Da questa consapevolezza nasce la possibilità di creare relazioni più autentiche e rispettose, capaci di nutrire noi stessi e la comunità in cui viviamo.

L’assessorato alla Cultura del Comune carosinese, guidato da Ylenia Piccinni, ricorda che l’evento è come sempre ad accesso libero, per godere di una serata piacevole di riflessione e confronto.