Ecclesia

Leone XIV: “Fare scuola significa educare le persone all’ascolto del cuore”

Le parole del Papa al terzo Meeting nazionale degli insegnanti di religione, promosso dalla Cei

05 Mag 2026

di Gabriella Ciraci
Sabato 25 aprile, Leone XIV ha ricevuto in udienza nell’aula Paolo VI i partecipanti al terzo Meeting nazionale degli insegnanti di religione, promosso dalla Cei dal tema ‘Il cuore parla al cuore’.
Circa 7000 i presenti, tra cui un numeroso gruppo della diocesi di Taranto guidato da don Ezio Sgobio, che ha visto la partecipazione di alcuni insegnanti di religione  della diocesi, amici, parenti e la presenza di due dirigenti scolastici, la prof.ssa Angela Scatigna dell’iiss ‘Don Milani – Pertini – Elsa Morante’ di Grottaglie e la prof.ssa Rosanna Petruzzi del liceo artistico ‘V. Calò’ di Grottaglie.
Il gruppo è stato preceduto a Roma da mons. Ciro Marcello Alabrese, direttore dell’ufficio educazione, scuola, Irc, Università della diocesi di Taranto e dal segretario don Fabio Raffone che hanno partecipato al meeting nazionale. Si è trattata di una bella opportunità che ha permesso di vivere momenti di condivisione, confronto, fraternità e soprattutto di ascolto delle testimonianze e delle parole di speranza del santo padre.
L’udienza è stata preceduta dalla visione di un cortometraggio del regista Alessandro Celli dal titolo ‘L’ora libera’ in cui l’ingresso in aula di uno ‘strano’ professore di religione segna la vita di Filippo, giovane studente che vive quotidianamente la sofferenza della sua cara mamma facendogli porre domande di senso. Il ruolo è stato interpretato da Samuele Carrino, già protagonista del film ‘Il ragazzo dai pantaloni rosa’ nonchè della prossima fiction dedicata alla vita di San Carlo Acutis. Hanno fatto seguito le testimonianze dell’attrice Giusy Buscemi, protagonista dell’ultimo film di Pif  ‘…che Dio perdona a tutti’, il direttore dell’Osservatore romano, Andrea Monda, che ha ricordato i suoi anni di insegnamento della teligione e Maria Raspatelli, anche lei docente di religione, vincitrice del premio ‘Global Teacher award’ nel 2022 e del ‘Global Education awards Dubai’ nel 2025-2026.
Al termine di quest’ultimo intervento, Leone XIV ha fatto ingresso nell’aula Paolo VI salutando e ringraziando tutti gli insegnanti per la loro presenza e per il prezioso servizio svolto nella scuola: un lavoro “impegnativo, spesso silenzioso e non appariscente, e nondimeno molto importante per la crescita di tanti bambini, ragazzi e giovani”.
Papa Leone ha ripreso un pensiero di Sant’Agostino che, nelle sue Confessioni, parlava della presenza nell’essere umano di una ricerca interiore a cui sono legate “le grandi domande del vivere, il rapporto con Dio, con il creato e con gli altri, per cui la sete di infinito, insita in ciascuna persona, può diventare energia per promuovere pace, per rinnovare la società e per colmarne le contraddizioni”. In tale contesto, ha aggiunto il Papa, il servizio dei docenti di religione, quale “espressione della cura della Chiesa per le nuove generazioni, è come un trampolino di lancio da cui ragazzi e giovani possono imparare a tuffarsi nell’affascinante avventura del dialogo interiore, e in questo costituisce
un elemento indispensabile di quell’alleanza educativa di cui oggi c’è tanto bisogno”.
Poi ha ripreso il titolo del terzo Incontro nazionale per il quale è stata scelta l’espressione “Il cuore parla al cuore” ispirato al motto di san John Henry Newman, dottore della Chiesa e co-patrono del mondo educativo. “Queste parole contengono la proposta di un cammino in cui la verità è la meta e la relazione personale la via per raggiungerla”. Uno dei doni che gli insegnanti possono fare alle nuove generazioni è quello di educare a sentire o a ritrovare la voce che risuona in loro, senza seppellirla o confonderla con i rumori circostanti. “Fare scuola, perciò, significa formare le persone all’ascolto del cuore e con ciò alla libertà interiore e alla capacità di pensiero critico, secondo dinamiche in cui fede e ragione non si ignorano, né tanto meno si oppongono, ma sono compagne di viaggio nella ricerca umile e sincera della verità. Per questo, educare richiede la pazienza di seminare senza pretendere risultati immediati, nel rispetto dei tempi di crescita della persona” e ancor più richiede amore, come insegna Newman.
Poiché “la verità passa attraverso le persone” e per gli studenti quelle persone sono proprio gli insegnanti, il Papa ha esortato i presenti ad essere “maestri credibili perché innamorati di Dio e di loro, a trasmettere valori, senza protagonismi né moralismi, a offrire sguardi che risollevano e ad essere testimoni di quella coerenza umile e vicina che rende cari e desiderabili anche i contenuti più impegnativi” perché gli alunni “non hanno bisogno di risposte preconfezionate, ma di vicinanza e onestà da parte di adulti che li affianchino con autorevolezza e responsabilità, mentre affrontano le grandi domande della vita”. Ciò che ricorderanno saranno “gli occhi e le parole di chi ha saputo riconoscere in loro un dono unico, di chi li ha presi sul serio, di chi non ha avuto paura di condividere con loro un tratto di strada, mostrandosi a sua volta uomo e donna che cerca, pensa, vive e crede” senza mai tralasciare le competenze, la passione per lo studio, la preparazione didattica e il ricorso a linguaggi adeguati.
Sebbene oggi la scuola abbia davanti a sé numerose sfide, il santo padre ha ricordato che la Chiesa cammina accanto agli insegnanti invitandoli ad essere “servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressioni di bellezza”.

Diocesi

Comunità neocatecumenali: in piazza, l’annuncio di Cristo risorto

ph Mancarella
04 Mag 2026

di Paolo Mancarella

Domenica 3 maggio pomeriggio, nel brusio proveniente dalle tante bancarelle, le famiglie delle comunità neocatecumenali di Taranto hanno raggiunto in processione piazza Maria Immacolata, guidate da padre Giovanni Lionetti (viceparroco di Gesù Divin Lavoratore).

Occupano una parte della piazza, prospiciente via Mignogna. Attirano istintivamente l’attenzione dei presenti e poi, in pochi istanti, trasformano liturgicamente quella porzione di piazza.

Raccogliendo l’invito di Gesù di annunciare il Vangelo ad ogni creatura, testimoniano in modo semplice, con episodi concreti, la potenza e la misericordia di Gesù risorto nelle loro esistenze.

Il rapporto recuperato con un genitore, la liberazione dalla dipendenza da gioco di azzardo, la malattia vissuta senza disperazione, un senso al proprio matrimonio: frammenti di vita comune raccontati con gratitudine al Signore, da condividere e non tenere per sé. Affidando al Signore il germoglio di questo seme gettato, senza calcoli o strategie.

La gente passa; c’è chi sosta per poco, chi incuriosito volge uno sguardo frettoloso o indifferente ma a fronte di questa tiepida accoglienza, è di conforto il monito di san Paolo: “Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna”.

 

Festeggiamenti patronali

Giornata cataldiana della scuola, incontro con Luisa Impastato

ph Anna Svelto
04 Mag 2026

Gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado hanno partecipato al teatro Fusco (offerto dal Comune) all’incontro sul tema ‘La mafia non è musica’, per la cultura della legalità, con la testimonianza di grande valore civile e culturale di Luisa Impastato, nipote di Felicia e Peppino Impastato, nonché presidente dell’omonima ‘Casa memoria’; l’ospite è stato presentato agli studenti dal nostro direttore, mons. Emanuele Ferro.

Lo spettacolo ha intrecciato racconto e musica (eseguita da un quartetto d’archi) per far rivivere la storia di Peppino Impastato, figura simbolo della lotta a Cosa nostra, ucciso a Cinisi nel 1978 per la sua attività di denuncia e di impegno civile; al termine c’è stato un momento di confronto con il pubblico per approfondire temi, memorie e riflessioni condivise.

Tracce

Planimetria di una complessità

da facebook di Alex Sinclair
04 Mag 2026

di Emanuele Carrieri

Non sono tutti come loro. Non sono tutti come Netanyahu, come Ben-Gvir, il ministro della sicurezza nazionale, che ha festeggiato l’approvazione, da parte della Knesset, della legge che introduce la pena di morte per i palestinesi, colpevoli di reati di terrorismo. No, gli ebrei non sono tutti come loro. Ci sono altri ebrei, migliori di loro: uno è Alex Sinclair, 53 anni, docente all’Università Ebraica di Gerusalemme e animatore di iniziative educative di fondazioni filantropiche ebraiche, in Europa e America. Seduto davanti a un bar, è stato avvicinato da due poliziotti che gli hanno detto che la sua kippah (lo zucchetto usato dagli ebrei maschi) era “illegale” e che andava confiscata. La illegalità? La presenza di due ricami: le bandiere, israeliana e palestinese. Dopo venti minuti alla stazione di polizia in stato di fermo, il rilascio e la riconsegna della kippah, “amputata”. Un fatto, questo, che è la manifestazione della grave e profonda frattura, di natura teologica e storica, che attraversa il mondo ebraico da oltre un secolo. Basta esaminare le immagini provenienti da Mea Shearim, uno dei più antichi quartieri ebraici di Gerusalemme, nelle cui strade poche settimane fa centinaia di ultraortodossi hanno sventolato le bandiere palestinesi, bruciato quelle israeliane e scandito degli slogan contro il sionismo. È una controversia antica quanto lo Stato di Israele stesso. Per capire la rilevanza di questo dissenso, necessita ripercorrere la nascita del sionismo moderno, alla fine dell’Ottocento, quando fu elaborato un progetto politico destinato a cambiare la condizione ebraica. Il sionismo fu proposto come risposta all’antisemitismo europeo, cambiando l’ebraismo da identità religiosa a soggetto nazionale, con l’aspirazione a diventare uno stato. Questa riconfigurazione, però, non fu accolta da tutti. La parte più ortodossa dell’ebraismo percepì il piano sionista come una rottura rispetto alla tradizione, se non proprio come una violazione dell’ordine divino. Al fondo di questa resistenza vi è una concezione teologica precisa. Secondo alcune interpretazioni del Talmud, un testo sacro dell’ebraismo, il ritorno del popolo ebraico nella terra di Israele e la restaurazione della sovranità politica non possono essere l’esito di una iniziativa umana, ma devono avvenire per volontà divina, con l’avvento del Messia. In questa prospettiva, il sionismo è una “secolarizzazione” di una attesa religiosa. Mea Shearim è uno dei posti in cui questa tensione si manifesta di più, perché è ancora oggi un bastione di un ebraismo di rigorosa osservanza religiosa ed è contraddistinto da una forte distanza dalla modernità laica. In quel quartiere nel cuore di Gerusalemme, il rifiuto del sionismo è il prodotto di una persistenza storica, precedente alla nascita dello Stato di Israele. Con la istituzione dello Stato di Israele nel 1948, tale opposizione si riorganizzò in forme comunitarie e ideologiche più strutturate. Fra i gruppi più noti vi sono i Neturei Karta, fondati nel 1938 e che rappresentano l’espressione più intransigente e più estremista di tutto l’antisionismo religioso. Non riconoscono la legittimità dello Stato di Israele – ed è questo il motivo per il quale non ritengono di dover prestare servizio militare obbligatorio nelle forze armate di uno stato a cui non sentono di appartenere – e affermano che la sovranità dello stato debba essere sospesa fino alla redenzione messianica. La loro posizione li ha portati a partecipare a cortei, a proteste e a manifestazione pro-pal e a stabilire contatti ambigui con avversari di Israele, suscitando critiche all’interno dello stesso mondo ebraico. Ma tali gruppi sono una minoranza esigua, priva di un peso politico nelle dinamiche interne dello Stato israeliano. La maggior parte degli ebrei, sia in Israele che altrove, riconosce lo Stato e ne accetta l’esistenza, pur con eterogenei orientamenti ideologici. La rilevanza di queste manifestazioni non è nelle cifre, ma nel loro significato simbolico e nella capacità di influenzare il dibattito pubblico. Nel contesto del conflitto israelo-palestinese, i video di ebrei che agitano bandiere palestinesi o che bruciano le bandiere israeliane hanno un valore evocativo. Sono, molte volte, usati per ribadire la distinzione fra antisionismo e antisemitismo, una distinzione che è al centro di caldissimi dibattiti diplomatici, accademici e mediatici. In tal senso, la presenza di gruppi ebraici antisionisti dispensa più motivi a chi critica le politiche israeliane, complicando in maggior misura lo scenario. E tali manifestazioni rendono visibile una frattura che precede e trascende il conflitto in atto e attirano l’attenzione su una tensione fra la religione e la politica, fra una idea della storia e una nuova visione dello “stato – nazione”. Ciò che emerge non è tanto la rilevanza di tali proteste, quanto la loro abilità nel mettere in luce una questione di fondo che insegue la storia ebraica contemporanea: il rapporto, mai del tutto risolto, fra religione e sovranità. In altri termini, il problema non riguarda solamente il consenso o il dissenso verso lo Stato di Israele, ma il modo stesso in cui l’identità ebraica viene declinata nel panorama politico. È questo il fattore che rende azioni, come quelle di Mea Shearim, meritevoli di attenzione. Non alterano gli equilibri geopolitici, né mettono in dubbio la stabilità dello Stato israeliano. Obbligano però a riconoscere che il sionismo continua a convivere con una tradizione religiosa che non si fa ingaggiare dalla modernità. In questa convivenza, talvolta molto difficoltosa, si coglie una delle chiavi più profonde per capire non soltanto le tensioni del mondo ebraico, ma anche le opacità e i contrasti che da sempre, e oggi ancor più, attraversano tutto il Medio Oriente.

Sport

Sinner, i record e la terra rossa di Madrid: le prime volte in un Master 1000

04 Mag 2026

di Paolo Arrivo

Vincere senza il confronto diretto con Carlos Alcaraz non è bello. Perché lo sport si nutre dei grandi duelli, a beneficio dello spettacolo, degli spettatori, e degli stessi atleti che stimolandosi a vicenda possono vedere inarrestato il loro percorso di crescita. Ma Jannik Sinner non ha avuto in regalo nulla. Il numero uno del ranking Atp, infatti, ha dovuto penare un poco all’inizio del Master 1000 di Madrid, vinto ieri: lo abbiamo visto nell’incontro inaugurale che lo ha contrapposto a Benjamin Bonzi, quando ha ceduto il primo set al francese, uscito quest’anno dalla top 100. Poi è stato un crescendo combattendo contro se stesso. Ovvero contro la fatica. Le sue vittime: Elmer Moller, Cameron Norrie, Rafael Jodar e Arthur Fils, sconfitti in due set.

Nella scorsa settimana, quando c’era da adattarsi al campo di gioco, abbiamo assistito alle sue sacrosante lamentele per gli orari del turno serale: perché le partite potevano cominciare anche alle 23.30. Un orario inaccettabile per un atleta, di qualsiasi livello. Jannik parla da leader. Perché ha a cuore non solo la sua salute, ma anche quella dei suoi colleghi, dai quali è stimato, riconosciuto come un modello. Chi segue le sue orme è lo spagnolo 19enne Jodar. Che pur essendo stato sconfitto da Sinner (soltanto al tiebreak nel secondo set) ha mostrato tutto il proprio talento, le potenzialità ancora inespresse: un gioco aggressivo, non paragonabile a quello del connazionale Alcaraz, ma capace di mettere in difficoltà anche un giocatore più esperto. E quando nasce una stella non può che gioirne e beneficiarne l’intero movimento tennistico.

La finale

Un incontro senza storie. Un avversario che, pur godendo dei favori del pronostico addirittura, è entrato in campo già sconfitto, memore degli otto confronti precedenti con Sinner (8 sconfitte, dal 2024 al 2026): tanti errori per lui, soprattutto nel primo set. Il fuoriclasse altoatesino ne ha approfittato diventando il primo tennista capace di vincere 5 Masters 1000 consecutivi. Ci si aspettava una finale equilibrata. Invece, il cannibale della racchetta, potremmo dire, se l’è aggiudicata liquidando Alexander Zverev con un 6-1 6-2 in meno di un’ora – 57 minuti. Merito di una solidità che rasenta la perfezione. E di un servizio che, pure sulla terra rossa, è diventato infallibile.

Non solo Sinner

Un altro azzurro che ha ben figurato raggiungendo per la prima volta i quarti di finale in un Master 1000 è Flavio Cobolli. Il giovane romano nato a Firenze, che tra due giorni compirà ventiquattro anni, è stato sconfitto da Zverev, vendicatosi della finale di Montecarlo: se fosse entrato in partita, e non avesse regalato il primo set al tedesco, probabilmente l’esito della partita sarebbe stato diverso. La tensione gioca brutti scherzi. E agli umani capita di non essere sempre al 100 per cento. A proposito di prime volte, va sottolineata la gran prova di Marta Kostyuk nella finale femminile: l’ucraina si è aggiudicata il primo Wta 1000 della sua carriera sconfiggendo la russa Mirra Andreeva, alla quale non ha dato la mano a fine partita, e non l’ha menzionata nell’intervista post partita, infarcita di patriottismo (legittimo). Un’occasione persa. Perché lo sport è rispetto delle regole e dell’avversario che non è un nemico.

Beni culturali

Comune di Grottaglie e diocesi: accordo per il futuro del Castello

04 Mag 2026

di Silvano Trevisani

Un progetto da 3 milioni di euro per la valorizzazione e l’innovazione del Castello episcopio di Grottaglie è stato presentato alla Regione Puglia dal Comune di Grottaglie.

Dopo la firma del comodato d’uso trentennale del Castello, sottoscritto nei giorni scorsi dall’arcivescovo Ciro Miniero e dal sindaco Ciro D’Alò, il Comune ha presentato un progetto che prevede un cospicuo investimento per trasformare uno dei luoghi simbolo della città in un polo culturale innovativo, accessibile e pienamente integrato nel sistema regionale. Il progetto VARCO nell’ambito dell’avviso pubblico promosso dalla Regione Puglia, programmazione Pr e Poc Puglia 2021–2027, riguarda la torre del Castello e si configura come un’operazione integrata di valorizzazione, rifunzionalizzazione e innovazione dei servizi culturali. Il progetto prevede il miglioramento degli standard di fruizione degli spazi già destinati a museo e biblioteca specializzata, attraverso interventi di adeguamento funzionale, ottimizzazione dei percorsi di visita, incremento dell’accessibilità fisica e cognitiva e introduzione di soluzioni innovative per la gestione e la fruizione dei contenuti culturali.

Il complesso monumentale, di proprietà dell’Arcidiocesi metropolitana di Taranto e, a seguito della sottoscrizione del contratto di comodato d’uso fino al 30 aprile 2056, nella disponibilità del Comune di Grottaglie, sarà oggetto di interventi che mirano a rafforzarne il ruolo di infrastruttura culturale strategica, anche attraverso l’integrazione con reti territoriali e circuiti di valorizzazione a scala regionale.

“Con il progetto ‘Varco’ vogliamo restituire al Castello episcopio una centralità ancora più forte nella vita culturale di Grottaglie. – dichiara il sindaco – Si tratta di un intervento strategico che coniuga tutela del patrimonio, innovazione e inclusione. Dal punto di vista tecnico, stiamo lavorando a un modello di gestione e fruizione avanzato, capace di garantire sostenibilità nel tempo e qualità dei servizi culturali offerti”.

Il progetto prevede la conclusione degli interventi e l’entrata in funzione entro il 31 dicembre 2028. Un’azione concreta che rafforza il posizionamento di Grottaglie come polo culturale e attrattore turistico nel panorama pugliese.

La sottoscrizione del contratto definisce in via concordata la precedente situazione contenziosa tra le parti, in coerenza con quanto stabilito dalla sentenza del Tribunale di Taranto. Il cronoprogramma del contratto prevede il completamento dei lavori di recupero e restauro complessivo entro 12 anni, prevede l’avvio della prima fase entro 4 anni dalla sottoscrizione del contratto.

Le modalità di utilizzo del bene, inoltre, saranno definite attraverso un apposito protocollo d’intesa tra le parti, da stipularsi entro il 30 giugno 2026.

Festeggiamenti patronali

Grottaglie celebra il patrono San Francesco De Geronimo

04 Mag 2026

Celebrazioni liturgiche in onore di San Francesco De Geronimo, patrono principale di Grottaglie dal 3 maggio 1844, si terranno nell’omonimo santuario ubicato nel centro storico grottagliese. “Carissimi, sentiamoci fortunati di avere un concittadino santo. Sentiamoci anche stimolati di averlo come protettore, di sentirci spinti a invocarlo, ad imitarlo e a festeggiarlo come hanno fatto i nostri antenati. Come suoi concittadini non dimentichiamoci di andare a trovarlo nel santuario dove è presente con il suo corpo mortale dal 1945 e possiamo anche portare un fiore al suo altare in ricordo del suo amore per i fiori, con cui adornava l’altare al Gesù Nuovo di Napoli ” – è l’invito del rettore don Franco Spagnulo.
L’Ottavario si terrà ogni sera alle ore 17.30. Le celebrazioni eucaristiche sono iniziate domenica 3 maggio (ha presieduto il parroco della chiesa madre di grottaglie, don Eligio Grimaldi). Queste le date successive: lunedì 4, don Francesco Santoro, parroco dell’Assunta di Faggiano; martedì 5, don Lucangelo De Cantis, parroco della Madonna delle Grazie di Grottaglie; mercoledì 6, padre Ciro Puzzovivo, gesuita; giovedì 7, l’arcivescovo emerito mons. Salvatore Ligorio: venerdì 8, (eccezionalmente alle ore 18), don Vincenzo Annicchiativo, parroco della San Francesco d’Assisi di Martina Franca; sabato 9, padre Franco Annicchiarico, gesuita; domenica 10, don Gianni Longo, parroco della Santa Maria in Campitelli in Grottaglie;.al termine, il Piccolo Teatro di Grottaglie presenterà un testo teatrale sulla guarigione di Gartano Santoro, alcuni canti popolari e la poesia di don Pietro D’Amicis dedicata alla mamma
Lunedì 11, solennità del Santo, sante messe alle ore 7.15 e alle ore 9 (quest’ultima all’altare privilegiato); alle ore 17.30 la santa messa sarà presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero; a con benedizione e bacio alla reliquia con il sangue del santo.

Ecclesia

La domenica del Papa – Pietre scartate ma scelte da Dio

ph Vatican media-Sir
04 Mag 2026

di Fabio Zavattaro

“Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore”: è la grande promessa che troviamo nel testo di Giovanni di domenica, ovvero la “dimora” già evocata a Pasqua – queste parole dal quarto Vangelo ci riportano nel clima dei discorsi di addio che precedono il racconto della passione – che Gesù propone ai discepoli dicendo loro: “quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via”. In questo modo Gesù si propone come via, verità e vita.

Ai discepoli che lo interrogano parla di una “casa questa volta molto grande” dice papa Leone al Regina caeli, “la casa del Padre suo e Padre nostro, dove c’è posto per tutti” e Gesù “prepara le stanze perché ogni fratello e sorella, arrivando, trovi pronta la sua e si senta da sempre atteso e finalmente ritrovato”.

In Giovanni leggiamo anche queste parole pronunciate da Gesù: “chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio”. Che cosa dicono oggi queste parole? Che sofferenze e smarrimento si possono superare affidandoci alla sua parola di amore. È l’esperienza delle prime comunità cristiane, ricordava Benedetto XVI, per il quale “la fede in Gesù comporta seguirlo quotidianamente, nelle semplici azioni che compongono la nostra giornata. È proprio del mistero di Dio agire in modo sommesso” scrive il Papa nel suo secondo libro su Gesù di Nazareth. “Solo pian piano egli costruisce nella grande storia dell’umanità la sua storia. Diventa uomo ma in modo da poter essere ignorato dai contemporanei, dalle forze autorevoli della storia”.

Papa Leone al Regina caeli dice: “nel mondo vecchio, in cui ancora siamo in cammino, ad attirare l’attenzione sono i luoghi esclusivi, le esperienze alla portata di pochi, il privilegio di entrare dove nessun altro può. Invece, nel mondo nuovo in cui il Risorto ci porta, ciò che vale di più è alla portata di tutti … ciò che è aperto a tutti ora dà gioia: la gratitudine prende il posto della competizione; l’accoglienza cancella l’esclusione; l’abbondanza non comporta più diseguaglianza”.

Abbiate fede ripete Gesù ai discepoli, e a noi, perché “questa fede libera il nostro cuore dall’ansia di avere e di ottenere, dall’inganno di rincorrere un posto di prestigio per valere qualcosa. Ognuno ha già valore infinito nel mistero di Dio, che è la vera realtà. Amandoci l’un l’altro come Gesù ci ha amato, ci doniamo questa consapevolezza. È il comandamento nuovo”. C’è un’immagine che accompagna questa riflessione ed è la “pietra scartata che diventa pietra angolare, preziosa dunque”.

Sabato pomeriggio, nella celebrazione per l’ordinazione di quattro vescovi ausiliari di Roma papa Leone ricordava che “si diventa pietre scartate dagli uomini e scelte da Dio: quando con la vita e la parola ci si oppone ai progetti che schiacciano i deboli, non rispettano la dignità di ogni persona, si servono dei conflitti per selezionare i più forti, mentre trascurano chi resta indietro, chi non ce la fa, considerando chi soccombe come spazzatura della storia. Gesù ha camminato in mezzo a noi da profeta disarmato e disarmante, e quando è stato scartato non ha cambiato stile”.

Ecco che allora incoraggia i nuovi vescovi ausiliari “a raggiungere le pietre scartate di questa città e di annunciare loro che in Cristo, nostra pietra angolare, nessuno è escluso”; li incoraggia a “essere pastori di strada, avere nel cuore le periferie materiali ed esistenziali”. E dice loro: “non accomodatevi nei privilegi che la vostra condizione potrebbe offrirvi, non seguite la logica mondana dei primi posti, siate testimoni di Cristo che è venuto non per essere servito ma per servire”.

Nelle parole che pronuncia dopo la preghiera mariana, il vescovo di Roma afferma che nel mese di maggio ci si ritrova nel nome di Maria e nella preghiera del Rosario – l’8 maggio papa Leone celebrerà il primo anniversario del suo pontificato a Pompei, proprio nel giorno della supplica alla Madonna – e ricorda che Maria era nel Cenacolo in mezzo ai discepoli “e il suo cuore custodiva il fuoco che animava la preghiera di tutti. Vi affido le mie intenzioni, in particolare per la comunione nella Chiesa e la pace nel mondo”.

Pace che indirettamente entra nelle parole che rivolge ai giornalisti nella Giornata mondiale, voluta dall’Unesco, della libertà di stampa: “questo diritto – afferma il Papa – è spesso violato, in modo a volte flagrante, a volte nascosto. Ricordiamo i numerosi giornalisti reporter vittime delle guerre e della violenza”.

Festeggiamenti patronali

Festa di San Cataldo: le Giornate cataldiane della scuola e le celebrazioni religiose

ph G. Leva
04 Mag 2026

di Angelo Diofano

Continuano i festeggiamenti patronali in onore di San Cataldo con le celebrazioni della novena nella basilica cattedrale e le giornate dedicate al mondo della scuola.

Le Giornate cataldiane della scuola

Le ‘Giornate cataldiane della scuola’ , in collaborazione con l’Ufficio scolastico territoriali e ‘Le Corti di Taras’, iniziano oggi, lunedì 4 maggio, per concludersi mercoledì 6 maggio.

Oggi, lunedì 4 maggio gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado si ritroveranno alle ore 9.30 nel teatro Fusco (offerto dal Comune) per l’incontro sul tema ‘La mafia non è musica’, per la cultura della legalità, con la testimonianza di grande valore civile e culturale di Luisa Impastato, nipote di Felicia e Peppino Impastato nonché presidente dell’omonima ‘Casa Memoria’; lo spettacolo intreccia racconto e musica per far rivivere la storia di Peppino Impastato, figura simbolo della lotta a Cosa Nostra, ucciso a Cinisi nel 1978 per la sua attività di denuncia e di impegno civile; al termine, momento di confronto con il pubblico per approfondire temi, memorie e riflessioni condivise.

Martedì 5, gli studenti di scuola primaria e secondaria di primo grado, alle ore 9 saranno accompagnati da  Giovanni Guarino in un percorso sui tre luoghi che riconducono alla storia e alla leggenda di San Cataldo attraverso reperti e rappresentazioni pittoriche nel Duomo, al Mudi e a Palazzo Troilo, dove sarebbe ubicato il famoso ‘pozzo di San Cataldo’.

Infine mercoledì 6, alle ore 9, in collaborazione con la Uisp, mattinata sportiva nei campetti di San Giuseppe per i ragazzi con disabilità che frequentani centri diurni; al termine, colazione al centro San Gaetano offerta da Mariscuola Taranto.

Le celebrazioni religiose

Alle giornate dedicate alla scuola si accompagneranno le celebrazioni religiose nella basilica cattedrale.

Oggi, lunedì 4, alle ore 18 celebrazione eucaristica presieduta da don Francesco Imperiale, vicario episcopale per l’evangelizzazione e la testimonianza della carità, con la partecipazione degli aderenti  a ‘L’Ora di Gesù’ che, a seguire, animeranno l’adorazione eucaristica presieduta da mons. Pasquale Morelli, canonico penitenziere del Capitolo Metropolitano.

Martedì 5, alle ore 18 il vicario generale mons. Alessandro Greco presiederà la celebrazione eucaristica con la partecipazione dei presbiteri che celebrano l’anniversario sacerdotale e delle seguenti realtà ecclesiali: Azione Cattolica, Agesci, Acli, Convegni di cultura Maria Cristina, Cursillos di Cristianità, Cvs, Fuci, Gifra, Servi della Sofferenza, Legio Mariae, Movimento dei Focolari, Movimento di Rinascita Cristiana, Ofs, Rete mondiale di preghiera, Terz’Ordine dei Minimi, Unitalsi, Volontariato Vincenziano; alle ore 20, celebrazione eucaristica presieduta da mons. Luigi Romanazzi, canonico del Capitolo Metropolitano, con il movimento di Comunione e Liberazione.

Mercoledì 6, alle ore 18 l’arcivescovo mons. Ciro Miniero celebrerà la santa messa con il rinnovo delle promesse matrimoniali.

Eventi a Taranto e provincia

Carta costituzionale e Dottrina sociale della Chiesa

ph fp Occhinegro
01 Mag 2026

‘Carta costituzionale e Dottrina sociale della Chiesa: convergenze assiologiche degli ottant’anni di Repubblica’: se ne parlerà martedì 5 maggio alle ore 16 nella sala conferenze dell’Università, in via Duomo 259, a cura del Dipartimento jonico in sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo, dell’Università degli studi Aldo Moro, è dell’Istituto superiore di scienze religiose metropolitano ‘San Giovanni Paolo II’.

I saluti istituzionali saranno porti dal prof. Paolo Pardolesi, direttore del Dipartimento jonico dell’Università e della prof.ssa Laura Costantino, coordinatrice dei corsi di laurea giuridici del Dipartimento jonico. Presenterà l’evento la prof.ssa Adriana Chirico, del Dipartimento jonico dell’Università. Introdurrà e modererà gli interventi don Francesco Nigro, direttore dell’istituto superiore di scienze religiose ‘San Giovanni Paolo II’.

 Interverranno il prof. Stefano Vinci (Dipartimento jonico) su ‘Verso la Costituzione’, don Antonio Panico (istituto superiore scienze religiose) su ‘Il ruolo del mondo cattolico’, il prof. Francesco Perchinunno (Dipartimento jonico) su ‘Genesi e attualità della Carta costituzionale’, il prof. Francois Quastana (Università Aix-Marseille) su ‘La repubblica sociale in Francia nella Costituzione del 1946’. Le conclusioni saranno del prof. Paolo Stefanì (Dipartimento jonico).