Diocesi

“Manteniamo vivo il ricordo di Sacko”

L’appello di don Emanuele Ferro, parroco della Basilica Cattedrale di Taranto, al termine del momento di preghiera di martedì sera

13 Mag 2026

Riportiamo il testo letto da don Emanuele Ferro, parroco di San Cataldo, al termine del rosario in Cattedrale di martedì 12 sera, dedicato alla memoria di Bakari:

 

Durante i festeggiamenti di San Cataldo, al convegno per i giornalisti dal titolo “Disarmare le parole” abbiamo ospitato padre Ibrahim da Betlemme che ha esordito così «Se Betlemme è una prigione a cielo aperto la striscia di Gaza è un cimitero a cielo aperto». Immagine efficace di un orrore che non conosce misura. Subito mi è venuto da chiedere: «E noi cosa possiamo fare per voi». Mi ha risposto «Dobbiamo pregare».
Di primo acchito la mia reazione non è stata quella che ci si aspetterebbe da un uomo di Chiesa, perché mi aspettavo qualcosa di più «pratico» di paganamente più «concreto». Subito dopo però mi sono reso conto che la preghiera già andava disarmando le parole. Ecco cosa può fare la fede, disarmarci delle armi delle tenebre per indossare quelle della luce, per usare un’espressione del Vangelo.
Per questo siamo qui, innanzitutto per disarmarci a partire dalle parole.
E le nostre parole devono essere innanzitutto veritiere. Dobbiamo chiamare le cose con il proprio nome. Un lavoratore, bracciante agricolo, Sacko Bakary, un giovane trentacinquenne originario del Mali, mentre andava a lavorare, in bicicletta con il suo zainetto, è stato ucciso in piazza Fontana nella nostra Taranto vecchia, da una baby gang. Per cosa? Futili motivi! Continuo a ripetermelo da ieri. La parola baby, bimbo, non dovrebbe avere nulla a che fare con la parola assassino. Eppure è così. Fa malissimo. Ma è così. La storia di Sacko è quella di come tanti in cerca una vita migliore, sarebbe diventato padre fra qualche mese.
ph ND
È un orrore quello che è accaduto. Sono sconvolto. La prima emozione è stata quella della vergogna, un senso di grande nudità e inadeguatezza, ma vi assicuro un senso profondamente umano che condivido con voi perché tutti insieme possiamo far riaffiorare l’umanità, l’essere uomini, donne, vulnerabili, bisognosi gli uni degli altri. Prima ancora che l’indignazione, il giudizio, la ricerca delle risposte, credo sia necessario abbassare la testa per onorare Sacko.
Tanti mi dicono giustamente: «Sono cose che accadono ovunque». Ma che consolazione è questa? Intanto è accaduto qui, sotto le nostre case. È da qui che dobbiamo ripartire. Sì è vero che l’odio, il razzismo, la perversa convinzione che la vita non abbia lo stesso valore per tutti, serpeggia ovunque e ce ne abbeveriamo scrollando i nostri telefoni. Ma che razza di giustificazione è questa? Cosa siamo diventati?
Qualcuno mi ha scritto di non esserne molto sorpreso perché Taranto vecchia è una bomba sociale. Si è vero e oggi ci appare evidentemente.
Ma io conosco questi vicoli, ho sempre respirato la durezza di una vita complessa, di tante situazioni difficili, sperimento anche tanta generosità. Vi posso testimoniare bontà ed inclusività verso tanti tipi di minoranze, sì, è un’accoglienza scevra da qualsiasi linguaggio politicamente corretto, ma è concreta! Ecco perché al dolore per l’uccisione di Bakery Sacko si aggiunge altro dolore, perché non riesco a spiegarmi di come sia possibile che non si condanni all’unanimità quanto è accaduto. Esseri amici dei nostri ragazzi coinvolti e dico “nostri” con cuore ferito, perché non voglio lavarmene le mani, non significa difenderli dando ignominiosamente le spalle al morto per terra!
Questo duro colpo inferto alla nostra comunità, mentre il sangue di Abele, nostro fratello, grida a noi dall’asfalto di piazza Fontana, ci faccia rientrare in noi stessi.
Ragazzi, No alla violenza di nessun tipo a partire da quella verbale!
Ragazzi, No ad ogni tipo di discriminazione!
Tutti insieme diciamo ‘No alla morte’
Credo che la lezione che si impari qui a Taranto vecchia, io da undici anni, ma anche tanti preti prima di me, sia quella di avere l’umiltà di ricominciare sempre daccapo, per fede e per vocazione.
È dura ma bisogna ripartire da qui, ripeto con umiltà, non con soluzioni preconfezionate, ma con la pazienza missionaria di vivere qua, intessendo alleanze educative senza risparmiarsi mai. Vogliamo, pur con tutti i limiti, esserci per tutti.
Ho un rimprovero da fare alla mia comunità. Quando muore qualcuno in un luogo pubblico, spontaneamente quel luogo diventa un sacrario. Non avete portato un fiore sul luogo dell’omicidio. Per chi vorrà lo potremo fare stasera, li prenderete da qui, se vorrete, da quelli della festa di san Cataldo, e magari, andando a piazza Fontana, ricordiamoci con coerenza cristiana che il patrono che abbiamo onorato e festeggiato è orgogliosamente amante dei forestieri!

Diocesi

Pellegrinaggio mariano della vicaria di San Giorgio

13 Mag 2026

Le parrocchie della vicaria di San Giorgio jonico terranno mercoledì 13 maggio il pellegrinaggio mariano al santuario della Madonna della Camera. Il programma prevede il raduno alle ore 17.15 a Roccaforzata nei pressi della statua di Padre Pio e a Monteparano nell’ex asilo.
Alle ore 17.30, guidato dai rispettivi parroci, inizierà il pellegrinaggio  che si concluderà nel giardino del santuario mariano con la santa messa che sarà celebrata alle ore 18.30.

 

Emergenze sociali

La Città vecchia ‘tragica’ nelle parole e nelle proposte di Giulio De Mitri

12 Mag 2026

di Silvano Trevisani

Come era facile immaginare, per come si erano svolti gli eventi, sono già stati individuati i ragazzi, quasi tutti minori, che la notte del 9 maggio hanno infierito sul giovane originario del mali, Bakary Saku, fino a provocarne la morte. Una storia di disagio e di mancata cura, familiare, umana, sociale, comune a tanti altri figli di una civiltà in degrado, che fa forse più effetto, in questo caso, in quanto sembra circoscriversi alla città vecchia. Dove giovedì 14 alle 17,30 si svolgerà il presidio “Taranto non restare in silenzio” contro violenza, razzismo e criminalità.

È quello che ci fa rilevare Giulio De Mitri, che conosciamo da molti anni e che da almeno altrettanti si occupa proprio della Città vecchia, nelle sue dimensioni pedagogiche, formative, culturali, avendo istituito la Fondazione Rocco Spani, che si occupa dei minori, sotto la direzione di Giovanna Tagliaferro, e il Crac-Puglia, il Centro ricerca arte contemporanea, punto di riferimento per l’arte e la cultura a Taranto. Un’analisi, la sua, che si conclude con una proposta. Ma andiamo per ordine:

“Eventi tragici come questo – ci dice – fanno logicamente balzare l’attenzione dell’opinione pubblica e mettono sotto la lente (ma di solito solo per qualche giorno, il tempo di far calare l’attenzione), due problemi che dalle nostre parti si incrociano: il destino della Città vecchia e quello delle famiglie qui “dimenticate”, con i loro problemi, spesso molto gravi, e che si riversano sui bambini e minori”.

Una quindicina di anni fa – mi ricorda lo stesso Giulio – realizzai un saggio per le edizioni Rubbettino dal titolo “Creatività e inclusione”, che partiva proprio dalla lettura dei problemi, storici, urbanistici, sociali, umani della Città vecchia come vissuti nell’esperienza della Fondazione Rocco Spani.

– Da allora – osserviamo – non è cambiato niente, a quanto pare.

“Per quanto riguarda il quartiere, – sono le sue parole – si assiste a un continuo annuncio di rinascita, che dovrebbe essere fatto di rivitalizzazione, di risocializzazione, di risanamento. In realtà, se si fa salvo il primo tratto di via Duomo, da sempre il più in vista, non è cambiato niente. Se per rinascita intendiamo bar e ristoranti che spuntano come funghi, qui come in tutto il resto della città, in mancanza di altre risorse lavorative, questa rinascita non va nella giusta direzione! Il turismo, di cui ci riempiamo tanto la bocca, è affare per pochi e disastro per tutti gli altri. E intanto le giunte si susseguono… i crolli proseguono tranquillamente”.

“Dal punto di vista sociale, poi, sembrerebbe che, forse anche a causa della scarsità di fondi, chi vive situazioni di disagio non sia destinatario della particolare attenzione dovuta. I minori di famiglie disgregate o in gravi difficoltà (è inutile approfondire la descrizione, perché tutti sappiamo) vanno seguiti in un processo di recupero nel quale forse oggi non si crede abbastanza”.

“Ho letto con attenzione quanto è stato scritto in questi giorni, in queste ultime ore. Da tutto il Consiglio comunale con il suo appello alla responsabilità, dal segretario della Cgil D’Arcangelo che mette il dito sul disagio giovanile, dal coordinatore della Uil, Oliva, sul bisogno di curare le ferite sociali. E da altri. Chiedo, allora, in primo luogo a tutti loro, che hanno responsabilità politiche e sociali, perché non mettiamo insieme il bagaglio di esperienze e le nostre responsabilità per cercare di studiare risposte chiare ai bisogni così stringenti che la città avverte? Certo, sono tantissimi e gravi gli “altri” problemi che attendono la città, a partire dal lavoro, ma la necessità di capire e di cercare una dimensione umana sono i presupposti per “tutto” il nostro futuro”.

A Taranto

I parroci del Borgo sull’efferato omicidio di Sacko Bakari

12 Mag 2026

di I parroci della vicaria

I parroci della vicaria Taranto Borgo hanno diramato una nota sull’efferato omicidio del nostro fratello africano Sako Bakari

Con il cuore profondamente scosso e colmo di dolore, la nostra vicaria si stringe attorno alla famiglia e alla comunità di Sacko Bakari, barbaramente ucciso in un atto di violenza che, dalle prime ricostruzioni, appare tragicamente segnato dal veleno del razzismo.
Non ci sono parole umane capaci di lenire il vuoto lasciato da una vita spezzata in questo modo. Come parroci della vicaria Taranto-Borgo, e prima ancora come uomini, avvertiamo il dovere di piangere questo fratello. Ogni goccia di sangue versato per odio razziale è una ferita inferta al costato di Cristo e un insulto alla creazione stessa, che ci vuole tutti figli di un unico Padre.
Dobbiamo avere il coraggio di chiamare il male per nome. Il razzismo non è solo un’opinione errata, ma è un peccato strutturale che nega il fondamento della nostra civiltà: l’uguale dignità di ogni persona. Quando il colore della pelle diventa un pretesto per la violenza, significa che il tessuto spirituale e civile della nostra società è gravemente ammalato. Non possiamo e non dobbiamo abituarci.
Esortiamo le istituzioni, le scuole e le famiglie del nostro territorio a non restare indifferenti. Il silenzio di fronte all’ingiustizia rischia di diventare complicità. Chiediamo con forza che sia fatta piena giustizia, ma chiediamo anche un impegno collettivo per sradicare la retorica dell’odio che troppo spesso infiamma i cuori e arma le mani dei più fragili. dei più violenti e anche dei nostri adolescenti, sapendo che la mano di un quindicenne della nostra città è stato l’autore dell’orrendo atto criminale insieme ad altri.Le nostre comunità cristiane si impegnano non solo a denunciare, anche ad attivare tutte le energie umane e spirituali perché il nostro territorio accenda la speranza per una cultura della vita , dell’accoglienza e della solidarietà.

Oratori

C’è un mondo di meraviglia, quello del Grest Anspi 2026!

12 Mag 2026

di Cristian Piscardi

L’Anspi lancia il nuovo sussidio per i Grest 2026: un’estate ispirata al mondo di Alice.
Si apre all’insegna della meraviglia e della scoperta il nuovo sussidio estivo per l’occasione, presentato dall’Anspi (Associazione nazionale San Paolo Italia). Il progetto educativo promette di accompagnare migliaia di ragazzi e giovani in tutta Italia durante le attività estive degli oratori, con un percorso coinvolgente e ricco di significato.
Il tema scelto per la prossima estate si ispira al mondo di Alice, simbolo di curiosità, stupore e capacità di guardare la realtà da prospettive nuove. Un viaggio educativo fatto di incontri, domande e avventure che inviteranno i partecipanti a mettersi in gioco, riscoprendo il valore dello stupore e dell’immaginazione come strumenti di crescita.
Il sussidio nasce all’interno del progetto ‘Reti in gioco’ (realizzato con il finanziamento del ministero del lavoro e delle politiche sociali), che pone al centro il gioco come chiave educativa fondamentale. Attraverso attività strutturate, momenti di condivisione e momenti spirituali, l’obiettivo è quello di favorire lo sviluppo personale e relazionale dei più giovani, aiutandoli a crescere insieme in modo autentico e consapevole.
Con questo nuovo progetto, l’Anspi conferma ancora una volta il proprio impegno nel mondo educativo, offrendo strumenti concreti e innovativi agli oratori e alle realtà giovanili, affinché l’estate diventi un tempo prezioso di crescita, divertimento e scoperta.

 

Diocesi

Questa sera, martedì 12, preghiera per Sacko e per la città

12 Mag 2026

Questa sera, martedì 12 maggio, alle ore 19.30 ci si ritroverà nella basilica cattedrale di San Cataldo per la preghiera del santo rosario per Sacko Bakari, il 35enne originario del Mali ucciso la mattina del 9 maggio in piazza Fontana, e per la nostra città.

Musica

Rettoria Santa Maria di Costantinopoli, concerto mariano

12 Mag 2026

La rettoria di Santa Maria di Costantinopoli, a Taranto in zona Croce, terrà martedì 12 alle ore 19 il concerto in onore della Vergine Maria dal titolo ‘Meditation’: musiche sacre e mariane con momenti di meditazione e raccoglimento, “Un tempo di luce interiore (spiega il rettore don Mimmo Bucci) dove la musica sacra diventa preghiera e l’anima si eleva nella contemplazione della Santissima Vergine Maria”.
L’iniziativa, organizzata dalla rettoria in collaborazione con l’associazione Armonie, prevede l’esibizione della clautista Palma Di Gaetano e dell’arpista Susanna Curci.

Archeologia

Il 15 e 16 maggio torna al museo il Progetto “Archeo bimbi”, per la terza edizione

12 Mag 2026

Il 15 e 16 maggio torna, all’interno del Museo archeologico nazionale di Taranto, il progetto “Archeo bimbi”, che vede per protagonisti, ormai da tre anni, le giovani archeo-guide dell’istituto comprensivo ‘Alessandro Volta’ di Taranto.

Alunne e alunni dai 10 ai 12 anni saranno, per due intere giornate, il volto e la voce di uno dei più prestigiosi musei archeologici italiani, conducendo famiglie e visitatori alla scoperta di oltre 200 secoli di storia. “E’ la forma di investimento più importante per un’istituzione culturale che tra le sue mura documenta l’evoluzione di questo territorio, dalla preistoria fino al Medioevo – dice Stella Falzone, direttrice del MArTa – perché così facendo consegniamo nelle mani di chi rappresenta presente e futuro di questa terra un patrimonio da preservare e da cui ripartire: origini e identità. Direi che il Patto educativo che abbiamo firmato nel 2024 con la scuola Volta stia funzionando alla perfezione. Segno che quando si investe in cultura e in giovani non si sbaglia mai”.

Venerdì 15 maggio (dalle 17 alle 19) e sabato 16 maggio (dalle 9 alle 13), il museo sarà dei ragazzi.

“In questi tre anni abbiamo impegnato circa un migliaio di ragazze e ragazzi in questo progetto – sottolinea la dirigente della ‘Volta’, scuola capofila del Patto educativo di comunità, Teresa Gargiulo – archeo-guide, musicisti in erba impegnati nei mini-concerti all’interno del MArTa, artisti ed esperti nella computer grafica per l’immagine coordinata degli eventi e la realizzazione di tavole di approfondimento, piccoli programmatori che hanno sviluppato l’interfaccia per una sorta di escape-room all’interno del museo. Un valore di competenze umane di inestimabile importanza per un territorio come il nostro, perché come il Museo custodisce gli antichi manufatti di oreficeria prodotti negli atelier tarantini, noi custodiamo quest’oro di Taranto che come artigiani tutto il nostro corpo docente valorizza in maniera straordinaria”.

Gli studenti impegnati nell’attività di quest’anno di Archeo-bimbi saranno 236 e 33 i docenti accompagnatori.

Le mini-guide, coordinate dal personale del Museo, saranno presenti in tutta l’area espositiva permanente del MArTa e presenteranno reperti e contesto storico in italiano, inglese, francese e spagnolo. La sala Lippolis ospiterà invece i laboratori di arte destinati ai bambini della scuola elementare Livio Tempesta di Taranto, mentre nel chiostro dell’ex Convento degli Alcantarini gli studenti guideranno i visitatori alla scoperta del MArTa attraverso l’esperienza con i visori in 3D.

Nell’area di ingresso del museo di Taranto, accanto alle vetrine della Temporary Art, violini, chitarre, tastiere troveranno spazio per le esibizioni degli studenti delle classi ad indirizzo musicale, che insieme alle classi di percussioni, costituiscono anche l’architrave dell’Orchestra giovanile “Michele Pignatelli” che proprio nell’istituto Volta forma i suoi piccoli talenti.

“Si tratta di un lavoro che dura un anno e che ogni anno si ripete con l’introduzione di nuove esperienze formative – spiega la dirigente Teresa Gargiulo – come ad esempio quella che in questa edizione propone una pratica “figitale”, fisica e digitale insieme con l’integrazione della realtà virtuale all’interno del percorso museale, realizzata dai ragazzi che hanno partecipato ai laboratori scolastici per lo sviluppo e il potenziamento delle competenze Stem, o la realizzazione da parte degli studenti delle classi terze di infografiche di approfondimento su alcuni reperti iconici del Museo”.

“Un’esperienza unica nel suo genere che apre il Museo e lo restituisce idealmente a tutta la sua comunità, ai giovani e alle loro famiglie – conclude la direttrice del MArTa, Falzone – ma anche un modo gioioso di incontrare la storia e la cultura di questa terra nei volti di questi degni eredi di Falanto e delle civiltà che la abitarono”.

Il progetto è realizzato in collaborazione con l’area tecnico-scientifica del Museo e i responsabili dei dipartimenti scolastici dell’istituto Volta: Antonia Spicoli (dipartimento di lettere), Laura Colleoni (dipartimento di arte), Ornella De Bari (dipartimento di matematica), Giusy Afruni (dipartimento Stem), Daniela Zilio (dipartimento di lingue), Arianna Latartara (dipartimento di musica).

Diocesi

Carosino, mese mariano con il rosario nei quartieri

ph G. Leva
12 Mag 2026

di Floriano Cartanì

Il mese di maggio arriva sempre quasi in punta di piedi. Non irrompe, si posa. Non è più inverno ma nemmeno estate scivolando semplicemente tra le strade. Con una luce più morbida si ferma sui balconi, entra nelle case con il profumo dei fiori appena sbocciati sul balcone di casa. A Carosino maggio è un mese che non si limita a passare: chiama. E il paese risponde come ha sempre fatto, con quella devozione discreta e tenace che da anni trasforma i quartieri in piccole cappelle all’aperto. Prima ancora della nomina ufficiale a ‘Città mariana’, Carosino viveva già così il mese mariano con il rosario che attraversa le vie e si stanzia in una zona del paese, quasi come un filo che cuce insieme memoria, fede e comunità. Negli ultimi anni, questa tradizione ha trovato un nuovo slancio grazie all’impegno del parroco don Filippo Urso che ha preso a cuore l’iniziativa e l’ha resa parte integrante della pastorale di maggio. Dopo la messa vespertina, guida o affida la recita del rosario nelle varie zone dell’abitato, trasformando alcune sere in un piccolo pellegrinaggio urbano. È un modo concreto per portare la preghiera là dove la gente vive, lavora, si incontra. Ogni quartiere attende il proprio turno. Un tavolino diventa altare, una statua della Madonna viene adornata con fiori freschi, qualche sedia compare lungo il marciapiede. Si tratta di una religiosità domestica, fatta di gesti semplici che si ripetono da generazioni. Eppure, proprio in questo si riconosce la forza di una comunità che non ha mai smesso di sentirsi legata alla figura di Maria. Quando il rosario inizia, il quartiere cambia volto. Gli anziani occupano le prime file, i bambini si muovono ai margini, le famiglie si affacciano dai balconi. Le decine scorrono lente, accompagnate da brevi riflessioni che spesso nascono da episodi concreti della vita quotidiana. È un momento in cui la fede si intreccia con le storie personali, trasformando la preghiera in un diario collettivo. Il rosario nei quartieri è anche un gesto sociale. Permette di vedere chi manca, chi ritorna, chi ha bisogno di una parola in più. Don Filippo Urso lo sa bene: per molti, soprattutto per chi ha difficoltà a raggiungere la chiesa, questo appuntamento è un vero e proprio contatto diretto con la vita comunitaria. È una pastorale che non aspetta, ma va incontro, intercettando solitudini e riannodando legami. La nomina di Carosino a ‘Città Mariana’ trova così la sua verità anche in queste sere di maggio. Non è un titolo formale, ma un riconoscimento di una vocazione già viva espressa da un paese che da anni porta la preghiera di porta in porta, trasformando ogni strada in un luogo di comunità. Quando le sedie tornano nelle case e la strada o lo spazio interessato riprendono il loro silenzio, resta nell’aria comunque una luce diversa, come se il paese avesse respirato preghiere all’unisono in quei momenti. Ed è proprio in quel silenzio, che Carosino ritrova la sua vera misura: non nei grandi eventi, ma nei gesti piccoli, ripetuti, che tengono insieme una comunità. Il mese mariano di maggio ricorda ancora una volta a tutti che la fede non è un altare lontano, ma un cammino che passa accanto alle nostre porte.

Diocesi

Martina Franca: pellegrinaggio vicariale

ph ND
12 Mag 2026

La vicaria di Martina Franca mercoledì 13 maggio terrà un pellegrinaggio mariano vicariale intitolato ‘In cammino con l’immagine della Beata Vergine di Fatima’. Il raduno sarà alle ore 19.30 in piazza D’Angiò per iniziare il pellegrinaggio alle ore 19.30, percorrendo via dello Stadio e via della Sanità; alle ore 20.15, arrivo al santuario della Madonna della Sanità per la preghiera conclusiva alla Vergine Maria.

 

Emergenze sociali

La violenza non è mai ‘senza motivo’ se viene alimentata di continuo

11 Mag 2026

di Silvano Trevisani

La violenza non è mai gratuita. In primo luogo perché è sempre la conseguenza di scelte e atteggiamenti che la causano. In secondo luogo perché ha dei costi, che gravano sui singoli e sulla collettività. Per questo se si sostiene, entrando nel terreno prettamente giudiziario, che un omicidio può essere avvenuto senza motivo, si dice una cosa sostanzialmente sbagliata. Stiamo parlando, naturalmente, di Bakary Sako, il trentacinquenne di origine maliana che è stato assassinato brutalmente all’alba di sabato 9 maggio in piazza Fontana, proprio mentre Taranto viveva, quasi per contrappasso, le ore della festa per San Cataldo. ‘Il forestiero’ che la gente di qui aveva amato. Ma che forse ora stenterebbe ad accogliere.

Non è nostra intenzione aggiungere parole alle frasi di solidarietà e di sgomento, o anche di richiamo alla moralità che opportunamente sono già state espresse da tanti, in questi giorni. A cominciare dall’arcivescovo Ciro Miniero: “… Se è vero che servirebbe più controllo del territorio, lo è altrettanto che la violenza nasce dalla povertà educativa e sociale, dalla marginalizzazione delle persone…”. Tanto meno sarebbe il caso di addentrarsi negli sviluppi delle indagini che, speriamo, ci diranno la verità giudiziaria e cronachistica dell’episodio. Ma forse non ci diranno tutta la verità su come la violenza si sta insinuando tra noi.

Nei giorni scorsi, nelle nostre città, sono avvenuti molti episodi di violenza, aggressioni, rapine, femminicidi. E la violenza, si sa, più che contagiosa è: emulativa. Come lo è tra i giovani l’uso del coltello. Se siamo entrati nell’ordine di idee che è ormai scontato che le questioni tra stati si regolino con la guerra, ne possono derivare, a cascata, effetti terribili. Poiché la guerra ce la portiamo dentro, da sempre, in forma latente, e a volte cominciamo a prendere gusto a mostrare agli altri i nostri muscoli, la nostra forza, le nostre armi, la nostra prepotenza. È già accaduto, ad esempio, quando pugnali, bombe a mano, manganelli erano gli strumenti che consentivano a gente prima pacifica di agognare il potere. Ma se gli stati operano come gang incontrollabili, con le stessa categorie di sopraffazione, di violenza, di ritorsione, come si può riuscire a portare avanti quella prevenzione “formativa” indicata da monsignor Miniero per costruire una società più sicura, cioè: “una società istruita, coesa, pacificata”?

E non ci nascondiamo dietro la convinzione che pochi bulli internazionali siano capaci di creare da soli tanto scompiglio, poiché quei bulli sono cresciuti e sono stati scelti da molti altri che volevano e chiedevano loro le stesse cose. In varie parti del mondo, persino nel democratico Occidente. Ma le bugie che si dicono, anche dalle nostre parti, per giustificare o sminuire gli immani scempi, i genocidi, le quotidiane carneficine, che conosciamo in tempo reale almeno per farci un’idea della loro gravità, sono un deterrente a investire su una società coesa e pacificata, che tale dovrebbe avvenire attraverso un’istruzione che oggi punta solo a impiantare una cultura delle sgomitate (tanto per citate Pier Paolo Pasolini) che è tutta il contrario del merito che condivide il suo nome con un ministero della nostra Repubblica.