Libri

Prevost prima di Leone

La grammatica di un Papa nelle pagine di un priore

ph Sir
06 Mag 2026

di Riccardo Benotti

Oltre cinquecento pagine. Dodici anni di omelie, lettere circolari, interventi capitolari e indirizzi alle Province. “Liberi sotto la grazia”, pubblicato dalla Libreria editrice vaticana, ha la consistenza di un archivio: la sedimentazione paziente del servizio di governo svolto da Robert Francis Prevost dal 2001 al 2013, quando guidava l’Ordine di sant’Agostino come priore generale. Non è un’antologia devozionale. È materiale vivo, nato dentro occasioni precise, comunità concrete, tensioni ecclesiali e passaggi di governo. Ed è da questa trama non costruita a posteriori che emerge, oggi, la grammatica di Leone XIV. Il volume esce con il placet dello stesso Pontefice, è introdotto dal priore generale Joseph L. Farrell e si chiude con la postfazione del predecessore Alejandro Moral Antón. Il taglio è cronologico, non tematico: non costruisce un sistema, ma consegna le tracce di una formazione spirituale e governativa dispiegata nel tempo.

Il primo tratto è la centralità della Parola e dell’interiorità. La conversione di Agostino – “prendi e leggi” – non è episodio devozionale ma metodo. La Parola come fonte di nutrimento, l’interiorità come spazio di incontro, il silenzio come prerequisito del servizio. È l’eredità che Leone XIV ha riproposto fin dai primi mesi di pontificato, indicando nella contemplazione la radice di ogni rinnovamento.
Il secondo nucleo è l’opzione per i poveri, declinata con un linguaggio tagliente che torna nelle pagine di ‘Dilexi te’. Già nel 2002 Prevost scriveva di “globalizzazione escludente e priva di solidarietà”, denunciando un neoliberismo che “si è imposto come via per la ‘salvezza dei popoli’, accantonando senza pietà la grande maggioranza dell’umanità”. La domanda – “dove dormiranno oggi i più poveri?” – attraversa anche l’esortazione apostolica del 2025. Il futuro Papa porta con sé una lunga fedeltà di sguardo.

C’è poi il discernimento comunitario prima del lessico sinodale oggi dominante. Quando Prevost parla di Chiesa “pellegrina e accogliente”, insiste sul Capitolo come luogo di ascolto condiviso e richiama la leadership come servizio – “primus inter pares”, il “praepositus” che presiede senza dominare -, sta tracciando in piccolo ciò che sarà, in grande, la sua visione di governo della Chiesa universale.
Le pagine più attuali sono quelle dedicate all’Europa. L’omelia di Brno, nel 2006, porta un titolo-domanda che oggi suona profetico: “Europa: fine di un cristianesimo o alba di un nuovo giorno?”. Prevost non elude la diagnosi, ma rifiuta la malinconia. Citando Agostino – “Sono tempi difficili, sono tempi duri, tempi di sventure. Vivete bene e, con la vita buona, cambiate i tempi” -, indica una via precisa: non restaurare un passato, ma abitare il presente con fedeltà creativa.

Colpisce l’assenza quasi totale di retorica curiale. Prevost parla a frati di lingue diverse e adotta una lingua piana, asciutta, con poche concessioni all’enfasi. Non trasforma il governo in teoria. Accompagna, corregge, orienta, richiama. La sua parola non cerca l’effetto, ma la tenuta. Anche per questo mostra un’autorità che non nasce dalla scena, ma dall’esercizio paziente della responsabilità.
Quando si congeda, nel 2013, lo fa con un’omelia sulle vocazioni a Cuzco, in una delle regioni più povere del Perù. Il titolo di quella riflessione è il programma di un’intera vita: “Andare dove nessuno vuole”. È la traduzione operativa di un’opzione preferenziale che diventerà uno degli orizzonti del pontificato: uscire dal centro, raggiungere le periferie reali, misurare la missione non sulla visibilità ma sulla disponibilità.

Resta una domanda che il volume non chiude. Quanto del priore generale è entrato nel pontefice? E quanto il pontefice ha dovuto reinventarsi davanti alle sfide nuove – geopolitica frammentata, pace negata, intelligenza artificiale? Forse la risposta sta nel sottotitolo: “Alla scuola di sant’Agostino di fronte alle sfide della storia”. La scuola è la stessa. La storia è cambiata. È in quello scarto che si gioca la sua riforma.

Crisi economica

I sindacati vogliono lanciare una nuova Vertenza Taranto

06 Mag 2026

di Silvano Trevisani

Una nuova ‘Vertenza Taranto’: è quella che vorrebbero lanciare le segreterie provinciali di Cgil Cisl Uil. Si chiama ‘Taranto è Italia’ la piattaforma unitaria che i sindacati confederali, hanno deciso di presentare all’interno di un attivo, svoltosi oggi 5 maggio nella sala convegni dell’Hotel Salina in via Mediterraneo, rivolto a delegate e delegati e alle istituzioni territoriali.

Partendo dall’emorragia demografica che ha sottratto alla città 37.000 cittadini e che ne sottrarrà secondo i dati di previsione, almeno altri 25.000 entro il 2050 (ma altre statistiche sono ancora più drastiche), i segretari generali D’Arcangelo, Baldassarre e Oliva, hanno compiuto una ricognizione della situazione occupazionale del territorio, che presenta una serie di gravi criticità, difficilmente reversibili. E che, d’altra parte, sono a tutti note, a partire dall’Ilva per comprendere il porto, Natuzzi, agricoltura e mitilicoltura, i call center sotto attacco anche per l’intelligenza artificiale, e una miriade di microvertenze, difficili da risolvere. E che comprende un commercio sempre più in crisi e un turismo ancora velleitario e contraddittorio.

Di fronte a questa situazione – affermano i sindacati – è nell’ex Ilva la sfida più grande in cui Taranto incarna l’Italia. “Quella che più di una volta ha provato la carta del divide et impera e a cui il sindacato confederale si è sempre sottratto con forza negando l’abietto ricatto tra salute e lavoro. Lo stabilimento è al collasso, la produzione quasi ferma ed è per questo che è necessaria una forte partecipazione dello Stato, che sia garante di un processo che va assolutamente governato e controllato, per evitare che nessuno dei lavoratori possa rimanere indietro”.

“In questo inverno economico attraversiamo la crisi con il 24% della popolazione tarantina over 65 anni e con una sanità di prossimità da inverno sociale. Ecco perché è la stagione giusta per la nascita di una vera e propria costituente per lo sviluppo, una nuova ‘Vertenza Taranto’ – afferma Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della Cgil nella sua relazione introduttiva – e vogliamo proporla interpellati dalla responsabilità nei confronti di un territorio dove i numeri delle ore di cassa, o quelle in percentuali su disoccupazione o neet, in realtà nascondono le vite di uomini e donne che non vivono,piuttosto sopravvivono tra precarietà, instabilità sociale, vite sospese tra licenziamenti, cassa integrazione o lavoro e assistenza sociale e umana che non c’è. Ma da soli non si va da nessuna parte”.

Gli fanno eco Gennaro Oliva, coordinatore Uil Taranto, che rilancia il grido d’allarme: “Taranto non può più aspettare” e Antonio Baldassarre, segretario territoriale Cisl Taranto Brindisi, che richiama un “Patto di responsabilità sociale”.

L’idea di una vertenza territoriale che coalizzi tutte le forza politiche, sociali e istituzionali del territorio è certamente uno sprone a un confronto serrato con il governo centrale, che non ha brillato per il sostegno al Sud e che ha dirottato verso campi fumosi le risorse che il Pnrr aveva destinato soprattutto al riscatto del Mezzogiorno. Si tratta di un cammino impervio, come lo era stato quello della prima Vertenza Taranto, nata nei primi anni Settanta e spentasi alla fine degli Ottanta con pochi risultati e il totale fallimento dei piani di reindustrializzazione normati nella 181. Cinque scioperi generali provinciali, dodici scioperi categoria, manifestazioni a Taranto e a Roma e gli esiti di quell’estenuante confronto passato attraverso molti governi, li raccontammo nel libro “I sogni muoiono a Roma” nel 1995 e li richiamammo in “50 anni di impegno sindacale”, volume dedicato a Enzo Giase che della Vertenza Taranto era stato l’ideatore. Quei sogni morirono a Roma, dove i vari governi non tennero fede agli impegni presi. E a Roma bisognerebbe stanare un governo che dovrebbe fare i conti con decenni di scelte scellerate, a cominciare proprio dall’Ilva.

Ecclesia

Naso (politologo): “Leone è la più autorevole espressione di contrasto all’idea trumpiana di pace costruita con la guerra”

ph Marco Calvarese-Sir
06 Mag 2026

di Maria Chiara Biagioni

“La voce del Papa, forse anche al di là delle sue intenzioni, rimane la più autorevole espressione di contrasto all’idea trumpiana della pace costruita con la guerra; a Gaza e in Iran oggi. Domani forse a Cuba. E che ne sarà delle bellicose rivendicazioni della Groenlandia e delle mire sul Canada?”.

Paolo Naso

Abbiamo chiesto a Paolo Naso, politologo e docente di storia moderna all’Università statale di Milano, di commentare le esternazioni del presidente Usa Donald Trump e soprattutto la sua insistenza nell’attaccare Papa Leone, alla vigilia del viaggio in Italia e in Vaticano del segretario di Stato americano Marco Rubio. Paolo Naso, protestante, è un grande conoscitore della storia Usa, in particolare delle Chiese che la popolano. Ha dedicato un libro a questo argomento dal titolo “Dio benedica l’America. Il fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump”.

Professore, come si spiega l’accanimento di Donald Trump nei confronti di Leone?

Al di là di elementi caratteriali che evidentemente contribuiscono a profilare la figura di Donald Trump e che spiegano alcuni suoi interventi decisamente sopra le righe, c’è un dato oggettivo: con la sua pastorale di una “pace disarmata e disarmante”, papa Leone propone un paradigma geopolitico esattamente opposto a quello del presidente americano che invece ha scelto la strada delle “guerre per la pace”, e cioè di un interventismo teso a stabilire un nuovo ordine interazionale centrato sull’esclusivo interesse degli Usa. In sé non è una novità assoluta perché la difesa dei propri interessi strategici ha spesso orientato la politica estera degli Usa ma l’interventismo era sempre bilanciato e talora limitato dalla logica del multilateralismo, dai vincoli delle alleanze – a iniziare dalla Nato – dall’autorevolezza dell’Onu e di altri organismi sovranazionali, compresa l’Ue. Con Trump tutti questi elementi di bilanciamento sono saltati.

Entrambi sono comunque figli della stessa terra, l’America. Come si spiegano queste divergenze così profonde?

Tutti e due, Trump e Leone XIV, sono espressione della tradizione americana che, da sempre ha vissuto gravi polarizzazioni, già al tempo delle colonie. Non erano tutte uguali: alcune erano più chiuse e settarie, potremmo dire teocratiche; altre, altrettanto legate alla fede cristiana ed evangelica, si distinguevano per il pluralismo e la capacità di accogliere e integrare identità diverse.
Trump è l’apostolo del fondamentalismo nazionalista americano, una religione politica che abusa di citazioni bibliche e simboli cristiani. Leone fa semplicemente il papa, e guarda oltre i confini nazionali. Un papa che arriva anche nel Sud globale, come ha dimostrato il suo recente viaggio in Africa.

Che rapporto ha l’immensa galassia protestante Usa nei confronti di Trump?

Soprattutto nel secondo mandato, Trump ha utilizzato con grande spregiudicatezza l’arma religiosa, brandendo la Bibbia per predicare il suo nazionalismo cristiano e per colpire i suoi avversari: l’America liberal e woke, quella dei diritti e della separazione tra lo Stato e le confessioni religiose, codificata nel I emendamento della Costituzione. L’efficace narrazione di cui lui ed altri dei suoi più stretti collaboratori si sono fatti interpreti è quella di un’America decadente che può tornare grande soltanto ritrovando la sua anima cristiana e recuperando il ruolo di unica ed indiscussa superpotenza mondiale, aggressiva e temibile. Questa narrazione ha convinto milioni di elettori, frustrati dalla political correctness degli intellettuali e delle élites di Washington. In un’America decadente, Trump si propone come il redentore in grado di ristabilire l’ordine e di garantire il benessere. Ovviamente con l’aiuto di Dio. Questa comunicazione ha funzionato egregiamente fino a qualche mese.
L’esito non proprio brillante della guerra contro l’Iran potrebbe avere eroso il consenso di quello zoccolo duro composto da elettori bianchi, del Sud e fondamentalisti che sono le vere schiere dell’esercito trumpiano.

C’è un’America che resiste?

L’America liberal è in sofferenza e, nei mesi successivi alle elezioni che hanno portato Trump alla Casa Bianca è rimasta attonita e afasica. Vale anche per le chiese storiche del protestantesimo americano – presbiteriani, luterani, metodisti, parte dei battisti, comunità afroamericane – che hanno subito l’ondata del fondamentalismo evangelical più radicale. Ora qualcosa si muove, riprendono alcune mobilitazioni contro la guerra, il carattere autocratico di questa presidenza, i suoi tratti autoritari. Il movimento ‘No king’ interpreta bene il sentimento distanti american che vedono incrinarsi i pilastri della stessa democrazia costituzionale.

L’incontro del segretario di Stato Rubio in Vaticano potrà favorire un riavvicinamento?

Ovvio. Rubio si mostrerà cattolico attento e devoto, parlerà di incomprensioni e fraintendimenti. E’ il suo ruolo ed è la carta che lo potrebbe portare alla Casa Bianca tra due anni e mezzo. Ma attenzione, la sostanza politica non cambia, sono diverse le forme evi è coscienza della misura e del protocollo. Potrei essere smentito ma preferisco pensare che, alla fine, Rubio si presenterà con un ramoscello d’ulivo che papa Leone sarà contento di ricevere”.
Fino alla prossima boutade del presidente Usa.

 

Solidarietà

Raccolta bottigliette d’acqua per i senza fissa dimora

05 Mag 2026

Rilanciamo l’appello diffuso sui social dell’associazione ‘Noi & Voi’ per la raccolta di bottigliette d’acqua da distribuire ai senza fissa dimora durante i giri notturni.

“Cari amici e volontari, come sapete il servizio ci porta ad incontrare tante persone senza fissa dimora nella nostra città.
Abbiamo terminato le scorte di acqua ed è per questo che i frequentanti del centro socio-rieducativo Fieri Potest hanno pensato di lanciare una raccolta al fine di poter supportare questa attività. Se avete piacere a contribuire, abbiamo bisogno di bottigliette di acqua naturale da 500 ml.
Il punto di raccolta è Casa Madre Teresa (qui le indicazioni stradali: https://maps.app.goo.gl/CQrMh7VL8uZtBL767 );  i volontari vi aspettano dal lunedì al venerdì, dalle ore 16.00 alle 18.30. Grazie a tutti coloro che vorranno aiutare”.

 

Diocesi

Seconda Giornata cataldiana della scuola: visita guidata ai luoghi legati al santo patrono

05 Mag 2026

Dopo il successo della prima ‘Giornata cataldiana della scuola’ al teatro comunale Fusco con l’incontro ‘La mafia non è musica’ con la testimonianza di grande valore civile e culturale di Luisa Impastato, nipote di Felicia e Peppino Impastato – figura simbolo della lotta a Cosa nostra, ucciso a Cinisi nel 1978, per la sua intensa attività di denuncia e di impegno civile – è stata la volta di ‘San Cataldo tra storia e leggenda’. Si è trattata di un percorso guidato dallo storico Giovanni Guarino riservato agli studenti della scuola primaria che, accompagnati dai docenti, hanno visitato i luoghi legati al culto e alle leggende su san Cataldo: il museo diocesano, la basilica cattedrale e palazzo Troilo, l’edificio storico di piazza Duomo restituito alla città dopo i restauri, con il famoso pozzo dove il popolino raccontava sia stata ritrovata la statua argentea del patrono, un giorno misteriosamente scomparsa dalla sua nicchia.

Diocesi

Il vescovo di Lourdes a Martina Franca

05 Mag 2026

Da martedì 5 a sabato 9 maggio sarà a Martina Franca il vescovo di Lourdes mons. Jean-Marc Micas, su iniziativa della sede locale degli ‘Amici di Lourdes’, ‘associazione  presieduta dall’avv. Gianni Carrieri che mantiene vivo il legame spirituale del centro della Valle d’Itria con il celebre santuario francese. Sarà un’occasione straordinaria per approfondire il legame tra la devozione mariana pugliese e il messaggio di Santa Bernadette. Il tema che costituirà il filo conduttore delle giornate sarà quello ufficiale di Lourdes per il 2026: ‘Ave o Maria, piena di Grazia il Signore è con Te…’.
Martedì 5 maggio la visita si aprirà ufficialmente alle ore 20 alla Grotta di Lourdes situata nel ‘Giardino del Sacro Cuore’. Dopo i saluti di rito del gruppo “Amici di Lourdes”, mons. Micas presiederà la recita del santo rosario.

Mercoledì 6, nella mattinata il vescovo visiterà il Palazzo Ducale, la basilica di San Martino e la Fondazione Paolo Grassi, cuore pulsante della promozione culturale cittadina e alle ore 17.45 il grande mosaico della parrocchia della Santa Famiglia.
Giovedì 7, mons. Micas incontrerà in episcopio l’arcivescovo metropolita di Taranto mons. Ciro Miniero e visiterà la basilica cattedrale di San Cataldo.
Venerdì 8, alle ore 10 il vescovo si recherà all’ospedale di Martina Franca per incontrare i sanitari e i malati, portando il messaggio di speranza di Lourdes e alle ore 12 egli presiederà la recita della Supplica alla Madonna di Pompei alla suggestiva riproduzione della Grotta di Lourdes, vicino alla chiesa di San Francesco di Paola.
Infine, sabato 9, alle ore 18.30 mons. Jean-Marc Micas presiederà la celebrazione eucaristica al santuario della Madonna della Sanità, compatrona della città.

 

Musica

Al Medimex, la prima edizione di ‘Hip Hop Lab’

05 Mag 2026

Medimex Hip Hop Lab, con masterclass su scrittura, composizione, graffiti e talk con Shablo, Murubutu, Davide Shorty e Gep Caserta, Medimex Music Factory, rivolta ad autori, produttori e compositori e un ricco calendario di panel, tavole rotonde e attività di networking. Tornano all’Università di Taranto le attività Pro e Edu del Medimex, International Festival & Music Conference promosso da Regione Puglia e Puglia Culture nell’ambito del progetto per lo sviluppo del sistema musicale regionale Puglia Sounds, in programma dal 17 al 21 giugno a Taranto con i concerti di Pet Shop Boys DREAMWORLD The Greatest Hits Live, Suede, Slowdive, NYC Redux Band playing the music of Ramones e Agents of Time.

Dal 18 al 20 giugno è in programma la prima edizione di Medimex Hip Hop Lab, progetto coordinato da Reverendo e Django Music, che prevede masterclass e talk con Shablo, Murubutu, Davide Shorty e Gep Caserta. Rivolto a giovani under 30 che vogliano avvicinarsi e conoscere le discipline della cultura Hip Hop, prevede giovedì 18 giugno, dalle 10 alle 17, la masterclass Storytelling Rap e R&B con Davide Shorty, cantautore, rapper e producer che fonde soul, jazz e rap, e alle 18 Talk Words Playground: Hip Hop e letteratura con Murubutu, “stregone delle parole” esponete di spicco del rap colto italiano, condotto da Damir Ivic. Venerdì 19 giugno dalle 10 alle 17 masterclass Calligrafia: Gothic flow-Street attitude con Gep Caserta, tra le firme più importanti della street art italiana, e sabato 20 giugno doppio appuntamento con Shablo, influente producer che ha prodotto e collaborato con i più importanti artisti della scena rap italiana, dalle 10 masterclass Beatmaking e composizione e alle 18 talk Words Playground”: Beatmaking e imprenditoria oggi condotto da Damir Ivic.

Politiche per lo sviluppo della scena jazz, nuovi fondi e prospettive di cooperazione, codice dello spettacolo, spazi della musica dal vivo, nuove prospettive musicali e le culture punk e pop sono i temi al centro del programma di panel, tavole rotonde e attività di networking con numerosi ospiti tra i quali Eugene Hutz, Viktoria Espinosa, Brian Chase, Kid Congo, Eugenio Finardi, Michele Riondino, Roberto Ottaviano, Carolina Bubbico. Le attività, in programma dal 18 al 20 giugno all’Università, prevedono giovedì 18 giugno alle ore 10.30 il panel Place is the space, luoghi, politiche e pubblici del jazz in Italia oggi a cura di IJazz e Italia Jazz Club con Susanna Stivali (Midj), Angelo Valori (I-Jazz), Rosario Moreno (Italia Jazz Club), Gabriele Antonucci (Billboard), modera Roberto Ottaviano e in contemporanea Assemblea Rete Italiana World Music (riservata ai membri del network). Dalle ore 12.30 attività di networking Jazz/world e alle 16.30 il panel Gimme gimme EU funds for music – Europa Creativa: riflessioni e opportunità per il settore musicale, a cura del Desk Italia Europa Creativa con Federico Rasetti (Live DMA), Denis Longhi (Jazz:Re:Found), modera Marzia Santone (Project Officer Ufficio Cultura – Desk Italia Europa Creativa Ales S.p.A – MiC -DGCC) che a seguire incontrerà gli operatori, in one to one dedicati. Venerdì 19 giugno alle ore 10.30 tavola rotonda Codice dello spettacolo: governance, rappresentanza, filiera,  Il Codice dello Spettacolo e la filiera del live: rappresentanza, governance, prossimità a cura di Assomusica e KeepOn Live con Angelo Valori (I-Jazz, Agis), Giuseppe Netti (Italia Jazz Club), Maria Rosaria Santangelo (KeepOn Live), Carlo Parodi (Assomusica) modera Federico Rasetti e alle 11.15 il panel Oltre le mappe: quello che i dati non dicono, Cosa suona l’Italia, perché e cosa ci dicono davvero gli spazi di musica dal vivo, a cura di Assomusica e KeepOn Live con Cesare Liaci (CoolClub), Michele Riondino, Carlo Parodi (Assomusica), modera Davide Fabbri. Alle 12.30 attività di networking indie/pop/rock, alle 16.30 il panel Suoni e visioni, il nuovo panorama musicale tra USA e Europa con Eugene Hutz, Viktoria Espinosa, Brian Chase, Marc Urselli,  modera Cecile B e alle 18.00 il panel Il CBGB: il tempio del Rock di New York tra racconti, storie e leggende con Kid Congo, Tammy Faye, Luis Accorsi, modera Luca De Gennaro.
Infine sabato 20 giugno alle ore 11.30 il panel Universo Pop: quando la Pop Art alza il volume, con Eugenio Finardi, Luca De Gennaro, Kyoto, Carolina Bubbico, modera Stefano Senardi.  Infine dal 19 al 21 giugno torna Medimex Music Factory rivolta ad autori, produttori e compositori che prevede una tre giorni intensiva di lavoro articolato, con tutor di rilievo, sulle varie fasi della produzione.

Tutti gli appuntamenti sono gratuiti, ulteriori informazioni e modalità di accesso alle attività su www.medimex.it

 

Medimex, International Festival & Music Conference è promosso da Regione Puglia e Puglia Culture nell’ambito del progetto per lo sviluppo del sistema musicale regionale Puglia Sounds, intervento finanziato con risorse del Fondo di Rotazione POC 2021-2027 nel quadro dell’accordo tra Puglia Culture e Regione Puglia Sezione Turismo, evento realizzato in collaborazione con Ministero del Turismo – Fondo Unico Nazionale Turismo, con il sostegno di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori. Il programma completo sarà annunciato nel dettaglio nel corso delle prossime settimane, aggiornamenti costanti sono disponibili sul sito web medimex.it.

 

Salute

Prevenzione del diabete, screening gratuito

05 Mag 2026

Mercoledì 6 maggio la parrocchia della concattedrale Gran Madre di Dio, l’associazione Amici di Manaus e la farmacia Alioth organizzano lo screening gratuito per la prevenzione del diabete dalle ore 9.30 alle ore 12.30 nei locali della medesima farmacia in via Pisa 12;  è importante presentarsi a digiuno da almeno otto ore prima dell’esame.

 

Diocesi

In Cattedrale, santa messa per gli anniversari sacerdotali

ph G. Leva
05 Mag 2026

Questa sera, martedì 5 maggio, alle 18, in Cattedrale, per la novena nell’ambito dei festeggiamenti patronali in onore di San Cataldo, il vicario episcopale delegato ad omnia mons. Alessandro Greco presiederà la solenne celebrazione eucaristica con la partecipazione dei seguenti presbiteri che celebrano l’anniversario di ordinazione: mons. Franco Semeraro e padre Vittorio Pio Gallegari (60°), don Pietro Capobianco, padre Domenico Suriano e don Angelo Pastore (50°), don Andrea Casarano, don Francesco Imperiale, don Francesco Mitidieri, mons. Giovanni Chiloiro, don Danilo Minosa, don Gerardo Veneziani (25°), don Eligio Bonfrate, don Francesco Tenna e don Giovanni Nigro (10°), don Antonio Acclavio e don Antonello Bruno (1°).

Salute

Ospedale San Cataldo, l’apertura slitta ancora, forse al 2028

05 Mag 2026

di Silvano Trevisani

Sono ormai passati sei anni dall’affidamento dei lavori per l’Ospedale San Cataldo, aggiudicati un anno prima, data a cui si era arrivati con una procedura partita almeno altri quattro anni prima, e accompagnata da non poche polemiche sulla individuazione del suolo su cui edificarlo. Scelta che apparve a molti sbagliata. La premessa era quella che il nuovo, grande ospedale di Taranto, per il quale era stanziato un importo di circa 134 milioni di euro, sarebbe stato costruito in un paio d’anni. Ma, come era fin troppo facile prevedere, la data di “inaugurazione” è slittata di anno in anno. Doveva essere il 2026 quello buono, ma invece, stando a quanto dichiarato dall’assessore alla sanità Donato Pentassuglia, non sarà neppure il 2027 l’anno dell’apertura. E si pensa già al 2028.

A rimettere il dito sulla piaga è stato il consigliere regionale di FdI, Giampaolo Vietri, che riferisce quanto appunto dichiarato in commissione dall’assessore tarantino. Mancano i soldi per completare l’opera, per acquistare gli impianti necessari al funzionamento e per collaudarli. Ma manca soprattutto il personale sanitario necessario alla gestione del complesso che dovrà assumere le connotazioni di Policlinico. Allo stato attuale mancano ancora 80 milioni, una cifra pari al 60% dell’investimento iniziale previsto: una cifra enorme, che lascia interdetti rispetto alla complessiva progettazione dell’opera, e che potrebbe ulteriormente lievitare, con passare degli anni. Quello del personale, poi, è un capitolo davvero complicato, non solo per la carenza di risorse ma anche per l’indisponibilità di medici specialisti.

“Le motivazioni – commenta Vietri – sono sempre le stesse: restano da completare le forniture, i collaudi, passaggi tecnici e, non ultimo, l’assunzione di personale tutte cose che continuano a spostare in avanti l’orizzonte facendo ancora attendere un’intera comunità”.

Doveva trattarsi di un’opera strategica per il futuro del territorio, alla luce della condizione sanitaria generale e dell’assoluta inadeguatezza dei livelli di assistenza che proprio a Taranto toccano il livello più basso della regione. Come lo stesso Emiliano ebbe ad ammettere qualche tempo fa. La notizia del conseguimento della laurea in medicina da parte dei primi due dottori che hanno compiuto il loro percorso formativo a Taranto non può che aggiungere perplessità, dal momento che è evidente che la formazione dei futuri medici dovrà proseguire in assenza delle cliniche universitarie.

Se si pensa che all’entrata in funzione dell’Ospedale San Cataldo si guardava con tanta attenzione proprio alla luce della totale inadeguatezza del SS. Annunziata e in particolare del pronto soccorso, assolutamente inadeguato a garantire livelli dignitosa assistenza, non si può che rimanere sconcertati,. Ancor più qui a Taranto, i cui cittadini vedranno aumentare le aliquote contributive Irpef regionali, senza che questo corrisponda a un miglioramento del servizio sanitario.

“Oggi abbiamo chiesto con forza in Commissione – aggiunge Giampaolo Vietri – una cosa semplice: certezze. Tempi chiari, impegni verificabili, responsabilità precise. Perché Taranto non può più aspettare. E perché sulla salute dei cittadini non si può continuare a rinviare”.

Diocesi

Mese mariano per le strade di Taranto2

05 Mag 2026

di Angelo Diofano

La parrocchia dello Spirito Santo (Taranto2) organizza il mese mariano negli spazi all’aperto del quartiere. Sante messe saranno celebrate dal parroco don Francesco Tenna il 6 maggio alle ore 18.30 nei giardini di via Laconia (condomini di via Laconia, via Tessaglia, via Epiro e via Etolia); il 12 maggio al parco Jannelli (condomini di via Attica, via Lago di Lugano, via Lago Ampollino); il 14 maggio in via Lago di Pergusa (nei pressi statua di Padre Pio) e il 26 maggio in via Scoglio del Tonno 70. Inoltre ogni mercoledì recita del santo rosario comunitario alle ore 20.