Musica

Sabato e domenica, alla Santa Famiglia, ‘Maratona armonica’

15 Mag 2026

Sabato 16 e domenica 17 maggio all’Agora della parrocchia della Santa Famiglia (quartiere Salinella) avverrà qualcosa di unico e speciale: oltre 50 giovani talenti provenienti da tutta la Puglia saranno protagonisti della ‘Maratona armonica’ insieme ai loro docenti che, oltre a essere apprezzati per la loro competenza didattica, si sono distinti su palchi di prestigio internazionale. Il tutto, per momenti di condivisione e di spettacolo oltre che di divertimento a cui sono tutti invitati.
“Tra la nostra parrocchia, Oratorio Salinella e il Cerchio armonico – spiega il parroco don Alessandro Solare – è nata un’alleanza educativa dall’inizio dell’anno pastorale. Sogniamo di poter offrire ai giovani talenti musicali un hub culturale inclusivo che prenda vita e si radichi nel quartiere Salinella. Nel corso di quest’anno molti giovani hanno avuto occasione di approcciare per la prima volta alla musica e a vari strumenti, avanzando nel contempo nel loro cammino formativo”.

Diocesi

Alla Regina Mundi, incontro con suor Rebecca Nazzaro

La religiosa è direttrice dell’ufficio per la pastorale del pellegrinaggio del vicariato di Roma

ph ND
15 Mag 2026

𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟏𝟕 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟖, alla parrocchia Regina Mundi di Martina Franca, la comunità incontrerà suor Rebecca Nazzaro, superiora delle Missionarie della Divina Rivelazione di Roma e direttrice dell’ufficio per la pastorale del pellegrinaggio – Opera Romana Pellegrinaggi del vicariato di Roma, per una serata sul tema ‘L’arte del pellegrino’.

Così l’invito del parroco don Martino Mastrovito: “Nel cammino della fede siamo tutti pellegrini, chiamati a lasciarci guidare e trasformare dall’incontro con il Signore. Si tratta di un’occasione per riscoprire la bellezza come linguaggio della fede e come compagna di viaggio nel percorso spirituale”.

 

Diocesi

A Lizzano la festa patronale di San Pasquale

15 Mag 2026

di Angelo Diofano

“La santità non è quella di alcuni uomini e donne fuori dal comune, capaci di compiere gesti eroici e miracolosi, bensì è il vivere la propria vita in modo evangelico, cercando di piacere a Dio e ciò non in virtù delle nostre capacità ma per grazia di Dio, in noi, che possiamo ricevere e sperimentare nella nostra vita sacramentale e nell’ascolto della Parola di Dio. È ciò che ha testimoniato la vita di San Pasquale, con il suo amore all’Eucarestia, con la sua devozione alla Vergine Maria, con la sua attenzione ai poveri”: don Pompilio Pati, parroco a Lizzano della San Pasquale Baylon, annuncia con queste parole i festeggiamenti in onore del santo patrono e titolare della parrocchia da lui guidata, che si terranno domenica 17 e lunedì 18 maggio. Le celebrazioni costituiscono un impegno alla evangelizzazione ispirato ai valori francescani della semplicità, dell’umiltà, della cordialità e della disponibilità verso le persone. E attorno a questo ammirevole santo dell’eucarestia, sempre pronto a far innamorare di Dio, la comunità lizzanese si stringerà in queste giornate di festa con il solito calore.

Questo è il programma:

Domenica 17, festa di San Pasquale Baylon, sante messe alle ore 8 e alle ore 11; alle ore 18.30 solenne celebrazione eucaristica e alle ore 19.30 processione con il simulacro del santo; al rientro, sul sagrato, spettacolo pirotecnico; in serata, concerto in piazza Matteotti della banda di Rutigliano diretta dal m° Gaetano Cellamara.

Lunedì 18, la mattinata sarà allietata dal giro della banda musicale cittadina ‘Giuseppe Verdi’; alle ore 17, in piazza Matteotti, festa della donazione del sangue a cura di Frates, Misericordia e Protezione civile di Lizzano, con la presenza dell’autoemoteca; in serata, esibizione della scuola di ballo ‘New Dance & Style’ e del gruppo musicale ‘Fronte del Blasco’, omaggio a Vasco Rossi; alle ore 22 circa, nei pressi del campo sportivo, ci saranno i fuochi pirotecnici della ditta D’Oronzo di Guagnano-Lecce.

Martedì 19, in serata, concerto ‘Armonie di inclusione’ a cura dell’orchestra dell’istituto comprensivo ‘Manzoni’ con la partecipazione dei ragazzi e delle ragazze della sezione Anfass di Carosino.

Le luminarie saranno allestite dalla ditta ‘Illumina’ di Rocco Micolani di Giurdignano (Lecce).

Così don Pompilio Pati conclude il suo messaggio alla cittadinanza: “La festa dedicata a San Pasquale ci veda artefici di un rinnovamento della nostra vita interiore ed esteriore con l’aiuto e l’intercessione del Santo che vogliamo onorare con la nostra devozione”.

Qualità della vita

Puglia seconda per le Bandiere Blu dato solo apparentemente positivo

14 Mag 2026

di Silvano Trevisani

Come ogni anno, all’arrivo dell’estate, anche per il 2026 la FEE (Foundation for environmental education) ha stilato la lista delle Bandiere Blu, ovvero l’elenco di spiagge premiate per la pulizia delle acque, l’efficienza dei servizi, la gestione dei rifiuti e l’educazione ambientale.

Anche quest’anno è la Liguria, con 35 Bandiere blu, tra le quali due nuovi ingrassi, la regione più premiata, mentre la Puglia si conferma seconda con 27 riconoscimenti, lo stesso numero dell’anno scorso, nonostante due nuovi ingressi, poiché questi compensano due esclusioni di spiagge presenti lo scorso anno. Tra i paradisi incontaminati delle coste italiane si annovera, quest’anno, un maggior numero di località della Calabria, che appaia la Puglia al secondo posto.

Come vedremo, tutte le province pugliesi sono rappresentate, all’infuori della Bat, mentre Bari ha solo 3 riconoscimenti, di fronte ai 9 di Lecce, che la fa da padrona. Proprio la provincia di Lecce, però, pur avendo ottenuto due “new entry”, ovvero Morciano di Leuca e Tricase, non cresce poiché subisce anche due esclusioni, essendo state espunte dall’elenco 2025: Patù e Castrignano del Capo, che non presentano più i requisiti necessari.

E per la provincia di Taranto? Si confermano le Bandiere blu dello scorso anno, ovvero: Manduria (San Pietro in Bevagna); Maruggio (Commenda, Campomarino, Acqua Dolce), Leporano (Lido Gandoli, Porto Pirrone, Portosaturo, Baia d’Argento), Pulsano (Marina di Pulsano), Castellaneta (Riva dei Tessali/Pineta Giovinazzi/Castellaneta Marina/Bosco della Marina) e Ginosa (Marina di Ginosa).

Un risultato, quello della Puglia, che solo apparentemente può ritenersi positivo, se misurato in termini numerici, ma che tutt’altro che positivo si dimostra se calcolato in proporzione alla lunghezza delle coste, che sono le più lunghe dell’Italia peninsulare. Le 27 Bandiere blu della Puglia sono, infatti, da dividersi per i 940 chilometri di costa, in massima parte “bassa”, il che vuol dire, in proporzione: una bandiera ogni 35 chilometri circa di costa. Se si considera che le 35 Bandiere-blu della Liguria sono suddivise su soli 350 chilometri di costa, di cui solo 154 “bassa”, il calcolo è fin troppo semplici: una bandiera ogni 10 chilometri. Certo: Sicilia e Sardegna dispongono di coste di lunghezza almeno doppia rispetto alla Puglia e hanno ancor meno Bandiere blu, ma soffrono, com’è noto, anche di molti più problemi. Va considerato che anche la Calabria ha meno coste della Puglia (800 Km) e molto meno basse.

Molti potranno ritenere ingiusto che alcune località pugliesi, e anche tarantine, non abbiano ottenuto la bandiera blu, anche se vantano un mare pulito e spiagge bellissime, a partire dalle altre località della costa orientale, come Lizzano, Avetrana e così via. Ma bisogna ricordare che per ottenere la Bandiera Blu non basta un mare “cristallino” e neppure una spiaggia “paradisiaca”, poiché la FEE valuta le location in base a criteri molteplici e tutti molto rigidi. Come prima cosa si analizza la qualità delle acque: campionamenti regolari devono certificare l’assenza di inquinamento. Bisogna poi prendere in esame l’educazione ambientale del luogo, dunque la presenza di attività e pannelli informativi esaustivi per i turisti, e la gestione dei rifiuti, ovvero: la raccolta differenziata deve essere obbligatoria e la pulizia dell’arenile costante, il che non sempre avviene, soprattutto nell’Isola amministrativa di Taranto. Infine, è necessario valutare sicurezza e servizi: sono essenziali la presenza del pronto soccorso e dei bagnini e l’accessibilità deve essere garantita a tutti. E così ci si rende conto di quanto ancora restai da fare. E non tanto e non solo per assecondare le esigenze dei turisti ma prima ancora quelle dei residenti.

Diocesi

La posa della prima pietra del complesso parrocchiale ‘San Giuseppe Moscati’

14 Mag 2026

Sabato 16 maggio sarà una giornata di festa e di grande significato per il quartiere Paolo VI di Taranto e per la comunità parrocchiale di San Giuseppe Moscati. Alle ore 16.30, in viale Angelo Latartara, si terrà il solenne rito di benedizione e posa della prima pietra del nuovo complesso parrocchiale “San Giuseppe Moscati”, presieduto dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose e della comunità.

Dopo trentatré anni di attesa, prende finalmente avvio la realizzazione di un nuovo complesso parrocchiale destinato a diventare punto di riferimento spirituale, educativo e sociale per tutto il quartiere Paolo VI. Il traguardo è reso possibile grazie all’impegno della comunità, allo slancio pastorale del parroco don Marco Crispino e alla provvidenziale attenzione dell’arcidiocesi e della Cei.

La giornata si aprirà con una significativa iniziativa ecologica: dalle ore 9  alle ore 12, sempre in viale Angelo Latartara, si svolgerà un intervento di pulizia degli spazi pubblici del quartiere promosso dalla parrocchia insieme a Kyma Ambiente, Comune, Anspi, ‘Insieme per l’Ambiente’, Asd Atletico Paolo Sesto 2022, Olimpia Taranto e Centro formazione danza ‘A Tiempo’ e McDonald’s, che offrirà inoltre supporto logistico e momenti di ristoro ai partecipanti.

Seguirà alle ore 19 la santa messa di ringraziamento nei locali parrocchiali; a conclusione, un momento conviviale aperto alla comunità.

 La posa della prima pietra rappresenta non soltanto l’inizio di un’opera edilizia, ma soprattutto il segno concreto di una presenza ecclesiale che desidera continuare a generare incontro, accoglienza e speranza per il territorio.

Ecclesia

Gmg: scopri i 5 santi patroni che accompagneranno Seoul 2027

ph Siciliani Gennari-Sir
14 Mag 2026

di Lucia Lanza

«I santi sono perle preziose; sono sempre vivi e attuali, non perdono mai valore, perché rappresentano un affascinante commento al Vangelo. La loro vita è come un catechismo per immagini», con queste parole papa Francesco, in occasione del convegno su “La santità oggi” organizzato nel 2022 dal Dicastero delle cause dei santi definì la fama sanctitatis, ovvero la fama di santità, un requisito importante della “santità”, il quale non deriva da una gerarchia, bensì nasce spontaneamente dal popolo di Dio per poi diffondersi all’interno della comunità cristiana. È il sentire comune dei fedeli che considerano una persona testimone credibile del vangelo e quindi meritevole di essere chiamati santi!

Allo stesso modo, secondo papa Leone XIV i santi sono segni luminosi di speranza, cioè uomini e donne che hanno dato concretezza all’amore di Cristo nella quotidianità e non come eroi che operano al di fuori della realtà tangibile. Ecco che il pontefice, in continuità con tale definizione, ha presentato i santi patroni della Gmg di Seoul 2027, 5 profili nei quali convergono martirio, missione e santità giovane. La scelta è ricaduta su San Giovanni paolo II, Sant’Andrea KIm Taegon, Santa Francesca Saverio Cabrini, Santa Giuseppina Bakhita e San Carlo Acutis, questi rappresentano una fonte di ispirazione per i giovani, modelli concreti della sequela di Cristo; non semplici nomi ma persone chiamate a testimoniare il Vangelo in luoghi difficili, gente che vive con coraggio la fede nel mondo di oggi.

I 5 santi patroni hanno in comune tre fattori: sono modelli di fede per i giovani, hanno vissuto una testimonianza cristiana concreta in contesti diversi e la loro vita richiama valori come verità ,amore e pace. Inoltre uniscono santità e missione. Caratteristiche che richiamano il tema scelto da Leone per la Gmg: “Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo” (Gv 16,33), cornice nella quale i santi scelti come patroni portano alla luce la l’origine dell’essenza di essere cristiani coraggiosi, perché tutto nasce dalla vittoria di cristo e dalla testimonianza dei martiri.

Ma perché proprio loro?

San Giovanni Paolo II è stato l’ideatore e promotore delle Giornate mondiali della Gioventù ed è il punto di riferimento pastorale per la cura dei giovani nella Chiesa. Egli il 22 aprile 1984, al termine del Giubileo della Redenzione, dopo aver chiuso la Porta Santa, ha affidato la grande croce di legno ai giovani con la missione di portarla in tutto il mondo come segno dell’amore di Cristo. Simbolo: il pastorale, richiama la figura del Buon Pastore il quale conduce, protegge e cura il suo gregge.

Sant’Andrea Kim Taegon è stato il primo sacerdote cattolico coreano, emblema della fede profonda e del martirio nella storia del cristianesimo coreano. La sua vita è, per i giovani, esempio di coraggio e servizio esercitato nella propria comunità, ma anche segno del legame viscerale con le sue radici. Simbolo: stola rossa, segno di martirio e della sua fede solida in Dio.

Santa Francesca Saverio Cabrini è conosciuta come “patrona degli emigranti”, per questo motivo viene considerata fonte d’ispirazione per i giovani, perché ha vissuto la sua vita e il suo ministero occupandosi dei migranti, dei poveri e degli emarginati. La sua esperienza è esempio di carità pratica, solidarietà sociale e vocazione che mira all’accoglienza, caratteristiche che riguardano da vicino i giovani che oggi vivono in una società multiculturale e che sono proiettati in un futuro sempre più complesso fatto di sfide da superare. Simbolo: la nave a vapore, rievoca il suo fervore missionario. Attraversò l’Atlantico più di 30 volte al fine di dedicarsi totalmente ai più bisognosi.

La vita di Santa Giuseppina Bakhita tocca il cuore delle tematiche della GMG di Seoul: liberazione dalla schiavitù e dall’oppressione, la difesa della dignità umana, la forza del perdono e della conversione personale e la testimonianza di fede. Bakhita ha vissuto un’infanzia difficile, caratterizzata dal dolore e dalla sofferenza, a soli 7 anni è stata rapita dai mercanti di schiavi e venduta a diversi padroni. Ha subito maltrattamenti disumani, ma nonostante ciò non ha mai perso la sua dignità e la fede in Dio. La svolta decisiva avvenne in Italia presso le Figlie della Carità

Canossiane grazie alle quali scoprì la fede cristiana, segnando il principio di un processo di conversione. Da suora si impegnò con dedizione nel combattere il traffico di esseri umani, ma non solo, decise di occuparsi dell’istruzioni delle ragazze in difficoltà, al fine di recuperare la loro dignità e il loro valore. Per tutti questi motivi, Suor Giuseppina, conosciuta come “Testimone di speranza”, è un esempio per i giovani, poiché questi sono chiamati a combattere le ingiustizie sociali che si presentano ogni giorni. Simbolo: catene spezzate, rimandano alla liberazione di Giuseppina dalla schiavitù e alla fiducia totale in Dio.

Infine San Carlo Acutis. Egli era un ragazzo come tanti: andava a scuola, amava il calcio, coltivava amicizie e passioni, eppure nella sua vita vi era uno spazio importante dedicato alla fede, una fede radicale alimentata dall’Eucaristica che definiva “la mia autostrada per il cielo”.

Carlo, l’ “influencer di Dio”, rappresenta i giovani contemporanei integrati in un mondo sempre più digitale, nel tempo è diventato una fonte d’ispirazione per chi desidera veicolare la fede attraverso il digitale, poiché se utilizzato come strumento positivo può diventare davvero efficiente. Si parla dunque di evangelizzazione digitale, perché Carlo Acutis ha abitato la rete come spazio di missione, usando le sue competenze informatiche per diffondere il Vangelo e rendere accessibile la fede ai suoi coetanei. Simbolo: il computer, strumento mediante il quale Carlo è giunto al cuore dei giovani manifestando il suo grande amore verso Dio. Farsi dono agli altri attraverso i doni che Dio ci dona.

Questi santi sono nati come persone comuni, uomini e donne semplici che hanno vissuto una vita simile alla nostra; eppure, ciascuno nel propri contesto, ha saputo fare la differenza.

E tu.. quale santo sei? Clicca sul link https://simte.xyz/mypatronit?fbclid=IwdGRjcARxaTtjbGNrBHFpNGV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHvHzQX4SBx_e7KSZY6J22zam2EeuoV3omZ7B59vTnkB1h5F8h_0ub5IoEXWX_aem_uK6smzm2bqVZYSazhesnDg e scopri il tuo santo patrono per la Gmg!

Il Comitato organizzatore locale della Gmg ha ideato un simpatico test per scoprire con quale santo si è più affini, cosa aspetti? Provaci anche tu.

Serata di beneficenza

San Pasquale: serata all’insegna di solidarietà e prossimità

14 Mag 2026

Venerdì 15 maggio alle ore 19,30 docenti e ragazzi dell’istituto scolastico Masterform, in collaborazione con l’associazione musicale Eufonia, l’associazione Simba Taranto e la parrocchia San Pasquale Baylon di Taranto terranno nella chiesa di corso Umberto, una serata di beneficenza dal titolo ‘Le note del sorriso’. Il ricavato sarà devoluto al reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale Santissima Annunziata. Gli organizzatori ringraziano gli sponsor che stanno collaborando nella realizzazione della serata e tutti coloro che vi prenderanno parte con il proprio contributo attraverso l’acquisto dei biglietti della lotteria.

 

Editoriale

Giovanissimi e violenza, Mario Pollo: “L’unica prevenzione è l’educazione”

La riflessione dell’antropologo dell’educazione a partire dall’omicidio di Sako Bakari a Taranto e dall’accoltellamento di un ventitreenne a Prato

ph Siciliani Gennari-Sir
14 Mag 2026

di Gigliola Alfaro

Giovanissimi protagonisti di violenze inaudite. Un omicidio efferato a Taranto, dove a morire è stato Sako Bakari, 35 anni, originario del Mali morto all’alba di sabato scorso, sotto i colpi sferrati con un coltello a serramanico da un ragazzo che compirà 16 anni tra pochi giorni. Un accoltellamento ai danni di un ventitreenne, che ora lotta tra la vita e la morte, in seguito a un tentativo di rapina a Prato, in cui il giovane ferito aveva cercato di difendere la proprietaria del locale dove lavora, a cui i due giovani balordi volevano fare una rapina. Anche in questo caso chi ha colpito con un coltellino è un minorenne. Ma c’è anche chi, come Davide Simone Cavallo, studente aggredito a Milano lo scorso ottobre a opera di cinque giovanissimi, di cui tre minorenni, riportando una grave lesione al midollo spinale, che ha scritto una lettera in cui dice di non odiare chi lo ha ridotto così e precisa: “Il cuore perdona, il corpo invece, ancora, aspetta”.

Di tutto questo parliamo con Mario Pollo, antropologo dell’educazione, già docente di Sociologia e Pedagogia all’Università Lumsa.

ph Sir

Vediamo sempre più episodi di violenza efferata agita da giovani, spesso minorenni: sta cambiando qualcosa, secondo lei, nel mondo adolescenziale?
È già cambiato da un po’ di tempo, solo che il peggio sta emergendo adesso. Il nichilismo che già si percepiva all’inizio degli anni 2000, in qualche modo è giunto a maturazione, favorito dal fatto che sono andate sempre più emergendo, da un lato, la crisi della relazione del mondo adulto con il mondo giovanile, dall’altro, la crisi del vissuto del tempo. L’uomo, da alcuni millenni, da quando è diventato un essere cosciente della propria mortalità, ha elaborato una visione del tempo chiamata dagli specialisti “tempo noetico”, cioè la scoperta che lui appartiene a una storia in cui vive nel presente, ma ha alle spalle un passato e contribuirà al futuro, quindi il presente è intrecciato profondamente con il passato e il futuro, portando allo sviluppo di un progetto di vita. Oggi questa concezione del tempo è completamente sparita, per cui le persone, i giovani, in particolare gli adolescenti, vivono la vita come un rosario di presenti, dove ogni istante è autonomo e indipendente rispetto a quelli che l’hanno preceduto ed è autonomo e indipendente rispetto a quelli che lo seguiranno, quindi tutta l’attenzione è legata al vivere il momento, a fare ciò che il gruppo e le situazioni chiedono per fare in modo che il comportamento sia funzionale al momento presente. Ma non solo.

Ci spieghi…
Nella cultura contemporanea la debolezza, la finitudine dell’uomo, la sua precarietà, la sofferenza, il dolore, la morte sono in qualche modo nascoste perché il modello del successo ci propone colui che è forte, che non teme nulla, che non soffre del dolore, che non manifesta segni di debolezza. Dimenticando un’antica lezione che è quella che l’uomo scopre la propria forza solo quando riconosce, scopre, riconosce la propria debolezza e l’accetta, perché è l’accettazione della propria debolezza, della propria finitudine che rende l’uomo forte, in grado di andare al di là della stessa debolezza e di vivere autenticamente la propria vita. Inoltre, le generazioni adulte hanno abolito ogni forma di iniziazione all’età adulta, nella fase delicata dell’adolescenza. In passato c’erano dei riti di passaggio che segnavano l’abbandono del mondo dell’infanzia e l’ingresso nel mondo adulto, i riti di passaggio, che comportavano l’affrontare la paura, la sofferenza, il dolore, il rischio, superati attraverso i saperi, le conoscenze, la formazione che avevano ricevuto precedentemente. Oggi, invece, si tenta di levare ogni ostacolo, ogni stress, l’ansia e facilitare il percorso, quando i ragazzi devono affrontare delle prove. Mancando questi riti di passaggio all’età adulta, i ragazzi utilizzano dei surrogati che dovrebbero segnare il distacco dei genitori e dal mondo dell’infanzia. Tra di essi, il consumo di droga, la violenza, l’aggressività, i gesti forti che ti distinguono.

L’uso dei social, in qualche modo, incide?
Sì, le vie per conoscere se stesso e la propria identità sono state in qualche modo delegate all’esterno e purtroppo questo è legato al mondo dei social a cui precocemente i ragazzi hanno accesso, dove il valore nasce dai gesti che compi, ad esempio a rischio della propria incolumità, e che sono riconosciuti dagli altri con un like; così avviene anche all’interno dei gruppi di cui fanno parte.

Tutto ciò è un prodotto del fatto che i ragazzi vivono centrati esclusivamente sul presente, non hanno progetti, sogni di futuro, non hanno preso consapevolezza della propria finitudine, non hanno interiorizzato il valore positivo dei limiti, delle norme, e cercano il riconoscimento di sé attraverso forme di eccesso.

Tutti questi surrogati chiaramente non assolvono la funzione di far scoprire qual è il senso del loro esistere. In questo quadro si aggiunge la presenza di ideologie, che portano a ricercare nell’atto di violenza su una persona diversa da me la certificazione della mia potenza e della mia superiorità, invece di ricercarla nella propria interiorità, nell’accettazione dei propri limiti, della propria finitudine, per fare scelte e costruire una vita in modo coerente.

Nel caso di Taranto fanno impressione anche i futili motivi che hanno scatenato l’omicidio…
Sì, la violenza è fine a se stessa, l’atto di violenza mi aiuta a riconoscermi come persona forte, mascherando invece la debolezza profonda che non è accettata, soprattutto se si è in gruppo, che diventa il luogo in cui questo mio gesto è riconosciuto dagli altri e se lo faccio sono forte, se non lo faccio sono schernito, sono debole, marginalizzato. Quando un gruppo cerca la propria affermazione, diventa in qualche modo il sostegno che induce anche persone, che da sole non avrebbero mai la capacità e la motivazione a compiere quel gesto, a farlo. Nel caso di Taranto che a colpire sia stato un giovanissimo indica chiaramente che perché in molti di questi gruppi l’iniziazione e l’accettazione da parte del gruppo passa attraverso prove d’ingresso tra cui il fare qualcosa.
I gruppi possono essere luoghi di emancipazione e di educazione profonda della persona, di redenzione, come nelle comunità terapeutiche, ma anche luoghi di dannazione, perché possono portare a fare azioni che da solo non faresti mai di tipo distruttivo.
Il problema è che oggi sono pochi nelle città luoghi di aggregazione adolescenziale e giovanile come gli oratori. Questo ha portato alla nascita di gruppi sparsi nel territorio di tipo informale dove non ci sono adulti. Alcuni di questi diventano gruppi con una matrice trasgressiva.

Pensa che il fatto che l’uomo ucciso fosse maliano abbia avuto qualche peso nell’omicidio?
Temo di sì, perché il diverso è sentito come minaccia. Dobbiamo riscoprire la diversità come ricchezza, come allargamento del mondo, del mio esistere, ed educare al riconoscimento del valore della diversità.

Spesso l’opinione pubblica invoca pene più severe, ma la repressione secondo lei basta o serve altro per prevenire la violenza minorile?

L’unica prevenzione efficace non è la paura della pena, perché non è un gran che dissuasore, ma l’educazione che aiuta la persona a divenire se stessa, a sviluppare la propria unicità personale, ma anche ad accettare le regole positive del mondo in cui si trova. L’educazione non deve essere confusa con l’apprendimento, proprio perché aiuta la persona a scoprire chi è, la sua vocazione, ciò che rende la sua vita importante nel mondo, il senso del suo esistere, e a sviluppare ciò che serve per realizzare questa sua vocazione. L’educazione aiuta la persona in questo processo individuale, ma in relazione con gli altri, in relazione con l’età, con gli adulti, interiorizzando la cultura del mondo che abita e quindi anche le norme, le regole.

Questo compito educativo è in primis della famiglia?
Della famiglia, ma anche della scuola, ma purtroppo la scuola tende sempre di più a rinchiudersi in quello che io chiamo “didatticismo”, cioè curarsi solo della didattica e non della crescita umana delle persone. Poi, dovrebbe essere compito del mondo ecclesiale con i suoi gruppi, delle istituzioni, con la costruzione, da parte del comune, di centri di aggregazione, diffusi nel territorio in cui i ragazzi possano partecipare e trovare la propria via. Occorre anche ricostruire una relazione adulti-ragazzi, mentre oggi assistiamo a degli adulti infantili e dei ragazzi precocemente adultizzati, ma non nel senso positivo. Gli adulti devono tornare a fare gli adulti, a porre i limiti, operare un contenimento: oggi il divieto viene visto come qualcosa di negativo, ma invece deve essere proposto come un contributo alla crescita personale.

Ci sono anche giovani che possono essere esempi positivi, come il ventiduenne ferito gravemente a Milano che non odia i suoi aggressori…
Certamente, i percorsi di formazione possono essere molto diversi: se ci sono famiglie e scuole che non educano e ragazzi lasciati allo sbando, fortunatamente c’è anche un’altra parte di giovani, a mio avviso purtroppo minoritaria, che hanno una visione più profonda della vita. Di solito questi ragazzi ricevono uno spazio minimo sui media e nei social rispetto a quello che ricevono gli altri che trasgrediscono. E oggi anche il perdono è sempre più raro. Diceva Ricoeur che c’è un perdono legato al fatto che si chieda scusa e un perdono, come quello del ragazzo ferito a Milano, che è gratuito, che non ha alla base una richiesta di perdono, un pentimento. E Ricoeur dice che questa è la forma più autentica ma anche più difficile del perdono.

Diocesi

La tradizionale festa di San Michele in località Triglie, fra Statte e Crispiano

14 Mag 2026

di Andrea Caforio

Sabato 16 e domenica 17 maggio avranno luogo  in località Triglie (area rurale tra Crispiano e Statte) i tradizionali festeggiamenti in onore di San Michele Arcangelo. La chiesa omonima sorge nella solitaria e silenziosa gravina di Triglie, distante dal centro abitato, ove la pianeggiante campagna coltivata diviene un tutt’uno con l’aspro paesaggio dominato da rovi e rocce. Il luogo è così denominato probabilmente per l’antica venerazione in loco della dea pagana ‘Artemide Trigliantina’, con il suo andamento disegna il confine naturale tra i comuni di Crispiano e Statte. Anch’esso è stato sede di un villaggio medievale; infatti i sentieri, costeggiati da fitta vegetazione spontanea, si inerpicano lungo i costoni e conducono alla cappella rupestre di san Cipriano (o Giuliano) del XI secolo e alle grotte, che costituivano rispettivamente il luogo di culto e le abitazioni del villaggio.

La sua conformazione naturale ha da sempre consentito lungo la valle, il raccoglimento e lo scorrimento delle acque piovane. Tale peculiarità si è rivelata essere un beneficio, tanto da essere predisposto in epoca romana un sistema di cunicoli sotterranei costituenti un vero e proprio acquedotto adibito al trasporto e all’approvvigionamento idrico della zona portuale della vicina Taranto. Acqua, grotte e fitta vegetazione: elementi naturali che non solo hanno favorito nel corso dei secoli lo stanziarsi di diverse civiltà, ma rappresentano anche una prerogativa dei santuari dedicati all’Arcangelo e che difatti hanno agevolato la nascita e l’incremento del culto nella località.

Sul pianoro che sovrasta il costone più basso della gravina insiste la settecentesca cappella dedicata al Principe delle Milizie Celesti. La stessa, isolata rispetto alla masseria di cui presumibilmente in origine era pertinenza, è stata prima di proprietà della famiglia Bitetto, poi dei Blasi (Baroni di Statte) e successivamente della Famiglia Ceneviva; quest’ultima ancora oggi custodisce il bene, aprendo le porte ogniqualvolta qualcuno desideri rivolgere una preghiera all’Arcangelo.

Purtroppo non è dato sapere se la grotta posta nelle immediate vicinanze della cappella è stata mai adibita a luogo di culto. Le ridotte dimensioni della cappella e la crescente affluenza dei devoti ha reso necessario l’adeguamento in luogo di culto del corpo di fabbrica adiacente; detta costruzione, risalente alla seconda metà del XIX secolo, è essenziale nell’arredamento e nelle linee architettoniche, ha pianta rettangolare con volta a botte e lungo i lati presenta le mangiatoie che ne comprovano l’originario uso di stalla per il ricovero degli animali.

La gravina, come già detto, definisce un confine naturale tra le due città vicine, ma allo stesso tempo simboleggia il legame tra le comunità: la terza domenica di maggio, crispianesi e stattesi si ritrovano nella contrada ‘vestita a festa’ per venerare l’antica effigie in cartapesta dell’Arcangelo.

La processione, che secondo una tradizione tramandata oralmente si tiene dal 1724, avanza immersa tra l’oro del grano e il rosso delle distese di papaveri, e termina con la benedizione dei campi: in passato l’agricoltura rappresentava l’attività lavorativa principale e pertanto gli abitanti, prevalentemente contadini, invocavano l’Arcangelo affinché proteggesse il raccolto dalle intemperie.

Questo il programma dei festeggiamenti:

Sabato 16: alle ore 17.30 la recita del santo rosario; alle ore 18 la celebrazione eucaristica; alle ore intrattenimento con i ‘Napolatino band’ con esposizione statica a cura del Vespa Club Crispiano.

Domenica 17: ore 8.30, diana mattutina e giro per le vie di Statte e di Crispiano della banda  ‘F. Trani’ di Montemesola, che suonerà anche alla processione;  ore 10.30, celebrazione eucaristica; ore 18.30, processione in contrada e benedizione dei campi; ore 19.30, celebrazione eucaristica all’aperto; ore 20.30, premiazione dei partecipanti ai tornei sportivi a cura dell’Asd San Cataldo 2.0 di Statte; ore 21,  esibizione dell’Accademia Puccini di Crispiano; ore 22,  spettacolo pirotecnico della ditta Itria Fireworks di Martina Franca.

La festa sarà completata dalle luminarie della ditta Memmola di Francavilla Fontana e da stand di artigianato ed enogastronomici.

Diocesi

Mons. Micas a Martina Franca: si rinsalda il legame con Lourdes

14 Mag 2026

di Ottavio Cristofaro

Un pellegrinaggio che ha trasformato la Valle d’Itria in un ideale prolungamento della Grotta di Massabielle. Si è conclusa tra l’emozione profonda dei fedeli la settimana pugliese di mons. Jean-Marc Micas, vescovo di Lourdes-Tarbes, ospite dell’associazione ‘Amici di Lourdes’.

Un’intensità che ha toccato le corde dello spirito, della solidarietà e del legame profondo tra la terra di Puglia e il santuario dei Pirenei. Per sette giorni, il presule francese ha camminato tra la gente, portando con sé quel messaggio di speranza e dignità che da quasi 170 anni irradia dal luogo delle apparizioni mariane.
Il viaggio di monsignor Micas è stato scandito da momenti di alta spiritualità. Fondamentale l’accoglienza della comunità ecclesiale locale: dai parroci martinesi -. Don Mimmo Sergio, don Peppino Montanaro, don Pasquale Morelli, don Damiano Nigro e don Angelo Pastore – fino ai padri cappuccini, che hanno guidato il Vescovo alla scoperta della Cripta e dell’icona dell’Odegitria, radice mariana della città.
Il legame con la Chiesa locale è stato suggellato dall’incontro fraterno con l’arcivescovo metropolita di Taranto, mons. Ciro Miniero, e con il vicario episcopale don Alessandro Greco. Un dialogo tra Chiese sorelle che ha trovato eco anche nelle istituzioni civili, rappresentate dal sindaco di Martina Franca, Gianfranco Palmisano, e dall’assessore Francesco Aquaro, oltre che nei luoghi della cultura come la Fondazione Paolo Grassi.
Il momento forse più alto, in pieno stile ‘lourdiano’, è stato vissuto nelle corsie dell’ospedale.

 


Accompagnato dai vertici dell’Asl Taranto e dall’assessore regionale Donato Pentassuglia, monsignor Micas ha visitato i reparti, fermandosi accanto ai letti dei degenti.

“Vedere il vescovo di Lourdes stringere le mani dei sofferenti è stato un dono immenso,” ha commentato commosso il presidente Carrieri. “Questa visita non è stata solo un evento, ma un’esperienza di grazia che ha rinvigorito la nostra fede”.
Il viaggio ha toccato anche la città di Andria, dove monsignor Micas è stato accolto dal vescovo mons. Luigi Mansi. Qui, il presule francese ha vissuto il privilegio della benedizione con il prezioso reliquiario della Sacra Spina, un momento di preghiera che ha unito idealmente le sofferenze di Cristo a quelle dell’umanità ferita che ogni giorno cerca conforto a Lourdes.
La Puglia saluta monsignor Micas con la consapevolezza che certi ponti, una volta gettati, non si abbattono più. Il legame tra Martina Franca e il Santuario di Lourdes ne esce fortificato, non solo nei protocolli, ma nel tessuto vivo di una comunità che sa ancora farsi “prossimo”.

 

Diocesi

Presentato il programma della Festa dei popoli a cura di Migrantes diocesana

ph G. Leva
13 Mag 2026

di Angelo Diofano

Si terrà domenica 17 maggio, alla parrocchia della Madonna delle Grazie, la ‘Festa dei popoli’, a cura di Migrantes e della Caritas della diocesi con il patrocinio del Comune.

Alquanto folto l’elenco delle realtà che collaboreranno alla migliore riuscita della festa: Fondazione Migrantes della Cei, Abfo, parrocchia Madonna delle Grazie, chiesa Santa Maria di Costantinopoli, Movimento Shalom, Missionari Saveriani, La Città che vogliamo, Protezione civile, Children of the Sun, Missionari della Consolata, Fondazione Taranto 25, liceo ginnasio Aristosseno e Amici di Manaus.

II programma è stato reso noto questa mattina, mercoledì 13 maggio, nel salone dell’arcivescovado da parte di don Pino Calamo, direttore di Migrantes, dal vicario generale, mons. Alessandro Greco e da mons. Emanuele Ferro, portavoce della diocesi, che ha introdotto la presentazione.

La festa inizierà in mattinata, alle ore 11, con l’apertura degli stand delle varie nazionalità partecipanti con momenti di intrattenimento; alle ore 16, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la solenne concelebrazione eucaristica con la partecipazione dei sacerdoti che seguono le varie realtà di migranti del territorio e l’animazione dei canti a cura della corale del Rinnovamento nello Spirito; alle ore 17.30, sul sagrato, il grande girotondo fra i popoli; alle ore 18, esibizione degli sbandieratori di Oria; alle ore 18.30, fino a tarda serata, spettacoli e intrattenimento a cura delle rappresentanze delle varie nazionalità. Quest’anno, è stato ribadito, l’incontro assume un significato ancora più urgente per la recente morte di un giovane del Mali che ha scosso la comunità: un fatto che interroga tutti sul valore dell’accoglienza e sulla necessità di contrastare l’indifferenza e la violenza. La festa diventa così,spazio di memoria e di impegno: celebrare le diversità significa anche difendere la dignità di ogni persona. “Dagli stand del mattino alla concelebrazione eucaristica presieduta da mons. Miniero fino agli spettacoli serali – ha detto don Giuseppe Calamo – vogliamo dire insieme che nessuna vita è straniera e che la convivenza si costruisce giorno dopo giorno, nei gesti concreti”.

“Noi siamo chiamati alla speranza e a costruire una Taranto migliore – ha continuato -. Come ha detto il vicario generale, mons. Alessandro Greco, la nostra è una città sana, di grande bellezza e piena di risorse e potenzialità che dobbiamo ricercare, ritrovare, rinnovare. Sforziamoci soprattutto di valorizzare il positivo che vi è presente e non di sottolineare unicamente ciò che non va. Insieme ce la faremo”.

A Taranto

Omicidio di Sako Bakari, le Acli di Taranto: “Questa città è altro dall’indifferenza che percepiamo”

Il presidente delle Acli provinciali di Taranto, avv. Giuseppe Mastrocinque
13 Mag 2026

‘Per futili motivi’: tre parole per (non) motivare un omicidio che è paradigma dei tempi oscuri che viviamo. Poche certezze, modelli di emancipazione sociale smarriti chissà dove, la povertà educativa che fa credere che i ‘nemici’ siano altri poveri cristi. Sako Bakari, 35 anni, originario del Mali, dal 2022 italiano, tarantino per essere più precisi, è stato accoltellato tre volte all’alba di un comunissimo giorno di lavoro, sabato mattina, nella città vecchia di Taranto.
Era in bici e doveva raggiungere i campi dove lavorava da bracciante; non aveva ancora superato il ponte di pietra quando è stato accerchiato da una baby gang.
Futili motivi: è fine e non impegna. Futili motivi è voler rubare il mezzo che è sostentamento per se stesso, qui, e la famiglia, in Africa?
Futili motivi: sul piano strettamente penale sono un’aggravante, mentre a tutti noi dicono dello scollamento dall’umanità, dell’incapacità di riconoscerci in valori condivisi.
Per terra, in quell’angolo di piazza, rimangono una bici, uno zainetto e la speranza di poterci definire ancora ‘umani’.
“Il mio dolore – ha dichiarato il presidente delle Acli, avv. Giuseppe Mastrocinque – che si unisce a quello delle nostre associazioni, si moltiplica rispetto ai sentimenti che esterna la nostra città: sto cogliendo una disarmante indifferenza.
Un’indifferenza che allarma di per sé, ma che non vorremmo fosse ancorata al colore della pelle di Sako! Questo sarebbe un dramma nel dramma.
Non vogliamo minimamente credere che quella porta di esercizio commerciale sbattuta in faccia all’unica possibilità di salvezza dell’uomo fosse una ‘chiusura’ tra un fantomatico ‘noi’ e un inesistente ‘loro’.
Sacko era un ragazzo gentile, rispettoso delle regole; uno dei tanti che, attraverso il lavoro duro, contribuisce a pagare le pensioni dei nostri anziani. Anche in un momento tanto triste – ha continuato il presidente Mastrocinque -, dobbiamo ribadire che questi ragazzi – o giovani uomini, come nel caso di Sako – sono una risorsa per tutti noi, anche per chi li ‘vede’ soltanto in chiave di pil e di peso sociale.



Giovedì 14, alle ore 17.30, diverse associazioni del territorio (Libera Taranto, Babele, Mediterranea Saving Humans Taranto e Comunità africana di Taranto e provincia) faranno un presidio a cui le Acli aderiranno con tutte le proprie rappresentanze. Scenderemo nelle strade per riaffermare che nessuna vita è invisibile e che la violenza, il razzismo, l’odio e l’indifferenza non possono avere l’ultima parola. Taranto non può restare in silenzio.

Noi – ha concluso il presidente Acli – sentiamo forte il bisogno di affermare da che parte stiamo, di fare quadrato come comunità o, semplicemente, esserci.
Sì, sentiamo il bisogno di esserci!
Le Acli non si stancheranno mai di mettere in campo parole e azioni che affermino un’idea diversa di città fondata sulla dignità umana, sul lavoro, sui diritti e sulla convivenza.
Tutti insieme – e saremo tanti – grideremo che a Taranto non c’è spazio per il razzismo, anche se è generato dal disagio.
Taranto deve essere città di accoglienza, diritti, solidarietà e rispetto reciproco.
Una città che non si gira dall’altra parte e che sceglie di reagire”.