Eventi in diocesi

‘Preghiamo cantando’ per la pace alla San Francesco di Paola, con padre Cassano

10 Apr 2026

di Angelo Diofano

Sabato 11 aprile a Taranto nella chiesa di San Francesco di Paola alle ore 20.30, serata intitolata “Preghiamo cantando”. Si tratta di una iniziativa di preghiera per la pace, come indicato da papa Leone XIV, cui seguirà, con la medesima intenzione, la preghiera in canto a cura del parroco padre Francesco Cassano (fonia e canto di Alessandro Guido).

Apprezzato cantautore, padre Francesco è autore del cd ‘A Cuore aperto’. Brani bellissimi, alcuni noti e rivisitati, fanno parte di questo lavoro molto ben curato anche negli arrangiamenti, vere e proprie preghiere.

Il brano che intitola il cd, ‘A Cuore aperto’, è stato scritto da Rosa Martirano, voce superlativa, che duetta con padre Francesco in questo ed in un altro pezzo di musica cristiana contenuti in questo album che si avvale anche della collaborazione dell’eccellente fonico e arrangiatore Alessandro Guido. 

Oltre ‘A Cuore aperto’, queste le altre canzoni contenute nel lavoro di padre Francesco: ‘Resuscitò’, ‘La mia preghiera elevo a Te’ (feat. Rosalba Martirano), ‘Dell’aurora’, ‘Cristo vive in me’, ‘Mashalem’, ‘Ave Maria’, ‘Io sono Francesco’, ‘Mi rialzerai’.

Il cd è disponibile nella chiesa di San Francesco di Paola e alla Libreria Paoline, a Taranto.

 

Musica

Alla Madonna delle Grazie di Grottaglie concerto di Francesco, pianista d’eccezione

09 Apr 2026

di Silvano Trevisani

Venerdì 10 aprile alle 19,30, nella chiesa Madonna delle Grazie di Grottaglie, è in programma il concerto del pianista Francesco Salinari, un maestro di pianoforte che paragona il più classico degli strumenti musicali al mare. “Quando suono mi ci tuffo, nuoto e vado lontano”.

Un concerto, quello voluto dal parroco don Lucangelo De Cantis, che ha un significato duplice, che scopriamo cominciando a conoscere Francesco Salinari. È un quarantenne eternamente giovane che si pone come punto di riferimento per tutti noi: è autistico e l’unico grandioso canale comunicativo è la musica, la “sua” musica”, che nasce dal suo modo unico di far “nuotare” le sue dita sui tasti bianchi e neri. All’inizio si rifiutava persino di toccarli perché ne aveva paura. Una paura strana, che era forse quella di crescere. Ma quando ha liberato le sue dita sulla tastiera e ha cominciato a percepirne i suoni, la sua anima, strana ma tanto dolce e profonda, si è trasformata in magia.

Negli anni ha perseverato con tanti sacrifici, suoi e della sua famiglia, diplomandosi al conservatorio, acquisendo la maestria, l’abilità sconfinata di quel grande concertista che alla fine è riuscito a diventare. Ma Francesco non è solo un abile concertista, ma un creatore di sonorità profonde che toccano l’anima di coloro che hanno la fortuna di ascoltarlo. Non è più solo musica o gesto, ma una passione travolgente e contagiosa, quella di un “giovane uomo” come ama definirsi lui stesso, che non accetta l’età che avanza con tutti i problemi che di solito comporta, come egli sa bene”.

Il suo modo di comunicare, attraverso il pianoforte, è il suo modo di amare la musica, le persone, il mondo, la vita stessa, che diventa sinfonia nelle sue meravigliose dita. È anche il suo modo di coinvolgerci nel concepire la musica come uno straordinario elemento di comunione e di colloquio tra le anime.

Sovvenire

8xmille: al via la campagna 2026 della Chiesa cattolica

ph Sovvenire-Cei
09 Apr 2026

Una firma che diventa accoglienza, solidarietà e speranza. Torna on air dal 12 aprile la campagna di comunicazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica con l’obiettivo di spiegare il valore concreto di una scelta capace di incidere nella vita di molti.

Dopo una fase di pre-campagna, andata in onda dal 15 al 31 marzo, dedicata al racconto della presenza concreta della Chiesa accanto alle persone e alle comunità, prende il via la nuova campagna 8xmille che invita a sostenerla attraverso la firma nella dichiarazione dei redditi.

È questa l’idea che guida la nuova strategia di comunicazione della Conferenza episcopale italiana come spiega Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica: “La firma dell’8xmille non è più un gesto automatico. È una decisione che matura nel tempo. Per questo il nostro messaggio vorrebbe aiutare a evidenziare il ruolo della Chiesa nella società, un ruolo che spesso resta invisibile nella frenesia quotidiana”.

Il concept “L’8xmille è…” sviluppa e rende concreto il racconto avviato con la pre-campagna della Chiesa cattolica: un viaggio che descrive una comunità in cammino vicino ai più fragili, ovunque ci sia bisogno di sostegno, di accoglienza o d’ascolto, in Italia e all’estero. Una Chiesa impegnata a rispondere a bisogni sempre più complessi attraverso interventi reali: mense, dormitori, centri per anziani, case di accoglienza, progetti per persone con disabilità e attività parrocchiali, ma anche e soprattutto ascolto e presenza in tutte le sue forme. Una narrazione empatica che passa attraverso sei progetti sostenuti dai fondi 8xmille, come esempi concreti nel territorio dell’impatto di una firma.

“Se nella fase di pre-campagna il racconto mostra una Chiesa presente, nella seconda – osserva Monzio Compagnoni – viene evidenziato cosa può essere sostenuto attraverso la firma. Perché dietro quella firma non c’è solo una scelta fiscale, ma il sostegno a una rete capillare di servizi e opere espressione di una comunità che ogni giorno offrono aiuto materiale e spirituale a milioni di persone. Anche se spesso invisibile”.

Perché, come ricorda il messaggio della campagna, la firma dell’8xmille “è più di quanto credi”. È un invito a guardare oltre gli stereotipi e a scoprire una Chiesa fatta di volti, di relazioni e di prossimità. Un ritratto di una comunità che si fa carico delle fragilità del tempo presente e che continua a camminare accanto a ciascuno, accompagnandone la crescita umana e spirituale.

L’8xmille: uno strumento che genera risorse e servizi per il bene comune

Grazie all’8xmille alla Chiesa cattolica, dal 1990, ogni anno vengono realizzati migliaia di progetti, secondo tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nei Paesi in via di sviluppo.

Nel 2025 sono stati assegnati oltre 280 milioni di euro per interventi caritativi (di cui 150 destinati alle diocesi per la carità, 50ad esigenze di rilievo nazionale e 80 ad interventi a favore dei Paesi più poveri). Accanto a queste voci figurano 384 milioni di euro per il sostentamento dei circa 31 mila sacerdoti che si spendono a favore delle comunità e che sono spesso i primi motori delle opere a sostegno dei più fragili. E oltre 350 milioni di euro per esigenze di culto e pastorale, voce che comprende anche gli interventi a tutela dei beni culturali ed ecclesiastici per continuare a tramandare arte e fede alle generazioni future oltreché rappresentare indirettamente un volano per l’indotto economico e turistico locale.

L’8xmille è quindi un vero e proprio moltiplicatore di risorse e servizi che ritornano sul territorio a beneficio di tutti. Firmare per la Chiesa cattolica – sottolinea il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica significa far parte di un enorme circuito di solidarietà attraverso il quale è possibile portare aiuto a migliaia di persone, sia in Italia che nei Paesi più poveri del mondo”.

Sei storie di accoglienza e rinascita

L’edizione 2026 della campagna Cei racconta sei progetti sostenuti dalla Chiesa cattolica, sei storie di speranza e rinascita rappresentative delle migliaia di progetti finanziati dall’8xmille in Italia e nel mondo.

Come a Cagliari dove il centro di accoglienza notturna ‘Papa Francesco’ offre non solo un riparo ma anche percorsi di reinserimento lavorativo a persone in condizione di povertà estrema o a Reggio Emilia dove le mense diffuse della Caritas rappresentano una mano tesa rivolta a quanti sono a rischio di esclusione sociale. L’azione costante della Chiesa consente a molti di cambiare il proprio futuro: accade a Siracusa  dove la Casa Villa Mater Dei è un luogo sicuro per famiglie di immigrati che cercano un’opportunità per ricominciare. Tanti i progetti di assistenza sostenuti grazie al fondamentale contributo dell’8xmille. Tra questi il Centro anziani di Vigevano, uno spazio accogliente per la popolazione over 65 per uscire dall’isolamento e offrire, oltre a una rete di relazioni, anche percorsi di stimolo cognitivo.

Numerose sono poi le iniziative pensate per dare un futuro a giovani con disabilità, come la pasticceria sociale Dolcemente di Cerreto Sannita dove ragazzi con fragilità, volontari e giovani pasticcieri costruiscono insieme percorsi di inclusione e formazione.

“Ogni giorno la Chiesa cattolica – conclude Monzio Compagnoni – arriva capillarmente sul territorio grazie all’impegno instancabile di migliaia di sacerdoti e volontari, punto di riferimento per tutti e sostegno concreto per chi è più in difficoltà. Nel nostro Paese, senza la sua presenza viva mancherebbe un perno essenziale. Attraverso questa campagna, desideriamo offrire un ritratto vero della Chiesa nel quotidiano, mostrando il valore della sua presenza e l’impatto reale che ha nella vita delle persone”.  

Con il fondamentale sostegno delle firme tante comunità possono contare su una vicinanza attenta e costante accanto alle persone più fragili. Un contributo che rende possibile il lavoro quotidiano di sacerdoti come don Antonio Allegritti, protagonista degli spot, che ogni giorno scelgono di esserci, per tutti.

Una campagna multicanale nel segno della corresponsabilità

La campagna 8xmille Cei è ideata dall’agenzia VML, le foto sono di Francesco Zizola e la casa di produzione è Casta Diva. Pianificata da Wavemaker Italy su tv e radio, con 2 soggetti da 30’’ e 6 soggetti da 15’’, web con 2 soggetti da 30’’, 6 da 15’’ e 6 da 6’’, la campagna sarà on air per tutto il periodo della dichiarazione dei redditi.

È diffusa su più canali, con una forte presenza digitale, tramite una pianificazione geolocalizzata per raggiungere il pubblico in modo mirato, e social con 36 contenuti ad hoc, pensata per coinvolgere pubblici diversi con contenuti semplici e autentici.

Non solo, tv radio e web ma anche stampa e affissione con 6 soggetti dedicati alle singole opere.

Nel sito www.8xmille.it sono disponibili i filmati di approfondimento al centro della campagna, mentre un’intera sezione è dedicata al rendiconto storico della ripartizione 8xmille, a livello nazionale e diocesano, nel segno della trasparenza.

I social 8xmille

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Cinema

L’Argentina di Francesco: un documentario su papa Bergoglio

ph Vatican news-Sir
09 Apr 2026

“Non vivere di ricordi, ma far vivere i ricordi come qualcosa di prezioso”. Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, ha sgombrato il campo da qualsiasi tentazione di una ‘operazione nostalgia’, presentando in anteprima in Filmoteca vaticana il documentario ‘L’Argentina di Francesco’, prodotto da Vatican news e firmato da Eugenio Bonanata. Dopo il Vaticano, il documentario – che esce nell’imminenza del primo anniversario della morte – verrà presentato in altri due luoghi simbolo del papa argentino: Asti, alla presenza dei parenti di Bergoglio, e Lampedusa, luogo scelto come méta del suo primo viaggio apostolico.
“Noi siamo le storie che viviamo, ma dobbiamo camminarci dentro per raccontarle”, ha detto il Prefetto, spiegando come il documentario intende esplorare “l’inizio della storia di Jorge Mario Bergoglio, andando nei luoghi dove tutto è cominciato e facendo parlare le testimonianze dirette”. Nelle immagini che scorrono, dunque, secondo Ruffini sfila “il segreto di un pontificato che ha segnato la storia della Chiesa”.

 

ph Vatican news

Viaggio a ritroso

“E’ stato un viaggio in cui ho potuto toccare con mano, entrandoci fisicamente, alcuni concetti del magistero di Papa Francesco che erano già presenti nel Papa argentino prima che divenisse Pontefice, e con lui i suoi luoghi, le sue abitudini, i suoi pensieri quando era ‘solo’ Jorge Mario Bergoglio, a Buenos Aires”: Eugenio Bonanata sintetizza così la sua esperienza nel girare il documentario, interamente in spagnolo, che dura un’ora e prende le mosse dai quartieri di Flores e Almagro dove Francesco è nato e cresciuto, coinvolgendo diverse chiese: la basilica di Santa Maria Ausiliatrice (dove Bergoglio è stato battezzato e dove aveva l’abitudine di recarsi a pregare ogni 24 del mese); la chiesa di San Giuseppe (legata alla sua vocazione e alla sua presenza per una preghiera ogni 19 del mese); l’oratorio di Sant’Antonio di Padova, legato ai salesiani e all’amore per il San Lorenzo de Almagro, raccontato da un ex dirigente del club e da un ex giocatore. Ad intervenire anche alcuni ex allievi che ricordano gli anni in cui Bergoglio è stato professore di Letteratura in diversi istituti dei gesuiti nel Paese: il collegio Maximo, quello di El Salvador, quello di Santa Fe dove una volta invitò anche il famoso scrittore argentino José Luis Borges. I giornalisti Alicia Barrios, Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin fanno da raccordo alla narrazione, sottolineando spesso il senso profondo dei singoli aneddoti e aggiungendone degli altri, come un memorabile pranzo dal sapore piemontese all’insegna della bagna cauda in versione argentina, con il latte al posto dell’olio d’oliva. Le immagini di archivio aiutano a delineare i tratti caratteristici della personalità e dell’azione pastorale di Bergoglio, poi diventati gli assi portanti del magistero di Francesco: l’umiltà, l’umanità, il dialogo interreligioso, la fraternità, l’attenzione per gli ultimi. Non mancano episodi poco noti ai non addetti ai lavori, come il racconto, da parte di un’anziana consorella, di come suor Cornelia Caraglio salvò la vita a Jorge, affetto da giovanissimo da una grave forma di polmonite.

 

ph Vatican news

Chiesa ospedale da campo

“Sono entrato davvero nella Chiesa ospedale da campo”, racconta ancora Bonanata: “quella che nel pontificato è diventata poi il simbolo di una Chiesa che ascolta il dolore dell’altro senza chiedere, che risponde ai bisogni della propria gente. La cultura dello scarto, la globalizzazione dell’indifferenza, come mi hanno raccontato gli argentini, erano per loro frasi già conosciute: noi le abbiamo scoperte quando Bergoglio è giunto al soglio di Pietro, e ora possiamo fare il viaggio al contrario”. “Quella di Bergoglio a Buenos Aires è una visione di Chiesa proiettata al futuro”, spiega Sergio Rubin, che scegliere di riassumere il tratto del Papa argentino con una sola parola: “umanità”. Quella, ad esempio, che trabocca nelle visite alle “Villas miserias”, i sobborghi periferici della metropoli Baires, abitate dagli “scartati” e segnate da problemi come droga, criminalità, assenza di servizi. A descriverle nel documentario è il suo amico padre Pepe di Paola: “Qui il cardinale Bergoglio ha concentrato il suo sguardo, evangelico, e mai politico o ideologico, nel nome dell’amore, dell’integrazione sociale e della lotta alla diffusione delle sostanze stupefacenti”. Lo ha fatto lanciando la “Vicaria para la pastoral de villas de emergencia”, nonché favorendo l’istituzione gli “Hogar de Cristo”, oggi circa 300 in tutto il Paese, espressione della missione della Chiesa a servizio dei bisogni degli ultimi. Molto belle e gioiose le immagini che concludono il documentario, dove un futuro papa energico e fortemente espressivo dialoga con i giovani, che gli rispondono a tono: “Dove stava Gesù, in chiesa?”. “No, sulla strada”. ” E che faceva, il venditore ambulante?”. “Cercava gente”. La risposta, questa volta, è di Bergoglio.

 

Rigenerazione urbana

‘Tracce’ diventa associazione

Un gruppo di professionisti che ha costruito un’infrastruttura civica per la rigenerazione bioculturale di Taranto

ph Tracce eps
09 Apr 2026

Con la firma dell’atto costitutivo e dello statuto che ne avviano la formalizzazione come ‘associazione di promozione sociale – ente del Terzo settore’ (con iscrizione al Runts, prevista nei prossimi giorni), martedì 7, al Centro servizi per il volontariato, Tracce ha compiuto un passaggio decisivo nel suo percorso di consolidamento.

Tracce prende così forma come soggetto giuridico dopo mesi di lavoro, ricerca e costruzione collettiva, portati avanti da un gruppo multidisciplinare che ha scelto di trasformare un percorso civico in una struttura capace di incidere in modo concreto nei processi di trasformazione territoriale.

Il percorso ha trovato uno dei suoi momenti fondativi nella partecipazione alla XIV Giornata internazionale di studio dell’Istituto nazionale di urbanistica, tenutasi a Napoli il 12 dicembre scorso, dove Tracce è stata presentata come esperienza di integrazione dei servizi ecosistemici nella pianificazione bioculturale e rigenerativa della città di Taranto.

A quel passaggio è seguita l’apertura pubblica alla città, il 28 dicembre a Porta Napoli, che ha segnato l’inizio di una dimensione esplicitamente comunitaria del progetto: non solo ricerca, ma attivazione, confronto e costruzione condivisa di visione.

“Tracce si configura oggi – tiene a precisare Giuseppe Barbalinardo, neopresidente di Tracce aps – come un’infrastruttura civica orientata alla rigenerazione territoriale, fondata sull’idea che i servizi ecosistemici non siano semplicemente benefici da valutare, ma criteri regolativi capaci di orientare le decisioni pubbliche e private.

Il percorso ha già ottenuto un riconoscimento rilevante all’interno della comunità scientifica internazionale dei servizi ecosistemici. Il contributo di Tracce è stato infatti selezionato tra oltre 750 proposte per la conferenza ESP Europe 2026, uno dei principali appuntamenti europei sul tema. La partecipazione colloca Tracce all’interno di un dibattito avanzato su come tradurre i servizi ecosistemici in strumenti operativi per le politiche pubbliche, in contesti caratterizzati da conflitti, transizioni complesse e forti pressioni socio-economiche. In questo quadro, Taranto viene proposta non solo come caso di studio, ma come laboratorio capace di contribuire alla definizione di approcci replicabili a livello europeo.

A questo – ha proseguito il dott. Barbalinardo – si affianca la partecipazione con il lavoro ‘Urban Lidos as Biocultural Infrastructures’ alla conferenza BAUHAUS4MED 2026 del prossimo 14 maggio a Firenze, che rafforza ulteriormente il posizionamento del progetto nel dibattito internazionale sulla rigenerazione urbana e costiera.

Tracce è oggi il risultato dell’incontro tra competenze diverse e complementari – dall’economia ambientale all’architettura, dall’archeologia alla progettazione sociale – e della volontà condivisa di giovani tarantini, non tarantini ed expat che hanno scelto di mettere le proprie competenze al servizio della città, contribuendo alla costruzione di strumenti concreti per il territorio.

Con la costituzione in associazione – ha concluso il presidente –, questo percorso entra in una fase nuova: più strutturata, più responsabile, ma coerente con la sua origine.

Tracce si propone come spazio permanente di lavoro collettivo, in cui ricerca, progettazione e azione civica convergono per accompagnare la transizione ecologica e sociale della città, mettendo al centro territorio, comunità e giustizia”.

Incontro formativo

Formazione Anspi a Taranto: riflettori sulla ‘postura della cura’

ph Anspi Taranto
09 Apr 2026

Si terrà sabato 11 aprile alle ore 16, nell’oratorio San Vito di Taranto, un nuovo incontro formativo promosso dall’Anspi, l’associazione nazionale San Paolo Italia, da sempre impegnata nella crescita educativa e sociale degli oratori.

Al centro dell’appuntamento il tema ‘La postura della cura’, un argomento di grande attualità che richiama l’attenzione sull’importanza dell’ascolto, dell’empatia e della responsabilità nelle relazioni educative e sociali.

A guidare l’incontro sarà la dott.ssa Gloria Manca, psicologa clinica e della riabilitazione, che offrirà ai partecipanti spunti di riflessione e strumenti utili per affrontare con maggiore consapevolezza il ruolo della cura nei diversi contesti della vita quotidiana.

L’iniziativa è rivolta a educatori, animatori, catechisti, volontari e a tutti coloro che operano nel mondo associativo e parrocchiale, ma resta aperta a chiunque desideri approfondire un tema tanto delicato quanto fondamentale.

A sottolineare il valore dell’incontro è il presidente del comitato zonale Anspi Taranto, dott. Cristian Piscardi, che invita tutti a partecipare e mettersi a confronto: «Si tratta di un’occasione preziosa per crescere insieme e rafforzare il nostro impegno verso gli altri».

L’appuntamento rappresenta un’importante opportunità di formazione e confronto, confermando il ruolo dell’Anspi come punto di riferimento per la promozione di iniziative educative per ragazzi e famiglie.

 

ph Anspi Taranto
ph Anspi Taranto

Diocesi

Migrantes: il ‘Rapporto italiani nel mondo 2025’

Presentazione della pubblicazione

ph Migrantes
09 Apr 2026

Ieri, mercoledì 8 aprile al Dipartimento jonico Università degli studi ‘Aldo Moro’, Migrantes diocesana, Fondazione Taranto25 e il Comune hanno presentato la pubblicazione realizzata da Fondazione Migrantes dal titolo ‘Rim-Rapporto italiani nel mondo 2025-speciale oltre la fuga: talenti, cervelli o braccia’.

Dopo i saluti del prof. Paolo Pardolesi, direttore del Dipartimento jonico in Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo: società, ambiente e culture’, e del sindaco Piero Bitetti, sono intervenuti Delfina Licata, curatrice del Rapporto italiani nel mondo, Toni Ricciardi, studioso e docente delle migrazioni nonché parlamentare, Fiorella Occhinegro, vice presidente e responsabile del gruppo di lavoro ‘Tarantini nel mondo’ della Fondazione Taranto 25, don Giuseppe Calamo, direttore diocesano Migrantes, Giovanni Battafarano, già sindaco di Taranto e parlamentare. Ha moderato l’incontro Tiziana Grassi, giornalista e studiosa di fenomeni migratori, già autrice di Rai International.

I vari relatori si sono basati su dati precisi, frutto di ricerche approfondite. La responsabile nazionale Migrantes, Delfina Licata, ha voluto parlato anche della sua personale esperienza di tarantina emigrata per necessità di studio e di lavoro, ma sempre rimanendo legata alla propria terra.
Il direttore diocesano Migrantes, don Pino Calamo ha evidenziato, con un intervento particolarmente coinvolgente, la positività dell’incontro tra culture diverse in conseguenza dell’emigrazione e si è soffermato sulla straordinaria esperienza di accoglienza e di sostegno materiale e umano che da alcuni anni si realizza nel centro migranti della parrocchia Madonna delle Grazie.

 

Salute

Italiani longevi ma al Sud si vive di meno… e potrebbe andare peggio

08 Apr 2026

di Silvano Trevisani

L’Italia si conferma uno dei paesi più longevi al mondo, con un’aspettativa di vita di 83,4 anni, ma con le solite differenze marcate, sia tra maschi e femmine, sia soprattutto tra regioni, con un abbassamento di alcuni anni nelle regioni meridionali, Puglia compresa.

I dati elaborati e diffusi dall’Istat nel report ‘La salute: una conquista da difendere’, che analizzeremo sommariamente di seguito, non fanno che rimarcare alcuni problemi sociali di una certa gravità: l’invecchiamento della popolazione, che è però afflitta dall’aumentata diffusione di patologie cronico-degenerative, tipiche dell’età anziana, e la continua diminuzione delle nascite. Il che provoca, oltre che problemi di sostenibilità per l’economia e lo stato sociale, seri problemi di assistenza sanitaria, che rappresenteranno, da ora in poi, l’impegno più importante per una società sempre più unifamiliare, e nella quale gli anziani, soprattutto al Sud, sono soli anche se hanno messo al mondo dei figli, che in genere vivono lontani e non possono occuparsi di loro.

Il report dell’Istat fa rilevare con evidenza che la qualità dell’assistenza, diversa da Regione a Regione gioca un ruolo nelle differenze territoriali sull’aspettativa di vita. E di fronte a questa evidenza sconcerta ancora maggiormente l’insistenza con la quale il governo, e in particolare la Lega e i suoi ministeri, tornano alla carica con l’autonomia differenziata, già bocciata dalla Corte costituzionale, che punta proprio a differenziare maggiormente la qualità della vita tra Nord e Sud.

L’invecchiamento della popolazione pone nuove sfide sanitarie e sociali, legate all’aumento di patologie tipiche della vecchiaia (tumori e malattie cardiovascolari) e alla multimorbilità (la presenza simultanea di 2 o più patologie sulla stessa persona), che nel nostro Paese già interessa 13 milioni di individui.

La media di vita per gli italiani, tra il 1990 e il 2024, è salita di circa 8 anni per gli uomini e di 6,5 per le donne, arrivando a 81,5 e 85,6 anni rispettivamente, anche se con marcate differenze regionali: nel 2023 è stata registrata una variazione che va da meno di 82 anni in Campania a oltre 86 nelle Marche. La Puglia è a metà strada, con una media inferiore a 84 anni.

Il report dell’Istat ripercorre l’evoluzione storica della longevità nel nostro Paese. Tra i fattori principali che hanno contribuito, storicamente, all’aumento della longevità media, il drastico calo della mortalità entro il primo anno di vita, che nel 2023 si è attestata a 2,7 su mille nati vivi, uno tra i valori più bassi al mondo, mentre nell’Ottocento era di 230 su mille. I progressi nella riduzione della mortalità infantile e nell’aumento della speranza di vita sono il risultato di un processo lungo, al quale hanno contribuito il miglioramento dell’alimentazione e dell’igiene, i progressi della medicina e la diffusione dei vaccini. Dopo il 1978, con l’istituzione di un sistema sanitario universalistico nell’accesso alle cure, questi progressi si sono via via consolidati. Ma qualcuno vorrebbe smantellarli!

Ma insieme ai guadagni di longevità, in Italia è aumentata la diffusione di patologie cronico-degenerative, tipiche dell’età anziana. I tumori sono passati dal 2-3% dei decessi alla fine del XIX secolo al 26,3% nel 2023, e le malattie cardiovascolari dal 6-8% al 30%, diventando dalla seconda metà del Novecento la principale causa di morte. Aumentano anche i diabetici e gli ipertesi, non solo per via dell’invecchiamento della popolazione ma anche per le nuove capacità diagnostiche, la precocità dei controlli e la diffusione di stili di vita scorretti. La prevalenza delle persone in cattiva salute cresce con l’età, in particolare tra le donne, ma sono proprio le fasce più anziane ad avere registrato i miglioramenti più significativi: nel 2025 ha dichiarato di stare male o molto male quasi il 28% delle donne di 85 anni e più, tra le quali la quota si è dimezzata rispetto al 1995; tra i coetanei uomini la quota si è ridotta dal 39,5 al 17,2%, avvicinandosi a quella della coorte 75-84.

 

Società

Giovani italiani e relazioni sentimentali

Stabilità cercata, ma non per tutti possibile

08 Apr 2026

di Adriano Mauro Ellena * e Francesca Luppi **

Nel corso di cinquant’anni, i significati e le modalità dello stare in coppia dei giovani sono cambiati. Le relazioni sentimentali sono diventate sempre più un luogo di scoperta di sé (dell’altro) e di accrescimento del benessere personale, ma non necessariamente collegate a una progettualità di lungo termine. Non solo i cambiamenti valoriali ma anche le opportunità percepite possono giocare un ruolo fondamentale nel come i giovani vedono e vivono la coppia.

Secondo i dati del Rapporto Giovani 2026, che sarà disponibile in occasione della Giornata per l’Università Cattolica (promossa dall’istituto Toniolo e in programma domenica 19 aprile), fra i giovani italiani la coppia resta un importante spazio di intimità, fiducia e progettualità, ma si inserisce oggi in percorsi di vita sempre più differenziati, segnati da incertezza economica e disuguaglianze sociali.

I dati mostrano un gradiente socioeconomico nella possibilità di vivere una relazione stabile. Poco meno di sei giovani occupati su dieci dichiarano di essere in una relazione stabile, contro appena il 37,5% dei Neet, tra i quali oltre la metà non ha un partner. La stabilità affettiva appare più frequente tra chi dispone di risorse consolidate – un lavoro, un titolo di studio universitario, un reddito adeguato – mentre le condizioni di fragilità rendono più difficile immaginare e sostenere un legame duraturo.

 


Nonostante ciò, il desiderio di relazioni stabili rimane diffuso. Circa la metà dei giovani dichiara di cercare, al momento dell’intervista, una relazione “per la vita”, una quota che cresce tra chi lavora, tra i giovani del Mezzogiorno e tra coloro che dispongono di redditi più elevati. Allo stesso tempo, una parte non trascurabile – quasi il 30% dei Neet e dei giovani con redditi più bassi – afferma di non cercare relazioni, segnalando come l’assenza di sicurezza e prospettive possa tradursi in distanza o disillusione nei confronti della coppia.

Quando i giovani scelgono di investire in una relazione stabile, lo fanno soprattutto per motivazioni intrinseche. Circa due giovani su tre dichiarano entusiasmo e gratificazione all’idea di stare in coppia. Le pressioni esterne – familiari o sociali – giocano invece un ruolo marginale. La relazione, quando desiderata, è vissuta prevalentemente come una scelta personale.

Le relazioni sentimentali, quindi, si confermano uno specchio sensibile delle condizioni materiali e simboliche entro cui i giovani costruiscono il proprio futuro. La stabilità affettiva resta un ideale condiviso, ma la sua realizzazione concreta continua a dipendere dalle opportunità – o dai vincoli – che accompagnano la transizione alla vita adulta.

 

* assegnista di ricerca in Psicologia sociale e di comunità, Ucsc

** ricercatrice di Demografia, Facoltà di Economia, Ucsc

Ecclesia

Card. Parolin: La pace, unica opzione

ph Siciliani Gennari-Sir
08 Apr 2026

In un contesto internazionale segnato dal ritorno della logica della forza e dall’indebolimento delle istituzioni multilaterali, la diplomazia appare sempre più in difficoltà. Intervistato da ‘Dialoghi’ il Segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, riflette sulle trasformazioni degli equilibri geopolitici, sulla crisi del diritto internazionale e sulla tentazione di affidare la pace agli armamenti piuttosto che al dialogo. Cita papa Francesco e papa Leone. E non manca un affondo sull’Ue: “Va riscoperto ciò che ci unisce” e “abbiamo bisogno di ravvivare nei popoli il senso di appartenenza europea.

In questa fase storica la diplomazia è messa in discussione dalla logica del più forte. Perché?
Non dobbiamo nascondere la testa sotto la sabbia, la logica del più forte è sempre esistita. Però è vero che, specie negli ultimi anni, la diplomazia, la creatività diplomatica, l’attitudine al negoziato, sono via via venute meno. È come se a poco a poco ci si arrendesse alla logica del più forte. Mi colpisce con quanta determinazione – stavo per dire facilità – l’opzione bellica viene presentata come risolutiva, quasi inevitabile, piegando il diritto internazionale a proprio piacimento. Mentre al contempo la diplomazia appare muta, incapace di attivare strumenti alternativi. Sembra venuta meno la coscienza del valore della pace, la coscienza della tragicità della guerra, la coscienza dell’importanza di regole condivise e del rispettarle.

Da dove ha origine la crisi del multilateralismo?
Se la analizziamo dal punto di vista degli effetti, è una crisi originata dall’uso della forza che si sostituisce alle regole e dal far prevalere il proprio interesse o l’interesse di pochi. Al contempo, come ho appena detto, dal venir meno della capacità di affrontare le questioni comuni attraverso soluzioni che coinvolgono tutti. Se analizziamo questa crisi in modo più approfondito, scopriamo che non si tratta soltanto di una volontà degli Stati di ridurre a un ruolo marginale le istituzioni internazionali, ma piuttosto dell’affermarsi di un multipolarismo ispirato dal primato della potenza.

A cosa si riferisce esattamente quando parla di “un multipolarismo ispirato dal primato della potenza”?
Intendo un multipolarismo che appare regolato dalla capacità di manifestare autosufficienza e potenza, dalla determinazione di preservare confini statali e ultra-statali pensando che siano impermeabili. Insomma, dal perseguire sempre e soltanto il primato e talvolta il predominio del proprio Paese, invocando il diritto internazionale soltanto quando fa comodo e purtroppo ignorandolo in tanti altri casi. Questo utilizzo di doppi standard non tiene conto di una verità della quale parlava già Immanuel Kant, nel 1795, nel suo Per la pace perpetua, quando sosteneva che “la violazione del diritto avvenuta in un punto della terra è avvertita in tutti i punti”. Per non essere astratti: molti governi si sono indignati per gli attacchi contro i civili ucraini da parte dei missili e dei droni russi, imponendo sanzioni agli aggressori. Non mi sembra che sia accaduto lo stesso con la tragedia della distruzione di Gaza…

Sullo sfondo c’è la pretesa di garantire la pace con le armi, mentre Leone XIV invita continuamente a una pace “disarmata e disarmante”. Svuotare gli arsenali, specie quelli nucleari, è un’utopia?
È piuttosto un’utopia pensare che la pace sia garantita dalle armi e dagli equilibri imposti dal più forte, piuttosto che dagli accordi internazionali. È un’utopia pensare che la pace sia garantita dalle armi anche perché non si tiene conto degli enormi interessi economici che sono in gioco. […]

Noi crediamo fermamente che gli arsenali vadano svuotati, a partire da quelli nucleari.
Non possiamo fingere di non ricordare che qualche decennio fa erano stati sottoscritti accordi importantissimi per una progressiva riduzione delle armi atomiche. Accordi che ora sono stati lasciati cadere e non vengono rinnovati per dare ancora più mano libera alla costruzione di strumenti di morte micidiali, in grado di annientare la vita sulla terra.

Nel 1989, dopo la caduta dei muri, si sperava in un mondo più libero e solidale. Lo stesso Giovanni Paolo II sognava un’Europa che respirasse finalmente a due polmoni, Est e Ovest. E invece ci sono stati l’11 settembre e una serie interminabile di guerre, tra cui la più sanguinosa – quella russo-ucraina – proprio ai confini orientali del nostro continente. Ci eravamo illusi o qualcosa non ha funzionato nella gestione dei nuovi assetti mondiali?
Non credo che ci fossimo illusi. Di certo san Giovanni Paolo II sognava un’Europa unita non dal consumismo e dalla globalizzazione ma da valori condivisi. La storia, ne dobbiamo prendere atto, è andata in un’altra direzione e invece di un mondo più libero e solidale abbiamo visto realizzarsi un mondo più instabile, senza che si siano posti efficaci rimedi alle tremende ingiustizie che vedono milioni di persone soffrire la fame, la sete, la privazione della minima assistenza sanitaria e di condizioni di lavoro degne dell’uomo. È fin troppo facile dire che qualcosa non ha funzionato: basti pensare, parlando solo dell’Europa, che siamo sprofondati in un clima da guerra fredda inimmaginabile pochi decenni fa.

La guerra russo-ucraina è una ferita nel cuore dell’Europa cristiana e ci interpella particolarmente. Ho come l’impressione che non sia sufficientemente avvertita la devastazione che questa guerra ha provocato in Ucraina, l’enorme prezzo in vite umane, la distruzione delle città e delle infrastrutture. Servirebbe un sussulto di umanità e di responsabilità da parte di tutti. Invece fa male constatare che in molti casi l’unica risposta è quella del riarmo.

Lei parlando ai nunzi apostolici ha detto che è necessario tener conto del quadro concreto che si ha davanti. Bisogna cioè, anche in campo diplomatico, superare le nostalgie di un passato che non c’è più?
La diplomazia è l’arte del possibile e non può mai agire per schemi precostituiti, calati dall’alto, o sulla base di dottrine astratte. Bisogna sempre partire dalla realtà che si ha di fronte, anche se non ci piace, anche se non corrisponde alle nostre aspettative, anche se – talvolta – è spaventosa. Quanto al “passato che non c’è più”, mi verrebbe da dire che non solo i diplomatici della Santa Sede, ma tutti noi, mai possiamo costruire qualcosa di positivo nella nostalgia del passato: siamo chiamati a vivere il presente, il nostro presente, così com’è, facendo del nostro meglio per cambiarlo, per trasformarlo, senza mai arrenderci.

L’Europa unita è messa oggi in discussione, sia all’interno dai partiti cosiddetti sovranisti, sia all’esterno, con gli attacchi verbali (e non solo) di Putin e Trump. Bisogna riformare l’Unione europea per evitare che sia demolita? E come?
L’Europa non è un’entità determinata da confini geografici, ma una realtà che ha condiviso e che condivide valori comuni. Va riscoperto ciò che ci unisce. Dobbiamo ravvivare quanto ci ha reso ciò che siamo.

Sono convinto che l’Unione europea abbia necessità di riforme per evitare di decadere, vittima non soltanto degli attacchi esterni ma anche dei protagonismi interni. Nelle crisi internazionali, anche in quelle purtroppo accadute ai nostri confini, a volte l’Europa non è stata capace di parlare con una sola voce. Abbiamo bisogno di ravvivare nei popoli il senso di appartenenza europea e nelle leadership la coscienza della necessità di azioni comuni senza mai venir meno ai principi che sono alla base dell’Unione europea stessa.

Ecclesia

Veglia per la pace: i vescovi italiani aderiscono all’invito di Leone XIV

ph Marco Calvarese-Sir
08 Apr 2026

“Invitiamo i sacerdoti, i religiosi, le religiose e tutto il popolo dei credenti a partecipare alla veglia presieduta dal Papa o a raccogliersi in preghiera nelle comunità locali: fermiamo il vortice del dolore, della sofferenza e della devastazione, diciamo il nostro ‘no’ alla guerra, non abituiamoci all’orrore”: lo ha affermato il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, annunciando l’adesione delle Chiese in Italia all’appello di Leone XIV per la veglia di preghiera per la pace in programma sabato 11 aprile nella Basilica di San Pietro. Proprio oggi il Papa ha invitato “tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace”, chiedendo di far “udire il grido di pace che sgorga dal cuore”.
Il card. Zuppi ricorda le parole del Pontefice sulla morte presente “nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge”. “Noi cristiani sappiamo che è possibile sperare contro ogni speranza”, afferma il presidente della Cei, invitando le comunità che non potranno partecipare alla veglia in San Pietro a raccogliersi in preghiera nelle proprie chiese.​​​​​​​​​​​​​​​​

 

Diocesi

Il Septimo Die della confraternita dell’Addolorata

ph G. Leva
08 Apr 2026

di Angelo Diofano

Giovedì 9 aprile, alle ore 19, a Taranto nella chiesa di San Domenico Maggiore si ripeterà la celebrazione del ‘Septimo Die’ della confraternita dell’Addolorata giunta al tredicesimo anno, entrata a pieno titolo nelle nostre tradizioni penitenziali. Tale denominazione deriva dal fatto che l’iniziativa si svolge a sette giorni dal mesto pellegrinaggio dell’Addolorata per le vie della città vecchia e del Borgo e costituirà un ulteriore momento di preghiera dei confratelli che hanno partecipato a quell’indimenticabile momento della tradizione nonché di tutti coloro che vorranno rivivere quelle suggestioni, in silenzioso e commosso raccoglimento. Sarà anche occasione per continuare ad ammirare ancora una volta da vicino lo splendido simulacro del XVII secolo della Beata Vergine Addolorata per poter pregare dinanzi a Lei tutti insieme, ringraziando per il buon esito delle nostre tradizioni penitenziali.

Dopo la santa messa celebrata dal padre spirituale della confraternita mons. Emanuele Ferro, l’immagine della Beata Vergine, dalla cappella a Lei dedicata, percorrerà, al passo della ‘nazzecata’, la navata principale fin davanti all’altare maggiore, a cura degli stessi confratelli, in abito di rito, che l’hanno portata a spalla in processione. Tutto questo, mentre la corale ‘Alleluja’ eseguirà il popolare canto de ‘La Desolata’ di padre Serafino Marinosci.

Durante la breve processione alcuni confratelli raccoglieranno in sacchetti di color nero, della stessa stoffa dell’abito della Madonna, intenzioni di preghiera per sé e per i propri cari che, successivamente chiusi e sigillati, verranno deposti ai piedi del simulacro per tutto un anno. Una preghiera sarà fatta senz’altro per le sorti della città, in particolare per i disoccupati e per gli ammalati, e soprattutto per la cessazione dei sanguinosi conflitti in corso.

Nel corso della serata è prevista anche la consegna degli attestati di partecipazione a quanti hanno partecipato al pellegrinaggio della Beata Vergine Addolorata.