Festeggiamenti patronali

San Giorgio, festa patronale: il coraggio della fede contro i ‘draghi’ della modernità

20 Apr 2026

Il 23 aprile segna per la comunità di San Giorgio jonico il ritorno di un appuntamento che ha radici in tradizioni secolari: la festa di San Giorgio martire. La ricorrenza quest’anno si carica di una valenza simbolica particolare, ponendosi come un argine spirituale e sociale davanti alle complessità di un momento storico delicato, segnato da conflitti globali e incertezze profonde.

Il messaggio spirituale che emerge è chiaro: la figura di San Giorgio che sconfigge il drago non appartiene solo all’iconografia sacra, ma rappresenta una sfida quotidiana per l’uomo contemporaneo. I ‘draghi’ di oggi sono identificati nella violenza che ferisce i popoli, nell’indifferenza che isola i deboli e nella paura del futuro. In questo contesto, la devozione al martire diventa un invito a non rassegnarsi, combattendo per la verità con ‘cuore puro’. Il richiamo trova una solida base nel magistero di mons. Pierino Galeone, figura storica del territorio, la cui eredità spirituale continua a indicare una strada precisa: non fuggire il dolore, ma abitarlo con amore. L’invito ai fedeli è quello di trasformarsi in ‘cavalieri di carità’, capaci di difendere la dignità umana e di farsi prossimi a chi soffre, seguendo il principio del ‘soffrire amando’.

Se il versante religioso punta alla redenzione, quello civile sottolinea il valore della festa come pilastro dell’identità collettiva. Il sindaco Mino Fabbiano ricorda che le celebrazioni di aprile rappresentano il momento del ricongiungimento: è il tempo in cui le famiglie si riuniscono e le generazioni si incontrano, contrastando l’individualismo della società moderna. L’auspicio istituzionale è che la festa possa alimentare la forza di non cedere alla disperazione o al ricatto della paura. L’obiettivo dichiarato è la costruzione di una città viva e solidale, dove il diritto al lavoro, all’istruzione e alla cultura sia garantito a tutti, con una particolare attenzione verso le fasce più fragili della popolazione.

Il calendario dei festeggiamenti si articola attraverso un cammino di preparazione spirituale che sfocia nelle grandi tradizioni popolari. Il percorso avrà inizio lunedì 20 aprile con l’apertura del triduo solenne. Questo itinerario di tre giorni permetterà alla comunità di accostarsi alla solennità con una consapevolezza rinnovata. Le tre giornate di preghiera e riflessione avranno il culmine nelle celebrazioni eucaristiche presiedute, sera dopo sera, da don Giuseppe D’Alessandro, parroco della chiesa Maria SS. Immacolata, don Angelo Baldassarre, parroco della chiesa SS. Patroni d’Italia Francesco e Caterina e don Cosimo Rodia, parroco della chiesa S. Carlo Borromeo di San Marzano di S. Giuseppe.

Giovedì 23 aprile segnerà il cuore dei festeggiamenti. Nel pomeriggio, alle ore 16.30, il simulacro di San Giorgio percorrerà in processione le vie del paese, in un rito che unisce preghiera corale e testimonianza pubblica. Al rientro del corteo, la centralissima piazza San Giorgio ospiterà la messa solenne presieduta da don Ettore Tagliente, parroco della chiesa Santa Maria del Popolo, arricchita dal panegirico di don Mimmo Sergio, parroco di Sant’Antonio a Martina Franca.

A coronamento della giornata, alle ore 20.30, l’atmosfera si farà festosa con il concerto bandistico del prestigioso ‘Gran concerto musicale municipale Città di Francavilla Fontana’, un appuntamento che storicamente suggella il clima di condivisione cittadina e con i fuochi pirotecnici alle ore 21 della ditta Di Muoio, in via Moscatelli-zona panoramica.

La festa patronale di quest’anno intende offrirsi come occasione per riscoprire il valore della prossimità. In un’epoca che spinge verso l’isolamento, il passaggio di San Giorgio tra le case e il ritrovarsi della comunità in piazza non sono solo atti di devozione, ma gesti di resistenza civile e spirituale. Queste giornate lasciano al territorio un invito preciso: non restare spettatori del tempo presente, ma farsi, come il martire, coraggiosi custodi del bene comune e della speranza condivisa.

 

Musica

Domenica 19 concerto di Roberto Bonetto all’organo rinascimentale di Grottaglie

17 Apr 2026

di Rosario Quaranta

Nell’ambito della “5a Rassegna organistica itinerante internazionale 2026” organizzata dall’Associazione Amici della musica di Castellana Grotte, con il patrocinio del ministero dei Beni e delle attività culturali del Turismo, il maestro Roberto Bonetto terrà, domenica 19 aprile 2026, alle ore 19, un concerto al prestigioso organo rinascimentale della Chiesa Madre Collegiata Maria SS.ma Annunziata di Grottaglie
guidata dal parroco don Eligio Grimaldi.
L’antichissimo strumento musicale farà sentire la sua voce grazie al valore del concertista, il quale ha predisposto uno specifico programma allo scopo di valorizzarne le potenzialità sonore e musicali con l’interpretazione di brani significativi della produzione organistica dei secoli XVI-XVIII.
Il maestro Bonetto, ha studiato organo e composizione organistica con Renzo Buja diplomandosi presso il conservatorio di Padova con il massimo dei voti. Si è diplomato in seguito in clavicembalo al conservatorio di Verona sotto la guida di Danilo Costantini e ha concluso gli studi di armonia, contrappunto e fuga con
Antonio Zanon.
Ha partecipato a corsi di perfezionamento tenuti da celebri docenti quali Jean Langlais, Gaston Litaize, Daniel Roth, Ton Koopman, Emilia Fadini, approfondendo, in seguito, lo studio del repertorio romantico francese a Parigi con Naji Hakim. Determinante l’incontro con la personalità artistica di Jean Guillou e, in seguito, la partecipazione dal 2005 al 2018 alle numerose esecuzioni europee della “Révolte des Orgues” composta dal Maestro per 9 organi e percussioni. Svolge attività concertistica in Italia e all’estero con numerose esibizioni solistiche in Italia, Austria (Statdpfarrkirche Graz, St. Blasius Salzburg .. ) Germania (Kreutzkirche Bonn, Landsberger Orgelkonzerte Stadtpfarrkirche Maria Himmelfart, Ingolstadt, Münchner Philharmonia, Berliner Philharmonia, Kölner Philharmonia .. ), Francia (Chatédral de
Bourges, St. Eustache, Bordeaux, Alpe d’Huez … ), Svizzera (Chatédral de Lausanne, St.Peter und Paul Zürich … ), Danimarca (Helligaandskirken Copenaghen … ), Svezia (Linköpings Orgel Festival), Polonia (Arcicattedrale di Varsavia, Danzica … ), Spagna (Bergara, Paesi Baschi, Tenerife … ), Portogallo (PORTO – International Organ Festival) e Giappone (International Organ Festival in Japan, Yokohama, Tokyo). Come camerista ha lavorato con diverse compagini strumentali e corali, tenendo numerosi concerti
soprattutto in duo e con il quartetto di ottoni “Organa et Bucinae”.

Ha effettuato inoltre registrazioni discografiche per diverse etichette e per emittenti radiofoniche e elevisive. E’ organista titolare dell’Abbazia di Isola della Scala (VR ) e, quale vincitore di concorso, titolare della cattedra di Armonia e analisi presso il Conservatorio di Verona.
Il Programma prevede l’esecuzione dei brani seguenti:G. GABRIELI (1557/1612) Cantate Domino a 6, J. H. FIOCCO (1701/41) Adagio in Sol magg., B. MARCELLO (1686/1739) Fuga e Cantabile, G. B. PESCETTI (1704/66) Sonata terza, B. GALUPPI (1706/85) Andante in re min., Sonata in Do magg. (Allegro-Andante Presto),  F. X. BRIXI (1732/71) Preludio in Do magg.

Ricordiamo che l’organo di Grottaglie, il più antico di Puglia e tra i più antichi d’Italia, è uno strumento di straordinaria importanza nel panorama dell’arte organaria. L’analisi tecnico-fonica dello strumento, ’osservazione della cassa lignea e della cantoria e i precisi riscontri documentali, hanno portato alla conclusione che l’organo è anteriore al 1587, data della sua risistemazione da parte dell’organaro
Orfeo De Torres che compare sul prospetto della cantoria. Si tratta di un organo che presenta alcune particolarità che lo rendono per certi aspetti unico, come la tipologia delle antichissime canne del flauto conico di origine nordica, e il fatto che conserva ancora le originali canne cinquecentesche. Lo strumento, appartenente alla prima metà del secolo XVI, ha accolto anche elementi di un organo precedente, risalente
presumibilmente alla seconda metà del secolo XV.
Il concerto del Maestro Roberto Bonetto all’organo rinascimentale grottagliese è stato favorito dal Maestro Grazia Salvatori, organista e docente emerito d’organo presso il Conservatorio di Bari, nonché Presidente dell’Associazione Amici della Musica di Castellana Grotte, alla quale è stata affidata l’introduzione a questa
importante manifestazione musicale. L’appuntamento, lo ricordiamo, è per domenica 19 Aprile 2026, alle ore 19.30, nella chiesa Madre Collegiata di Grottaglie, sita nella storica piazza Regina
Margherita.

Eventi in diocesi

‘Adolescenti… chi li capisce?’, incontri a Pulsano

17 Apr 2026

‘Help: adolescenti… chi li capisce?’ è il tema di alcuni incontri di formazione per genitori catechisti e operatori parrocchiali che si terranno nell’oratorio della chiesa di Santa Maria La Nova, a Pulsano, a cura della omonima parrocchia, dal 21 al 23 aprile.

Nel primo incontro, il 21 aprile, alle ore 18.30, la prof.ssa Silvia Ruggiero, docente e psicoterapeuta, relazionerà sul tema ‘Adolescenti oggi: in viaggio nel loro mondo: dinamiche, bisogni e sfide educative’.

Nel secondo, il 22 aprile, alle ore 18.30, la dott.ssa Valeria Alfarano, psicologa, relazionerà su ‘Adolescenti e adulti: istruzioni per il dialogo: incontro pratico e interattivo per genitori ed educatori’.

Nell’ultimo appuntamento, il 23 aprile, alle ore 18, ‘Adolescenti ed educatori: attenzioni e desideri – Laboratorio per operatori pastorali’, s’incentrerà l’intervento di don Davide Abascià, responsabile regionale per la pastorale giovanile.

 

Libri

‘In nomine tuo collecti’: il libro di mons. Marco Gerardo

La recensione sulla rivista ‘Liturgia’ del Centro di azione liturgica è stata affidata a don Fabio Massimillo

17 Apr 2026

Il liturgista mons. Marco Gerardo ha dato recentemente alle stampe una pubblicazione dal titolo ‘In nomine tuo collecti. L’assemblea celebrante e l’azione liturgica come luogo di formazione di una mentalità sinodale’ (Editrice CLV, pp. 178, € 22.00) contenente una preziosa riflessione teologica sull’esperienza liturgica come fondamento di una mentalità sinodale, tema di grande attualità nel contesto del cammino ecclesiale  voluto da papa Francesco. L’opera nasce da un intreccio fecondo tra competenza teologica e vissuto ministeriale.

L’autore – scrive don Fabio Massimillo nella recensione sulla rivista ‘Liturgia’ del Centro di Azione Liturgica – propone un percorso in cui la liturgia, lungi dall’essere mero rito, si rivela grembo generativo di comunione e autentica scuola di sinodalità. Il testo coniuga solidità accademica e sensibilità pastorale, offrendo criteri e prospettive capaci di tradurre nella prassi ecclesiale il principio secondo cui l’azione liturgica, vissuta nella sua pienezza, diviene paradigma e motore di una Chiesa capace di camminare insieme, nell’ascolto reciproco e della docilità allo Spirito.

L’analisi prende le mosse dalla constatazione che, pur nella ricchezza emersa dai processi di ascolto, la dimensione liturgica appare talvolta trattata in modo marginale, quasi che la formazione a uno stile sinodale possa svilupparsi prescindendo dalla celebrazione. Invece, fin dall’avvio del cammino sinodale, è emersa con chiarezza la necessità di una liturgia autentica, partecipata e comunicativa, capace di formare fraternità e mentalità sinodale attraverso l’esperienza viva dei riti e dei simboli.

La prospettiva proposta è quella della liturgia come processo di iniziazione permanente alla vita cristiana. L’Eucarestia, radice teologica e sorgente vitale della forma sinodale, è presentata come grembo in cui il popolo di Dio apprende a camminare insieme.

La tesi di fondo di questa pubblicazione, sorretta da un impianto teologico coerente e da un linguaggio denso ma accessibile, è che solo una teologa che prenda le mosse dal rito può generare una prassi liturgica realmente sinodale, radicata nella tradizione viva e capace di proiettare la Chiesa, in fedeltà creativa, verso il compimento del Regno. L’auspicio – conclude don Fabio Massimillo – è che molti sacerdoti, fedeli e laici possano beneficiare di questo operato per trovare nella ritualità liturgica un vero motore di riflessione e di applicazione.

 

Cep

I lavori dell’assemblea ordinaria della Conferenza episcopale pugliese

Si è riunita mercoledì 15 aprile, al pontificio seminario regionale Pio XI di Molfetta

17 Apr 2026

Si è riunita mercoledì 15 aprile, al pontificio seminario regionale Pio XI di Molfetta, l’assemblea ordinaria della Conferenza episcopale pugliese (Cep). I lavori si sono aperti con la preghiera dell’Ora Terza.

I presuli delle diocesi pugliesi si sono ritrovati a pochi giorni dalla dichiarazione con cui il presidente della Cep, mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo di Bari-Bitonto, aveva espresso, a nome delle Chiese di Puglia, profonda indignazione per le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti nei confronti di papa Leone XIV, ribadendo la piena comunione filiale con il Santo Padre e il valore insostituibile della sua voce profetica al servizio della pace.

In apertura della sessione si è svolto l’incontro con l’on. Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia: un momento di dialogo istituzionale che ha confermato l’attenzione della Chiesa pugliese alle dinamiche del territorio e alle istanze della vita civile (cfr. comunicato stampa del 15 aprile).

Ampio spazio è stato dedicato all’Istituto pastorale pugliese, con la presentazione a cura di mons. Francesco Neri e di don Francesco Zaccaria delle linee progettuali per il quadriennio 2026-2030. L’Ipp ha illustrato tre aree di impegno prioritario per i prossimi anni: la formazione pastorale dei formatori, attraverso percorsi integrali e condivisi tra presbiteri, religiosi e laici, con l’introduzione del metodo della supervisione pastorale; il sostegno ai processi e ai progetti pastorali delle Diocesi, per accompagnare le comunità nei percorsi di conversione missionaria e sinodale; e la ricerca teologico-pastorale, con una nuova indagine sul ministero dei presbiteri in Puglia a vent’anni dall’ultima ricerca regionale sul tema. Per sostenere queste linee progettuali, l’Ipp prevede il rafforzamento di una équipe qualificata e l’allargamento di una rete territoriale nelle Diocesi pugliesi.

Particolare attenzione è stata riservata alla pastorale giovanile: mons. Leonardo D’Ascenzo (vescovo delegato) e don Davide Abbascià hanno presentato una comunicazione sul XXIX convegno nazionale di Pastorale giovanile ‘Va e accostati’ che si terrà a Brindisi dal 31 maggio al 2 giugno prossimi e che rappresenta un’occasione significativa per tutta la Chiesa italiana.

L’Assemblea ha inoltre deliberato il nulla osta per l’introduzione della causa di beatificazione e canonizzazione della serva di Dio Isabella (Bina) Morfini (Bari, 19 aprile 1889 – 9 dicembre 1969), un passaggio ecclesialmente rilevante nel percorso verso il riconoscimento della sua santità.

I vescovi di Puglia hanno espresso la loro profonda gratitudine a mons. Domenico Cornacchia per il generoso servizio pastorale svolto in questi anni nella diocesi di Molfetta – Ruvo – Giovinazzo – Terlizzi e per il prezioso contributo offerto all’interno della Conferenza episcopale regionale.

Mons. Domenico Basile, vescovo eletto di Molfetta – Ruvo – Giovinazzo – Terlizzi, è il nuovo presidente della Commissione pastorale regionale per le migrazioni.

Pasqua

Il Risorto e la verità in cammino: Emmaus e la sfida del relativismo religioso contemporaneo

17 Apr 2026

di Luana Comma

Nel cuore del tempo liturgico in cui la Chiesa ancora custodisce la luce della Risurrezione come evento che interpella la fede e ne mette alla prova lo sguardo, il racconto di Emmaus (Lc 24,13-35) si distingue come una delle più alte sintesi dell’esperienza cristiana del Risorto. Non si tratta semplicemente di una narrazione post-evento, ma di una vera e propria grammatica dell’incontro con il mistero: Dio si rende presente proprio là dove la comprensione umana sembra spegnersi e la storia appare chiusa nella sua opacità.

Due discepoli si allontanano da Gerusalemme, portando con sé non soltanto il peso di una speranza delusa, ma anche l’incapacità di leggere gli eventi accaduti secondo la logica di Dio. Il loro cammino, dietro l’apparenza di un movimento, manifesta in realtà un ripiegamento interiore: essi lasciano il luogo della promessa per cercare una distanza più sicura, dove la memoria della vicenda di Gesù possa gradualmente attenuarsi senza ulteriori interrogazioni.

La loro condizione è segnata da una forma di cecità che non è fisica, ma spirituale. Avevano creduto in Gesù, avevano riposto in lui le attese di Israele, ma la croce ha dissolto ogni prospettiva. «Noi speravamo…» (Lc 24,21): in questa espressione si condensa la crisi del discepolato. La loro speranza, tuttavia, si rivela insufficiente, perché costruita su attese semplicemente umane: un Messia potente, capace di dominare la storia secondo logiche visibili e immediate. La croce, al contrario, appare come il segno inequivocabile di un fallimento. Se Dio era con lui, come è stato possibile tutto questo? La domanda, non formulata esplicitamente, attraversa il loro cuore.

È precisamente in questo spazio di incomprensione che il Risorto si fa presente. L’incontro, agli occhi dei due, sembra casuale; in realtà, esso manifesta una dinamica decisiva: Cristo si accosta all’uomo proprio nel momento in cui questi non è più in grado di riconoscerlo. «I loro occhi erano impediti a riconoscerlo» (Lc 24,16): non si tratta di una semplice difficoltà percettiva, ma di un’incapacità più radicale, che riguarda il modo stesso di interpretare la realtà.

Qui il racconto evangelico si apre a una risonanza profondamente attuale. A distanza di duemila anni, la domanda si ripropone con forza: siamo davvero capaci di riconoscere il Risorto? Oppure anche il nostro sguardo è segnato da una forma di cecità, alimentata da una cultura che ha progressivamente smarrito i propri riferimenti?

In questo orizzonte si colloca il fenomeno del relativismo, che eccede l’ambito della mera elaborazione teorica per assumere la forma di una mentalità diffusa, capace di plasmare il modo di pensare e di vivere. Esso si radica nella convinzione che non esista una verità stabile e condivisibile, ma soltanto prospettive soggettive, tutte equivalenti. In un simile contesto, anche la fede rischia di essere ridotta a opinione privata, priva di rilevanza pubblica.

Le parole di Joseph Ratzinger risultano, a questo proposito, particolarmente illuminanti. Egli osservava come la cultura contemporanea tenda a costruire un pantheon nel quale tutte le visioni religiose sono accolte, ma al prezzo di essere relativizzate. Il cristianesimo, tuttavia, non può essere inserito in tale orizzonte senza essere snaturato, poiché la sua identità è intrinsecamente legata alla pretesa di verità del kérigma: in Gesù Cristo, Dio si è rivelato in modo pieno e definitivo.

Non si tratta di una chiusura esclusivistica, ma di un’affermazione teologica che scaturisce dal dato stesso della rivelazione. La fede cristiana non propone un’opzione tra le altre, ma annuncia un evento: l’incarnazione del Verbo, la sua morte e risurrezione come compimento della storia della salvezza. Come ricorda la Dominus Iesus, tale rivelazione possiede un carattere unico e universale, che non può essere ridotto a una tra le molte possibili vie.

In questo senso, il relativismo produce una conseguenza decisiva: la perdita di orientamento. Se non esistono punti di riferimento stabili, anche l’etica si dissolve in una pluralità di opzioni equivalenti, e la coscienza rischia di diventare pura autodeterminazione. L’uomo, lasciato a se stesso, non è più in grado di discernere il vero dal falso, il bene dal male.

E tuttavia, proprio questa situazione illumina in modo nuovo il racconto di Emmaus. I due discepoli non sono semplicemente tristi: sono disorientati, incapaci di leggere gli eventi alla luce di un criterio autentico. La loro interpretazione è parziale, frammentaria, chiusa dentro una prospettiva che non riesce ad aprirsi al mistero.

Il gesto di Gesù diventa allora paradigmatico: egli non sostituisce la loro libertà, ma la educa. «Cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Lc 24,27). Il Risorto introduce i discepoli in una lettura nuova della storia, nella quale la croce non appare più come negazione, ma come compimento.

La cecità, dunque, non viene superata attraverso una evidenza immediata, ma mediante un cammino. Solo nel momento della frazione del pane, quando la Parola ascoltata si coniuga con il gesto sacramentale, «si aprirono loro gli occhi» (Lc 24,31). Il riconoscimento non è il risultato di uno sforzo umano, ma il dono di una rivelazione accolta.

In questa luce, emerge con chiarezza anche il rischio delle letture chiuse o esoteriche del Vangelo. Quando la Scrittura viene separata dalla sua radice ecclesiale e dal suo centro cristologico, essa può essere facilmente piegata a interpretazioni arbitrarie: soggettivistiche, razionalistiche o, al contrario, magiche. Si tratta, in fondo, di diverse forme della medesima cecità: l’incapacità di lasciarsi condurre dalla verità che la Parola stessa comunica.

La tradizione della Chiesa, al contrario, custodisce un criterio fondamentale: la Scrittura va letta nella fede della comunità e alla luce di Cristo, che ne è il compimento. Solo così essa si sottrae alla frammentazione e rivela la sua unità profonda.

Il cammino dei discepoli di Emmaus si conclude con un’inversione di rotta: essi ritornano a Gerusalemme. Ciò che prima era luogo di fuga diventa ora spazio di testimonianza. La loro esperienza personale si apre alla dimensione ecclesiale: il Risorto non è proprietà privata, ma evento da condividere.

Il racconto evangelico consegna una domanda che attraversa ogni epoca: quale sguardo portiamo sulla realtà? Siamo disposti a lasciarci educare da Cristo, oppure restiamo prigionieri delle nostre interpretazioni?

Nel tempo presente, segnato da smarrimento e frammentazione, la parola del Risorto continua a risuonare come invito e promessa. Ma essa chiede una disponibilità radicale: quella di uscire dalla propria cecità per entrare in una visione nuova, nella quale la verità non è possesso, ma incontro.

E allora la domanda decisiva, che il Vangelo affida alla coscienza credente, rimane aperta: riconosciamo davvero il Risorto che cammina con noi sulle strade della storia? Oppure, come i discepoli di Emmaus, continuiamo a non vederlo, mentre egli già illumina il nostro cammino?

 

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

Eventi in diocesi

Concerto d’organo alla Collegiata di Grottaglie

ph ND
17 Apr 2026

di Angelo Diofano

Nell’ambito della terza rassegna organistica itinerante internazionale, che si svolge a cura degli Amici della musica di Castellana Grotte, della Regione Puglia e della direzione generale Spettacolo, con il contributo del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, domenica 19 a Grottaglie, nella chiesa madre SS. Annunziata, alle ore 19.30 avrà luogo il concerto d’organo di Roberto Bonetto.

In programma, musiche di G. Gabrieli (Cantate Domino a 6), J.H.Fiocco (Adagio in Sol magg.). B. Marcello (Fuga e Cantabile), G. B. Pescetti (Sonata Terza), B. Galuppi (Andante in re min e Sonata in Do magg.). F.X. Brixi (Preludio in Do maggiore).

Incontro di preghiera

A Lizzano, momenti di condivisione con la realtà penitenziaria

ph Noi & Voi
17 Apr 2026

di Angelo Diofano

A cura della vicaria di Pulsano in collaborazione con l’associazione ‘Noi & Voi’, la parrocchia di San Pasquale Baylon a Lizzano martedì 14 aprile ha vissuto un’esperienza indimenticabile con la Giornata di preghiera per i carcerati, estrinsecatasi nell’incontro con don Francesco Mitidieri, cappellano penitenziario e la testimonianza di alcuni ex detenuti.

Nella pagina facebook parrocchiale si racconta di un momento ricco di spiritualità e condivisione in cui si sono alterati tempi di preghiera, riflessioni, canti e profonde testimonianze di alcuni ex detenuti. “Le loro parole – vi si legge – hanno toccato il cuore di tutti, raccontando esperienze di deserto, solitudine e di un tempo che scorre lento, segnato da pochi ma preziosi contatti con i propri cari: una breve visita settimanale e qualche minuto di telefonata. Da questi racconti è emersa con forza l’importanza di costruire una comunità sempre più accogliente e inclusiva, capace di favorire un autentico reinserimento e di non lasciare indietro nessuno”.

I parrocchiani esprimono a tal proposito un sentito ringraziamento al parroco don Pompilio Pati, sempre disponibile, al vicario zonale don Davide Errico, a tutti i sacerdoti della vicaria di Pulsano e a quanti, mossi da senso di responsabilità e fraternità, hanno preso parte a questo incontro.

Rigenerazione ambientale

Grottaglie: finalmente partito il recupero della pineta Frantella

16 Apr 2026

di Silvano Trevisani

Una bella notizia per tutti i cittadini di Grottaglie e non solo: la pineta di Frantella, oasi verde prossima alla città, a pochi chilometri sulla provinciale che attraverso Specchia tarantina raggiunge Martina Franca, e da sempre punto di riferimento per le passeggiate naturalistiche e lo sport, tornerà a essere un polmone verde a disposizione della cittadinanza e di tutti coloro che vogliano godere della sua bellezza naturalistica. Sono iniziati i lavori di messa in sicurezza, dopo il via libera consentito dal provvedimento regionale, alla presenza del sindaco Ciro D’Alò, dopo lunghi anni di chiusura e di decadimento, conseguenti all’ultimo, grave episodio incendiario che, cinque anni fa, aveva distrutto parte della grande pineta (che anni addietro aveva già subito altri vasti incendi) e aveva reso pericoloso e impraticabile l’accesso.

Il degrado del sistema viario, la mancanza di marginature e di linee tagliafuoco, la mancata rimozione degli scheletri degli alberi ammalorati l’avevano resa impraticabile e ora si spera che possa presto tornare a un pieno utilizzo. I lavori, che comportano diverse fasi, che necessitano di autorizzazione regionale, prevedono il ripristino delle strade di collegamento e dei margini, poi si procederà con le linee tagliafuoco e altre attività previste nel provvedimento, come il taglio di diradamento fitosanitario per la riqualificazione ambientale. I lavori di rimozione previsti in questa prima fase, che dovrebbe concludersi entro l’estate prossima, vengono effettuati da parte di un privato che acquisisce il diritto a utilizzare tutto il legname di risulta. Ma a conclusione di questa prima fase la pineta non potrà essere subito aperta al libero utilizzo perché, come ci ha spiegato il sindaco D’Alò, dovrà essere poi attuata una seconda fase, sempre previa autorizzazione regionale, per la rimozione delle altre piante e la verifica della crescita dei nuovi alberi di pino e la conclusione dei lavori di messa in sicurezza. Insomma: per la riapertura al pubblico bisognerà attendere ancora un po’, ma il recupero è ormai avviato.

La pineta, lo ricordiamo, venne interdetta al pubblico nel 2021, con decreto sindacale, in seguito all’incendio verificatosi il 15 agosto, che aveva distrutto buona parte del versante Nord, ed è stata interdetta al pubblico per la pericolosità che rappresentava e il rischio di nuovi incendi.

A Taranto

Domenica 19, clean up dei mitilicoltori tarantini al molo di Cimino

In collaborazione con Plasticaqquà, si porterà decoro in uno degli angoli più suggestivi della città

ph Plasticaqquà
16 Apr 2026

Si terrà domenica 19 aprile la seconda di una serie di raccolte-rifiuti con le cooperative di mitilicoltori tarantini e l’associazione Plasticaqquà. Un evento storico per la città dei due mari che è stato reso possibile grazie alla cooperativa sociale ‘Isola’ che ha coinvolto tutti i soggetti protagonisti della giornata, come parte di un più ampio progetto, ‘Miti di mare’, promosso dal Comune di Taranto, che avrà lo scopo di valorizzazione la cozza tarantina e in cui i mitilicoltori saranno primattori.

Appuntamento per domenica 19 dalle ore 10 alle 13, sul molo di Cimino.

Ognuno può contribuire alla salvaguardia dell’ecosistema unico del Mar piccolo liberandolo dai rifiuti. Saranno resi disponibili in loco sia i sacchi che i guanti ma chiunque avesse un retino da pesca a manico lungo, può portarlo con sé.

Il molo di Cimino è accessibile dal lato opposto rispetto all’ingresso del parco.
Si consiglia di parcheggiare l’auto e di recarsi a piedi in direzione del molo, lungo il viottolo segnato a questa posizione gps:

https://maps.app.goo.gl/PN31LtRxuyuvxyg1A

Per ulteriori informazioni: 3388524409

 

Viaggio apostolico

Leone XIV in Camerun: “La pace non può essere ridotta a uno slogan”

ph Vatican media-Sir
16 Apr 2026

“Rifiutare la logica della violenza e della guerra, per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia”: è l’appello di Leone XIV, che nel primo discorso in Camerun, pronunciato nel palazzo presidenziale di Yaoundé e rivolto alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico, si è presentato “come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace”, di fronte alle “situazioni così drammatiche” a cui è di fronte il Camerun, dove “le tensioni e le violenze che hanno colpito alcune regioni del nord-ovest, del sud-ovest e dell’estremo nord hanno provocato profonde sofferenze: vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro”.“Dietro le statistiche ci sono volti, storie, speranze ferite”, il monito di Leone, che ha esortato ancora una volta a impegnarsi per “una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza.
Servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia”, l’indicazione di rotta per la convivenza pacifica.

La pace, infatti, “non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza”, ha denunciato il Papa, perché “il mondo ha sete di pace”: “Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!
Contribuire a una pace autentica, anteponendola a qualunque interesse di parte”, l’invito: “la pace non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili.
Governare significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini, significa ascoltare realmente i cittadini”, le parole indirizzate a queste ultime: la società civile è “una forza vitale per la coesione nazionale”, in quanto “contribuisce a formare le coscienze, a promuovere la cultura del dialogo e il rispetto delle differenze”, preparando così “un futuro meno esposto all’incertezza”. “La trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rispetto dello Stato di diritto sono essenziali per ripristinare la fiducia”, il messaggio diretto a chi esercita l’autorità: “Istituzioni giuste e credibili diventano pilastri di stabilità”, ha affermato il Papa: “L’autorità pubblica è chiamata a essere ponte, mai fattore di divisione, anche dove sembra regnare l’insicurezza. La sicurezza è una priorità, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili. Una pace autentica nasce quando ciascuno si sente protetto, ascoltato e rispettato, quando la legge è un argine sicuro all’arbitrio del più ricco e del più forte”, la tesi del Pontefice, che ha espresso ‘gratitudine’ per il ruolo delle donne: “Spesso, purtroppo, sono le prime vittime di pregiudizi e violenze, eppure restano instancabili artefici di pace. Il loro impegno nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale è ineguagliabile e rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere. Anche per questo la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali”.

“Perché si affermino la pace e la giustizia occorre rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza”, l’appello: “Occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria”, ha osservato Leone XIV: “Il vero guadagno è lo sviluppo umano integrale, ossia la crescita equilibrata di tutti gli aspetti che rendono la vita in questa terra una benedizione”. “Il Camerun possiede le risorse umane, culturali e spirituali necessarie per superare le prove e i conflitti e avanzare verso un futuro di stabilità e prosperità condivisa”, ha garantito il Papa: “Bisogna che l’impegno comune a favore del dialogo, della giustizia e dello sviluppo integrale trasformi le ferite del passato in sorgenti di rinnovamento”. Di qui la necessità di una duplice testimonianza: la prima “si realizza nella collaborazione tra i diversi organi e livelli amministrativi dello Stato a servizio del popolo e specialmente dei più poveri”, la seconda “si realizza collegando le vostre responsabilità istituzionali e professionali a un’integra condotta di vita”.
“Investire nell’istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità dei giovani è una scelta strategica per la pace”, ha affermato Leone, menzionando nel suo primo discorso a Yaoundé i giovani, “speranza del Paese e della Chiesa”, la cui energia e creatività “sono ricchezze inestimabili”, ma “quando disoccupazione ed esclusione persistono, la frustrazione può generare violenza”. Investire nell’istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità dei giovani è quindi “l’unico modo per contenere l’emorragia di meravigliosi talenti verso altre regioni del pianeta”: “È anche il solo modo di contrastare le piaghe della droga, della prostituzione e dell’apatia, che devastano troppe giovani vite, in modo sempre più drammatico”.

“Le tradizioni religiose, quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà”, ha concluso il Papa: “Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione – ha spiegato – la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco”. “Siete chiamati a un futuro più grande delle vostre ferite”, ha assicurato il Pontefice ai piccoli ospiti dell’orfanatrofio Ngul Zamba, secondo momento pubblico della prima giornata in Camerun.

Diritti negati

Oggi i giornalisti in sciopero per il mancato rinnovo contrattuale

Scaduto da 10 anni, durante i quali gli stipendi sono stati erosi dall’inflazione

ph Fisc-Sir
16 Apr 2026

Le giornaliste e i giornalisti italiani scioperano, oggi, per la terza volta. Non lo facciamo a cuor leggero, ma riteniamo che sia necessario informare i lettori, la società e la politica di ciò che sta accadendo nel nostro settore, tanto fondamentale per la democrazia quanto fragile.

Il contratto stipulato con gli editori della Fieg per regolare il lavoro dei giornalisti dipendenti è scaduto da 10 anni, anni in cui gli editori hanno goduto di aiuti pubblici, mentre i nostri stipendi sono stati erosi dall’inflazione. Non esiste alcuna regola per l’uso dell’intelligenza artificiale e per il giusto riconoscimento economico agli autori dei contenuti ceduti agli Over the top.

E va anche peggio alle migliaia di colleghe e colleghi collaboratori e a partita Iva che da anni attendono la determinazione dell’equo compenso e che per questo motivo hanno redditi che sono sotto la soglia di povertà.

Gli editori si sono garantiti tagli del costo del lavoro ricorrendo a pratiche di dumping contrattuale attraverso l’uso smodato del lavoro precario.

Con il nostro lavoro e i nostri sacrifici quotidiani, siamo gli azionisti di maggioranza di molte aziende editoriali.

Per la Federazione nazionale della stampa italiana dignità e futuro dell’informazione passano attraverso il rinnovo contrattuale, il recupero salariale e la difesa dei diritti che non sono privilegi, ma il modo con cui possiamo resistere alle minacce, dentro e fuori dalle redazioni. La dignità del nostro lavoro incide pesantemente sulla qualità dell’informazione che arriva a voi cittadini.

Per questo riteniamo anche che il settore debba essere finanziato di più e meglio, che i finanziamenti non possano produrre la distruzione e l’appiattimento dell’informazione, ma riportare ricavi alle testate. Noi giornalisti siamo pronti a parlarne e a confrontarci. Ma gli editori?

 

Comunicato sindacale della Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi)