Tracce

Quelle derive pericolose

Ansa/Avvenire
11 Mag 2026

di Emanuele Carrieri

Torre Borraco, Torre Castelluccia, Torre Colimena, Torre Ovo: sono solo alcuni dei nomi delle strutture di avvistamento situate lungo i nostri litorali. Servivano ad anticipare le scorribande dei predoni che arrivavano dal mare e a esorcizzare la paura della distruzione delle nostre antiche civiltà. Una paura, questa, che sopravvive nel nostro tempo, in tutta Europa, ma che ha incontrato una diversa modalità di “esorcismo”: il nome è remigrazione, che, per adesso, attira molti consensi, soprattutto di carattere elettorale. La nuova denominazione è stata inventata per tranquillizzare le paure che attraversano le nostre strade, le nostre piazze, i nostri quartieri, le nostre città, non all’altezza di conglobare masse di immigrati che contengono, nelle loro pieghe, individui che hanno una evidente predisposizione a commettere crimini. A prescindere dai paesi e dalla colorazione dei governi al potere, le statistiche sostengono che la politica di contenimento dei fenomeni migratori, anche a livello europeo, rimane davvero poco adeguata, mentre sporadici rallentamenti stagionali dei flussi non modificano un andamento che sembra quasi inarrestabile. Anche nel caso delle centinaia di migliaia di ucraini che hanno dovuto lasciare il proprio paese per l’aggressione russa, in quegli stati che li hanno accolti, in grande numero e a braccia aperte (Polonia, Germania, Repubblica Ceca), oggi è significativamente palpabile un certo rigetto per le risorse prosciugate, nei rami dell’istruzione e della sanità, a scapito delle popolazioni locali. Quasi certamente se, sulla materia migratoria, vi fosse un considerevole consenso politico nell’Unione Europea, si potrebbero generare le dovute ingenti risorse per selezionare, preparare e introdurre nel mondo del lavoro europeo migliaia di lavoratori di cui le economie hanno bisogno per tenersi in piedi e per far fronte a un inverno demografico caratterizzato da un calo incessante delle nascite e un invecchiamento della popolazione. Quali sono le discriminanti che rendono le nostre popolazioni più o meno sensibili alla presenza del migrante, ad accoglierlo come badante o a offrire un lavoro? Le analisi divergono a seconda del quadro storico-sociale in cui si vive e del trend dell’economia. Ma anche le reazioni dei paesi e dei governi al potere si differenziano significativamente e, innanzitutto, le reazioni delle diverse destre europee. I segnali di pericolo più critici giungono dalla Germania. Alternative für Deutschland (Alleanza per la Germania), partito di estrema destra capeggiato da Alice Elisabeth Weidel, che, ormai, ha occupato spazi sempre più importanti nel panorama politico tedesco (da ultimo ha guadagnato il 20% dei consensi in Renania e non soltanto nelle aree dell’Est), è fiancheggiato e spalleggiato da fazioni e gruppi minori – con orientamenti razzisti, islamofobi, antisemiti, xenofobi e identitari, accusati anche di rapporti con il neonazismo – che auspicano provvedimenti perfino più risolutivi. Il cancelliere Friedrich Merz cerca di sottrarre brezza dalle vele di Alternative für Deutschland, temendo la graduale espulsione del settanta – ottanta per cento dei siriani – erano circa un milione ai tempi di Angela Merkel – che ormai sono del tutto integrati nella società tedesca. Merz deve far fronte a difficoltà pratiche relative all’atteggiamento del governo siriano e non sembra aver la forza politica di trascinare la propria maggioranza di governo contro il consenso di diverse forze sociali intermedie moderate. La destra tedesca, invece, si fa pubblicamente portavoce di vere e proprie espulsioni di massa, prende pessimi esempi dalle azioni violente dell’Agenzia Federale per l’Immigrazione (Ice) negli Stati Uniti e non ha vergogna nel rievocare antichi fantasmi di pulizia etnica. Ciò che allarma è che Alternative für Deutschland sta scaldando i muscoli per il voto di settembre e potrebbe vincere maggioranza assoluta e governo in Sassonia-Anhalt in cui è riconosciuta come estremista di destra. Uguale è la posizione dell’ultra conservatore Nigel Farage, in Gran Bretagna, alla guida del partito Reform UK, favorevole a rimpatri forzati e sempre più popolare presso quegli elettori delusi dal governo laburista e che lo hanno premiato alle recenti elezioni amministrative. In Francia il quadro è più difficile: il Rassemblement National, partito della destra estrema, guidato da Jordan Bardella, che potrebbe mandare, nel 2027, all’Eliseo un suo rappresentante, ha una postura decisa, ma meno aggressiva verso gli immigrati per non spaventare troppo il ceto medio. Per arrivare al potere punta sul caos politico, nel centro e a sinistra, e sull’incapacità di Emmanuel Macron nel far riavviare l’economia. In Italia, invece, il governo di Giorgia Meloni deve fare i conti con l’indubitabile contributo al Pil che gli stranieri forniscono, mentre Matteo Salvini è stato spogliato della causa dal generale Roberto Vannacci e dall’appena nato movimento Futuro Nazionale, il cui messaggio sembra fare breccia fra una percentuale di votanti di Fratelli d’Italia e della Lega. All’interno di questo quadro, emerge, nel nostro Paese, un dato molto preoccupante per l’economia e molto sottovalutato dalla compagine di governo: la mancanza di manodopera, una crisi strutturale acuta, con circa il settanta per cento delle aziende che, nei primi mesi di questo anno, annuncia grosse difficoltà a reperire addetti, impiegati, maestranze, operai specializzati e non. I settori maggiormente colpiti sono diversi: il turismo, i servizi terziari, la ristorazione, la sanità, il comparto del manifatturiero, l’edilizia, e in particolare l’artigianato, nel quale la difficoltà di reperimento tocca picchi elevatissimi. È sicuro che il tema migrazione, alquanto complesso e divisivo, si presti a molto facili semplificazioni e molto serie manipolazioni: occorre tutta la necessaria risolutezza contro le derive autoritarie semplificatorie, perché sul tema migrazione si gioca una importantissima partita per la stessa sopravvivenza delle democrazie di tutta Europa.

Sport

Playoff Eccellenza, è buona la prima del Taranto: sconfitto il Canosa

ph G. Leva
11 Mag 2026

di Paolo Arrivo

Campionato mediocre che andava conquistato. Adesso i playoff con un unico risultato: devi vincere. Con questo striscione ha preso avvio l’ultima partita del Taranto. Con una immancabile nota polemica, finita dentro una sinfonia. Di festa calorosa: i rossoblu hanno superato il Canosa nella finale playoff regionale, e conquistato l’accesso alla fase nazionale del torneo di Eccellenza. Merito dei goal realizzati da Nicola Loiodice e Francesco Losavio. Una rete per tempo, all’interno di un incontro che ha visto prevalere, sotto ogni aspetto, gli uomini di mister Danucci allo stadio “Italia” di Massafra. La prova offerta è stata incoraggiante. Di buon auspicio, al di là del risultato, nel percorso che conduce alle semifinali e finali nazionali. Il prossimo avversario si chiama Apice.

Il match Taranto – Canosa

L’uomo in più, capace di spingere al successo la squadra, è proprio il pubblico accorso in massa per una partita decisiva – c’è il sold out. Gli ospiti non sembrano intimoriti. Anzi, è aggressivo il loro approccio alla gara: guadagnano un calcio di punizione dal limite dopo novanta secondi; ma è infruttuoso. Il Taranto risponde e fa centro. Al 3’ Pablo Aguilera si invola in area e viene atterrato da Matteo De Gol: dal dischetto si presenta Loiodice che spiazza il portiere avversario. Gli ionici hanno un paio di occasioni. La più ghiotta ce l’ha al 19’ Losavio che, cercato in profondità da Boze Vukoja, manda di poco a lato. La prima occasione per il Canosa arriva al 25’. Con il tiro al volo di Alessandro Di Benedetto su assist di Antonio Croce. Lo stesso Di Benedetto, da posizione ravvicinata, vede negarsi il goal da Emanuele Mastrangelo. Al 32’ il Canosa chiede un rigore per un presunto fallo di Alessio Sansò su Croce. Episodio che fa andare su tutte le furie la panchina ospite. Il Taranto torna a farsi pericoloso al 35’ con il colpo di testa di Dramane Konate.

La vittoria

Ritmi più bassi nella ripresa, dopo un primo tempo frizzante, giocato a viso aperto dalle due squadre. La prima occasione è un tiro debole di Aguilera al minuto 54. Matteo Di Piazza, cinque minuti dopo, solo in area, colpisce di testa sfiorando il palo alla sinistra di Mastrangelo. Al 69 disimpegno errato dell’estremo difensore ospite Francesco Massari, Aguilera non ne approfitta: non è abbastanza lesto per raddoppiare. A dieci minuti dal termine il colpo del ko lo firma Losavio capitalizzando una bella azione in contropiede dei padroni di casa. Lo stesso attaccante esce dal campo tra gli applausi, sostituito da Fabio Delvino: è standing ovation, in un’atmosfera che potrebbe farsi più rilassata. Non per Cristian Hadziosmanovic e Adrian Castro. Che macchiano le loro prove con scorrettezze evitabili, e vengono espulsi entrambi. Sul campo scorrono i titoli di coda. All’89’ il rasoterra di Croce impegna severamente Mastrangelo. Ma non c’è tempo per riaprire la gara, che termina dopo quattro minuti di recupero. Mentre per il salto di categoria c’è da aspettare ancora.

 

Taranto – Canosa nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Diocesi

Talsano, la devozione alla Madonna di Fatima

ph ND-G. Leva
11 Mag 2026

di Angelo Diofano

Si svolgono a Talsano i festeggiamenti in onore della Madonna di Fatima, a cura dell’omonimo santuario (parroco, don Pasquale Laporta), nel ricordo della celebre apparizione ai tre pastorelli del 1917 in Portogallo.

La storia della chiesa
Fu don Luigi De Filippis, suo primo parroco, che realizzò il sogno di dare questo tempio ai talsanesi, su un suolo donato da un benefattore. La prima pietra fu posta l’8 dicembre del 1956, alla presenza dell’arcivescovo mons. Ferdinando Bernardi. Su progetto dell’architetto Antonio Provenzano, discepolo del famoso Piacentini, la costruzione durò circa due anni. L’inaugurazione avvenne il 4 ottobre del ’58 con grande partecipazione di fedeli che portarono in processione il simulacro mariano. Vista la particolare devozione per Maria, il 16 luglio del ’59 la chiesa fu elevata a santuario mariano diocesano. Nel ’77 fu realizzato il grande dipinto che ricopre l’abside, opera dell’artista argentino Roberto Baldassarini, raffigurante la Madonna con i tre pastorelli. Il 13 maggio ’99 venne inaugurata la cappella del Santissimo e nel Giubileo del 2000 la chiesa fu inserita fra i luoghi di pellegrinaggio mariano.

Il programma dei festeggiamenti
Martedì 12 maggio, alle ore 18 santa messa in contrada Spagnulo (piazzale laterale alla rivendita di bibite); al termine muoverà la fiaccolata lungo il corso principale fino al santuario. Tale iniziativa fu istituita nel 1983 dall’allora arcivescovo mons. Guglielmo Motolese in ringraziamento alla Vergine per aver salvato Giovanni Paolo II nell’attentato del 1981. Allo ore 21sul piazzale antistante il santuario, spettacolo musicale offerto dalla ‘Accademia Tarrega’.
Martedì 13 maggio, sante messe alle ore 8 e alle ore 10 (quest’ultima animata dai bambini della scuola primaria Giuseppe Nigro, con benedizione delle donne in dolce attesa); alle ore 11.30 santa messa  e, a mezzogiorno, la recita della supplica alla Madonna di Fatima. Alle ore 18 l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la solenne concelebrazione eucaristica e alle ore 19 muoverà la processione per corso Vittorio Emanuele, via Cabina, II vico Maglie, via Maglie, via Paolo Veronese, via Bainsizza, via Giotto, via Domenico Savino, via Umberto, via Adua, via Cacace, corso Vittorio Emanuele con rientro in chiesa. Presterà servizio di accompagnamento alla processione la banda musicale ‘Santa Cecilia’ di Taranto diretta dal m° Giuseppe Gregucci. Alle ore 21.30, sul piazzale antistante il santuario, spettacolo musicale del gruppo ‘Fronte del Blasco-tribute band Vasco Rossi’. La festa sarà conclusa alle ore 23.50 circa dai fuochi pirotecnici. Il luna-park sarà allestito in zona industriale.

Ecclesia

La domenica del Papa – Cristo, canone dell’amore vero

ph Vatican media-Sir
11 Mag 2026

di Fabio Zavattaro

In questa domenica la liturgia ci fa riflettere sul capitolo 14 del quarto Vangelo, cioè siamo ancora nei discorsi di addio, pronunciati nel corso dell’ultima cena; discorsi che in un certo modo cercano di aiutare i discepoli a superare il momento del distacco, in quanto sono parole che precedono la Pasqua. Così mentre è a tavola con i dodici, “mentre fa del pane e del vino il segno vivo del suo amore”, ecco che Cristo dice: “se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. È una affermazione, dice Papa Leone al Regina caeli, che “ci libera da un equivoco, cioè dall’idea che siamo amati se osserviamo i comandamenti: la nostra giustizia sarebbe allora condizione per l’amore di Dio. Al contrario, l’amore di Dio è condizione per la nostra giustizia”. Osservare davvero i comandamenti, afferma ancora il Papa, vuol dire riconoscere “il suo amore per noi, così come Cristo lo rivela al mondo”. Le parole di Gesù sono allora un invito alla relazione, non un ricatto o una sospensione dubbiosa”.

In queste parole vi è, in un certo senso, una continuità con quanto affermava l’anno dopo la sua elezione, l’8 gennaio 2006, Benedetto XVI, per il quale il contenuto del nostro grande “si” a Gesù, alla vita, “si esprime nei dieci Comandamenti, che non sono un pacco di proibizioni, di ‘no’, ma presentano in realtà una grande visione di vita. Sono un ‘sì’ a un Dio che dà senso al vivere, i primi tre comandamenti, un ‘sì’ alla famiglia, il quarto, un ‘sì’ alla vita, il quinto, all’amore responsabile, alla solidarietà, alla responsabilità sociale, alla giustizia, il settimo, alla verità, l’ottavo, al rispetto dell’altro e di ciò che gli è proprio”.

Per Leone XIV “Cristo stesso è il criterio, il canone dell’amore vero: quello fedele per sempre, puro e incondizionato. Quello che non conosce né “ma” né “forse”, quello che si dona senza voler possedere, quello che dà vita senza prendere nulla in cambio”. Dio ci ama per primo, afferma ancora il Papa, “e quando amiamo davvero Dio, ci amiamo davvero tra di noi”. Ecco allora che i comandamenti sono “un ordine di vita che ci risana da falsi amori; sono uno stile spirituale, che è via alla salvezza”.

Riprendiamo il concetto che il testo di Giovanni si colloca prima della Pasqua, parole che Cristo pronuncia per aiutare i discepoli a comprendere quanto accadrà a Pasqua; ecco, pertanto, quella affermazione “non vi lascerò soli, orfani. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete” che leggiamo nel Vangelo di domenica. Commenta Papa Leone: “il Signore non ci lascia soli nelle prove della vita: ci promette il Paraclito, cioè l’Avvocato difensore, lo Spirito della verità”. Questo “avvocato” non viene a colmare uno spazio vuoto, un’assenza, ma manifesta invece una presenza; è il dono, afferma Leone XIV, che “il mondo non può ricevere finché si ostina nel male che opprime il povero, esclude il debole, uccide l’innocente. Chi invece corrisponde all’amore che Gesù ha verso tutti, trova nello Spirito Santo un alleato”.

Negli Atti degli Apostoli, la prima lettura di domenica, troviamo Filippo che predicava Cristo in una città della Samaria; un annuncio accompagnato da guarigioni: “e vi fu grande gioia in quella città”. Una espressione che colpisce nella sua essenzialità affermava Benedetto XVI: “comunica un senso di speranza, come se dicesse: è possibile.” È possibile, si chiede ancora il Papa, “che l’umanità conosca la vera gioia, perché là dove arriva il Vangelo, fiorisce la vita; come un terreno arido che, irrigato dalla pioggia, subito rinverdisce”. E Paolo VI, nell’esortazione Gaudete in Domino, scrive: “l’uomo prova la gioia quando si trova in armonia con la natura, e soprattutto nell’incontro, nella partecipazione, nella comunione con gli altri. A maggior ragione egli conosce la gioia o la felicità spirituale quando la sua anima entra nel possesso di Dio, conosciuto e amato come il bene supremo e immutabile”.

Dopo la recita della preghiera mariana, Leone XIV esprime preoccupazione per le “notizie sull’aumento delle violenze nella Regione del Sahel, in particolare in Ciad e in Mali, colpiti da recenti attacchi terroristici”. Preghiera per le vittime e vicinanza a quanti soffrono: “auspico che cessi ogni forma di violenza e incoraggio ogni sforzo per la pace e lo sviluppo in quell’amata terra”. Un pensiero il Papa rivolge alla Chiesa copta e a Papa Tawadros, “nella speranza che il nostro cammino di amicizia ci conduca all’unità perfetta in Cristo, che ci ha chiamato amici”. Non poteva, infine, mancare, nella Festa delle mamme, una preghiera “con affetto e gratitudine per ogni mamma, specialmente per quelle che vivono in condizioni più difficili”.

Patrono di Taranto

Le immagini salienti degli eventi che hanno segnato San Cataldo 2026

ph G. Leva
11 Mag 2026

Tanti fedeli tarantini non hanno potuto essere fisicamente presenti – lo sono stati con il cuore e la preghiera! – alle celebrazioni per la festa del nostro santo patrono, San Cataldo.
Abbiamo pensato di fare cosa gradita ai nostri lettori, ripercorrendo per immagini una settimana di eventi religiosi e civili che hanno segnato i festeggiamenti in città.

Il servizio fotografico è stato interamente curato da G. Leva

 

La conferenza di presentazione degli eventi religiosi e civili 2026:

ph G. Leva

 

L’intronizzazione del simulacro di San Cataldo:

ph G. Leva

Giornata catalana della scuola:

ph Anna Svelto


Le città visibili: la provincia di Taranto si confronta su sostenibilità, accessibilità, qualità della vita:

ph G. Leva

La processione a mare del simulacro di San Cataldo:

 

Convegno, nel salone dei vescovi in arcivescovado, su ‘Disarmiamo le parole’

La consegna del premio Cataldus d’argento 2026:

Invectio corporis sancti Cataldi 2026:

 

La processione a terra del simulacro di San Cataldo:

 

Diocesi

Catechesi itinerante alla batteria Cattaneo

11 Mag 2026

Nell’ambito della catechesi itinerante a cura della parrocchia Sant’Egidio (a Tramontone), lunedì 11 maggio alle ore 16.45 si tratterà il tema ‘In principio Dio creò il cielo e la terra’ alla batteria Cattaneo per trascorrere insieme (catechisti, bambini della prima e seconda tappa battesimali e genitori) un pomeriggio di giochi e attività attraverso i cinque sensi.

 

Festeggiamenti patronali

Il discorso dell’arcivescovo Miniero per San Cataldo dal balcone del Carmine

10 Mag 2026

Durante la grande processione con tutte le confraternite per le vie della città vecchia e del Borgo, la sosta in piazza della Vittoria per l’allocuzione di mons. Ciro Miniero dal balcone del Carmine, che riportiamo integralmente:

ph G. Leva


Si rinnova l’appuntamento del saluto prima della benedizione apostolica e vorrei soffermarmi proprio sul significato simbolico di quel che stiamo vivendo; e il senso è proprio quello di augurarvi salute.

Quanta carica assume questa parola salute nella nostra Taranto: bisogno e profezia di salute affiorano da ogni angolo di questa terra perché si realizzino fra di noi.

Le parole salute e salvezza condividono la stessa radice semantica e dobbiamo adoperarciperché in noi si incarni quel processo di redenzione, nel segno dell’amore di Dio che ci vuole suoi figli. Figli amati, in modo unico e senza distinzioni. Figli, con eguale dignità. Figli, resi giorno per giorno liberi e responsabili, affrancati da ogni giogo, da ogni ricatto, predestinati dal Padre alla gioia, alla sicurezza, alla vita.

Salute e salvezza quindi a tutti voi fratelli e sorelle!

La benedizione del Signore discende dal Cielo, ma potremmo dire che non è solo una grazia venuta dall’alto, infatti Cristo continua a camminare con noi. Questa processione di san Cataldo, come tutte le processioni, indica a noi proprio questo, il pellegrinaggio sulla via che è Cristo, ascoltando la verità che è Cristo, procedendo verso la vita che è Cristo stesso.

La benedizione di Dio non è un augurio, è un dono che bisogna ricevere e custodire.

Devo incoraggiarvi a proseguire il cammino. Il mondo ci paralizza con la guerra, con le parole di odio, con la paura del futuro. I problemi ci assillano, potrei elencarli denunciandoli tutti, a partire dalla questione ambientale, lavorativa, alle povertà diffuse, al degrado, a tutte le criticità che ormai sappiamo recitare meglio del santo Rosario, come purtroppo la notizia di questi giorni, di una nuova aggressione culminata in un omicidio: ne siamo molto rattristati.

Se è vero che servirebbe più controllo del territorio, lo è altrettanto che la violenza nasce dalla povertà educativa e sociale, dalla marginalizzazione delle persone. È nella prevenzione che dobbiamo investire sforzi e risorse: una società istruita, coesa, pacificata è una società più sicura.

Invece no, anziché rivolgermi alla città, avrei un’ambizione, ovvero che la mia interlocuzione raggiungesse una comunità. La città di Taranto è una comunità? Lo chiedo a ciascuno. Non siamo solo abitanti di un territorio per il quale rivendicare diritti, ma cittadini verso il quale dovremmo praticare doveri. Dovremmo appartenerci gli uni gli altri, costruendo relazioni vere e autentiche, praticando l’amore verso il prossimo. Cosa ci lega? Cosa ci unisce? Cosa corrobora in noi il senso di appartenenza?

Potremmo dire che siamo solo una città, una città del Meridione d’Italia, bella e complessa, con potenziale enorme e profonde ferite. Ci ritroviamo poi qui, nel segno di un uomo diventato santo per amore di Taranto, per amore dei poveri, con il desiderio di ricostruire dalle macerie e questo mi sprona a insistere perché ci conformiamo come corpo.

Nel linguaggio paolino la Chiesa è corpo mistico di Cristo, dove le membra hanno tutte la loro importanza e quelle più fragili sono quelle che hanno bisogno di più protezione. Nessun membro dice all’altro di essere più importante e dove il dolore, oppure il benessere, riguardano ogni singola parte.

Invoco la benedizione su questa città perché diventi una comunità. Non è un’utopia essere un cuor solo ed un’anima sola, è una vocazione, che si realizza se tutti rispondiamo «Eccomi Signore, io mi metto in gioco!».

Accogliamo la benedizione con l’indulgenza plenaria. Sapete cosa vuol dire? Che il Signore toglie dalle nostre coscienze ogni zavorra se incontra cuori con disposizione al cambiamento, alla conversione, a indirizzare i nostri passi al bene, alla giustizia, alla pace.

Spero che lo vogliate tanto quanto lo invoco io per Taranto, per la mia, la nostra, per tutta la comunità di Taranto.

​​​​​Buon San Cataldo!

Ciro Miniero

arcivescovo metropolita di Taranto

 

Festeggiamenti patronali

I premiati con il Cataldus d’argento 2026

foto G. Leva
09 Mag 2026

Alle ore 20, nel cortile dell’arcivescovado, si è rinnovato l’appuntamento con la cerimonia di consegna dei ‘Cataldus d’argento’ sul tema ‘Voci del Mediterraneo’ a cura della Camera di Commercio e del comitato festeggiamenti. Durante la serata, dedicata alla memoria di Tonino Gigante, viaggio musicale fra popoli e tradizioni intitolato ‘Musiche del Mediterraneo” a cura di ‘Venti d’arte aps’: quattro quadri per un percorso scenico e musicale che attraversa luoghi, memorie e identità affacciate sullo stesso mare.

Ecco i premiati nelle diverse sezioni:

Cataldus d’argento conferito per attività professionali:
al dott. Catello Miro
Laureatosi giovanissimo in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari con il massimo dei voti e lode, prosegue il suo percorso di giurista collaborando per l’Università con gli Istituti di Diritto Civile e di Sociologia, sotto la guida dei chiarissimi prof.ri Spinelli e Resta e in seguito la sua collaborazione proseguirà con il Polo Universitario Jonico e con il Dipartimento di Giurisprudenza della Lumsa di Roma.
Dal 1990 è il legale rappresentante dell’omonimo studio legale fondato dal compianto padre, Avv. Franco Miro curando contenziosi nei campi civili, bancario e societario.
Non viene meno altresì la sua attenzione e il suo sostegno alle imprese familiari, tra cui il Multicinema Savoia.
Numerose le pubblicazioni a carattere giuridico su riviste di giurisprudenza; redige il piano per l’avvio della camera arbitrale presso la locale Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Taranto.
È presidente dell’associazione Famiglia e Giustizia ed organizza per l’Ordine Forense tarantino i corsi di perfezionamento in Diritto di famiglia e minori.
Nel 1999 è presidente del Comitato promotore della Banca di Taranto redigendo il piano di inizio attività per la costituzione della Banca di Credito Cooperativo di Taranto, divenendone poi dal 2000 il Presidente.
In campo economico ha collaborato con la Banca d’Italia per la redazione del rapporto “Doing Bisiness” della Banca Mondiale.
Sostiene attivamente diverse iniziative culturali, musicali, sociali, sportive e religiose ricevendone vari riconoscimenti e premi, come il “Premio Renato Dell’Andro”, “Il Premio del Centenario degli Amici della Musica Arcangelo Speranza”.
E’ componente del Consiglio camerale della Camera di Commercio di Taranto- Brindisi e della Commissione Regionale dell’ABI.

Cataldus d’argento conferito per attività di volontariato:
al dott. Gennaro Giudetti
Il volto di chi soffre può cambiare la vita di ognuno di noi. E’ accaduto a Gennaro che si è trovato, a soli 19 anni, di fronte a migranti, a chi non aveva nulla.
Da allora è diventato un operatore umanitario. Il suo viaggio è cominciato in mare, con i salvataggi, ed è proseguito nei campi profughi della Libia e in Colombia, in Ucraina, Afghanistan, Siria, Congo, Repubblica Centrafricana, Venezuela, Libano, Palestina, Etiopia, Tigrai e poi negli ospedali di Codogno e dello Yemen durante l’emergenza Covid e in Kenya, tra gli ultimi degli ultimi. Nel 2023 si laurea in “Sviluppo economico cooperazione internazionale e gestione dei conflitti”. Ha collaborato con Medici Senza Frontiere e Operazione Colomba, e successivamente con le Nazioni Unite (FAO e OMS).
.«È cambiato tutto quel giorno, per me, quando le mie mani non sono riuscite ad arrivare ovunque… ». Era il novembre del 2017 a bordo della Sea Watch 3 durante una difficile operazione di salvataggio al largo della Libia, in cui persero la vita 50 persone.
E’ autore con Angela Iantosca del libro vincitore del Premio Nadia Toffa 2024 nella sezione giornalismo Con loro, come loro. Storie di donne e bambini in fuga.
Nel 2024, e poi nuovamente nel 2025, è entrato nella Striscia di Gaza come operatore umanitario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, gestendo il coordinamento logistico degli aiuti alla popolazione. Di questa esperienza parla nel suo libro Con i miei occhi. Quello che ho visto a Gaza.
Ha partecipato, in qualità di relatore, a conferenze di rilievo nazionale e internazionale, offrendo una testimonianza diretta sull’importanza del diritto umanitario internazionale e sulla protezione delle popolazioni civili nei conflitti armati. È intervenuto come speaker presso il Parlamento Europeo, le Nazioni Unite, governi europei, atenei e istituzioni accademiche, oltre che in seminari e forum dedicati ai diritti umani.
Nei suoi scritti è sostenitore della comunità di Pace di San José de Apartadò dove si risponde con la pace alla violenza e che la pace è come il seme di una pianta di almendro: “non necessariamente vedrai quel seme diventare pianta, ma la semina di oggi garantirà l’ombra di quella pianta un domani… perché odiare marcisce il cuore”

Cataldus d’argento conferito per attività culturale:
all’associazione Sustain per la Cooperazione tra scuole
L’Associazione Sustain facente parte del Terzo Settore , fondata a Taranto il 4 Agosto 2020, per volontà del suo Presidente , in carica, Prof. Ing. Giustino Melchionne persegue finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, mediante lo svolgimento prevalentemente in favore di terzi senza scopo di lucro.

Per la realizzazione di progetti aventi come destinazione altre scuole o istituzioni, che beneficiano dell’aiuto e sostegno umanitario, per migliorare la loro qualità di vita e più volte per la loro sopravvivenza, l’associazione si avvale della cooperazione tra scuole del territorio, contraddistinte ognuna per la loro offerta formativa.
La Rete di scuole per un futuro sostenibile, composta da undici scuole della provincia di Taranto da dieci anni porta avanti Educarsi al Futuro, Campagna SUSTAIN, un progetto, nato da una collaborazione con ENEA, che si propone di realizzare un villaggio scuola auto-sostenibile in Burkina Faso, che sia autonomo dal punto di vista energetico e alimentare con l’uso dell’energia solare fotovoltaica.
Nato da una collaborazione con Enea, il progetto Sustain è svolto insieme a una rete di scuole del Burkina Faso con la supervisione e il supporto del Politecnico di Bari e dell’Université Ouaga I Pr Joseph Ki-Zerbo (Burkina Faso).
Il progetto è finalizzato a progettare e realizzare le diverse componenti del villaggio come impianti fotovoltaici in isola per alimentare le scuole di base e l’infermeria, sistemi per l’analisi delle acque, servizi sanitari di supporto all’infermeria, impianti di irrigazione con pompe solari per l’orto scolastico.
Gli studenti che in questi anni hanno partecipato al progetto SUSTAIN vivendo serenamente nella propria classe, hanno avuto la possibilità di sperimentare relazioni fruttuose orientate alla comprensione fra individui diversi e al miglioramento della qualità della vita.

Musiche del Mediterraneo. Viaggio musicale fra popoli e tradizioni del Mediterraneo è una riduzione dell’omonimo spettacolo in quattro quadri, un percorso scenico e musicale che attraversa luoghi, memorie e identità affacciate sullo stesso mare.
Attraverso la narrazione intima di un viaggio iniziato nell’infanzia — sulle tracce di un nonno e delle sue storie — lo spettacolo si apre a un racconto più ampio, in cui le città diventano simboli, le canzoni ponti tra culture, e le tradizioni linguaggi condivisi. Da Istanbul alle coste del Sud Italia, dalle feste popolari balcaniche ai canti del Mar Nero, ogni quadro restituisce un frammento di Mediterraneo come spazio vivo, attraversato da voci, suoni e rituali.

La musica diventa così strumento di connessione profonda: racconta l’amore, la migrazione, la memoria e la rinascita. In scena, la dimensione sonora si intreccia con la pittura dal vivo, trasformando l’esperienza in un paesaggio sensoriale in continua evoluzione.

Il Mediterraneo emerge come luogo fisico e simbolico: non solo mare, ma memoria condivisa, respiro comune, identità in movimento. Un viaggio che, più che attraversare geografie, attraversa chi ascolta.

Musiche del Mediterraneo. Viaggio musicale fra popoli e tradizioni del Mediterraneo
Riduzione dell’omonimo spettacolo in quattro quadri
Produzione:
Venti d’Arte aps

Drammaturgia e Narrazione:
Francesco Tomei

Regia:
Stefano Cosimini

Vocalist:
Burcu Duran Tomei

Direzione Musicale e Chitarre Acustiche:
Daniele Belli

Chitarra Acustica:
Filippo Ciampi

Live Painting:
Martina Rosati

Festeggiamenti patronali

Giorno 10, la conclusione della festa patronale di San Cataldo

ph G. Leva
09 Mag 2026

di Angelo Diofano

Nella giornata di domenica 10 si concludono i festeggiamenti patronali in onore di San Cataldo con un programma denso di appuntamenti. S’inizierà con il giro per le vie della città vecchia del complesso bandistico ‘Lemma’, in occasione dei 75 anni di fondazione, per accompagnare i tarantini all’appuntamento dell’’Invenctio Corporis Sancti Cataldi’. Il programma della commemorazione del ritrovamento del corpo di San Cataldo prevede alle ore 10, nella sala delle scuderie dell’arcivescovado, in collaborazione con Ance, Formedil e Cassa Edile, il sorteggio fra le imprese e le maestranze dei muratori (furono loro a rinvenire le sacro spoglie) per portare la crocetta aurea, l’incenso e la lampada nel battistero della basilica. In questo luogo alle ore 10.45 avverrà la commemorazione dell’importante avvenimento presieduta da mons. Emanuele Ferro con l’ostensione della crocetta aurea. La mattinata terminerà alle ore 11.30 con la santa messa e, per la festa della mamma, la consegna di una stampa speciale con la raffigurazione di San Cataldo che abbraccia simbolicamente ogni genitrice, recante dedica personale. Al termine, in piazza Duomo, concerto dedicato alle mamme della banda ‘Lemma’ diretta dal m° Giuseppe Pisconti.

In serata, alle ore 17, l’arcivescovo presiederà la solenne celebrazione eucaristica con il rinnovo dell’obbedienza al successore di San Cataldo; seguirà la grande processione con tutte le confraternite per le vie della città vecchia e del Borgo, con sosta in piazza della Vittoria per l’allocuzione di mons. Miniero che impartirà la benedizione papale con indulgenza plenaria. Quindi, rientro in cattedrale.

Seguirà alle ore 20.30 in piazza Castello, il concerto di musiche popolari dei ‘Terraross’; alle ore 23.30 spettacolo pirotecnico della ditta Itria Fireworks di Martina Franca dal castello aragonese. La festa sarà conclusa dal dj-set di Madkid&Moddi Mc presso il monumento al Marinaio.

Il servizio musicale alla processione sarà effettuato dalle bande musicali cittadine ‘Lemma’ (diretta dal m° Giuseppe Pisconti) e ‘Santa Cecilia’ (diretta dal m° Giuseppe Gregucci).

 

Festeggiamenti patronali

Il discorso dell’arcivescovo Ciro Miniero per la tradizionale cerimonia de ‘U’ pregge’

ph ND
08 Mag 2026

Riportiamo il discorso che l’arcivescovo mons. Ciro Miniero ha tenuto nella Basilica Cattedrale di Taranto per la tradizionale consegna della statua del patrono alle autorità cittadine:

 

Stimate Autorità, Reverendi Canonici del Capitolo Metropolitano,

in particolare saluto il sig. Sindaco dott. Piero Bitetti, per il quale questo tradizionale rito de “u’ Pregge” assume una valenza peculiare,

Cari fratelli e sorelle,

L’icona biblica della moltiplicazione dei pani e dei pesci è il brano ispiratore per la nostra Chiesa di Taranto in questo anno pastorale. 

Una folla ha fame, i discepoli se ne rendono conto, lo costatano, ma sono già rassegnati ad una situazione che è da subito evidentemente al di là delle loro possibilità. L’immediata soluzione è quella di rimandare in tempo le persone alle loro dimore.  I discepoli da sé non possono (o non vogliono) assumersi l’impegno di sfamare la moltitudine. La frase “non abbiamo che soli cinque pani e due pesci”si oppone alla fame in maniera definitiva. È l’esperienza mista alla frustrazione di non poter fare niente. Ci penserà Gesù.

Viene naturale accostare l’inizio di questo prodigio, narrato da tutti e quattro i Vangeli, a tante situazioni nelle quali ci troviamo a vivere anche nella nostra città. Questioni che sembrano ingigantirsi e diventare ingombranti, fuori dalla nostra portata. Non che non si abbia la capacità di riconoscere i problemi, di denunciarli, di lamentarcene: di fronte alle difficoltà che oggettivamente sono complesse quanto una folla da sfamare con scarsissime risorse, la tentazione – apparentemente giustificata – è quella di fuggire, di non sentirsene responsabili, di non poter fare nulla.

La fede che ci raduna nella nostra cattedrale per un atto antico di consegna del simulacro del Santo alle autorità cittadine, ci spinge a guardare i problemi dalla prospettiva della fede. A chi e a cosa è rivolto lo sguardo di Cristo? Il suo sguardo non si discosta dalla fame, dai bisogni, dalle emergenze, né viene meno liquidando le imminenti necessità.  Lo sguardo di Gesù è compassionevole, si prende carico dei fratelli. La fame della folla lo riguarda, la sente come sua. E invita i discepoli a fare altrettanto. Noi ancora ci raduniamo nella devozione al Santo vescovo Cataldo perché la sua testimonianza è ancora un segno della premura di Dio. Nell’annuncio intrepido dei santi è intrinseca l’azione della mano provvidente di Dio che viene in nostro soccorso. In tutte le storie dei santi c’è una moltiplicazione dei pani e dei pesci. Miracolo che sorge sempre dalla generosità senza calcolo di poveri peccatori che dicono al maestro: “Io ho solo cinque pani e due pesci ma li metto a disposizione di Dio”. È vero, la folla ha fame del pane della salute, del pane del lavoro, del pane della giustizia, e oggi più che mai è affamata pace. E noi che cosa possiamo fare? Solitamente pensiamo che la soluzione stia sempre nelle mani e nelle responsabilità di chi è a capo di una comunità. Ci dovrebbe pensare il sindaco, ci dovrebbe pensare il vescovo, ci dovrebbe pensare la politica, ci dovrebbe pensare il papa, ci dovrebbe pensare Dio. Nel Vangelo non funziona così. Anche Gesù, il figlio di Dio, ha bisogno della generosità dei discepoli. Il mare ha bisogno delle sue gocce. Una città ha bisogno dei suoi cittadini. Una chiesa ha bisogno di ogni singola pietra viva. Ogni processo di cambiamento deve partire dal singolo che si prende cura del suo vicino, che si sente appartenente e responsabile della famiglia umana. La storia di san Cataldo è chiara, come quella di tutti i santi. Di questi campioni della fede noi riconosciamo l’eroismo della fede attestata susseguentemente dai miracoli. La fede produce il miracolo e non il contrario. Come a dire che prima ogni santo deve dare per poi poterne godere, in abbondanza, insieme alla sua comunità. Cataldo è esempio di donazione totale e ancora una volta chiede che ognuno frughi nel fondo della sua bisaccia, della propria e non del prossimo, per racimolare l’impegno per Taranto, in termini di amore, di responsabilità. Forse non abbiamo nemmeno i cinque pani e i due pesci, ma la quantità spetta al Signore che è capace di fare anche dalle briciole. L’altro aspetto dell’icona biblica è che il prodigio della moltiplicazione si svolge nell’azione. L’abbondanza delle ceste non si palesa subito dopo la preghiera di Gesù, ma nel mentre i discepoli principiano nella distribuzione.

ph G. Leva

Ecco l’augurio nel cuore della nostra festa: mettere del proprio nelle mani di Dio e muoversi. San Cataldo ci spinga fuori dalle secche della paralisi sociale, dall’immobilismo del lamento, non ci faccia rimanere al confino della sola denuncia. A tutti i livelli ci faccia sentire corresponsabili del benessere altrui, insegni a tutti, a partire da chi ha responsabilità, a servire questa terra, questo popolo e non a servircene. Miracolo è condivisione, corresponsabilità, fraternità. Il vangelo dice “tutti mangiarono”. Possiamo dirlo anche noi? Non siamo comunità di Cristo se tutti non mangiano!

Ultimo aspetto è l’invito di Gesù “raccogliete i pezzi avanzati”. L’abbondanza è continuata da un’attenzione perché nulla vada sprecato, perché ogni risorsa sia riconosciuta come dono prezioso di Dio.

 Carissimo sig. Sindaco, l’occasione della festa è sempre incoraggiamento per ciascuno di noi per ripartire. Ringraziamo ancora una volta il Signore per la strada che ci mette innanzi come opportunità di riscoprirci famiglia di uomini e di donne che costruiscono la città.

Buon San Cataldo

Festeggiamenti patronali

Il 9 maggio il convegno ‘Disarmare le parole’ e la consegna dei ‘Cataldus d’argento’

foto G. Leva
08 Mag 2026

di Angelo Diofano

Sabato 9 maggio, seconda giornata dei festeggiamenti patronali, nel salone dei vescovi si terrà il convegno ‘Disarmare le parole’ con il seguente programma: ore 9, accoglienza; ore 9.15, saluti istituzionali e introduzioni dell’arcivescovo e del dott. Vito Bruno, direttore generale di Arpa Puglia;  ore 9.30, il commissario straordinario del governo per i Giochi del Mediterraneo, Massimo Ferrarese, parlerà su ‘Il ruolo dello sport per la costruzione della pace’; ore 10, ‘La pace tra immagini e narrazioni’ è il tema che tratterà Massimiliano Padula, sociologo dei processi culturali e comunicativi alla Lateranense; interagisce, la giornalista Marina Luzzi.

Si riprenderà alle ore 11 con la testimonianza di fr. Ibrahim Faltas, direttore delle scuole in Terrasanta, e di Gennaro Giudetti, operatore umanitario; interagisce, Mimmo Mazza, direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno. Le conclusioni saranno di mons. Emanuele Ferro, direttore di Nuovo Dialogo e dell’ufficio di pastorale della comunicazione.

Nella medesima giornata alle ore 17 celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo con il conferimento dei ministeri laicali.

Alle ore 20, infine, nel cortile dell’arcivescovado, si rinnoverà l’appuntamento con la cerimonia di consegna dei ‘Cataldus d’argento’ sul tema ‘Voci del Mediterraneo’  a cura della Camera di Commercio e del comitato festeggiamenti. Durante la serata, viaggio musicale fra popoli e tradizioni intitolato ‘Musiche del Mediterraneo’ a cura di ‘Venti d’arte Aps’: quattro quadri per un percorso scenico e musicale che attraversa luoghi, memorie e identità affacciate sullo stesso mare.

 

Sovvenire

Una firma per l’8xmille, gesto sinodale

ph Sir
08 Mag 2026

di Stefano Proietti

L’arcivescovo abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, mons. Erio Castellucci, è vicepresidente della Cei e presidente del comitato nazionale del Cammino sinodale. Proprio nell’ottica di questo percorso di comunione delle Chiese che sono in Italia, lo abbiamo sentito per analizzare punti di forza e criticità del sistema dell’8xmille, che ha appena compiuto 40 anni. 

Mons. Castellucci, le Chiese che sono in Italia stanno vivendo il Cammino sinodale, in cui le è stato affidato il compito di presiedere il Comitato nazionale. In questa prospettiva, che significato assume il gesto della firma per l’8xmille?

La firma per l’8xmille è in sé un “gesto sinodale”: chi si sente partecipe della vita della Chiesa certamente firma. Talvolta sento dire da alcuni cattolici – perfino da persone che rivestono un ministero – che non firmano per protesta, ma sono casi che richiederebbero un’analisi a parte. Anzi, sappiamo che firmano anche molti che non si dicono praticanti né credenti, sostenendo la Chiesa e riconoscendo il valore delle sue iniziative in favore della società. Il Cammino sinodale, voluto da papa Francesco e portato avanti da papa Leone, si muove proprio in questa direzione “inclusiva”: cercando cioè di superare barriere verticali che definiscono troppo rigidamente l’appartenenza ecclesiale e creando spazi di collaborazione, confronto e reciproco arricchimento. La firma per l’8xmille equivale a una sinodalità vissuta.

 

Il sistema dell’8xmille ha compiuto 40 anni. Dal suo punto di osservazione, a che punto sono le nostre comunità nella consapevolezza di questo strumento e delle offerte deducibili?

Il costante aggiornamento che i responsabili del Sovvenire e dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero offrono nelle assemblee della Cei mostra aspetti incoraggianti e altri preoccupanti. Tra i primi: la tenuta del sistema in termini di entrate complessive; alcune esperienza-pilota, in parrocchie e diocesi particolarmente attente e virtuose; la trasparenza con cui viene rendicontato l’uso dei fondi; l’efficace campagna annuale di sensibilizzazione nazionale. Tra i secondi: il calo del numero di firmatari; la scarsa sensibilità di molte comunità, che preferiscono ragionare in termini esclusivamente “locali”; il drenaggio di una consistente parte delle offerte pervenute verso gli Istituti diocesani sostentamento clero, alcuni dei quali riescono a coprire solo una piccola parte dei bisogni, anche a causa di una gestione poco efficiente del patrimonio o di una sua scarsa consistenza.

Negli ultimi 25 anni abbiamo assistito a un graduale calo della percentuale di chi firma per la Chiesa cattolica. Le cause sono molte e non facilmente sintetizzabili: qual è, a suo avviso, la prima conseguenza da trarre dalla fatica di questo percorso?

Non so se sia la prima, ma di certo una conseguenza da trarre riguarda la necessità di incentivare e rendere ancora più efficace l’informazione. Sappiamo che, anche per un uso distorto dei social, la Chiesa è sempre più nel mirino dei “leoni da tastiera”: si pensi agli importi che la rete attribuisce allo “stipendio” di preti e vescovi, cioè il doppio di quello che è in realtà; e molti ci credono. Pochissimi vanno a documentarsi sull’uso effettivo delle risorse che la Chiesa riceve attraverso l’8xmille e le offerte deducibili, benché sia facile farlo nei siti appositi. Le diocesi, poi, e di conseguenza le parrocchie, talvolta sottovalutano l’importanza della campagna per le firme.

Come si possono rendere le comunità ancora più protagoniste dell’attenzione che attraverso l’8xmille la Chiesa rivolge a tante realtà sul territorio?

Innanzitutto, mostrando le opere che vengono portate avanti e insistendo di più sul far conoscere “in loco” i risultati ottenuti. A volte le notizie compaiono solo su giornali e siti diocesani e non su quelli “laici”. Uno strumento anche cartaceo (o scaricabile) snello, che annualmente renda conto dell’operato e che sia distribuito nelle parrocchie per la Giornata di sensibilizzazione potrebbe essere utile. So che ce ne sono tanti e che sarebbe facile scaricarli dalla rete ma tante persone, specialmente anziane, non lo fanno. Anche un piccolo dépliant sui progetti internazionali può essere importante. 

Cosa si sentirebbe di dire ai contribuenti italiani che stanno per decidere per chi firmare nella scelta della destinazione dell’8xmille?

Direi che con un piccolo gesto, che non costa nulla, si può contribuire “sinodalmente” alla crescita delle nostre comunità cristiane e civili, al sostentamento dei pastori e alla cura di tante persone che, nel mondo, hanno bisogno di assistenza e promozione.