Settimana santa a Taranto

Il discorso dell’arcivescovo Miniero per la processione dei Misteri

ph G. Leva
03 Apr 2026

Riportiamo il discorso pronunciato dall’arcivescovo Ciro Miniero dal balcone del Carmine durante la processione dei Misteri:


Carissimi fratelli e sorelle,

vi chiedo di fermarci qualche minuto in ascolto della Parola di Dio, perché essa ci guidi e ci faccia meditare sulla verità di quello che la devozione popolare offre ai nostri sguardi, perché non solo con gli occhi possiamo contemplare, ma ascoltare con le orecchie e con il cuore quello che Gesù continua a dirci anche con il suo silenzio. Così poi da poter toccare nella vita le membra di Gesù, nei fratelli, nei poveri nei sofferenti.

Quello che colpì l’attenzione di coloro che erano sotto la croce, causando anche fraintendimenti, e quello che impressiona ancora noi oggi, quasi scandalizzandoci perché non ce lo aspettiamo sulle labbra del figlio di Dio, prima del suo grido finale, fu questa frase: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?». Sembra che Gesù stia già scendendo negli inferi per essere solidale con tutti noi nel profondo della sofferenza, la più oscura, quella di essere abbandonati anche da Dio, di essere sopraffatti dal peso della sofferenza.

Non dobbiamo dimenticare che Gesù sulla croce prega, prega per i suoi crocifissori, prega per tutti noi peccatori, nella carne più umana e sofferente, prega con il suo cuore di Figlio di Dio. Difatti quel «mio Dio mio Dio perché mi hai abbandonato?» è l’incipit del salmo 21. È la preghiera del giusto in balìa dei suoi nemici, oltraggiato dai cattivi. Gesù condivide la nostra natura dal di dentro, bevendo il calice dell’angoscia e del dolore, ma quel salmo continua con una professione di fede autentica, facendo memoria di quanto Dio ha fatto per noi.

Infatti recita:

«Sei tu che mi hai tratto dal grembo,
mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.
Al mio nascere tu mi hai raccolto,
dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.
Da me non stare lontano,
poiché l’angoscia è vicina
e nessuno mi aiuta».  

Chi trova posto in questo grido?

Le madri che cercano i loro figli sotto le macerie e i bambini che piangono spaventati dal rumore delle bombe, i profughi senza casa, cibo e futuro. I naufraghi al largo delle nostre coste. I poveri del mondo che incontrano una sordità tracotante, tutti coloro che alla fine dei conti dei bilanci del capitalismo disumano si ritrovano nella voce degli scarti di questa società, gli operai di Taranto e le famiglie con il futuro incerto. Avverto questo abbandono nello sbando dei ragazzi dei quali sentiamo racconti di violenza e di odio.  

Sì, lo avvertiamo forte e chiaro quel grido «Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?». Ma che senso ha sulle labbra di Gesù?Seguendolo in processione dobbiamo avere la costanza di continuare a pregare questo salmo con lui, che ci riconduce al cuore della nostra esistenza e ci fa scoprire l’amore del Padre, un amore disarmato, capace di porgere l’altra guancia, di opporsi con il silenzio agli insulti e agli sputi, lasciando chiaro un segno di amore, di non belligeranza, di bontà che ci fa pregustare la vittoria della risurrezione. Co nel salmo: «Sei tu la mia lode nella grande assemblea, scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.

I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano:
Viva il loro cuore per sempre.
 Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra».  

Quindi vi esorto: «se siete qui tornate a Lui!», ma tornate a Lui con tutto il cuore. La passione di Cristo, qui offerta alla nostra preghiera, con questi scenari della pietà popolare, ci appassioni alla comunità, perché sotto la croce non solo si radunano i nemici di Cristo ma si comincia a delineare una nuova famiglia, la famiglia del Signore, nel segno della Madre data a noi sotto la croce. Lo sguardo di Gesù sulla Madre e sul discepolo amato inaugura nuove relazioni e vincoli di fratellanza nel nome di Gesù e vorrei che la città di Taranto non si rassegnasse nel ricercare, nonostante le lentezze, gli ostacoli, le delusioni. Proseguiamo con alacrità e fiducia. Se cade durante la via Crucis, Gesù si rialza, in cammino verso la Pasqua.  

Vi suggerisco un piccolo esercizio spirituale per accompagnarvi in questa processione. Esercizio che nasce dalle pochissime parole di Gesù sulla croce. Supponiamo che ciascuno di noi per una qualsiasi ragione abbia la possibilità di rivolgere pochissime frasi alle persone a cui tiene di più. Sicuramente dal vostro cuore affiorerebbero parole di perdono, di bene e di amore. Raccogliete quelle dal Signore. Il suo bene che ci dona spirando sulla croce, il suo bacio che ci spinge verso la luce di Pasqua. Il Vangelo ci insegna che nessuna guardia posta a scorta davanti a quel santo sepolcro può impedire a Gesù di risorgere.

Incoraggio e benedico i confratelli dell’arciconfraternita del Carmine con il padre spirituale, mons. Marco Gerardo, e con il priore Antonello Papalia e li ringrazio per il servizio generoso.

Settimana santa

Nella basilica cattedrale di San Cataldo, la messa nella Cena del Signore

ph G. Leva
03 Apr 2026

Nella serata di Giovedì Santo, nella cattedrale di San Cataldo alla presenza delle massime autorità cittadine  e di numerosi fedeli, l’arcivescovo, mons. Ciro Miniero, ha presieduto la santa messa nella Cena del Signore, dando così solenne inizio al Triduo pasquale. 
Nell’omelia, mons. Miniero ha esortato a vivere nell’eucaristia, offrendo anche noi la vita come quel pane che si fa nostro nutrimento nel cammino.
La lavanda dei piedi è stata effettuata ad alcuni confratelli, Cavalieri del Santo sepolcro  e Cavalieri di Malta e a due ministranti della Cattedrale. 
Al termine, la solenne reposizione del Santissimo Sacramento nel cappellone di San Cataldo.

Sport

La morte del calcio italiano

03 Apr 2026

di Paolo Arrivo

Venerdì Santo. Tre giorni fa la disfatta dell’Italia, superata dalla Bosnia ai calci di rigori dopo i tempi supplementari. La mancata qualificazione ai Mondiali, per la terza volta consecutiva, ha fugato ogni dubbio sul valore reale della nazionale: una squadra che non può più competere con le Grandi. Che fa fatica con quelle di medio livello, rischiando di perdere anche prima dei supplementari. Nella ricerca dei veri responsabili del declino del calcio italiano, l’unica certezza è la sua scomparsa. E ora se ne sta celebrando il funerale. Restare positivi è un obbligo morale. Verrà Pasqua. Ma non tra due giorni. Nemmeno tra due anni: la ricostruzione è un processo lento che richiede tempo, cura e pazienza, i cui effetti benefici possono essere anche immediati.

Come risollevare il calcio italiano

Partendo dal presupposto che il talento non manca (lo dimostrano i successi della nazionale a livello giovanile), lo stesso va formato, valorizzato e utilizzato. Cosa fare? Bisognerebbe investire seriamente nei centri di formazione. E soprattutto dare più spazio ai giovani in serie A. Ovvero privilegiarli rispetto agli stranieri mediocri. Per farlo, ci vuole coraggio. E incentivi economici a chi li fa giocare. L’auspicio è che il proposito di rifondare il calcio italiano, o quantomeno di metterci mano, non resti lettera morta, come accaduto negli ultimi dodici anni. La forte ondata di indignazione suscitata dall’ultima catastrofe lascia presagire che necessariamente qualcosa accadrà.

Sul campo di gioco

L’aspetto psicologico è certamente importante nella ricerca del risultato. Occorre creare una nuova mentalità: essere positivi, e non scendere in campo impauriti temendo l’ambiente e l’avversario. Occorre creare una nuova identità, che con Roberto Mancini sembrava fosse nata. L’Italia deve decidere se essere una squadra difensiva oppure moderna. Mancini, trionfatore a Wembley, aveva tracciato la strada. Andando a rompere con la tradizione recente dell’Italia: la sua squadra voleva controllare la partita, e non subirla. Cercava di imporre il proprio gioco anziché essere attendista. C’è allora da interrogarsi sul motivo per il quale quella nazionale non ha avuto continuità. Al punto che il sistema di gioco si è fatto prevedibile, e contro squadre chiuse si sono incontrate difficoltà.

La magia del pallone

Lontani sono i tempi nei quali il calcio italiano veniva preso a modello dalle altre emergenti realtà. Lo sanno bene gli italiani, che negli ultimi anni hanno potuto gioire grazie a quelle discipline che un tempo venivano definite sport minori. Pensiamo alle imprese di Jannik Sinner in particolare. Ai trionfi della nazionale maschile di pallavolo e di quella femminile. I tarantini si sono emozionati con Benedetta Pilato e con la karateka Silvia Semeraro, atlete di livello mondiale. Il calcio, però, resta lo sport più seguito e più amato, capace di chiamare a raccolta milioni di persone. Tanti avrebbero seguito le partite del Mondiale regalandosi momenti di condivisione questa estate. Proprio questa dimensione va recuperata: da quando si sono anteposti gli interessi economici, il sistema si è fatto marcio. E cambiare allenatore ormai non basta.

Pasqua in diocesi

La veglia pasquale in Concattedrale

ph G. Leva
03 Apr 2026

Sabato Santo, alle ore 22 nella concattedrale ‘Gran Madre di Dio’, larcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la veglia pasquale nella notte santa, con il servizio liturgico che sarà prestato dai ministranti della Concattedrale insieme ad alcuni seminaristi. I canti saranno animati dal coro della concattedrale diretto dal m° Nicola Locritani (allorgano il m° Luca De Michele).

Diocesi

La festa della Madonna delle Grazie a Carosino

03 Apr 2026

di Floriano Cartanì

Terminati i riti della Passione e la festività della Resurrezione di Cristo, il paese di Carosino si immerge in una seconda celebrazione, altrettanto intensa e radicata: quella in onore di Santa Maria delle Grazie, compatrona e cuore spirituale della comunità. È un culto che affonda le radici nella storia e si rinnova ogni anno con una partecipazione che travalica il semplice devozionismo. Le origini della festa pare si intreccino con un episodio drammatico avvenuto proprio il giorno di Pasqua del 1462. In quella giornata il casale carosinese fu teatro delle incursioni dell’albanese Scanderberg, in lotta contro i principi Orsini di Taranto. In questo ambito storico, si inserisce la tradizione religiosa locale, attraverso la credenza che fu proprio l’intervento prodigioso della Vergine a salvare il borgo dalla distruzione totale. Da allora, la Madonna delle Grazie è divenuta simbolo di protezione e speranza, e la sua festa si celebra fino al Lunedì in Albis, come estensione naturale della Pasqua. Dal 5 al 7 aprile, il programma dei festeggiamenti è articolato in un crescendo di eventi religiosi e popolari. Domenica 5, l’intronizzazione del simulacro della Madonna segnerà l’inizio solenne delle apposite cerimonie, preceduta dal giro per le vie del paese dalla banda musicale ‘Giuseppe Verdi’ di Sava. In serata alle 18.30 la messa vespertina nella chiesa madre e a seguire, piazza Vittorio Emanuele si trasformerà in palcoscenico, con l’animazione di ‘Giulia & Lucia’ mentre verso le 21 si potrà assistere al concerto ‘Con Voi – Tributo a Claudio Baglioni’.  Il tutto richiamerà sicuramente un pubblico eterogeneo unito dallo svago proposto, senza dimenticare la devozione mariana. Lunedì 6 sarà invece il ‘Gran Concerto Bandistico di Gravina in Puglia’ a rallegrare con la propria musica le vie della cittadina, proponendo anche un matinè  sulla cassa armonica. Dopo la messa solenne delle ore 10.

30 presieduta dal parroco don Filippo Urso, inizierà la solenne processione col simulacro della Madonna delle Grazie. Ad accompagnare la statua oltre a parroco e religiosi, ci saranno le autorità civili e la banda musicale di Gravina diretta dal m° Giuseppe Basile. Un rito che attraverserà il cuore urbano di Carosino. La santa messa, animata dal coro, provvederà dal canto suo a restituire alla celebrazione il suo tono più alto e spirituale, con l’altare maggiore della chiesa madre a fare da cornice con le icone dei miracoli attribuiti alla Madonna. Martedì 7 aprile, la festa si concluderà con la consueta messa di ringraziamento e la processione, accompagnata dal complesso bandistico ‘Giuseppe Verdi’ di Sava. Nel corso della processione sosta in via Paisiello per  lo spettacolo di fuochi pirotecnici,  che coinvolgerà famiglie, bambini e anziani, in un clima di gioiosa condivisione.

 La festa della Madonna delle Grazie non è solo memoria storica, ma testimonianza vivente di una fede che resiste al tempo. Il comitato festa, insieme al parroco con la comunità parrocchiale e col patrocinio del Comune, continuano infatti a custodire questo patrimonio spirituale e culturale, facendo della celebrazione un ponte tra passato e presente, tra sacro e comunità civile.  Per tutti questi motivi, possiamo dire che a Carosino la Madonna non è soltanto venerata ma è sentita, vissuta, raccontata non solo con le intense preghiere ma anche con i gesti, nel ricordo dei suoi tanti miracoli elargiti. Una venerazione riportata nello stupendo compendio iconico fissato sul dossale dell’Altare Maggiore della chiesa Santa Maria delle Grazie. Una sorta di sintesi grafica chiamata ancora oggi a ricordare in chi lo ammira, che davvero la Madonna ha camminato tra le strade di questa cittadina. Vale a questo scopo rammentare che Carosino, per la sua grande devozione alla Madonna, è stata dichiarata ‘Città Mariana’, nell’attesa speranza della proclamazione ufficiale anche a Santuario Mariano. Nei secoli passati, lo era già.

Settimana santa a Taranto

L’allocuzione dell’arcivescovo Ciro Miniero per l’uscita della processione dell’Addolorata

Al termine, il presule ha dato la parola a Gennaro Giudetti, operatore umanitario tarantino in diverse zone di guerra

ph G. Leva
03 Apr 2026

Riportiamo l’allocuzione dell’arcivescovo Ciro Miniero per l’uscita della processione della Beata Vergine Maria Addolorata pronunciata, per le avverse condizioni meteo, all’interno di San Domenico Maggiore:

Cari fratelli e sorelle,

saluto e abbraccio ciascuno di voi, il padre spirituale mons. Emanuele Ferro e il priore Giancarlo Roberti con tutti i confratelli che sostengo all’inizio di questo lungo pellegrinaggio. Le autorità civili e militari qui rappresentano un momento corale di vera vita di comunità.   

Ci ritroviamo ai piedi della Madre di Dio Addolorata. Come ogni anno ricorriamo alla sua intercessione, con fiducia, spinti da una devozione genuina, profonda, radicata nel cuore dei tarantini. Con alle nostre spalle la celebrazione del mistero eucaristico con l’atto preveniente di Dio di volerci donare la sua vita, il suo corpo e il suo sangue, ci inoltriamo nella notte fonda, nella quale commemoriamo nella preghiera, l’agonia di Gesù nel Getsemani, il tradimento di Giuda, l’arresto del Signore, i primi oltraggi, l’inizio di un processo scomposto, ingiusto, animato da cattiverie e da soprusi. Il Vangelo chiama questo frangente come “l’impero delle tenebre”, il dominio della stupidità del male. Sembra che questa notte avvolga il mondo da tempo. Eppure Maria, donna di Palestina, letizia d’Israele, si incammina in questa notte, perché è animata dall’amore di mamma che impara a non temere il buio. Ecco vorrei invocarla insieme con voi come donna del coraggio e della fortezza. 

  Ella ci appare su questo portale nella sua sofferenza ma, ritta in piedi, Ella è la torre di Davide, fortezza inespugnabile, nostro rifugio.

È vera la sua sofferenza, quanto è vera la sua forza. 

Preghiamo perché impariamo a stare come lei, in piedi, in vero ascolto, pronti a camminare. 

Chiediamole di stare in piedi di fronte al dolore del mondo intero. Non siamo troppo lontani dalle guerre per pensare che non ci riguardino, e non perché il nostro mondo è iperconnesso, ma perché siamo cristiani, e il nostro essere fratelli dell’intera umanità è un legame molto più stretto di qualsiasi globalizzazione.  

Restiamo in piedi di fronte al dolore delle famiglie di Loris Costantino e Claudio Salamida, solo gli ultimi di una serie di morti sul lavoro, restiamo in piedi di fronte alle povertà che crescono nella nostra città 
ascoltiamo con Maria gli emarginati di Taranto, le persone che metodicamente ignoriamo per indifferenza e disumanità. 

In piedi di fronte ai problemi sociali, dell’ambiente e del lavoro, che sembrano così insormontabili per noi che quasi sono scontanti come i nostri due mari. I nostri mali diventano definitivi quando non siamo capaci di azioni di coraggio, quando pieghiamo la schiena, e non siamo in grado di levarci in piedi con un gesto di resurrezione. 

Dobbiamo rimanere in piedi di fronte ad una città vecchia che deve cessare di sbriciolarsi. 
Se Maria esce di notte è perché, nell’asfissia del male,si possano aprire varchi e respiri di tenerezza, di compassione, di vicinanza, di strade nuove. Maria non evita la strada del calvario ma in quel cuore retto dalla sua mano, cuore capace di ascoltare la Parola di Dio e di metterla in pratica, vi è la mappa di una strada che dal Calvario discende verso il giardino della Resurrezione. È un sentiero che potremmo non incontrare mai se non permettiamo a Cristo di cambiarci il cuore con la sua Passione.  

Maria Addolorata, donna in piedi, donaci il coraggio, ricordaci la dignità di appartenerti, rendici forti. 
Questo è il miracolo che ti chiedo.  

Questo è il miracolo che ti chiediamo. 

Perché «questa notte non è più notte davanti a te, il buio come luce risplende». 

Al termine del discorso, l’arcivescovo Ciro Miniero ha ceduto la parola a Gennaro Giudetti, operatore umanitario tarantino in diverse zone di guerra.

Questo il suo toccante intervento: “Mi chiamo Gennaro Giudetti, sono un operatore umanitario tarantino; oggi la mia preghiera e il mio pensiero vanno a tutti quei bambini che vivono in territori colpiti dalla guerra e le cui sofferenze ho visto con i miei occhi.
La mia speranza è semplice, ma urgente:
che si fermino le armi, restituiamo loro l’infanzia, la fiducia nel futuro, nell’umanità.
Oggi, più che mai, il pensiero è al Medio Oriente dove troppi bambini crescono tra paura e macerie, fame e malattie: nessuno dovrebbe conoscere l’orrore della guerra!
Le lacrime di questa mamma diano voce alle mamme addolorate del mondo, le mamme che cercano i figli, che li piangono a causa dei conflitti, che implorano la pace, diano voce e conforto a quel dolore ignorato dai potenti complici del male.

Settimana santa in diocesi

Celebrata in Concattedrale la santa messa crismale

03 Apr 2026

di Angelo Diofano

Ieri mattina, Giovedì Santo, l’arcivescovo  mons. Ciro Miniero ha presieduto in Concattedrale  la Santa Messa del Crisma, alla presenza di numerosi fedeli e sacerdoti i quali hanno rinnovato le promesse sacerdotali. Era presente anche il pastore valdese della comunità tarantina, segno di dialogo e comunione.

Nel corso della santa messa sono stati benedetti i santi olii  per la celebrazione dei sacramenti nel corso dell’anno, consegnati poi ai parroci perché li introducano nelle loro parrocchie, segno della grazia sacramentale donata alle nostre comunità. Precedentemente gli olii sono stati portati all’altare da alcune persone appositamente designate e dai diaconi; per l’olio degli infermi ci sono stati un infermiere e una dama dell’Unitalsi; per gli olii dei catecumeni e del crisma, alcuni catecumeni che riceveranno l‘iniziazione cristiana; l’offertorio con il pane e il vino è stato fatto da due famiglie della diocesi.

Mons. Miniero nell’omelia, ha incoraggiato i sacerdoti a vivere nella gratitudine del dono ricevuto, mostrando attraverso il celibato, l’obbedienza e l’austerità della vita l’amore a Cristo e alla sua Chiesa, rendendo inoltre noto che l’arcivescovo emerito mons. Filippo Santoro quest’anno celebrerà i 30 anni di episcopato, mentre per mons. Franco Semeraro sarà il 60º di ordinazione presbiterale.

Il servizio liturgico è stato affidato ai seminaristi liceali e teologi della diocesi e ad alcuni ministranti.

Ha animato la celebrazione il coro e l’orchestra della diocesi ‘San Giovanni Paolo II’ diretti dal mº don Fabio Massimillo e preparati da Emanuele Spagnulo (all’organo, il mº Nunzio Dello Iacovo).

 

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

 

Città

Il Consiglio di Stato blocca il Comparto 32: niente più cemento

02 Apr 2026

di Silvano Trevisani

Bloccata la cementificazione del Comparto 32 (noto anche come “sottozona 32”): l’area che si estende da via Speziale fin oltre il centro commerciale “Porte dello Jonio”, costeggiando Cimino, sulla quale aveva messo gli occhi il gruppo imprenditoriale Marchetti, con un progetto di urbanizzazione che avrebbe cementificato un’altra significativa porzione di territorio urbano. Il Consiglio di Stato, accogliendo i ricorsi contro la sentenza del Tar, che due anni fa aveva in qualche modo dato ragione all’impresa, in un clima di fibrillazione per la mancata costituzione in quel processo del Comune di Taranto, ha di fatto messo la parola fine su quel progetto contrastato da tutti: da gran parte della politica dell’associazionismo e da imprese del commercio, soprattutto, che vedevano in quell’ennesima urbanizzazione, con annessi servizi commerciali, un’altra pericolosa concorrenza per il commercio cittadino già da tempo in crisi. Il progetto Marchetti prevedeva, tra l’altro, gli insediamenti di Leroy Merlin e di Decatlhon.

La notizia è stata diffusa dal senatore Mari Turco, vicepresidente nazionale del Movimento 5Stelle, che così commenta: “La decisione del Consiglio di Stato che conferma lo stop al comparto 32 rappresenta una vittoria importante per la città e per tutti quei cittadini che in questi anni hanno creduto in un modello di sviluppo diverso, fondato sulla tutela del territorio e non sul consumo indiscriminato di suolo. Si chiude definitivamente una vicenda che avrebbe comportato un’ulteriore espansione residenziale e commerciale, in totale contrasto con le esigenze reali della città e con i principi di una pianificazione urbanistica moderna, orientata al risanamento e alla rigenerazione urbana”.

Il Movimento 5 Stelle ha da sempre sposato questa battaglia, dentro e fuori le istituzioni, rinunciando per questo a un assessorato in netta contrapposizione col sindaco Melucci, alla quale però si erano uniti molti rappresentanti della politica e delle associazioni, ambientaliste e non solo. In realtà, il movimento di netta opposizione creatosi in città, dove si era costituito già nel 2022 il Comitato città sostenibile, con una larga adesione cittadina, aveva spinto, nel novembre 2024, il Consiglio comunale ad assumere la decisione di ricorrere al Consiglio di Stato. Stoppando anche l’iniziativa del consigliere Liviano, che aveva proposto una mozione in tal senso, il Comune diede mandato ai legali di ricorrere al massimo organismo di giustizia amministrativa, per riformare la sentenza del Tar che nella primavera precedente, aveva accolto le tesi del gruppo Marchetti. Secondo Turco: “Questa decisione non è solo uno stop a un singolo comparto, ma è un segnale chiaro: Taranto non può più permettersi nuove espansioni speculative. Serve invece una svolta vera verso politiche urbanistiche fondate sul consumo di suolo zero, sul recupero dell’esistente e sulla rigenerazione delle aree già compromesse. Continueremo a vigilare affinché il futuro urbanistico della città sia finalmente costruito nell’interesse dei cittadini e non di pochi”.

Iniziative solidali

La Caritas e le Acli martinesi donano uova di cioccolato ai bimbi meno fortunati

Il progetto delle Associazioni cristiane lavoratori italiani di Taranto realizzato in sinergia con la parrocchia Cristo re di Martina Franca

ph Acli Martina
02 Apr 2026

Mercoledì primo aprile, nei locali parrocchiali della Cristo re di Martina Franca, ha avuto luogo la consegna, da parte del circolo Acli di Martina, di trenta uova pasquali ai bambini di famiglie seguite dalla Caritas della parrocchia retta da padre Paolo Lomartire, dei frati minimi.

La donazione è stata finanziata dalle Acli provinciali di Taranto, guidate dall’avv. Giuseppe Mastrocinque, ed è frutto dell’azione nel sociale delle Associazioni che ogni anno destinato in quel settore tutto il ricavato del gettito Irpef del 5xmille.

Alla consegna hanno partecipato, insieme ai volontari della Caritas della Cristo re,  i soci e i dipendenti del circolo martinese delle Acli, con la loro presidente, Silvana Venerito, che del progetto è stata anche la referente.

“Le Acli – ha puntualizzato l’avv. Venerito – sono da sempre attente alle esigenze della società, promuovendo la cultura della solidarietà nei confronti dei più bisognosi. In questa ottica, il circolo Acli di Martina Franca ha provveduto a donare in occasione delle Pasqua – tempo simbolico di rinascita e speranza – delle uova di cioccolato, destinate ai bambini meno fortunati della città. Un’iniziativa che rappresenta chiaramente i valori dell’Associazione.

I valori della democrazia e la fedeltà alla Chiesa sono valori fondanti delle Acli della provincia di Taranto; tanto più in questo momento molto critico, che sta generando delle problematiche sociali ed economiche non di poco conto”.

Eventi in diocesi

A Pulsano, ‘Imagines Passionis’ nell’ex convento dei padri riformati

02 Apr 2026

La coop. Museion ente gestore del Map – Museo archeologico di Pulsano, in occasione della Settimana Santa, con il percorso ‘Imagines Passionis’ prosegue questo format arrivato alla quarta edizione dedicato alla tradizione processionale e devozionale del culto delle immagini della Passione e non solo con inizio oggi, giovedì 2 aprile, dalle ore 18 e si snoderà dal Map al chiostro, passando per la Sala del Cenacolo ex-refettorio, raggiungendo il culmine nell’antica chiesa di Santa Maria dei Martiri, il tutto custodito tra le possenti mura del complesso monumentale dell’ex convento dei Padri Riformati a Pulsano. Il format intende celebrare e raccontare i momenti più suggestivi di una comunità che si stringe attorno le sue tradizioni attraverso le opere d’arte.  Il concept tematico dedicato ai Riti della Settimana Santa pulsanese vede il patrocinio del Comune di Pulsano mentre la realizzazione è in collaborazione con: Opus Vetus Lab. di Restauro e Antichità della dott.ssa Emma Lo Presto, Proloco Pulsano, la confraternita del Ss. Sacramento fondata sotto il titolo dell’Immacolata Concezione e con il Museo degli Antichi Mestieri in bicicletta di Pasquale Tripiedi di San Giorgio jonico.
A questo si affianca un focus, che porrà l’accento su un percorso espositivo di simulacri che da sempre hanno rappresentato il degno coronamento di fede e atti di pietà popolare, ovvero, i ‘santi in campana’ e non solo. Il percorso culminerà in una sala immersiva tutta da scoprire.

 Imagines Passionis tocca questi riti, culla la loro anima, li attraversa, li vive e li porta in un luogo senza tempo e spazio senza filtri: la chiesa conventuale di Santa Maria dei Martiri, dove ogni gesto ha un significato, ogni luce racconta una storia, ogni tradizione resiste al tempo.
Per la prima volta non è il pubblico a scegliere cosa guardare, il visitatore è il filo conduttore della tradizione, del ricordo tramandato da generazione in generazione.
È il racconto che sceglie il suo pubblico.
info e prenotazioni ticket
whatsApp 377 094 8143

Diocesi

In Concattedrale, la Passione del Signore

ph G. Leva
02 Apr 2026

Venerdì Santo alle ore 18 nella concattedrale ‘Gran Madre di Dio’, la celebrazione della Passione del Signore sarà presieduta dallarcivescovo mons. Ciro Miniero, con il servizio liturgico che sarà prestato dai ministranti della concattedrale insieme ad alcuni seminaristi. I canti saranno animati dal coro della concattedrale diretto dal m° Nicola Locritani (allorgano il m°Luca De Michele).

Pasqua

L’anima e l’attesa

Tradizioni e riti pasquali che si svolgeranno nel nostro Sud sono un’occasione per tornare indietro nel tempo

02 Apr 2026

di Floriano Cartanì

Parlare delle tradizioni e dei riti pasquali che si svolgeranno nel nostro Sud ed in tutta la provincia di Taranto in particolare, è quasi un voler tornare indietro nel tempo per molti  di noi adulti. Un’età nel corso della quale i ritmi della vita erano ancora quelli scanditi dal suono delle campane e non dalla ‘suoneria’ all’ultimo grido, scaricata sul proprio cellulare. Ma la ‘nostra’ Settimana Santa è anche altro, anzi, soprattutto altro. Sono infatti giornate fatidiche, in cui anche chi crede di non credere è chiamato a sperimentare la Misericordia di Dio e tutti, comunque, ci prepariamo ancora una volta alla fatidica attesa. Una Speranza che vale tutto un anno se non, addirittura, una vita intera, per molti di noi che crediamo. È il tempo di Rinascita dell’esistenza, la nostra, che ancora una volta è racchiusa nella profetica tarda notte del Sabato Santo, che accende i primi minuti della Domenica di Pasqua. In quel momento le campane delle chiese tutte, il cui suono era stato “legato al silenzio” per ben quaranta giorni, finalmente “scapolano” suonando a festa. È solo forse un segno apparentemente fisico, ma la metafora contenuta è inconfondibile: la Vita, anche per quest’anno, si è (ri)presa la vittoria sulla Morte. Tutto, infatti, avrebbe potuto chiudersi col passare delle ore di quel fatidico venerdì, ma Gesù è andato oltre per noi, consegnandoci dopo tre giorni la Misericordia e la Speranza ovvero, se volete, l’Anima e l’Attesa. Due facce della stessa medaglia, due Strade imprescindibili che ci permettono di incrociare l’Amore, quello eterno, introdotto nel mondo da quel Gesù piombato nella storia umana oltre duemila anni fa. Quello stesso Dio che, fattosi uomo, ogni giorno sulla croce del Golgota, media le nostre infinite fragilità quotidiane, facendoci rinascere a vita nuova. E’ così che il sacrificio, il dolore di ciascuno, diventano il Suo Sacrificio, il Suo Dolore, che riesce a sconfiggere la morte del peccato e quella senza speranza, avvolgendoci di un Amore che spiana la via dell’Attesa, di quel profetico incontro con l’Eterno Padre. Solo facendo intime queste strade, siamo in grado di intercettare la vera Misericordia, che altro non è che:”(…) il canale della grazia che da Dio arriva a tutti gli uomini e le donne di oggi (cardinal Bassetti)”.

Aspettiamo allora di sentire quei rintocchi delle campane nella notte del Sabato Santo con la Domenica di Pasqua. Nel riscaldarci il cuore, avremo anche la sensazione che l’Attesa è terminata: possiamo rinascere perché Lui, nostra Speranza, è risorto per noi.