Eventi in diocesi

Scuola di preghiera: continuano gli incontri a Talsano

13 Apr 2026

di Angelo Diofano

Martedì 14 aprile alle ore 19.30 nella chiesa di Maria Santissima del Rosario di Talsano, in collaborazione tra la parrocchia e le Discepole di Gesù eucaristico, si terrà un ulteriore incontro dedicato alla preghiera del cuore, dal titolo ‘Pregare è amare e chi ama è di Dio’. Condurrà la serata suor Tiziana Sciò assieme alle suore Discepole di Gesù eucaristico. Si tratta di un percorso per entrare nella propria più interiorità dove poter cogliere più profondamente la presenza di Dio, non solo nei momenti di raccoglimento ma in tutte le azioni della vita quotidiano.

“In questi appuntamenti – continua suor Tiziana – si aiuta a entrare man mano nella conoscenza di ciò che siamo e dei nostri limiti, senza scandalizzarci delle nostre realtà, facendoci raggiungere dall’amore incondizionato di Gesù”.

Suor Tiziana, romana, entrata nella vita religiosa a ventuno anni dopo il diploma all’istituto magistrale, ha conosciuto la preghiera del cuore durante un corso di esercizi spirituali a Castelgandolfo (Roma)e da lì ha iniziato a diffonderla ovunque venisse chiamata, come appunto sta avvenendo a Talsano attraverso cinque incontri che si protrarranno fino al mese di maggio.

 

Politica internazionale

Trump attacca Leone XIV: le parole dei vescovi Usa

ph Ansa-Sir
13 Apr 2026

“Sono rattristato che il presidente abbia scelto di scrivere parole così offensive sul Santo Padre. Papa Leone non è il suo rivale, né il Papa è un politico. È il vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”: con queste parole mons. Paul S. Coakley, arcivescovo di Oklahoma City e presidente della Conferenza episcopale statunitense (Usccb), risponde agli attacchi lanciati ieri sera (domenica 12, ndr) dal presidente Donald Trump contro papa Leone XIV su Truth social.
Nel lungo post, Trump ha scritto che Leone è “debole sulla criminalità e pessimo in politica estera”, che non vuole “un Papa che ritenga accettabile che l’Iran abbia un’arma nucleare” né “un Papa che critichi il presidente degli Stati Uniti”. Ha aggiunto che Leone “non era su alcuna lista per diventare Papa ed è stato scelto dalla Chiesa solo perché era americano”, arrivando ad affermare: “Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”.

Gli attacchi sono arrivati il giorno dopo la veglia di preghiera per la pace in San Pietro, durante la quale il Papa aveva denunciato “il delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo” ed esortato: “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”.

 

Diocesi

Adorazione eucaristica pasquale al Corpus Domini

13 Apr 2026

“Davanti a Te, vita nuova” è il titolo dell’adorazione eucaristica pasquale che avrà luogo oggi, lunedì 13 aprile alle ore 19.45 nella chiesa del Corpus Domini, al quartiere Paolo VI.
“Una sera per fermarci, ascoltare la Sua Parola e lasciarci incontrare del Risorto – dice il parroco, don Marco Salustri –. Vieni, resta, ascolta, Lui ti aspetta. Cristo è risorto e cambia tutto”.

 

Diocesi

La Giornata diocesana dei ministranti

13 Apr 2026

di Francesco Mànisi

La nostra diocesi si prepara a vivere un momento significativo di incontro, festa e crescita nella fede con la Giornata diocesana dei ministranti, in programma domenica 19 aprile dalle ore 8.45 alle 13 al seminario arcivescovile di Poggio Galeso. L’iniziativa si inserisce nel cammino di preparazione alla Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che la Chiesa celebra nella quarta Domenica di Pasqua, e nasce dalla collaborazione tra l’équipe dell’Ufficio del servizio diocesano per la pastorale giovanile e vocazionale e l’équipe formativa del seminario minore.

Rivolta a tutti i ministranti e le ministranti dai 6 anni in su, la Giornata vuole essere un’occasione concreta per incontrarsi, conoscersi e vivere insieme la gioia del servizio all’altare, in un clima di fraternità, gioco e preghiera.

Tema dell’incontro sarà “Dammi da bere!”, espressione tratta dal Vangelo dell’incontro tra Gesù e la Samaritana (Gv 4,1-42). Questo brano evangelico sta già accompagnando il percorso annuale proposto dalla pastorale giovanile e vocazionale della diocesi: la giornata dei ministranti si inserisce quindi in un cammino già avviato, offrendo ai ragazzi l’opportunità di approfondirlo e viverlo in modo concreto e condiviso. I ministranti saranno guidati a riflettere con semplicità sul tema della sete, intesa come desiderio profondo che abita il cuore di ciascuno e riletta in modo differenziato secondo le varie fasce di età.

Nel corso della mattinata sono previsti momenti comuni e laboratori ludici suddivisi per età, pensati per aiutare i ragazzi a entrare in modo coinvolgente nel tema proposto. Il culmine della giornata sarà la santa messa presieduta dall’arcivescovo, mons. Ciro Miniero.

Ciascun ministrante è invitato a portare con sé il proprio camice, da indossare durante la celebrazione eucaristica.

L’invito è rivolto alle comunità parrocchiali, ai sacerdoti e agli educatori affinché accompagnino i ministranti a vivere questa esperienza, che rappresenta non solo un momento di festa, ma anche un’opportunità preziosa di crescita umana e spirituale e di apertura alla dimensione vocazionale. Una proposta semplice ma ricca di significato che desidera aiutare i più piccoli e i ragazzi a mettersi in ascolto di quella “sete” che solo il Signore può colmare, verso una vita di pienezza.

Per visionare il programma completo e iscrivere il proprio gruppo è possibile accedere al seguente link: https://forms.gle/da3xM1MeebcoDzHD6

 

Giornata per l'Università cattolica

Una generazione in bilico tra diseguaglianze e possibilità

ph Siciliani Gennari-Sir
11 Apr 2026

di Alessandro Rosina

Diventare adulti nel XXI secolo significa crescere in una condizione storica segnata non da una singola crisi, ma da una sequenza di shock ravvicinati. I giovani del primo quarto di secolo si sono formati in un contesto in cui l’incertezza non è stata un’eccezione, bensì una caratteristica strutturale del quadro sociale, economico e politico. Dall’11 settembre 2001, che incrina l’idea di un mondo aperto e sicuro, alla Grande Recessione del 2008–2013 fino alla pandemia da Covid-19 e al ritorno della guerra in Europa, le nuove generazioni hanno sperimentato crisi diverse ma cumulative.

Su questo sfondo agiscono cambiamenti climatici e crollo demografico: in società che invecchiano e si restringono, i giovani sono meno numerosi, ma chiamati a sostenere sistemi costruiti per equilibri che non esistono più. È questa ‘permacrisi’ a rendere difficile trasformare l’impegno presente in fiducia nel futuro. Il 2025 ha però segnato una rinnovata presenza giovanile nello spazio pubblico: una pluralità di mobilitazioni legate alle condizioni materiali, ai diritti, alla qualità della democrazia e al rapporto con il futuro collettivo. Il filo comune è la percezione che molte decisioni prese oggi scarichino costi crescenti su chi verrà dopo, senza un reale coinvolgimento nei processi decisionali. Nel quadro europeo, l’Italia si colloca in una posizione particolarmente critica. Il dibattito pubblico ha messo in luce nodi strutturali che riguardano istruzione, orientamento e transizione al lavoro: il problema non è una singola prova di accesso, ma la distanza tra scuola, università e mondo produttivo e la carenza di un accompagnamento efficace. Centrale è anche il tema delle tecnologie, dallo smartphone a scuola all’intelligenza artificiale. Cresce infine l’attenzione sulla mobilità in uscita, sempre più interpretabile come indicatore di un sistema che fatica a trattenere e valorizzare i giovani. In questo contesto si inserisce l’avvio della Valutazione di impatto generazionale, uno strumento che analizza come le politiche pubbliche incidono sulle diverse età e sulle generazioni future. Il Rapporto Giovani 2026 (edito da Il Mulino), promosso dall’istituto Toniolo in collaborazione con Ipsos e con il sostegno di Fondazione Cariplo, nasce per leggere questo scenario complesso e comprendere cosa frena o può favorire il ruolo attivo delle nuove generazioni. Il nuovo volume sarà disponibile in occasione della Giornata per l’Università Cattolica, che si celebra domenica 19 aprile sul tema “L’esperienza del sapere”.

 

* professore ordinario di Demografia e Statistica sociale, Ucsc e coordinatore dell’Osservatorio Giovani dell’istituto Toniolo

 

Diocesi

Arciconfraternita del Carmine, santa messa di ringraziamento

ph G. Leva
10 Apr 2026

L’arciconfraternita del Carmine di Taranto si ritroverà la sera della Domenica in Albis, 12 aprile, alle ore 18.30 in chiesa per la celebrazione eucaristica comunitaria di ringraziamento presieduta dal padre spirituale mons. Marco Gerardo con i confratelli che hanno partecipato al  pellegrinaggio agli altari della reposizione e alla processione dei Sacri Misteri. Dopo la santa messa saranno consegnati gli attestati di partecipazione mentre il ‘troccolante’ di quest’anno consegnerà la propria foto che sarà esposta nel ‘Salone delle troccole’ insieme a quelle dei suoi predecessori.

“Ringrazieremo  il Signore del dono che abbiamo ricevuto durante lo svolgimento dei riti della Settimana Santa e per la calorosa partecipazione del popolo – spiega il priore Antonello Papalia – Sarà un incontro intimo tra confratelli che hanno vissuto le intense emozioni che i riti hanno generato in ognuno, un occasione per stare tutti  insieme e condividere le esperienze, un modo per crescere nella fede e nella fraternità che caratterizza la nostra appartenenza al nostro sodalizio”.

Eventi in diocesi

La storica visita del vescovo Brancaccio rivive tra Carosino e Roccaforzata

10 Apr 2026

di Floriano Cartanì

Ci sono date che non appartengono soltanto al passato, ma continuano a bussare alla porta del presente, chiedendo di essere rilette, comprese, restituite alla comunità. È il caso della seconda metà del ‘500, anno in cui il vescovo Lelio Brancaccio attraversò le terre di Carosino e Roccaforzata lasciando, nei suoi registri, un’impronta che ancora oggi parla di fede, identità e trasformazioni sociali oltre che minuziose descrizioni delle chiesette dei casali visitati. Brancaccio fu arcivescovo metropolita di Taranto dal 1574 al 1599, anno, quest’ultimo, della sua morte. È noto per la sua politica intransigente di latinizzazione forzata nelle zone soprattutto dell’entroterra tarantino dove, come nel caso appunto dei casali di Carosino e Roccaforzata, convivevano ed erano affiancati i due riti greco-ortodosso e latino.

A quasi cinque secoli di distanza, quelle visite pastorali del 1578 a Carosino e Roccaforzata, sono tornate al centro di un incontro fra ricerca storica, devozione popolare e desiderio di custodire le radici. L’appuntamento si è tenuto martedì 7 aprile  nella Chiesa della SS. Trinità di Roccaforzata, luogo che da sempre rappresenta un punto di equilibrio tra spiritualità e memoria collettiva. Un pubblico attento e molto variegato,  ha accolto le relatrici Elena Manigrasso e Palma Pomes, entrambe impegnate nello studio del patrimonio storico-religioso locale. Manigrasso ha guidato i presenti in un viaggio nella chiesa di Santa Maria delle Grazie di Carosino, visitata a suo tempo da mons. Brancaccio, intrecciando la storia dell’edificio sacro con quella del pittore Carella, figura centrale dell’arte sacra pugliese, che in quella chiesa ha lasciato una sua preziosa tela. L’intervento della Manigrasso  è stato imperniato sul suo libro pubblicato da Progedit, che ha restituito la complessità di un edificio sacro che non è soltanto architettura, ma racconto stratificato di devozioni, committenze e comunità. Le ha fatto eco Palma Pomes, che invece ha provveduto a ricostruire il profilo storico-culturale della SS. Trinità di Roccaforzata, mettendo in luce come la chiesa sia stata nei secoli un presidio di identità, un punto di riferimento nei momenti di crisi e di rinascita. Attraverso documenti, testimonianze e confronti iconografici, la relatrice ha mostrato come la visita di Brancaccio rappresenti una lente privilegiata per comprendere la vita religiosa del territorio nel pieno Cinquecento. A moderare la serata è stato Mario Montanaro, che ha saputo brillantemente intrecciare gli interventi dei relatori con alcune poesie a tema e la lettura, quest’ultima ad opera di Amalia Longo. Ma vi sono stati anche due brani musicali, curati entrambi da Tony e Arcangelo e Conzo, che hanno provveduto a impreziosire mirabilmente il contesto del respiro religioso di quegli eventi mariani. Non  è mancato il saluto del parroco della chiesa SS. Trinità di Roccaforzata, don Giuseppe Mandrillo, che ha così suggellato una serata sulla storia locale mariana. Una storia che non è un capitolo minore, trattandosi infatti di un patrimonio ancora vivo nelle comunità locali. La visita del vescovo Brancaccio ha fatto riemergere antichi registri che continuano a parlarci con la forza delle cose autentiche: quelle che resistono al tempo perché appartengono a tutti.

Pasqua in diocesi

In Città vecchia, la processione di Gesù Risorto

10 Apr 2026

di Angelo Diofano

Dopo la sospensione dell’anno scorso per la scomparsa di papa Francesco, nella mattina della Domenica in Albis, 12 aprile, si svolgerà in Città vecchia la piccola processione di Gesù Risorto, organizzata dalla confraternita dell’Immacolata (priore, Angelo De Vincentis). Il simulacro di Gesù Risorto, portato a spalla dai confratelli in abito di rito, uscirà alle ore 10.30 dalla basilica cattedrale di San Cataldo, accompagnata festosamente dai bambini del catechismo. Dopo aver percorso alcuni vicoli del vicinato, la sacra immagine giungerà al santuario della Madonna della Salute dove, alle ore 11.20 circa, il padre spirituale della confraternita, mons. Emanuele Ferro, presiederà la celebrazione eucaristica.

Accompagnerà la processione la banda musicale cittadina “Santa Cecilia” diretta dal maestro Giuseppe Gregucci.

 

Pasqua

La pace che nasce dalle ferite: la misericordia del Risorto nella Domenica in Albis

10 Apr 2026

di Luana Comma

Nel ritmo dell’ottava pasquale, la seconda domenica — tradizionalmente detta in Albis e oggi riconosciuta anche come Domenica della Divina Misericordia — introduce il credente in una comprensione più profonda dell’evento pasquale. Il dato evangelico, tratto dal Vangelo di Giovanni, non si limita a narrare un’apparizione del Risorto, ma consegna alla Chiesa una chiave decisiva: la Pasqua si manifesta come dono di pace che sgorga da un corpo ferito. Tale annuncio, lungi dall’essere confinato a un orizzonte puramente liturgico o devozionale, si rivela di stringente attualità in un tempo segnato da crisi diffuse e da conflitti che attraversano i popoli e le nazioni: proprio mentre la storia sembra contraddirne la possibilità, la pace del Risorto si offre come parola che interpella e dischiude un oltre.

Il racconto, infatti, non si apre con l’entusiasmo dei discepoli, ma con la loro paura. Essi sono rinchiusi, «a porte chiuse», prigionieri di un turbamento che la morte di Gesù Cristo non ha ancora dissipato. È dentro questa condizione esistenziale, segnata da smarrimento e disillusione, che il Risorto si rende presente. E la sua prima parola — «Pace a voi» — non è un semplice saluto, ma un atto creatore: inaugura uno spazio nuovo dentro la storia ferita dell’uomo.

Questa pace, tuttavia, non coincide con l’assenza di conflitti. Al contrario, essa si offre proprio mentre le ferite sono ancora aperte, mentre la memoria della Passione è viva e dolorosa. In questa luce, il Vangelo apre uno sguardo decisivo: la pace pasquale non cancella la storia. Non si tratta di un equilibrio fragile o di una tregua momentanea, bensì di una condizione nuova che può essere accolta anche nel cuore delle contraddizioni.

Dentro questa prospettiva si comprende il gesto, tanto concreto quanto simbolico, con cui il Risorto mostra ai discepoli le mani e il costato. Le ferite non sono cancellate: esse rimangono, ma non sono più segni di sconfitta. Diventano, piuttosto, il luogo della rivelazione. Come aveva già intuito il profeta nel Libro di Isaia, «dalle sue piaghe siamo stati guariti» (Is 53,5). La misericordia di Dio non si sottrae al dolore, ma lo prende su di sé e lo apre alla vita piena.

È a partire da questa esperienza che si radica il dono dello Spirito, intimamente connesso all’annuncio della pace: «Ricevete lo Spirito Santo». La pace del Risorto, dunque, non è un bene da custodire gelosamente nel proprio cuore, ma una realtà viva che si traduce in missione. Il compito affidato ai discepoli — rimettere i peccati — indica con chiarezza che la misericordia ricevuta deve diventare misericordia donata. Non vi è autentica pace senza perdono, perché è il perdono a interrompere la catena del male e a dischiudere possibilità nuove.

In questa luce, la figura di Tommaso assume un valore paradigmatico. Egli non è semplicemente colui che dubita, ma rappresenta il credente chiamato a un cammino personale, non delegabile. La sua assenza nella prima apparizione e la sua esigenza di “vedere e toccare” rivelano una tensione che attraversa ogni esperienza di fede: il desiderio di una evidenza che rassicuri. E tuttavia, l’incontro con il Risorto lo conduce oltre questa esigenza. Non a caso, il testo non descrive il contatto, ma conduce immediatamente alla confessione di fede: «Mio Signore e mio Dio».

Toccare le ferite”, allora, significa entrare, nello Spirito, in una rilettura pasquale della realtà: riconoscere che ciò che appariva come fallimento si rivela compimento, e che la croce — lungi dall’essere smentita — è il luogo in cui l’amore giunge fino alla fine (cfr. Gv 19,30). Così, anche il corpo trafitto del Crocifisso si manifesta come sorgente di vita: dal suo costato sgorgano sangue e acqua (cfr. Gv 19,34), segni di un dono totale che rigenera l’uomo e inaugura una creazione nuova.

Questa esperienza non rimane confinata nella coscienza individuale, ma si apre inevitabilmente alla dimensione delle relazioni e della storia. In un tempo in cui la violenza attraversa i popoli e le culture, il Vangelo non propone scorciatoie né letture ideologiche, ma indica una via esigente: riconoscere nell’altro non soltanto un avversario, ma un fratello. È una prospettiva che affonda le sue radici nella rivelazione biblica, sin dalle pagine di Genesi, dove il dramma della violenza fraterna manifesta la profondità della ferita umana.

Ed è in questo scenario che la misericordia inaugura uno spazio nuovo. Lungi dal negare la giustizia, la varca, introducendo la logica del dono. Il perdono, in questo senso, appare come atto radicale: non semplice risposta a una richiesta, ma iniziativa libera che spezza la reciprocità negativa del male. Come Gesù sulla croce — «Padre, perdona loro» (Lc 23,34) — così il discepolo è chiamato a entrare in questa dinamica, lasciandosi trasformare interiormente.

Non si può diventare operatori di pace senza aver fatto esperienza della misericordia. Solo chi ha attraversato le proprie ferite, riconciliandosi con la propria storia, può aprirsi davvero all’altro. La pace, prima di essere costruzione esterna, è evento interiore: nasce nel cuore e si irradia nelle relazioni.

La Domenica in Albis consegna alla Chiesa una verità essenziale del mistero pasquale: la misericordia non è un attributo secondario di Dio, ma il suo volto più autentico, rivelato nel Crocifisso-Risorto. La pace che egli dona non è evasione dalla storia, ma possibilità nuova dentro la storia.

E così, la parola del Risorto continua a risuonare anche oggi, dentro le nostre paure e le nostre ferite: «Pace a voi». Siamo disposti ad accoglierla non come un ideale lontano, ma come un dono che chiede di diventare vita? E lasciamo davvero che la misericordia ricevuta trasformi il nostro modo di guardare gli altri, soprattutto là dove il conflitto sembra avere l’ultima parola?

 

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

A Taranto

Sabato 11, in città vecchia raccolta rifiuti dei mitilicoltori insieme a Plasticaqquà

10 Apr 2026

Si terrà domani, sabato 11 aprile, in occasione della Giornata nazionale del mare, la prima di una serie di raccolte-rifiuti con le cooperative di mitilicoltori tarantini e l’associazione Plasticaqquà. Un evento storico per la città dei due mari che è stato reso possibile grazie alla cooperativa sociale ‘Isola’ che ha coinvolto tutti i soggetti protagonisti della giornata, come parte di un più ampio progetto, ‘Miti di mare’, che avrà lo scopo di valorizzazione la cozza tarantina e in cui i mitilicoltori saranno primattori.

Appuntamento sabato 11 aprile dalle ore 10 alle 13, in via Garibaldi 240 (nei pressi della statua del carabiniere) nelle adiacenze della chiesa San Giuseppe.

Ognuno può contribuire alla salvaguardia dell’ecosistema unico del Mar piccolo liberandolo dai rifiuti. Saranno resi disponibili in loco sia i sacchi che i guanti ma chiunque avesse un retino da pesca a manico lungo, può portarlo con sé.

Il secondo appuntamento  è fissato per domenica 19 aprile, sempre dalle ore 10 alle 13, sul litorale di parco Cimino.

Per ulteriori informazioni: 3388524409

 

Ricorrenze

Mons. Paolo Oliva festeggia i 40 anni alla guida della Santa Teresa

ph G. Leva
10 Apr 2026

“Con gratitudine e gioia nella Chiesa di Dio”: così mons. Paolo Oliva annuncia la celebrazione eucaristica di ringraziamento per i quarant’anni di ministero pastorale alla guida della comunità parrocchiale di Santa Teresa del Bambino Gesù. È infatti dal primo aprile del 1986 che don Paolo ricopre questo incarico, su nomina dell’allora arcivescovo mons. Guglielmo Motolese.

La santa messa si terrà sabato 11 aprile alle ore 19 nella medesima chiesa in via Cesare Battisti nelle vicinanze del PalaMazzola.

Diocesi

Il pellegrinaggio alla Madonna della Mutata, a Grottaglie

10 Apr 2026

La Domenica in Albis, nella cosiddetta “Pasca tli palomme” (Pasqua delle colombe) i grottagliesi si recheranno in pellegrinaggio allo storico santuario della Madonna della Mutata; non mancheranno fedeli dai paesi vicini, soprattutto Villa Castelli, Monteiasi e Montemesola, molti dei quali continueranno a giungere a piedi o sui caratteristici carretti. La chiesetta è affidata ai padri minimi che celebreranno sante messe alle ore 7.30, 9.30, 17.00 e 19.00.   In mattinata, inoltre, si terrà il pellegrinaggio della comunità parrocchiale di Montemesola con le confraternite del Santissimo Rosario e di San Michele Arcangelo che parteciperà alle ore 11 alla santa messa presieduta da don Mimmo Alò, in occasione del 10.mo anniversario di ordinazione sacerdotale, concelebrata dal parroco don Andrea Casarano.

 

La chiesetta è ubicata a circa sei chilometri dal centro abitato, ai piedi della Murgia martinese, in località ‘Foresta Tarentina’, tant’è che  il luogo era noto anche come ‘Santa Maria in Silvis.   La particolare denominazione del santuario sarebbe legata a un presunto evento prodigioso verificatosi il giorno di Pentecoste del 1359 relativo all’affresco della Madonna dipinto sulla parete a sud. Si racconta che il dipinto originariamente avesse lo sguardo rivolto verso Martina Franca, cui perciò spettava (secondo la tesi dei suoi abitanti) il possesso del luogo.Ma questo non andò giù ai grottagliesi, particolarmente devoti al culto della Madonna con quel titolo, che alla fine ne avrebbe accolto le preghiere posizionandosi prodigiosamente con lo sguardo verso il loro paese. Da questo ebbe origine la particolare denominazione della chiesa: Madonna della Mutata. Ci sarebbe però, a tal proposito, una spiegazione ben diversa, basata su una ricerca storica condotta da Ciro Cafforio (1954), nella quale si  mette in relazione il nome ‘Mutata’ con l’esistenza di locanda dove avveniva, appunto, il cambio (la ‘muta’) dei cavalli.