Eventi in diocesi

‘Concerto di primavera’ al Sacro Cuore di Statte

16 Apr 2026

di Angelo Diofano

Un’indimenticabile serata di musica è prevista sabato 18 aprile alle ore 19.30 nella chiesa del Sacro Cuore, a Statte, con il ‘Concerto di primavera’ eseguito dal ‘Falanto Chorus’, diretto dal m° Nicola Luzzi.
La formazione corale sarà accompagnata al pianoforte da Alessandra Corbelli con la partecipazione del soprano Giovanna Causo.
In programma: Dolce sentire (Ortolani), Ave Maria (Jenkins), Laudate Dominum (Berthier), Cantate Domino (Trotta), Magnificat, nei suoi sette movimenti (Rutter).

Il ‘Falanto Chorus’, composto da 55 elementi, nasce nel 1971 come ‘I cantori della Concattedrale’ diretto dal m° Saracino; tra i concerti più significativi figurano omaggi a Bach, Faurè, Rossini, Liszt e Stravinskij; ha partecipato altresì a varie rassegne corali (in cui ha vinto alcuni premi) ed ha eseguito anche prime assolute, come appunto il ‘Magnificat’ di Rutter, in programma nel concerto al Sacro Cuore.

Giovanna Causo, originaria di Carosino, ha conseguito la laurea in canto lirico all’istituto musicale ‘Paisiello’ con il massimo dei voti. Artista versatile, si dedica anche alla pittura e collabora con l’associazione ‘Ets Arca’ di Grottaglie, promuovendo iniziative per l’integrazione, la salute e il benessere psicofisico delle persone con disabilità mediante attività artistiche, culturali e naturalistiche. Ha maturato significative esperienze come soprano in diversi cori della provincia.

Diplomata a pieni voti in pianoforte all’istituto musicale ‘Paisiello’ sotto la guida del m° Enzo Schirripa e dopo aver frequentato l’Accademia musicale pescarese con il m° Michele Marvulli, la pianista Alessandra Corbelli ha al suo attivo molteplici esibizioni, conseguendo larghi consensi, tenute per prestigiose associazioni in Italia, Germania e Francia; collabora assiduamente con il conservatorio ‘Paisiello’.

 

Eventi nazionali

Nel centenario di Vita Trentina, convegno nazionale dei settimanali cattolici

A Trento da oggi, giovedì 16, a sabato 18 per riflettere sul tema della conversione ecologica e sulla responsabilità dell’informazione nel raccontare la crisi ambientale globale e gli eventi climatici nei territori

16 Apr 2026

Trento ospita da oggi, giovedì 16, a sabato 18 il convegno nazionale della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), che riunirà circa settanta giornalisti provenienti da tutta Italia sul tema ‘Pianeta in prima pagina, cronisti del clima’.  L’iniziativa si inserisce nel calendario delle celebrazioni per il centenario del settimanale diocesano Vita Trentina ed è stata presentata nei giorni scorsi, al polo culturale diocesano “Vigilianum”.

Si tratta del primo convegno nazionale della Fisc dopo la pandemia ed è anche il primo convegno nazionale ospitato a Trento. A dieci anni dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato si’ e a pochi mesi dalla conclusione della Cop31, le oltre 160 testate settimanali cattoliche italiane riflettono sul tema della conversione ecologica e sulla responsabilità dell’informazione nel raccontare la crisi ambientale globale e gli eventi climatici nei territori.

Il convegno sarà aperto dagli interventi del vescovo di Verona mons. Domenico Pompili e del direttore del MuSe – Museo delle Scienze, Massimo Bernardi. Il programma prevede contributi di esperti, approfondimenti deontologici, testimonianze e buone pratiche giornalistiche. I lavori si concluderanno con una riflessione ecumenica proposta dal vescovo di Pinerolo mons. Derio Olivero. Tra i momenti significativi anche la visita al MuSe e al Museo diocesano tridentino, uno spettacolo teatrale aperto al pubblico nella serata di venerdì 17 aprile e, sabato 18 aprile alle ore 11.15, la celebrazione della messa in Cattedrale a Trento.

Il convegno si avvale della collaborazione del MuSe, partner scientifico dell’iniziativa, impegnato nella promozione di una comunicazione corretta e rigorosa sui temi ambientali, particolarmente rilevante nell’attuale contesto internazionale segnato da forti tensioni globali. Alcune sessioni saranno trasmesse in diretta sul canale YouTube di Vita Trentina nella giornata di venerdì 17 aprile (dalle 9 alle 13 e dalle 14.15 alle 15.45) e sabato 18 aprile (dalle 9 alle 10.30).

Una mostra al Vigilianum racconta i 100 anni del settimanale diocesano

Nel quadro delle iniziative del centenario, presso il Polo culturale diocesano “Vigilianum” è inoltre aperta la mostraUn secolo di caratteri e di… carattere’, visitabile da lunedì 13 aprile (9–12.30; 14–17.30). L’esposizione ripercorre, attraverso immagini d’epoca, oggetti storici e materiali editoriali, i cento anni di impegno del settimanale diocesano a servizio della convivenza civile e del dialogo ecclesiale e sociale, dalle difficili stagioni del regime fascista e della guerra fino al passaggio al nuovo millennio e all’era digitale.

Mezzo secolo di Vita Trentina anche in digitale

Sempre nell’ambito delle iniziative per il centenario, grazie al lavoro dell’Archivio diocesano sono ora consultabili online le prime cinquanta annate del settimanale nel portale “Patrimonio digitale”, raggiungibile dal sito diocesano. Un progetto particolarmente apprezzato da studiosi e ricercatori, che riconoscono in Vita Trentina una fonte preziosa per la conoscenza della storia del territorio.

Ecclesia

Trump attacca Leone XIV: le parole del presidente della Cep

Mons. Giuseppe Satriano, a nome della Conferenza episcopale pugliese, esprime profonda indignazione e ferma condanna per le dichiarazioni del presidente Usa

16 Apr 2026

Di fronte alle recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nei confronti del Santo padre papa Leone XIV, sento il dovere di esprimere, a nome delle Chiese di Puglia, profonda indignazione e ferma condanna.

Non si tratta di parole semplicemente inappropriate: si tratta di un attacco che ferisce non solo la persona del pontefice, ma il significato stesso del suo ministero. Il Papa non è un interlocutore politico da contrapporre o delegittimare: è il successore di Pietro, segno visibile di unità e voce profetica che richiama instancabilmente l’umanità ai sentieri della pace, della giustizia e della verità.

In un tempo lacerato da guerre, divisioni e fragilità globali, appare quanto mai grave e inaccettabile ogni tentativo di ridurre la parola del Santo Padre a una logica di schieramento.

La voce del Papa è oggi una delle poche che, con libertà evangelica, osa denunciare le ingiustizie, difendere i più deboli e indicare la via esigente della pace. Svilirla o screditarla significa rendere più fragile la speranza di un’umanità riconciliata.

Per questo, mentre rinnoviamo al Santo padre la nostra filiale comunione, la vicinanza e la preghiera, chiediamo con forza che ogni espressione pubblica sia improntata al rispetto e alla responsabilità, specialmente quando in gioco vi sono la dignità delle persone e il futuro della convivenza tra i popoli.

Non possiamo tacere quando la parola, che dovrebbe costruire ponti, viene piegata a logiche che alimentano fratture. È tempo, invece, di riconoscere e custodire ogni autentico impegno per la pace.

 

Emergenze sociali

Infortuni e lavoro nero, Mosseri (Anmil): “L’insicurezza investe un sistema retto su pratiche sleali

ph Marco Calvarese-Sir
15 Apr 2026

di Gigliola Alfaro

Lavoravano in nero Daniluc Tiberi Un Mihai e Najahi Jaleleddine, i due operai morti precipitando dal cestello di una gru a Palermo, mentre eseguivano delle opere in un appartamento al decimo piano di uno stabile. Dai primi accertamenti degli investigatori, confermati anche dalle testimonianze dei familiari delle due vittime, non avrebbero avuto alcun contratto e non risulterebbero iscritti né alla Cassa edile né alla Edilcassa. I lavoratori in nero corrono maggiori rischi di quelli regolarmente assunti? Ne parliamo con il direttore generale dell’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro (Anmil), David Mosseri.

ph Anmil

C’è una connessione tra gli incidenti sul lavoro e il lavoro nero?
Le risponderò in maniera lapidaria: quanto costa ad un’impresa, ad un datore di lavoro, la morte dei suoi dipendenti se confrontata ad un contratto regolare? Quanto vale il costo di un’imbracatura (che sembra che le povere vittime di Palermo non avessero indosso) se confrontato al valore di una vita umana? I luoghi di produzione in Italia sono martoriati da pratiche criminali legate al lavoro nero, che sta a significare la totale assenza di tutela, ma anche da quello grigio che la storia recente ci insegna essere preponderante, ad esempio, nel sistema degli appalti. La diretta connessione con l’insicurezza del lavoro investe l’intero sistema retto su pratiche sleali e patti di scorrettezza imposti al lavoratore impossibilitato a pronunciare quei “no!” in grado di salvargli la vita. Non solo il nero dunque, ma anche la dequalificazione professionale, la sottoccupazione, il lavoro povero regolarizzato dall’assenza di una legge sul salario minimo, le carenze del sistema previdenziale che costringono i lavoratori over 65 a continuare ad arrampicarsi sulle impalcature. La connessione diretta con morti e incidenti sul lavoro riguarda ogni pratica lavorativa che imponga la rinuncia coatta dei diritti del lavoratore.

Nel lavoro nero viene completamente meno la formazione, che dovrebbe aiutare i lavoratori a essere più attenti sui pericoli?
Purtroppo nello scenario contemporaneo che ho descritto la formazione e la “cultura della sicurezza” diventano utopia. Se a mancare sono le basi della dignità lavorativa, si pensi ad esempio alle recenti maxi inchieste della Procura di Milano sul sistema di caporalato adottato da grandi multinazionali nei confronti di migliaia di lavoratori, viene da sé comprendere che prima di arrivare a rivendicare l’applicazione dell’obbligo normativo di formazione alla sicurezza dei lavoratori ci sia un intero sistema da rifondare. Se persistono laceranti differenze geografiche nell’investimento da parte delle istituzioni nei controlli e nel contrasto al lavoro nero (e la Sicilia ne è esempio lampante), parlare di ore destinate alla formazione arriva a sembrare, ahinoi, grottesco. Il pericolo principale per i lavoratori dei comparti più contaminati dalle pratiche di sfruttamento (principalmente riconducibili ai “servizi alla persona” e al settore agricolo per quanto riguarda la totale assenza di tutela contrattuale ma che – come accennato – comprendono in modalità grigia la maggior parte dei lavori legati a produzione e logistica) risiede nel non avere alternativa. Prima di parlare di formazione, dunque, suggeriamo a chi ci governa di consentirci di avere la possibilità di rifiutare di salire su di un’impalcatura senza Dpi e senza un contratto regolare in tasca.

Ha dati aggiornati sul lavoro nero in Italia?
Non esistono dati certi sul dilagante sistema del sommerso in Italia ma quelle che sono da definire “stime” affidate ad attente e lunghe analisi dell’Istat. In ragione della difficoltà intrinseca al dato e dell’attenzione che il nostro Istituto nazionale di statistica porta alla materia, in linea con gli standard europei, le ultime stime disponibili sono quelle che fanno riferimento al periodo 2020-2023 incentrate sull’economia non osservata nel nostro Paese. Si tratta di un report diffuso ad ottobre del 2025 sul periodo indicato che identifica, come ultima stima disponibile, 3 milioni e 132mila unità di lavoro irregolari in Italia, evidenziando una crescita di oltre 145mila lavoratori non a norma tra il 2022 e il 2023. Dato per assodato che quando si parla di economia non osservata si intendono i guadagni complessivi dell’illegalità e non solo quelli facenti capo al lavoro sommerso, gli ultimi dati Istat chiariscono come circa 185 su 217,5 miliardi di euro prodotti dall’illegalità siano direttamente ed esclusivamente riconducibili al lavoro irregolare.Un altro appunto che mi sento di portare all’attenzione di chi legge riguarda il fatto che questi 185 miliardi di euro sono, di fatto, generati non solo dal lavoro nero (invisibile) bensì anche da quello portato avanti attraverso pratiche sleali in presenza di contrattualizzazione come ad esempio il ricorso continuo a sotto-dichiarazioni, vale a dire comunicazioni intenzionalmente menzognere circa il fatturato o il costo del lavoro che, va da sé, di rifanno anche sulle tutele della salute e sicurezza del lavoratore.

Nel lavoro in nero sono ugualmente impiegati italiani e stranieri o c’è una prevalenza?
Sempre rifacendoci agli ultimi dati dell’Istat, il comparto nel quale il lavoro nero è maggiormente diffuso in Italia è quello che fa riferimento alla macro-categoria “Altri servizi alla persona”, con un’incidenza del 40,5%. In questo grande contenitore, i principali datori di lavoro sono le famiglie italiane e i principali lavoratori non tutelati sono di provenienza straniera. Poco più di un mese fa il VI Rapporto sullo sfruttamento lavorativo e il caporalato curato dal Laboratorio “L’Altro Diritto”, dalla Fondazione Placido Rizzotto e dalla Flai Cgil ha dimostrato come, su 840 casi di vittime di sfruttamento lavorativo, 633 siano riconducibili a cittadini di Paesi terzi extra Unione europea che arrivano nel nostro Paese, nella più parte dei casi, in stato di bisogno e con un difficile riconoscimento giuridico. Ad accoglierli in queste drammatiche e precarie situazioni, generalmente, trovano un caporale. Pena del rifiuto, la completa indigenza.

Quando muore un lavoratore in nero le famiglie sono ancor meno tutelate o la situazione è la stessa di chi perde un congiunto regolarmente assunto?
Fortunatamente nel nostro Paese la tutela Inail in caso di morte di un lavoratore irregolare è, sulla carta, un diritto per i superstiti pari a quello spettante ai familiari dei lavoratori contrattualizzati. E questa, mi conceda di sottolineare, è la norma. La sua applicazione invece, come troppo spesso accade, apre scenari ben più complessi che ci riportano alla malattia che affligge l’intero sistema. È difficile per noi di Anmil “banalizzare” il ragionamento, ma se vogliamo guardare all’interezza del sistema che asseconda il proliferare dell’illegalità come ci siamo detti sino ad ora, viene da sé comprendere che il ricatto al quale il lavoratore irregolare viene sottoposto, ancor più se straniero, non favorisca la pratica di denuncia. Quanto pesano sulla coscienza del nostro Paese quei casi di lavoratori in nero, principalmente immigrati, ma non solo, lasciati morire post-infortunio nei cigli delle strade per tentare, ancora più ostinatamente, di non incappare in guai giudiziari? Pensiamo mai a quanti di loro non siano mai stati ritrovati sparendo in chissà quale pratica mafiosa di occultamento? Dunque la triste risposta alla sua domanda è: sulla carta non v’è differenza. Nell’odiosa realtà dello sfruttamento degli esseri umani ottenere giustizia è una chimera.

Se si infortuna gravemente un lavoratore in nero ha minori tutele di quelli assicurati?
Stesso discorso di prima ma probabilmente ancora più penalizzato nella resistenza alla denuncia. In un sistema dove il lavoratore privo di alternative accetta a testa bassa il rischio di farsi male, una volta che subentra l’infortunio e si ha la “fortuna” di non morirne, la reticenza a denunciare con la certezza di fuoriuscire dal patto di scorrettezza che ha garantito un salario è, purtroppo, naturale conseguenza.

Purtroppo, quasi ogni giorno c’è un bollettino di guerra su morti mentre si lavoro: perché non si riesce a fermare questa strage?
Perché non interessa porvi rimedio. Sono decenni che portiamo avanti le istanze della categoria spiegando quanto a servire sia – intanto – una corretta applicazione della normativa esistente. Nonostante questo assistiamo al proliferare di nuovi decreti e provvedimenti privi di efficacia a discapito del rafforzamento immediato e massivo dell’organico dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Assistiamo al tentativo di minare l’autonomia della magistratura quando le rare e più grandi inchieste a contrasto dello sfruttamento legalizzato dei lavoratori vengono realizzate dal lavoro indipendente di alcune Procure. Assistiamo, a pochi giorni dal Primo Maggio, a misure palliative di contrasto al lavoro povero che è alla base di tutto ciò che ci siamo detti sino ad ora. Allora l’esortazione che sentiamo di fare, dati i fallimenti continui dell’esistente in materia da parte delle istituzioni, è di lavorare per sostenere e sviluppare forme di controllo nei luoghi di lavoro che partano direttamente da chi li abita: i lavoratori stessi. Insistere nell’ambito degli enti del Terzo Settore per sostenere, tramite il volontariato attivo, una rivoluzione delle coscienze individuali per dare vita ad una nuova organizzazione collettiva che spinga il lavoratore posto sotto ricatto a denunciare sistematicamente senza la paura di essere il solo a farlo. Noi continuiamo ad esserci, dal basso e con determinazione.

Eventi a Taranto e provincia

Legalità e Futuro: il procuratore Nicola Gratteri incontra gli studenti

L’evento è promosso dall’associazione nazionale ‘La Tazzina della legalità’

15 Apr 2026

Venerdì 17 aprile, alle ore 11, il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, sarà a Sava in occasione della Giornata della legalità. L’incontro, evento di altissimo valore civile e pedagogico, si terrà nell’auditorium ‘Giovanni Falcone’ ed è promosso dall’associazione nazionale ‘La Tazzina della legalità’, rappresentata in Terra jonica dalla referente Grazia Pignatelli, la quale riveste anche la carica di presidente del circolo Mcl ‘Torricella nel cuore’, con il sostegno del presidente nazionale dell’associazione ‘La Tazzina della Legalità’, Sergio Gaglianese.
L’evento nasce da una sinergia virtuosa con l’i.i.s.s. ‘Del Prete-Falcone’ guidato dalla dirigente scolastica, prof.ssa Pierangela Scialpi.

Grazia Pignatelli sottolinea l’importanza strategica di questo appuntamento: “Credo fermamente che il confronto diretto tra il procuratore Gratteri e i nostri ragazzi sia la chiave per costruire ponti verso un futuro trasparente. Valori come la legalità, la cittadinanza attiva e la responsabilità condivisa sono i pilastri di questa giornata: non si tratta di un semplice incontro, ma di un seme che piantiamo nel cuore dei giovani per dare forza alla cultura del rispetto e della libertà. Un ringraziamento speciale va alla dirigente scolastica, prof.ssa Pierangela Scialpi, per aver accolto con immediato entusiasmo e profonda sensibilità la nostra proposta.

L’incontro manterrà un carattere prettamente pedagogico e sarà strettamente riservato agli studenti dell’istituto. Questa scelta mira a preservare l’intimità e l’efficacia del dialogo civile tra il magistrato e i giovani. Il dott. Gratteri dialogherà con la platea partendo dai temi trattati nelle sue ultime opere: ‘Cartelli di sangue’; un’analisi accurata delle rotte del narcotraffico globale; ‘Una Cosa sola’, un’indagine sulle infiltrazioni mafiose nei centri di potere.
Il dibattito sarà moderato dal direttore di Antenna Sud, Gianni Sebastio.

 

Eventi in diocesi

Martina Franca, Ernesto Maria Ruffini alla Cristo Re

15 Apr 2026

Venerdì 17 aprile (alle ore 18:30), Ernesto Maria Ruffini sarà a Martina Franca nella sala del ‘Cantico delle creature’ della parrocchia Cristo Re per presentare il suo ultimo libro ‘Più uno. La politica dell’uguaglianza’, edito da Feltrinelli. Converserà con l’autore Giuseppe Sangiorgi, già direttore del Popolo, quotidiano della Dc, e attualmente esponente di punta del giornalismo politico cattolico.
Nel testo, attraverso un resoconto tra storia, aneddoti personali e riflessioni da uomo delle istituzioni, l’autore invita a riscoprire il valore della democrazia come strumento di crescita comune.

L’evento organizzato dall’ufficio per i Problemi sociali e lavoro, Giustizia e pace, Salvaguardia del creato dell’arcidiocesi, diretto da don Antonio Panico, è la terza ‘Piazza della democrazia’, frutto della 50ª edizione delle Settimane sociali dei cattolici italiani, svoltasi a Trieste, dopo il confronto tra i candidati a sindaco di Taranto e la presentazione della comunità energetica diocesana.

Ernesto Maria Ruffini, avvocato, è stato direttore dell’Agenzia delle entrate e dell’Agenzia delle entrate-riscossione. Collabora con quotidiani e riviste su numerosi temi di attualità di politica tributaria. Nel 2014 viene chiamato a fare parte del Tavolo permanente per l’innovazione e l’agenda digitale italiana della presidenza del Consiglio dei ministri. Fra i suoi libri, ‘L’evasione spiegata a un evasore’ (2013), ‘Il giudizio di Cassazione nel processo tributario’ (2016) e ‘Uguali per Costituzione. Storia di un’utopia incompiuta dal 1948 ad oggi’ (2022) con prefazione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

 

Città

Lo sport tra benessere e inclusione: costituito un ‘tavolo’ per il settore

15 Apr 2026

di Silvano Trevisani

I Giochi del Mediterraneo, previsti in estate, impegnano Taranto a occuparsi non solo di organizzazione e accoglienza, ma anche di definire le future modalità di gestione degli impianti e degli spazi urbani realizzati e riqualificati per l’occasione. A questo scopo, lunedì scorso, nella sede dell’Università in via Duomo, vi è stato un primo momento tecnico-istituzionale per presentare le strategie dell’amministrazione comunale. Lo scopo era quello di illustrare le linee programmatiche del Comune per la valorizzazione e la gestione degli impianti nel medio-lungo periodo degli asset, in particolare nella fase post-evento, proporre le strutture e gli spazi urbani oggetto di valorizzazione, condividere le prime ipotesi di modelli gestionali e possibili schemi di partenariato pubblico/privato. Nel corso dell’incontro sono state presentate le prime due offerte di gestione degli impianti da parte del Gruppo Ladisa (la società che gestisce il Taranto calcio) e Mediterraneo (che gestisce la piscina) Ma, nella prospettiva della valorizzazione del comparto sportivo in città, il Comune ha anche costituito il Tavolo per lo sport, per iniziativa del sindaco Bitetti, che è formato da dodici componenti e il cui coordinamento è stato affidato a Pierfilippo Marcoleoni (nella foto), al quale abbiamo rivolto alcune domande:

Quale scopo ha il tavolo per lo sport?

Noi stiamo cercando di lavorare su due tre temi centrali che costituiscono tre macroaree. La prima è legata allo sport che potremmo definire “di base”, cercare di valorizzare lo sport per strada, lo sport inteso come attività motoria e benessere non per forza strettamente legato alla parte agonistica. Il secondo punto importante riguarda lo sport come inclusione sociale. Lavoreremo per portare lo sport alla portata di tutti. Non è accettabile che lo sport oggi possa essere fruito soltanto da persone che si possono permettere di pagare una retta a un’associazione sportiva, ma lo sport deve essere possibile e fruibile da parte di tutti.

E come intendente muovervi?

Stiamo lavorando con tutti i centri di aggregazione, partendo proprio dalle parrocchie, che hanno magari degli oratori, sia piccoli che grandi, o magari hanno un campetto, o una piccola palestra. Con loro cercheremo di lavorare per uno sport inteso come occasione di inclusione sociale, per tirare fuori dalle strade i ragazzi e i bambini soprattutto nei quartieri periferici, anche se preferisco definirli quartieri che non sono nel centro città. Il terzo punto riguarda gli sport acquatici ma soprattutto gli sport marini. Non è possibile che Taranto venga ancora vista come una città sul mare, perché è una “città di mare”. Deve essere cambiata la narrazione da questo punto di vista.

Obiettivo non semplice, per tutta una serie di ragioni.

Ma noi andremo a mettere l’accento proprio sugli sport marini. Perché Taranto può e deve diventare una fucina di giovani atleti. Sono tante le discipline sportive che hanno a che fare con il mare, dalla al canottaggio, dal kayak al windsurf o al kitesurf, per non parlare del nuoto o della pallanuoto e così via. Tutti questi che sono sport acquatici, ma soprattutto sport marini, devono essere il nostro fiore all’occhiello come città di mare?

Quanto inciderà il giochetto del Mediterraneo nel futuro della comunità? Che importanza avrà questo momento?

Innanzitutto i giochi del Mediterraneo ci daranno un’eredità di 350 milioni di strutture, che non è cosa da poco, ma stiamo lavorando a una discussione su quella che dovrà essere la ricaduta sulal città. E non solo in termini di impianti ma in termini proprio di culturali. Io sono convinto che può lasciare veramente tanto ma ci vuole impegno da parte di tutti.

Eventi a Taranto e provincia

Al via la 43ª edizione del Mundialito Escuela

Saranno 30 le squadre partecipanti composte da studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado

15 Apr 2026

Nel pomeriggio di sabato 11, a Taranto, in prossimità del monumento ai marinai in corso Due mari, si è svolta la presentazione con i sorteggi della 43ª edizione del Mundialito Escuela, torneo di calcio a 5 per studenti, promosso in collaborazione con l’ufficio pastorale Tempo libero, Turismo e sport dell’arcidiocesi di Taranto, intitolato: ‘Una storia del Mediterraneo: un cammino per scoprire la bellezza mentre Giochi’.

Il sorteggio è stato preceduto da una sfilata vivace e coreografica di circa 200 ragazzi, protagonisti del torneo, che, con i loro docenti accompagnatori, hanno attraversato il ponte girevole, icona della città jonica, al cospetto di un cielo ed un mare stupendi.

Il corteo delle squadre e dei docenti, guidato da mons. Gino Romanazzi, direttore dell’ufficio diocesano e riferimento di tutta l’esperienza del Mundialito Escuela che ha la sua ‘dimora’ nella parrocchia Santa Rita di Taranto, si è radunato dinanzi al monumento ai marinai ed al tabellone dei Giochi del Mediterraneo. Qui, alla presenza anche del dott. Pierfilippo Marcoleoni, rappresentante dell’amministrazione comunale, e del dott. Sandro Esposito, rappresentante del Comitato Giochi del Mediterraneo, si sono svolti i sorteggi delle 30 squadre partecipanti composte da studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado.

Il Mundialito Escuela, ancora, si conferma come un’esperienza che va oltre la competizione sportiva, si propone come percorso educativo capace di unire giovani, scuola, Chiesa, famiglia e territorio nel segno dello sport e dell’amicizia gratuita, che ha come origine l’avvenimento di Gesù Cristo che si rende sperimentabile nella vita quotidiana.

Nei prossimi giorni prenderanno il via le attività sportive, con l’auspicio di vivere un’edizione ricca di gioia, partecipazione e crescita per tutti i protagonisti.

 

A Crispiano, il Giubileo dei bambini e dei ragazzi

15 Apr 2026

A Crispiano, nell’ambito delle celebrazioni dell’anno giubilare per i duecento anni della sua fondazione, la parrocchia di Santa Maria della neve (parroco, don Michele Colucci) organizza per domenica 19 aprile il ‘Giubileo dei bambini e dei ragazzi’ . Il programma prevede alle ore 9 dalla parrocchia Santa Maria Goretti la partenza dei bambini e dei ragazzi, con sosta in piazza San Francesco, l’arrivo in piazza Madonna della neve con composizione del puzzle del Giubileo e l’attraversamento della Porta Santa; alle ore 9.30 ci sarà la santa messa concelebrata dai parroco cui seguirà, alle ore 10.30, il percorso alla scoperta dei luoghi della fede (abbazia di Santa Maria di Crispiano in via Endertà e chiesa vecchia) alla luce delle parole chiave ‘accoglienza/condivisione/gratitudine’. La conclusione della giornata sarà alle ore 12.30 in piazzetta Guglielmo Motolese (davanti alla chiesa vecchia).

 

Cinema

In sala ‘Il Vangelo di Giuda’ di Giulio Base

ph Sir
14 Apr 2026

Giulio Base è un regista, sceneggiatore e attore con una carriera quarantennale. Direttore in carica del Torino Film Festival, nel corso degli anni ha alternato cinema e Tv, dimostrando grande attenzione ai temi religiosi. Tra i suoi titoli: “Padre Pio”, “L’inchiesta” e “Bar Giuseppe”. Ora è nei cinema con “Il Vangelo di Giuda”, presentato al 78° Locarno Film Festival. Base ha diretto, scritto e prodotto il film che racconta la vita, la Passione e la morte di Gesù attraverso lo sguardo dubitante dell’apostolo Giuda. Tra gli interpreti Giancarlo Giannini (voce narrante), Rupert Everett, Paz Vega e Vincenzo Galluzzo. Prodotto da Agnus Dei, Minerva Pictures e Rai Cinema, è nelle sale dal 2 aprile.

La storia

Gerusalemme, monte Golgota, Gesù spira sulla croce, e nello stesso momento Giuda non poco distante si sta togliendo la vita. La sua voce conduce lo spettatore a riavvolgere il filo della sua storia, da un’infanzia infelice in una casa di prostituzione dove è prima vittima di abusi e poi ne diventa l’amministratore, gestendo anche la vita della sorella Maddalena. Intelligente e scaltro, rimane spiazzato dall’incontro con Gesù. Il suo entusiasmo per il Messia va però di pari passo con diffusi dubbi…
Forte di una solida esperienza cinematografica ma anche di studi teologici, Base decide di confrontarsi con Gesù e il dramma della Passione scegliendo però un iter narrativo “atipico”, meno ricorrente nella vasta e varia storia del cinema cristologico. Adotta come punto di osservazione l’apostolo che ha tradito Cristo. Tratteggia in parallelo le due storie, le due morti avvenute lo stesso giorno: il primo sulla Croce per la salvezza dell’uomo, il secondo nella vergogna per impiccagione. Una morte che Base vuole collegare, per tracciare una relazione quasi “necessaria”.

Con richiami a “L’ultima tentazione di Cristo” di Scorsese – qua e là rimandi anche a Pasolini, Zeffirelli e alla serie “The Chosen” –, Base compone un suo personale sguardo sulla vita e morte di Cristo partendo dalla posizione del traditore, di colui che ha scelto di abitare il male, raccontandone anche le fragilità che lo hanno spinto nella vertigine del peccato. Nel film non inquadra mai Giuda, ma lo lascia di spalle attivando nello spettatore l’idea di aderire al suo sguardo, di entrare in soggettiva nella storia. Il regista desidera dare umanità e profondità alla figura di Giuda, affinché emerga in maniera più complessa, espressione di un’umanità imperfetta e incline alla caduta. Stilisticamente, il racconto è ruvido, spigoloso, senza abbellimenti. Un’opera acuta e audace, da gestire con prudenza a livello tematico, proprio per le libertà narrative assunte che possono essere soglia, se non adeguatamente mediate, di smarrimento.

Oratori

Girone di andata del campionato Anspi: la classifica

14 Apr 2026

di Alessandra Munno

Si è concluso il girone di andata del nostro campionato zonale Anspi  di Taranto categoria 2013/14/15  e i nostri ragazzi hanno saputo gestire vittorie e sconfitte mantenendo l’equilibrio, l’umiltà, focalizzandosi sulla crescita interiore e sullo spirito di squadra e fratellanza. Ecco la classifica attuale:

1 °- Carosino con punti 19

2°-  San Vito con punti 16

3° – Torricella con punti 15

4° –  San Marzano di San Giuseppe con punti 10

5° – Angeli Custodi-Tamburi con punti 9

6°-  San Giorgio jonico con punti 9

7°-  S.M. Goretti Crispiano con punti 4

“Forza ragazzi, ottimo risultato!!! – è stato il commento di Cristian Piscardi, presidente zonale Anspi Taranto – Ricordate che le sconfitte vanno accettate come opportunità di apprendimento con solidità e forza d’animo, mentre le vittorie vanno celebrate senza presunzione focalizzandosi su cosa migliorare. L’attenzione deve restare sulla prestazione e non solo sul risultato, ma anche sul sentimento universale di amicizia, solidarietà e reciproca benevolenza riconoscendo la pari dignità oltre ogni differenza”.

Un sentito ringraziamento viene rivolto agli organizzatori Montefinese Vincenzo e Cipriano Fabio, agli arbitri Tanese Antonio, Sibilla Giuseppe, Seprano Donato, e Marraffa Angelo, Illume Luciano che hanno contribuito con disponibilità, complicità e dedizione alla realizzazione del campionato.

 

Diocesi

Fede, vita e primavera: il messaggio di Dario Reda ai giovani di Taranto

ph G. Leva
14 Apr 2026

di Francesco Mànisi

Gli adolescenti e i giovani dell’arcidiocesi di Taranto hanno vissuto un intenso momento di preghiera con la Via Crucis ‘Gente di Primavera’, svoltasi lo scorso 26 marzo e promossa dal Servizio diocesano per la pastorale giovanile e vocazionale in collaborazione con il Centro missionario diocesano. L’iniziativa, pensata come un cammino itinerante per le strade della città vecchia, è stata invece vissuta all’interno della cattedrale di San Cataldo a causa delle condizioni meteo avverse.

A guidare le sei stazioni è stato Dario Reda, docente di scienze motorie e giovane testimone di fede vicino al mondo degli adolescenti, che ha proposto riflessioni coinvolgenti e capaci di accostare la Passione di Gesù alle passioni, alle ferite e alle domande dei ragazzi di oggi: solitudine, identità, violenza, dolore. Il percorso intenso ha aiutato i presenti a rileggere la croce non come un evento lontano, ma come una realtà che attraversa ancora oggi la vita di ciascuno.

Al termine i convenuti hanno vissuto un momento conviviale offerto con generosità dalla comunità parrocchiale della Cattedrale.

Abbiamo chiesto a Dario di condividere alcune riflessioni sull’esperienza vissuta.

Da Padova a Taranto per vivere con i nostri giovani questo momento forte. Che impressione ti ha lasciato la città?

“Appena arrivato, una delle prime cose che mi ha colpito è stata la notizia dei Giochi del Mediterraneo: io sono molto legato allo sport, che considero una manifestazione esteriore di un movimento interiore. E arrivare in una città per guidare una Via Crucis, quindi un’esperienza profondamente interiore, e scoprire anche questa dimensione così viva e dinamica, mi ha davvero emozionato. Poi ci sono state le bellezze del territorio, il mare, i sapori (penso alle cozze e alla cucina tipica tarantina che ho avuto modo di gustare) ma soprattutto le persone. Anche se ho vissuto incontri brevi, li definirei ‘anticipi’, piccoli assaggi che mi hanno fatto venire una grande voglia di tornare, non più da ospite di poche ore, ma da amico e da fratello. Un’immagine che mi è rimasta nel cuore è, certamente, quella del Museo archeologico nazionale, con i suoi reperti di inestimabile valore storico e culturale. In modo particolare, mi ha colpito molto il motto del Museo, ‘Past for future’: redo che esso richiami qualcosa di profondamente cristiano: il messaggio di Gesù e la sua vita non possono rimanere qualcosa di lontano o “impolverato” Esso, al contrario, è vivo oggi e parla al nostro presente. Forse potremmo aggiungere non solo ‘past for future’, ma anche ‘past for present’, il passato per il presente”.

Durante la Via Crucis hai sottolineato quanto sia importante una fede concreta. Quanto è importante per un giovane vivere una fede così?

“Più che di ‘concretezza’, parlerei di credibilità. Il rischio è vivere una fede fatta di tante cose (attività, servizi, impegni) ma tutte scollegate da ciò che abbiamo dentro e che scorre nella nostra interiorità. Un giovane percepisce subito se c’è coerenza in chi ha di fronte: se quello che diciamo con le parole corrisponde davvero a quello che viviamo ordinariamente. Posso fare mille cose in parrocchia, ma se dentro non porto nulla, quella concretezza resta vuota. Mi viene in mente la metafora dell’albero: se si preoccupa solo di fare frutti, non crescerà. Se invece mette radici profonde, i frutti arriveranno spontaneamente, come ci ricorda il vangelo stesso. Così è la fede: quando curiamo la relazione interiore con Gesù, anche la vita concreta cambia in modo naturale”.

Hai parlato della necessità di ‘abbracciare la primavera anche nel pieno dell’inverno’. Come può un giovane riconoscere questa primavera nella propria vita?

“Quando tutto sembra inverno, nella vita, nel cuore, nelle situazioni, il primo passo da fare credo sia quello di cercare i germogli. Anche sotto la neve e il ghiaccio, qualcosa sta già nascendo. La primavera non arriva all’improvviso: è già all’opera, nascosta. Il problema è che spesso da soli facciamo fatica a vederlo. Per questo è importante non chiudersi: serve qualcuno accanto, un amico, un compagno, qualcuno che possa ‘scavare con noi’ dentro quel terreno duro e aiutarci a riconoscere anche il più piccolo segno di vita. È un atteggiamento difficile, ma profondamente evangelico. Gesù stesso, sulla croce, non fugge dal dolore: apre le braccia e lo accoglie fino in fondo. Proprio lì, in quella apertura, nasce già una possibilità di vita nuova. Questo significa che anche i nostri momenti di solitudine, di fatica, di smarrimento non sono inutili o da evitare a tutti i costi, ma possono diventare luoghi in cui qualcosa matura. Un modo molto concreto per accorgersene è guardarsi indietro: quante volte qualcosa che ci sembrava una fine (una delusione, una sconfitta, una bocciatura – come è successo a me) si è rivelata poi una tappa importante del nostro cammino? Magari ci ha fatto incontrare persone nuove, ci ha cambiato dentro, ci ha fatto crescere. Rileggere la propria storia aiuta a riconoscere che, anche negli inverni più duri, c’erano già dei segni di primavera. E questo dà speranza: perché se è successo una volta, può accadere ancora. La primavera, allora, non è qualcosa da aspettare passivamente, ma da cercare, custodire e far crescere, anche quando tutto sembra dire il contrario”.

Quale augurio senti di rivolgere ai giovani della nostra arcidiocesi?

“Il mio augurio è semplice: buona strada.  Vuol dire non restare fermi, mettersi in cammino.  Ma per camminare bisogna sapere da dove si parte: anche se il punto di partenza è un “inverno”, va bene così. È da lì che si inizia. E poi avere una direzione: la primavera. Una primavera che è rinascita, luce, vita nuova. ‘Buona strada’ significa accettare il punto in cui si è oggi e, allo stesso tempo, non smettere di muoversi, di cercare, di crescere”.

 

Il servizio fotografico della Via Crucis è stato curato da G. Leva