L’udienza generale di papa Leone XIV di mercoledì 3 giugno




Oggi, mercoledì 3 giugno alle ore 16.30, al Cuore Immacolato di Maria a Taranto, l’Associazione del Rosario promuove l’incontro (aperto a tutti) dei gruppi di Taranto con il direttore nazionale, fra Antonio Cocolicchio, di Santa Maria Novella a Firenze.
Questo il programma: ore 16.30, accoglienza, saluto al sacerdote e presentazione dei gruppi; intervento di fra Antonio Cocolicchio;
ore 17.15, rosario perpetuo;
ore 18.30, santa messa presieduta da fra Antonio Cocolicchio;
ore 19.30, saluti.


Terza giornata della comunità alla Sacro cuore di Statte
La foto che accompagna queste righe cattura l’ultimo istante vissuto insieme domenica 24 maggio, al termine della terza giornata della comunità del Sacro Cuore di Statte. È un’immagine che parla da sola: noi, raccolti attorno al Tabernacolo, come pane nel forno, riscaldati dalla presenza di Cristo per diventare, a nostra volta, pane spezzato per gli altri. In quello scatto si riflette il senso profondo del cammino percorso nelle tre domeniche dedicate alla comunità, un itinerario che ha trovato il suo culmine proprio nell’ultimo incontro.
Le prime due giornate ci avevano guidato a riscoprire l’eucaristia come compassione e come dono; la terza, invece, ha posto al centro il suo valore come fonte della comunità. Non a caso il tema scelto è stato: “Eucarestia, pane spezzato e condiviso segno di unità”, perché l’Eucaristia, come ricordato padre Saverio Zampa, è il sacramento dell’unità, il dono lasciato da Gesù alla sua Chiesa perché i credenti diventino davvero un solo corpo.
Il pomeriggio si è aperto con un’attività semplice ma significativa: ai partecipanti è stato chiesto di scegliere, tra alcune parole, quella che meglio esprimesse il significato di “comunità”. Le opzioni erano: accoglienza, missione, testimonianza, martirio, servizio, dialogo, unità/diversità. La parola più votata è stata accoglienza, mentre martirio non ha ricevuto alcuna preferenza.
Questi termini sono diventati spunti di riflessione, lenti attraverso cui osservare la comunità da prospettive diverse.
A seguire, padre Saverio ha guidato la catechesi. Ripercorrendo Atti 2 e Atti 4, ha spiegato come la prima comunità cristiana vivesse nell’insegnamento, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera: uno stile che rendeva visibile la loro unità, fino ad avere “un cuor solo e un’anima sola”. Anche San Paolo sottolinea che, partecipando all’unico pane e all’unico calice, diventiamo comunione con Cristo e siamo chiamati a vivere come fratelli, nella pace e nel rispetto reciproco.
L’unità, però, non va confusa con l’uniformità: ciascuno porta con sé la propria dignità e unicità. L’unità non nasce da sola, ma richiede impegno, desiderio di riconciliazione, capacità di perdonare e di superare le divisioni. Il segno della pace, la preghiera comune, l’ascolto della Parola e la partecipazione allo stesso Pane ci educano ogni volta a costruire comunità.
Padre Saverio ha poi descritto l’eucaristia come il centro che tiene unita la comunità, proprio come i raggi di una ruota che si avvicinano tra loro man mano che si avvicinano al mozzo, che è Cristo.
Dopo la catechesi, ogni gruppo ha approfondito una delle parole scelte all’inizio. Sono emersi racconti personali, riflessioni, idee concrete per la vita parrocchiale: è stato bello vedere come un semplice termine potesse aprire mondi, collegarsi alla vita quotidiana e intrecciarsi con l’esperienza comunitaria.
Nell’ultima parte dell’incontro, i gruppi hanno condiviso quanto emerso. Non concetti astratti, ma vissuti reali, capaci di costruire — e non distruggere — la comunità, sempre in relazione all’eucaristia.
L’ucaristia è il sacramento che ci raduna e ci nutre: dà sensoall’accoglienza, alimenta la missione, ispira il servizio, sostiene la testimonianza, favorisce il dialogo, promuove l’unità nella diversità e ci educa al martirio quotidiano: non quello eroico dei santi, ma quello fatto di scelte in cui impariamo a perdere qualcosa di noi — un giudizio, un rancore, un diritto, un po’ di tempo — per amore della comunità. Così, come il pane spezzato diventa nutrimento, anche noi diventiamo dono per gli altri.
Come ricorda San Paolo (1Cor 10,17), «Poiché vi è un solo pane, noi, benché molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane».


Nella cappella del seminario minore si è svolta un’intensa adorazione eucaristica promossa in collaborazione con il Serra Club, un significativo momento di preghiera dedicato alle vocazioni sacerdotali e religiose.
Davanti al Santissimo Sacramento solennemente esposto, formatori, seminaristi, e membri del Serra Club si sono raccolti in preghiera per affidare al Signore il dono delle vocazioni e sostenere quanti sono impegnati in un cammino di discernimento.
L’adorazione, scandita dall’ascolto della Parola di Dio, da momenti di silenzio e da riflessioni sul tema della chiamata, ha offerto ai partecipanti l’opportunità di rinnovare la propria disponibilità all’ascolto della volontà di Dio e di pregare affinché molti giovani sappiano accogliere con generosità la voce del Signore.
L’iniziativa ha rappresentato anche un’occasione per valorizzare il prezioso servizio del Serra Club, da sempre impegnato nel sostegno alle vocazioni e nella vicinanza ai seminaristi e ai sacerdoti.
La serata si è conclusa in un clima di profonda comunione spirituale, con l’affidamento alla protezione della Vergine Maria delle vocazioni presenti e future della Chiesa.


Riflessioni del Forum associazioni familiari
Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione della dott.ssa Emanuela Zucchetta Cafiero, presidente provinciale del Forum delle associazioni familiari di Taranto sul fenomeno della natalità in declino in Italia.
“Ogni volta che L’Istat pubblica i dati sulla natalità si apre un dibattito e così anche oggi: nel 2025 i nuovi nati in Italia sono stati circa 355.000, dal 2008 si sono perse oltre 220.000 nascite, un calo del 38%. Se dal dato nazionale estrapoliamo i dati della Puglia e in particolare quelli di Taranto, il quadro è peggiorativo: 6,1 nati per 1000 abitanti, con una percentuale di riduzione di quasi il 24%, tra i peggiori comuni. Si evidenzia ancora la posizione di Taranto nell’analisi per la vivibilità di giovani e anziani del Sole24ore, 107 posto, ultima, con il più alto grado di disoccupazione per i giovani, 44%, facilmente collegabile alla ridotta natalità. I numeri tuttavia ci raccontano una natalità in declino da vent’anni, come denuncia dall’epoca il Forum delle associazioni familiari, con manifestazioni come i Passeggini Vuoti, o la campagna ‘Io sto con i biberon’. Scelte comunicative forti ma che solo negli ultimi anni hanno trovato riscontro nella politica, e poca attività in grado di sovvertire la tendenza. Dietro questi numeri, freddi, si celano desideri di genitorialità irrealizzabili, alle condizioni attuali, mancanza di stabilità economica che consenta una progettualità, un costo della vita in aumento continuo, il dover emigrare per studiare e costruire una famiglia, se va bene in Italia oppure all’estero, e non poter contare su una rete familiare per la crescita dei figli, nell’ipotesi di presenza adeguata di nidi e strutture armonizzate con il lavoro, il doversi far carico dei genitori anziani per la generazione sandwich. Cito Gigi De Palo (presidente della Fondazione per la natalità), dal suo post di oggi: “ Ci sono 9,8 mil di persone dichiarano di volere dei figli…ma non riescono ad averli” i motivi li abbiamo già citati, “ le donne devono ancora scegliere tra mantenere il posto di lavoro o avere un figlio…in ultimo la trappola della povertà, perché avere un figlio spinge verso il basso”. L’analisi è compiuta e completa: così non si crea futuro, ma si resta intrappolati in un oggi traballante. L’auspicio e l’impegno del Forum è schiodare questa situazione prima che sia troppo tardi ovviamente con tutti : istituzioni, classe politica, imprese, Chiesa,ecc. il messaggio che deve passare è che un figlio non è un fatto privato, ma è un bene per tutta la società”.


Abbiamo celebrato la Pentecoste, l’effusione dello Spirito Santo sugli apostoli, festa che conclude il tempo liturgico della Pasqua; domenica prossima la liturgia ci porterà a riflettere sul corpo e sangue di Cristo. Tra questi due momenti il mistero di Dio Trinità che ci offre la possibilità, afferma all’angelus Leone XIV, “di ripensare il cammino percorso, a partire dal suo centro: la vita di Dio che si è donata a noi in Gesù Cristo”. Una vita che “è una comunione dinamica, inesauribile, feconda, che ora ci coinvolge”. Lo Spirito “che lega il Padre e il Figlio”, afferma ancora il Papa, viene riversato nei nostri cuori e nel mondo così che “prende forma la Chiesa, sacramento di comunione, spazio di incontro, di amore e di vita in cui cielo e terra già si toccano”.
La festa della Santissima Trinità ci parla di un amore che supera le nostre piccolezze e i nostri peccati e ci aiuta a comprendere meglio il cammino compiuto nel tempo di Quaresima e della Pasqua. Anche le letture evidenziano il fil rouge dell’amore fondamento di questa festa; infatti nell’Esodo leggiamo che Dio è “misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà”, e nella lettera alla comunità di Corinto troviamo anche una formulazione trinitaria nel saluto conclusivo: “la grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”.
Soffermiamoci un momento su questa festa perché nella Bibbia e nei Vangeli non si parla esplicitamente di Trinità; questa parola, e la dottrina collegata, è frutto di una riflessione che si è sviluppata nei primi anni della vita della chiesa a partire dal Concilio di Nicea nel 325, e, 56 anni più tardi, in quello celebrato a Costantinopoli, dove viene affermato che lo Spirito Santo è veramente Dio, come il Figlio e il Padre. Quando recitiamo il Credo ricordiamo l’unione delle tre persone della Trinità: il Figlio, rispetto al Padre, è “Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero”. Il legame con lo Spirito Santo lo troviamo quando diciamo che dà la vita, e “procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato”. In verità è in questa espressione – Filioque, ovvero ‘e dal Figlio’ – che troviamo l’inizio del grande scisma del 1054 che separò la Chiesa Cattolica da quella Ortodossa. Un termine, Filioque, aggiunto al Credo niceno-costantinopolitano nel Concilio di Tolosa, 587, per contrastare l’eresia ariana che negava la piena divinità del Figlio.
Una festa per dire che Dio è amore “non nell’unità di una sola persona – affermava Benedetto XVI – ma nella Trinità di una sola sostanza: è Creatore e Padre misericordioso; è Figlio Unigenito, eterna Sapienza incarnata, morto e risorto per noi; è finalmente Spirito Santo che tutto muove, cosmo e storia, verso la piena ricapitolazione finale”.
Ma torniamo alle parole del Vangelo di domenica. Papa Leone ricorda la figura di Nicodemo, un uomo importante in Israele, faceva parte del Consiglio dei Capi, il Sinedrio, che di notte si reca da Gesù “desideroso di conoscere meglio questo misterioso Maestro e di porgli delle domande”. Ospitandolo il Signore “diede importanza alla sua ricerca. Lo sorprese, suggerendogli che è possibile anche a un adulto rinascere; gli lasciò intuire che la vita di Dio avrebbe potuto trasformare la sua vita. Gesù parlò a Nicodemo dello Spirito Santo, illuminò la sua notte con la verità che nella festa di oggi risuona in tutte le nostre chiese: Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. E ancora: Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.
Nel mistero di Dio “è possibile trovare casa” come è accaduto a Nicodemo, afferma il vescovo di Roma: “la Trinità ci fa amare tutto e tutti: scopriamo che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro”; di più comprendiamo così “perché le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità”. Ogni persona “può ricevere da Dio lo Spirito della comunione, che apre il cuore alla nuova verità e alla vera novità”. Chi non lo accoglie, afferma il Papa, “invecchia presto, nel lamento; si trova solo, non ha mai l’animo in festa”.
Anche in questa domenica non è mancato l’invocazione alla pace, come sabato sera nelle parole pronunciate alla fine della recita del rosario nei giardini vaticani. Se sabato aveva chiesto nella preghiera “il dono della pace”, domenica ha affidato a Maria “i popoli martoriati dalla guerra. Possa la divina Sapienza illuminare la coscienza di chi ha autorità e orientare le decisioni verso la ricerca sincera di una pace giusta e duratura”.


Il Vides Paolo VI odv ha presentato il progetto ‘Giocando si impara: sport e danza per crescere insieme – inclusione, valori e comunità’, un’iniziativa educativa e sociale realizzata nell’ambito del bando regionale ‘Sport inclusivo’, promosso dalla Regione Puglia per il contrasto della povertà educativa attraverso lo sport.
Il progetto nasce nel quartiere Paolo VI, una realtà complessa ma ricca di potenzialità, con l’obiettivo di offrire ai bambini e ai ragazzi occasioni concrete di crescita, aggregazione e inclusione attraverso il calcio e la danza.
L’iniziativa coinvolgerà minori dai 6 ai 15 anni, con particolare attenzione ai giovani provenienti da contesti di fragilità sociale ed economica, promuovendo valori fondamentali quali il rispetto, la solidarietà, il lavoro di squadra, la legalità e la partecipazione attiva.
I partner sono stati: Associazione sportiva dilettantistica Gioventù Montemesola, Associazione sportiva dilettantistica Ballando Ballando 3M, Associazione sportiva dilettantistica Savio Taranto, Istituto comprensivo Sandro Pertini
L’inaugurazione ufficiale del progetto si è tenuta sabato 30 maggio al Tensostatico Luca Attanasio di Talsano.
La serata inaugurale, moderata dall’avv. Nicola Di Dio, ha visto la presentazione delle realtà partner e degli obiettivi educativi dell’iniziativa, l’esibizione di danza delle associazioni coinvolte, il quadrangolare sportivo dedicato ai ragazzi con le squadre Virtus Massafra, Spartak Taranto, Asd Savio, L’Aquilone Paolo VI, con un momento finale di condivisione con famiglie e comunità territoriale
L’evento ha voluto essere non soltanto un momento sportivo, ma un segno concreto di speranza e di presenza educativa sul territorio, nella convinzione che lo sport possa diventare uno strumento autentico di cambiamento sociale.
La Vides Paolo VI odv, ispirandosi al sistema preventivo di Don Bosco e di madre Mazzarello, continua così il proprio impegno accanto ai giovani e alle famiglie del quartiere, costruendo reti educative e occasioni di futuro.

